La Bibbia come Letteratura: Caratteristiche, Generi e Influenze

Si sta ormai facendo sempre più strada la convinzione che la Bibbia, nella sua dimensione di codice dell’Occidente, non può essere assente dalla prassi didattica, in quanto “chiave di accesso” alla comprensione delle ricadute letterarie, e, più in generale, artistiche, che ha prodotto. Questo rappresenta un discorso a valle, sul versante della gaadameriana «storia degli effetti» (Wirkungsgeschichte). Altrettanto importante è però un discorso a monte, sul versante delle risorse letterarie presenti nel testo biblico: la Bibbia ha prodotto grande letteratura perché è essa stessa grande letteratura.

Rappresentazione artistica di antichi testi biblici o rotoli

Le Sfide nell'Approccio al Testo Biblico

È innegabile un certo distacco, anzi una reale estraneità tra il lettore di oggi e il testo biblico. L'espressione sentita da molti, «Dio non poteva parlare più chiaro?», pur ingenua, non è del tutto infondata. Tale impressione è stata confermata anche dal Card. Martini che, parlando ai Vescovi italiani, affermò che più leggeva la Bibbia, più vedeva pagine difficili, astruse, specialmente riferendosi a passi del Levitico con leggi e prescrizioni straripanti, o ad affermazioni sull'ira di Dio e la violenza contro i nemici.

Le difficoltà non si limitano a un diverso linguaggio (primo livello). Esiste l'acuto problema della significatività del testo biblico, ovvero come possa interessarci oggi, e della sua congruenza con il nostro ordine di certezze, sensibilità e valori (secondo livello). Questo è stato l'ambito di fiere contrapposizioni tra scienza e Bibbia, come l'«affare Galileo», riguardo all'origine del mondo e della specie umana.

Vi è poi un terzo livello di questioni che riguarda l'ordine o logica interna del testo biblico. Ci troviamo a leggere due o più volte il racconto della creazione (Gn 1; 2-3), del diluvio (Gn 6-9), del passaggio del mar Rosso (Es 14), delle Beatitudini di Gesù (Mt 5,3-12; Lc 6,20-23), del Padre nostro (Mt 6,9-13; Lc 11,2-4). Questo solleva spontanea la domanda: che letteratura è la Bibbia? Va presa alla lettera? Come spiegare le questioni scientifiche, i diversi doppioni e altre anomalie? Come è sorta la Bibbia? Chi l'ha scritta?

La Natura Unica della Letteratura Biblica

Noi non possediamo la Bibbia che come testo scritto, chiuso e definitivo. Il quale però - a differenza di altri libri - conserva lungo tutta la sua formazione di circa un millennio un vitale rapporto con comunità e persone vive e credenti che in certo modo rendono il libro sempre nuovo, lo «attualizzano», e se non aggiungono pagine, ne esplicitano il senso. Il testo scritto rimanda, come a sua sorgente e grembo vitale, ad una tradizione fatta di persone vive e costantemente lievitata dalla fede. Il Libro è figlio del genio del popolo con le sue guide, ne risente gli accenti, i cambi, le riletture, la continua meditazione, in una parola, la cultura e la vita.

La Bibbia ha un suo «genere letterario» specifico, che globalmente potremmo chiamare «biblico», entro cui si dirama una serie di generi letterari corrispondenti sia alla condizione sempre singolare e situata dell’esistenza nella fede sia in relazione ai contenuti espressi. Conoscere il profilo letterario della Bibbia è di fondamentale rilevanza per la comprensione della sua storia e del suo messaggio. È possibile distinguere due ordini di informazioni: le principali qualità espressive e la genesi del testo, con specifiche annotazioni sull'Antico Testamento (AT) e il Nuovo Testamento (NT).

Principali Qualità Espressive e Stile

Le principali qualità espressive della Bibbia sono quelle proprie di una letteratura popolare religiosa semitica all'interno di una comunità vivente e credente. Dal punto di vista filologico, l'ebraico biblico è una lingua "povera", composta di 5750 vocaboli, e tutto l'AT (46 libri) comprende nel suo insieme 305.441 parole. In questa lingua è centrale la qualità dell'azione espressa dal verbo, con altre peculiarità tipiche della mentalità semitica. Quanto al greco biblico, lingua del NT, nei 27 libri circolano 140.000 parole, di cui 64.327 costituiscono i vangeli. Non è il greco classico dei tragici o storici greci, ma quello comune (koinè) che l'ellenismo ha diffuso per tutto il bacino del Mediterraneo.

Mappa del bacino del Mediterraneo che mostra la diffusione della Koinè greca

La Bibbia adotta uno stile che corrisponde alla cultura e all'antropologia semitica. È quindi facile il ricorso a cinque grandi ingredienti: il simbolismo e l'immagine, il racconto o narrazione, il detto sapienziale o proverbio, la coordinazione delle parole più che la loro subordinazione e infine il parallelismo. Quest'ultimo soprattutto dona al pensiero di avanzare come l'onda del mare, una ripetizione incalzante; può essere parallelismo sinonimico (Os 5,14; Is 1,16-17), parallelismo antitetico (Is 1,16-17; Mt 7,24-27) o parallelismo progressivo (Sof 1,15).

Altri elementi caratterizzanti includono la semplicità, il pittoresco, l'aderenza all'esperienza dei fatti, l'assenza dello scavo psicologico dei personaggi (almeno nel senso inteso dai moderni), la predilezione di schemi-standard o pattern (come gli annunci messianici in Lc 1,26-38), e il ricorso a eziologie o ragioni esplicative di un dato fenomeno (Gn 32,32-33).

Forme e Generi Letterari Specifici

Dal punto di vista letterario, si possono distinguere tre forme maggiori, ciascuna composta di generi letterari specifici. Le forme maggiori sono: prosa, poesia e massima o detto profetico (oracolo) e detto sapienziale (proverbio). Sono forme frequenti ed antiche quanto il mondo.

Queste forme sono percorse da diversi generi letterari, ossia da modalità convenzionali e prefissate di espressione che l'autore adotta secondo la qualità del contenuto, le circostanze, i destinatari. Un primo livello di generi appare già dalla classificazione tradizionale dei libri biblici: libri storici, libri profetici, libri sapienziali o didattici, libro dei canti (salmi), raccolta di leggi, vangeli, lettere, scritti apocalittici o di rivelazione.

Gli studiosi trovano ulteriori specificazioni:

  • All'interno, ad esempio e soprattutto, del genere storico: epica (Es 1-15: le piaghe d'Egitto e il passaggio del mare; Gs 10: «Fermati, sole»), saga (Gn 22: sacrificio di Isacco), racconto popolare primitivo da certuni chiamato mito (Gn 1-11), similitudini e parabole (Mt 13), racconto didattico (Giona), midrash (Mt 1-2: l'infanzia di Gesù), storia di archivio (2 Sam 9-20; 1-2 Re), diario (Esdra), biografia e autobiografia (Ger), racconto di annunciazione (Lc 1,26-38), racconto storico-teologico (Atti degli Apostoli), discorsi di addio (Gv 14-17).
  • Anche nell'ambito del genere salmico, troviamo il salmo di lamento (Sal 22) e l'inno di lode (Sal 8), e in questo doppio alveo si rincorrono suppliche, inni, salmi di fiducia, salmi sapienziali, storici, regali.
  • E ancora lungo la Bibbia ci imbattiamo in canti di vittoria, di lavoro, di amore, di banchetto, satire, elegie, favole, oracoli profetici e finalmente preghiere.

Il genere letterario di un testo biblico non può essere inventato dallo studioso a tavolino, ma è frutto anzitutto di comparazione con la letteratura di ambiente (mesopotamica, egiziana). Un criterio fondamentale per cogliere la «verità» (o senso giusto) di un testo è che essa è sempre condizionata dal genere letterario usato. Una delle applicazioni più geniali e convincenti è stata fatta circa i famosi racconti di creazione e di peccato (Gn 1-3).

Ognuno di noi, quando apre questo libro, entra in una regione insolita rispetto alla letteratura occidentale, avvertendo il sapore di un fraseggiare inedito, per termini e concetti. Ad esempio: «il Signore degli eserciti» (Is 5,7) per dire la potenza di Dio; «come olio profumato che scende sulla barba di Aronne» (Sal 133,2) per indicare la bellezza dell'unione fraterna; «carne e sangue» per dire umanità fragile (cf Mt 16,17); «voce dalla nube» per indicare la Parola di Dio (cf Mc 9,7); «chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno» (Mc 3,29) per sottolineare ogni peccato contro la verità portata da Gesù.

La Funzione Pragmatica e Simbolica

La letteratura biblica è nettamente funzionale all'«educazione» del popolo, è cioè letteratura pragmatica: intende informare certamente, ma ancora di più mira a istruire, provocare, coinvolgere, spaventare, consolare il lettore che è membro del popolo. Emblematico è il detto di S. Paolo: «Ora tutto ciò che è stato scritto prima di noi è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza» (Rm 15,4).

La Bibbia rispecchia in se stessa la fedeltà di Dio al suo popolo e quindi la continuità dell'alleanza. Un segno tra i più vistosi è il fenomeno della rilettura, ossia il descrivere avvenimenti e persone posteriori con schemi espressivi precedenti. Ad esempio, lo schema dell'esodo è usato per descrivere la liberazione dall'Egitto (Es 1-24), da Babilonia (Is 40), dalla schiavitù del peccato da parte di Gesù (1 Cor 10); la passione di Gesù viene «riletta» alla luce del destino di Mosè, di Geremia, del Servo di Jahvè e dell'orante del Sal 22; il Battista è capito in relazione ad Elia (cf Mt 17,12-13); il Natale di Gesù secondo Matteo (cc. 1-2) riprende gli schemi dell'infanzia di Mosè.

In quanto legata all'esperienza religiosa in maniera non superficiale, ma intima, profonda e costante, la Bibbia è segnata dall'ispirazione della fede in diversi modi. Abbonda di linguaggio simbolico (immagine, metafora, parabola) quale linguaggio più «duttile ed aperto» sul trascendente e che dona valore «trascendente» (tipologico, spirituale) alle cose e figure umane (monte, tempio, luce, Adamo, Davide...). La Bibbia è «il giardino dei simboli» (Th. S. Eliot).

La BIBBIA e la sua Struttura - Breve Riassunto

Mentre racconta i fatti nel senso umano, storico, la Bibbia si preoccupa di esprimere il significato profondo, ossia il «punto di vista» di Dio, o kerigma, producendo un linguaggio singolare, unico nel suo genere. Si descrive scopertamente l'agire di Dio nelle vesti di attore diretto, fisico di storia come nelle «teofanie» (ad esempio la teofania del Sinai, Es 3; il racconto del battesimo di Gesù, Mc 1,11); all'esattezza e completezza storica degli avvenimenti, l'autore biblico preferisce far risaltare il senso teologico (ad esempio il racconto della nascita di Gesù, Lc 2,1-20); infine tante volte il passo biblico non cerca la completezza dei dati, perché suppone e rimanda all'esperienza viva della comunità e alle istituzioni che la reggono (ad esempio il racconto dell'Ultima Cena, Mt 26,26-29, rinvia al contesto liturgico ove la Cena era celebrata).

Autori e Composizione Progressiva

Essendo testi nati dentro una comunità vivente e credente, i libri biblici, segnatamente il Pentateuco e i Vangeli (i pilastri della Scrittura), mostrano due peculiarità.

La Paternità dei Testi

La prima riguarda l'autore. Possono esserci state - e di fatto vi sono state - più mani per un libro. Questo però non vuol dire un proliferare di interventi senza argini, come in un anonimo leggendario popolare. Gli autori esistono e sono di grande temperamento (si pensi all'anonimo scrittore di Is 40-55, chiamato Secondo Isaia), ma sovente non ne sappiamo il nome, o quello abituale è più o meno fittizio, di copertura. Tutto ciò ha una spiegazione assai plausibile: nella Bibbia è assente l'idea di autore in termini precisi e diretti come tra i moderni, con copyright e diritti d'autore. L'autore biblico invece si sente esclusivamente al servizio del popolo, e dunque merita essere ricordata più la sua opera che il suo nome. Anzi, i migliori autori biblici saranno i migliori servitori della comunità. È a loro, come figure insigni «sponsorizzanti», che vengono effettivamente attribuiti i testi, abbiano o non abbiano scritto qualcosa.

Così tutto il Pentateuco è attribuito a Mosè, il Salterio a Davide, i Proverbi a Salomone, il libro di Isaia, formato di tre parti distinte, al grande profeta del sec. VIII; l'epistolario, tradizionalmente attribuito a Paolo, non è del tutto suo (ad esempio la lettera agli Ebrei) o non lo è allo stesso modo, come nel caso delle lettere a Timoteo e Tito. È del tutto normale che personalità del rango di Isaia o di Paolo avessero dei discepoli come in una «scuola» (cf Is 8,16; At 19,22). Per cui può essere che libri accreditati a un autore risultino alla fine anche opera dei discepoli, magari attraverso diverse edizioni. Così sarebbe nel caso del libro di Geremia (cf Ger 36,4) e del IV vangelo attribuito a Giovanni.

La Composizione Progressiva

La seconda peculiarità consiste nella composizione progressiva dei libri biblici. È possibile delineare, almeno per i corpi maggiori del Pentateuco (AT) e dei Vangeli (NT), una dinamica definita:

  1. Avvenimenti fondatori: All'inizio vi sono fatti o esperienze fondanti (esodo, conquista della terra, ministero di Gesù, prima missione degli apostoli).
  2. Le tradizioni conservative e di approfondimento: Sugli eventi fondatori la comunità, sotto la guida dei propri capi, realizza un processo di riflessione, predicazione, celebrazione, per cui si determina un insieme variegato di tradizioni, orali e poi anche scritte, in cui si rispecchia il contesto vitale ove vengono dette (famiglia, tempio, scuola, in vista della missione tra i pagani, in funzione della catechesi nella comunità, a servizio dell'apologetica). A questa fase si possono attribuire le tradizioni jahvista, elohista, sacerdotale del Pentateuco; come pure, per quanto concerne il materiale evangelico, a questa fase di tradizione risale la raccolta dei detti di Gesù (la cosiddetta fonte Q), ed anche i vari libretti di miracolo nei diversi vangeli, il florilegio di citazioni dell'AT disseminato a piene mani nel racconto della vicenda di Gesù, la «memoria» della Passione di Gesù.
  3. La redazione finale: Finalmente si arriva alla redazione finale del libro come l'abbiamo noi, magari con edizioni diverse (ad esempio l'attuale Mt greco rispetto a un originale ebraico); i diversi libri poi, intrinsecamente segnati dall'unica fede, sono radunati insieme e formano un'opera unificata, che possiamo definire, non informe e scombinata rapsodia, ma letteratura organica, riconosciuta o canonica.

L'Influenza della Bibbia nella Letteratura Occidentale

«Tra ciò che sentiamo alla lettura dei Salmi e ciò che proviamo alla lettura di Pindaro o di Petrarca c'è la stessa differenza che intercorre tra la patria e la terra straniera» (citazione da G.F. Ravasi). Altri autori moderni, come E. Auerbach, mostrano che la Bibbia è la vera matrice del realismo della letteratura moderna. Essa infatti abbatte le antiche separazioni stilistiche tra il comico e il tragico, mescola per la prima volta il familiare e il quotidiano con il sublime e introduce quel narrare rotto, enigmatico, incompiuto che obbliga il lettore a prendere posizione, a entrare lui stesso nel racconto, a illuminarne le penombre.

La Bibbia è anche oggetto di critica, e ha dato vita a un nuovo genere letterario che vi attinge a piene mani: quello del “thriller religioso”.

Esempi di Riscritture e Riferimenti Letterari

Il testo biblico ha ispirato innumerevoli opere letterarie, rievocando comandi e temi universali. Un esempio notevole di riscrittura moderna, ispirato a un fondamentale passo della Bibbia ebraica (Deut. 6,4ss.), è il seguente:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

P. Levi, La tregua, Torino, Einaudi, 1965, p. 11. (Questo testo è tratto da "Se questo è un uomo", non "La tregua", sebbene l'edizione citata sia corretta per "La tregua" l'opera è "Se questo è un uomo").

La risonanza biblica si estende a grandi autori:

  • Dante Alighieri: Il poeta vive in quella che avverte come un’epoca di corruzione, nella quale si sono smarriti i veri valori civili e religiosi. Tra i personaggi biblici citati da Dante nella Commedia, troviamo Adamo ed Eva, Aman, Anna e Gioacchino (i genitori di Maria), gli arcangeli Michele e Gabriele, Davide, Ezechia, Giosuè, san Giovanni Battista, Giuda Maccabeo, Giuditta, Lia, Maria (la madre di Gesù), Mosè, Rachele, Rebecca, Salomone, Sara, gli apostoli Pietro, Giovanni, Giacomo e Mattia.
  • Alessandro Manzoni: I Promessi sposi ci insegnano che la nostra fiducia in Dio può rendere utile il male che commettiamo o patiamo.
  • Victor Hugo: L'evidenza della sua opera fa sì che i suoi personaggi siano così toccanti, umani, autentici. "Dio non ha creato che l’essere imponderabile. La materia è segno di imperfezione."
  • Fëdor Dostoevskij: La Bibbia è centrale nelle sue opere, ricche di espressioni e modi di dire biblici.

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