Il brano evangelico di Matteo 18,15-20, noto come il “discorso ecclesiale” o “comunitario”, affronta le complesse dinamiche relazionali all'interno di una comunità ecclesiale, specialmente quelle ferite dal peccato. Questo passaggio biblico offre indicazioni precise sul comportamento da adottare nei confronti di un fratello che pecca, delineando un percorso graduale e ispirato al rispetto, ma anche alla fermezza.

Il Contesto del Discorso di Gesù
Il vangelo di Matteo ci fa toccare con mano alcune difficoltà che si presentavano nelle comunità giudeo-cristiane negli anni ottanta del I secolo d.C. In una comunità vi sono forti e deboli, dei “piccoli” (Mt 18,6.10), cioè credenti semplici che possono subire scandali e inciampare nel loro cammino a causa di comportamenti disinvolti da parte di chi è più forte o mosso da una coscienza di fede diversa. Una preoccupazione che deve abitare la comunità cristiana, e soprattutto i suoi pastori, è che chi si smarrisce non arrivi a perdersi. Subito dopo aver narrato una breve parabola, Gesù parla del comportamento intracomunitario nei confronti del fratello che pecca. Troviamo qui l’eco di una pratica disciplinare che cercava di regolare e risolvere situazioni comunitarie ferite da peccati avvenuti all’interno della comunità.
La Natura del Peccato e la Necessità della Correzione
Anzitutto, va precisato che nel v. 15 probabilmente la lezione preferibile è “Se tuo fratello peccherà”, tralasciando quel “contro di te” che va spiegato come armonizzazione con il v. 21 (“Se il mio fratello commette colpe contro di me”). Si tratta cioè di una colpa pubblica, non personale, non diretta in modo particolare contro l’altro. Se si trattasse di colpa personale, contro un preciso fratello, non vi sarebbe altra via che il perdono senza misura (cf. Mt 18,21-22). In questo caso, invece, occorre mettere in atto una correzione fraterna che può sfociare anche in una misura drastica.
La correzione fraterna è un’operazione che richiede un profondo senso di fede: la maturità di fede consiste nel sentirsi feriti dal peccato in quanto tale, non soltanto dall’offesa personale. Occorre essere mossi dalla responsabilità per il corpo comunitario, per il terzo che va oltre l’io e il tu degli eventuali soggetti in conflitto, e tendere al bene della comunità. La correzione fraterna è necessaria per non covare rancore nel proprio cuore contro l’altro: infatti, se non si corregge il fratello peccatore si arriverà a odiarlo. La correzione non è dunque solo per il bene del fratello che riceve la correzione, ma anche per il bene di colui che la esercita. L'Antico Testamento dice: “Non odierai il tuo fratello nel tuo cuore, ma correggerai apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato contro di lui” (Lv 19,17).
Ezechiele (B2) - inciso - La correzione fraterna: perché così importante nella Chiesa?
I Gradi della Correzione Fraterna (Matteo 18,15-17)
I vv. 15-17 si presentano come una sorta di indicazione di percorso, di regola di comportamento nei confronti del peccatore. Si tratta di indicazioni che manifestano la loro origine nell’esperienza vissuta, in situazioni che sono insorte e che hanno interrogato i responsabili delle comunità e hanno condotto all’elaborazione di un processo disciplinare ispirato a gradualità, a discrezione e a rispetto, ma anche a fermezza. Il ricorrere per cinque volte in tre versetti di proposizioni condizionali (“se tuo fratello… se ti ascolterà… se non ascolterà… se non ascolterà costoro… se non ascolterà neanche l’assemblea”) esprime la riflessione ecclesiale su casi che si sono verificati e che hanno impegnato le comunità a dotarsi di regole, di limiti, di procedure per arginare comportamenti che, qualora fossero degenerati o divenuti consuetudine, avrebbero rovinato la comunità rendendo impossibile la vita ecclesiale.
Matteo ci mostra come anche una comunità che prende seriamente a cuore la sorte della pecora smarrita (Mt 18,12-14) e che ha ben appreso la lezione di Gesù sul perdono e cerca di risolvere i conflitti con la pratica del perdono (cf. Mt 18,21-22), deve ricorrere anche a procedure di esclusione quando ogni altra via si sia rivelata non percorribile. Ed è in questo contesto che i vv. 15-17 espongono le vie da percorrere.
Definizione di Correzione Fraterna
Il verbo greco spesso utilizzato nel Nuovo Testamento (noutheteîn) indica il “porre la mente” (noûs) su un altro per aiutarlo a scoprire i suoi sbagli e a evitarli: dunque un’attenzione amorosa, un vegliare sull’altro per correggere i suoi eventuali errori. Il latino corrigere indica il “dirigere insieme” (cum-regere) e denota il carattere condiviso, relazionale della correzione, in cui uno aiuta l’altro a dirigere la propria vita in maniera maggiormente conforme a umanità e santità. Il verbo “ammonire” deriva dal latino ad-monere in cui monere indica il “ricordare”: l’ammonizione è un far ricordare ciò che si è dimenticato, è un riportare alla realtà chi se ne è allontanato. Spesso il peccato altro non è che dimenticanza di Dio e della sua volontà. La correzione tende a far rientrare il fratello nella relazione dell’alleanza: per questo occorre che sia riattivato il movimento dell’ascolto istituendo un contesto di fiducia. La correzione, in effetti, deve avvenire non come giudizio, ma come servizio di verità e di amore al fratello. Essa è evento pneumatico, frutto dello Spirito (cf. Gal 6,1), si rivolge al peccatore non come a un nemico ma come a un fratello (cf. 2Ts 3,15) e può così ottenere il risultato di ricondurre sulla via della vita un fratello che si stava smarrendo (cf. Gc 5,19-20; Sal 51,15).
1. La Correzione Personale (Mt 18,15)
- “Se un tuo fratello ti fa del male, va' da lui e mostragli il suo errore, ma senza farlo sentire ad altri.”
- “Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo tra te e lui solo.”
Anzitutto, la correzione personale, “fra te e lui solo”, affinché, se il fratello ascolta e si ravvede, il problema è risolto senza l’imbarazzante coinvolgimento di terzi. Se il fratello ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello. Gesù non ha detto che tuo fratello debba darti ragione; ha detto invece che ti deve ascoltare, ovvero accogliere, sentire, pesare le tue parole. Anche se alla fine non riconosce di aver peccato, ma esprime dispiacere per averti ferito o addolorato, ti ha ascoltato e hai guadagnato tuo fratello. Tuttavia, se il fratello ha nel cuore durezza, chiusura, giudizio, orgoglio, cioè, in una parola, non ama, non ti darà ascolto. Questo è il primo passo, e il più importante, perché lo scopo della riprensione tra fratelli non è ottenere un’ammissione di colpa, ma un ravvedimento. È fondamentale, prima di tutto, perdonare il fratello nel proprio cuore.
In questo contesto, è importante esaminare il proprio atteggiamento. Spesso si litiga per “attriti” che non sono veri e propri peccati. Non bisogna dimenticare che a volte è un nostro atteggiamento poco cristiano a complicare e aggravare le cose. Gesù ha detto: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giov. 13:35). La Bibbia ci dice, non solo di “perdonare” i peccati e le offese dei nostri fratelli contro di noi, ma anche di “sopportarci gli uni gli altri” (Col. 3:13).
Se un fratello pecca, ma la cosa non ti riguarda in maniera diretta e personale (non è “contro di te”), spetterà al pastore, all’anziano o alla persona che ha responsabilità e autorità su di lui riprenderlo. Tuttavia, questo ordine è dato anche a tutti i credenti più maturi: “Fratelli, anche se uno viene sorpreso in colpa; voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato” (Gal. 6:1).
2. La Correzione con Testimoni (Mt 18,16)
- “Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.”
- “Se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.”
Se, invece, non c’è ascolto nella correzione personale, la correzione deve avvenire alla presenza di due o tre testimoni, secondo quanto richiesto da Dt 19,15. Questo serve sia per garantire il diritto dell’accusato (“Un solo testimone non avrà valore contro alcuno”: Dt 19,15) sia perché più testimoni possono attestare “ogni parola” (lett. pân rhêma; omne verbum; CEI traduce “ogni cosa”) proferita nella conversazione tra il peccatore e chi lo corregge. È consigliabile scegliere persone sagge, mature, rispettate sia da te che dall’altro fratello, magari il pastore o un altro fratello responsabile. Lo scopo è sempre la riconciliazione, e la funzione dei “testimoni” è quella di verificare la situazione e cercare la comprensione reciproca.
3. L'Intervento della Comunità (Mt 18,17)
- “Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.”
- “Se non vuole ascoltare nemmeno loro, va' a riferire il fatto alla comunità dei credenti.”
- “Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.”
Se neppure in questo caso vi è ascolto, allora “dillo alla chiesa”: l’ultima istanza è la comunità ecclesiale, l’assemblea locale. La correzione deve allora svolgersi nel contesto allargato dell’intera comunità. La faccenda riguarda, infatti, tutta la comunità, perché “se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui” (1 Cor. 12:26). In certi casi particolarmente delicati, può darsi che la faccenda debba essere trattata dai soli responsabili o anziani, ma questo non può essere assunto come norma: “alla chiesa”, ha detto Gesù. Se anche l’ultima istanza dell’ordo della correzione incontra il non-ascolto, allora il peccatore “sia per te come il pagano e il pubblicano” (Mt 18,17). Si tratta di una formula di esclusione in cui viene accordato alla comunità quel potere di sciogliere e legare che era stato affidato a Pietro (Mt 16,19). Dove sciogliere e legare significano perdonare e escludere, permettere e proibire. La comunità, l’assemblea ecclesiale è dotata del potere di ammissione e di esclusione, ma certamente la scomunica è una extrema ratio.

Il Ruolo della Preghiera e del Perdono
I vv. 19-20 dicono che vi è qualcosa che si può e si deve sempre fare anche quando ogni tentativo di correzione è fallito: la preghiera comune. O meglio, si tratta di accordarsi (verbo symphonéo: v. 19) per pregare insieme per qualsiasi conflitto (cf. 1Cor 6,1) trovando nel nome del Signore il punto di superamento delle tensioni e il luogo in cui è ancora possibile radunarsi (verbo synághein: v. 20). Il primato è accordato al piano relazionale del ritrovare armonia. “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.” (Mt 18,18-20).
Il perdono è un elemento centrale. Appena Gesù ebbe finito di parlare di questi termini, Pietro gli domandò: “Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me?”, ricevendo la famosa risposta: “Non… fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (Matt. 18,21-22). Il perdono deve precedere la riprensione, altrimenti non sarà possibile rimproverare nella maniera giusta, cioè con un atteggiamento atto a “guadagnarlo”.
La Redenzione del Fratello
Il fratello non può redimere il fratello, ma c’è un uomo che compirà la redenzione: «Uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1Tm2,5). Egli è il solo che redimerà l’uomo andando al di là di ogni amore fraterno, perché ha versato per estranei il suo sangue che nessuno può dare per un fratello. Egli “ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Tm2,6). Viene scelto solamente un redentore, il quale non possa essere soggetto all’antico peccato.
Dio non desidera il rigetto, ma il pentimento della persona che pecca. Ora, per avere il pentimento abbiamo bisogno del rimprovero e se la persona non ascolta nessuno allora deve essere tolta di mezzo, notata ed evitata. Pertanto egli deve essere avvisato affinché possa ritornare. Le porte dovrebbero essere sempre aperte se la persona si pente. Dio non desidera che la persona resti nel suo stato presente. Questo vuol dire responsabilità, scelte. È nelle nostre mani il rimprovero. È nelle nostre mani il perdono. Seguiremo l'insegnamento della Parola? Gesù andò anche ai pagani e pubblicani! Una volta che la persona si pente il peccato è perdonato e la persona ritorna alla comunione con Dio e gli altri.
L'Importanza dell'Amore Fraterno
Vivere insieme è farsi spazio a vicenda, dicendo all'altro: "ho bisogno che tu sia tu, nonostante tutto". Il termine
Tutti siamo peccatori e bisognosi del perdono del Signore. È lo Spirito Santo che parla al nostro spirito e ci fa riconoscere le nostre colpe alla luce della parola di Gesù. Con S. Paolo meditiamo per vivere: "Fratelli, se c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto derivante dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e compassione, rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti e con la stessa carità" (Fil. 2:1-2).
Il Pericolo della Tolleranza e dell'Indifferenza
Paolo ammonisce la chiesa di Corinto per la sua indifferenza di fronte al peccato: “Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani; al punto che uno si tiene la moglie di suo padre! Voi siete gonfi! Dovreste fare cordoglio invece di restare seduti indifferenti nella vostra sedia! Questa persona non pentita dovrebbe essere tolta di mezzo”. (1 Corinzi 5:1-2). Paolo prosegue dicendo: “Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gli idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare.” (1 Corinzi 5:9-11).
L'obiettivo dell'esclusione non è rigettare la persona, ma che "si vergogni e si penta!" (2 Tessalonicesi 3:14). Dio non desidera che la persona rimanga nel suo stato di peccato. La responsabilità della correzione e del perdono è nelle mani dei credenti.
Insegnamenti di Gesù sulla Giustizia e il Perdono (Matteo 5,21-37)
Gesù amplia la comprensione dei comandamenti, enfatizzando non solo le azioni esterne, ma anche le intenzioni del cuore:
- Ingiuria e offerta (vv. 21-24): "Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna." Se ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, "lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono."
- Riconciliazione immediata (vv. 25-26): "Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione."
- Concupiscenza e adulterio (vv. 27-30): "Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore." Se l'occhio o la mano sono causa di scandalo, è meglio rimuoverli che perdere l'intero corpo nella Geenna.
- Divorzio (vv. 31-32): Gesù restringe le motivazioni per il ripudio della moglie, eccetto il caso di concubinato, per non esporla all'adulterio.
- Giuramento (vv. 33-37): "Non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re." Il parlare deve essere "sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno."