La Risurrezione e il Giudizio in Giovanni 5:27-29

Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 5, i versetti 27-29 offrono una rivelazione profonda sulla natura e l'autorità di Gesù Cristo, focalizzandosi sul suo ruolo nel giudizio e nella risurrezione dei morti. Questo brano è parte di un discorso più ampio in cui Gesù risponde alle critiche dei Giudei, chiarendo la sua relazione con il Padre e la portata della sua missione divina. Il Vangelo di Giovanni, noto come "spirituale" dai Padri della Chiesa, esplora dimensioni più profonde della fede, rivelando ciò che lo Spirito rende manifesto nelle parole di Gesù.

Il Conflitto con i Giudei e l'Opera del Padre e del Figlio

Il contesto immediato di Giovanni 5,17-18, mostra Gesù che spiega il significato della guarigione del paralitico. Criticato per aver operato di sabato, Gesù risponde: "Il Padre mio opera sempre e anch'io opero". Questa affermazione contrasta con l'interpretazione giudaica del riposo sabatico, indicando che l'opera creatrice di Dio è incessante e che Gesù, imitandolo, collabora con il Padre nel sostenere l'universo e nel condurre l'umanità verso il riposo promesso. La reazione dei Giudei a questa affermazione fu violenta, poiché essa implicava una pretesa di divinità, il considerare Dio Suo Padre, suscitando gelosia e incomprensione.

In Giovanni 5,19-21, Gesù rivela la natura della sua relazione con il Padre. Egli è il riflesso del Padre, il suo volto, vivendo in costante attenzione a ciò che il Padre compie. L'amore del Padre si manifesta pienamente nel Figlio, permettendo a Gesù di continuare l'azione creatrice di Dio nel mondo, vincendo la morte e dando vita. La guarigione del paralitico è un esempio di come Gesù tiri fuori le persone dalla morte per farle vivere.

L'Autorità di Giudizio e Vita Affidata al Figlio

I versetti 22-23 di Giovanni 5 affermano che il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio. La nostra posizione di fronte al Creatore è determinante, e poiché Dio si rende presente in Gesù, il modo in cui ci rapportiamo a Gesù esprime la nostra posizione di fronte a Dio. In Gesù abita la pienezza della divinità, rendendolo il giudice del mondo.

In Giovanni 5,24, Gesù dichiara: "In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita." Qui, Gesù sottolinea che la vita eterna e la salvezza dalla condanna finale si ottengono attraverso l'ascolto della sua parola e la fede in Colui che lo ha mandato. Questo passaggio dalla morte alla vita è una realtà presente per chi crede.

Ezechiele 5:1,10 Iddio parla del terribile giudizio su Gerusalemme! Figura dei giudizi della fine

La Risurrezione Presente e Futura (Giovanni 5:25-29)

Gesù prosegue, dicendo in Giovanni 5,25: "In verità, in verità vi dico: l’ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l’avranno udita vivranno." Con "i morti" si intendono coloro che sono spiritualmente morti, e la voce del Figlio di Dio è la sua parola potente, l'Evangelo, che porta vita. Questa nuova creazione, iniziata con la parola di Gesù, è già in cammino e raggiungerà tutti, anche coloro che sono già morti.

Nei versetti 26 e 27, Gesù spiega ulteriormente la sua autorità: "Poiché, come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; e gli ha anche dato l’autorità di compiere il giudizio, perché è il Figlio d’uomo." Solo Dio ha vita in se stesso, e Gesù, possedendo questa stessa vita, è pienamente Dio. Essendo sia Figlio di Dio che Figlio dell'uomo, Gesù è l'unico giudice del mondo. Questo non è solo un dato intellettuale, ma una realtà che ci chiama a essere pronti per il giudizio finale.

Infografica sulla doppia natura di Cristo (Divina e Umana)

L'Interpretazione di Giovanni 5:28-29: La Risurrezione di Vita e di Condanna

I versetti centrali di questa discussione sono Giovanni 5:28-29: "Non vi meravigliate di questo, perché l’ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna."

Questi versetti descrivono il giudizio finale, quando tutte le persone che hanno vissuto saranno risuscitate per apparire davanti a Gesù Cristo. Questo è un richiamo all'Apocalisse 20:11-15, dove i morti sono giudicati "in base alle cose scritte nei libri, secondo le loro opere".

Precedenti Intendimenti e Nuove Chiavi di Lettura

In passato, si credeva che le parole di Gesù in Giovanni 5:29 si riferissero alle azioni che i risuscitati avrebbero compiuto dopo la loro risurrezione. Tuttavia, un'analisi più attenta rivela che Gesù ha usato i verbi al passato: "quelli che hanno fatto cose buone" e "quelli che hanno praticato cose ignobili". Questo indica chiaramente che si tratta di azioni compiute prima della loro morte.

  • Risurrezione di Vita: I giusti, coloro che prima di morire hanno fatto cose buone, riceveranno una "risurrezione di vita". I loro nomi saranno già nel libro della vita. Come afferma Romani 6:7, "chi è morto è stato assolto dal suo peccato", ma le loro azioni fedeli non sono cancellate (Ebrei 6:10). Questa è la stessa risurrezione dei "giusti" menzionata in Atti 24:15.
  • Risurrezione di Giudizio: Coloro che prima di morire hanno praticato cose ignobili, anche se i loro peccati sono stati cancellati alla morte, non hanno compiuto azioni fedeli da ricordare. I loro nomi non sono scritti nel libro della vita. Questa è la risurrezione degli "ingiusti" di Atti 24:15, e sarà "una risurrezione di giudizio" (o di condanna). Il termine "giudizio" in questo contesto è inteso come un processo di valutazione del comportamento di qualcuno, un'indagine, piuttosto che una condanna immediata, per stabilire se i loro nomi potranno essere scritti nel libro della vita.

È importante sottolineare che la salvezza è per fede, non per opere (come ribadito in Giacomo 2). Tuttavia, la vera fede produce sempre una vita di buone opere, che ne è l'evidenza. Chi ha una fede autentica farà il bene, e questo si rifletterà nella "risurrezione di vita". Chi non ha una fede vera, evidenziata dall'assenza di opere buone, uscirà in "risurrezione di condanna".

L'Unione di Gesù con il Padre nel Giudizio e nella Testimonianza

Gesù conclude il suo discorso in Giovanni 5,30 affermando: "Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo ciò che odo e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà del Padre che mi ha mandato." Questa dichiarazione evidenzia la perfetta unione tra il Figlio e il Padre, dove la volontà di Gesù è sempre allineata con quella del Padre, dimostrando la sua piena divinità. Vedere Gesù significa vedere il Padre.

Nei versetti 31-38, Gesù prosegue spiegando le varie testimonianze che confermano la sua divinità e la veridicità delle sue parole. Nonostante la sua testimonianza fosse sufficiente, egli fa riferimento a:

  • La Testimonianza del Padre: Gesù dichiara che vi è un altro che testimonia di lui, il Padre stesso. Questa testimonianza si manifesta attraverso i miracoli divini che solo Gesù poteva compiere e attraverso la voce udibile del Padre durante il suo battesimo nel Giordano (Matteo 3:16-17).
  • La Testimonianza di Giovanni Battista: Gesù ricorda che i Giudei avevano mandato a interrogare Giovanni, che aveva reso testimonianza alla verità, identificando Gesù come il Cristo e l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo.

Gesù non prende testimonianza da un uomo, non ne ha bisogno, ma offre queste prove affinché le persone possano essere salvate. La sua testimonianza e quella del Padre sono più che sufficienti, e coloro che rifiutano di credere lo fanno per mancanza di volontà, non per mancanza di evidenze.

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