Le problematiche legate al cibo e al peso corporeo rappresentano una sfida complessa e diffusa, spesso celata da una spirale di comportamenti e pensieri disfunzionali. Questo articolo esplora le dinamiche di tali disturbi, partendo da un'esperienza personale che evidenzia il ciclo di restrizione, abbuffata e senso di colpa, e offre spunti sulle strategie di supporto e cura disponibili.
Il Ciclo di Restrizione e Abbuffata
L'insorgenza di un disturbo alimentare può spesso seguire una fase di dieta con risultati inizialmente soddisfacenti. Una persona può perdere una quantità significativa di peso, come 15 kg in un anno, raggiungendo un peso di 57 kg per 175 cm di altezza. Tuttavia, questa fase può sfociare in una "forte ossessione per il cibo, il conteggio delle calorie e il peso sulla bilancia".
L'Ossessione e la Ricerca di Controllo
La persona inizia a lottare per "spezzare quel circolo vizioso", tentando di reintrodurre un'alimentazione più equilibrata e l'attività fisica. Tuttavia, eventi sociali o familiari, come la "domenica conviviale" in cui si consumano "pizza, polenta, tigelle e un dolce fatto in casa", possono trasformarsi in "giornate sgarro".
Questi "sgarri" non si limitano al pasto, ma si estendono dall'intera giornata, diventando un'occasione per "mangiare TUTTO quello che capita sotto mano", consumando "fino allo sfinimento" cibi che erano stati proibiti. L'obiettivo può essere "finire quei cibi" per evitare che "non ci sarebbero stati il giorno dopo e non mi avrebbero più tentata".
Le Conseguenze Emotive e Comportamentali
A tali episodi segue un "forte senso di colpa", che porta a "una settimana successiva passata in palestra e riducendo un po’ le porzioni per tornare al peso prima dell'abbuffata". Questo ciclo si ripete, mantenendo la persona in uno stato di costante preoccupazione.
La situazione può aggravarsi, con episodi di "sgarro" che si estendono per più giorni, in cui si mangiano quantità eccessive di cibo fino a provare "male allo stomaco". La paura di "riprendere i kg persi" si scontra con una "forza che spinge a farlo", creando una "fame di mangiare" quasi irrefrenabile.

Il Parere degli Specialisti: Un Quadro Clinico
Diversi specialisti concordano sul fatto che la situazione descritta "potrebbe essere ascrivibile ad un disturbo alimentare", sebbene sia necessaria un'indagine più approfondita per una diagnosi precisa.
Riconoscere i Segnali
I disturbi alimentari sono "disfunzioni del comportamento alimentare e/o in comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico". Essi possono avere "ripercussioni sulle proprie capacità relazionali, difficoltà emotive, problemi nello svolgimento delle normali attività sociali, lavorative, e complicazioni mediche". Inoltre, "possono essere associati talvolta ad altri disturbi psichiatrici e comunque sono spesso legati a compromissioni emotive e traumi".
Il Binge Eating Disorder
La descrizione del comportamento, in particolare l'abbuffarsi di "grandi quantità di cibo, accompagnate da compenso (spesso psicologico), e sensi di colpa e vergogna", suggerisce un potenziale "Binge Eating Disorder" (BED) o comunque "condotte alimentari restrittive seguite da episodi di abbuffata".
È importante sottolineare che queste dinamiche non sono "un problema di volontà o di mancanza di controllo nel senso morale del termine", ma piuttosto una "modalità che si crea quasi spontaneamente quando l’attenzione al cibo diventa centrale e quando il peso viene vissuto come misura del proprio valore personale o della propria sicurezza". Il "forte senso di colpa" e la "compensazione attraverso l'attività fisica e la restrizione alimentare" rafforzano ulteriormente il ciclo vizioso.
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Strategie di Intervento e Percorsi di Cura
La "consapevolezza sulla pericolosità di tali condotte è un ottimo punto di partenza per iniziare un percorso". È fondamentale affrontare la situazione "con dolcezza verso se stessi", comprendendo che le abbuffate possono essere collegate a "emozioni di stress, ansia o anche gioia".
L'Importanza del Supporto Professionale
Gli specialisti raccomandano vivamente di "rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta" per "indagare i vissuti che possono essere alla base di questi pensieri e comportamenti". Il consulto può avvenire "anche online". È essenziale "valutare approfonditamente quanto accenna sopra" e considerare un "percorso di psicoterapia che utilizzi principalmente tecniche di consapevolezza incentrate sul corpo".
Questo tipo di problema "non si risolve con 'più forza di volontà'", poiché non si tratta solo di abitudini, ma di un "rapporto complesso con il cibo e il corpo". Uno psicologo specializzato in disturbi alimentari può aiutare a "comprendere meglio questi meccanismi e a trovare strategie più sane".
Approccio Multidisciplinare e Tecniche Specifiche
Un approccio "multidisciplinare" può essere utile, lavorando su "più fronti: alimentare, medico, psicologico". La "terapia cognitivo-comportamentale" è particolarmente indicata, con "protocolli specifici, scientificamente validati, per trattare le abbuffate". Questi protocolli lavorano sia "sul piano dei comportamenti alimentari", sia "su quello dei pensieri automatici e degli schemi profondi legati al corpo, all'autostima e al perfezionismo". Spesso si lavora anche sull'identificazione e sulla "regolazione delle emozioni".
Un "nutrizionista esperto in Disturbi del Comportamento Alimentare" può affiancare il percorso psicologico, aiutando a "costruire un’alimentazione più equilibrata, evitando di cadere in restrizioni che poi portano alle abbuffate".
Riflessione e Consapevolezza
È cruciale "spostare il focus dal controllo del peso al ripristino di un rapporto sano con il cibo e con se stessi". Questo processo passa spesso dal "normalizzare l'alimentazione quotidiana, ridurre le rigidità alimentari e lavorare sui pensieri disfunzionali legati al corpo, al cibo e al valore personale".
La "sofferenza e le difficoltà" descritte sono reali, ma "il fatto che si sia avuto il coraggio di scrivere e condividere questi pensieri è già un passo molto significativo, che mostra una sincera motivazione al cambiamento". La persona non è sola in questo percorso e "cercare aiuto è un passo importante e coraggioso".

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