Fausto Bertinotti: Tra Politica, Spiritualità e il Senso della Preghiera

La Ricerca di un Luogo di Raccoglimento a Montecitorio

La Proposta e le Intenzioni

In un passato non così lontano, precisamente nel dicembre 2006, l’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti propose all’Ufficio di Presidenza di aprire una sala di meditazione all’interno di Palazzo Montecitorio. L’iniziativa era motivata dalla volontà di creare non una sala multi-fede, ma uno spazio dove la politica potesse fermarsi a riflettere sul destino dell’umanità e sui grandi temi della pace e della guerra. Questa proposta, formulata nel mezzo della seconda guerra in Iraq, mirava a contrastare una politica intesa come mera amministrazione o lotta per il potere, che, disconnettendosi da tali questioni, perde presa sulla società e si fa autoreferenziale.

Il proponimento di Bertinotti, elaborato in collaborazione con l'architetto Paolo Portoghesi, presentava molte ragioni d’interesse. L’idea di uno spazio ecumenico preposto alla meditazione, sia essa laica che religiosa, esprimeva simbolicamente una ridefinizione del rapporto tra spazio politico e l’immagine di una politica che accoglie un momento di pensiero "meditante" e non solo "calcolante", richiamando il linguaggio heideggeriano di Portoghesi. Tale spazio avrebbe accolto un momento extra-utilitaristico in cui si sarebbe potuta avvertire un’eco del sacro, la cui grammatica risultava evidente nel progetto. Era significativo che tale iniziativa venisse letta anche come espressione di un’apertura non solo alla dimensione contemplativa, ma anche a quella delle fedi e dei culti in chiave pluri-religiosa, forse non a caso mentre in quei giorni era in discussione la legge sulla libertà religiosa.

Il Progetto dell'Architetto Portoghesi

Bertinotti aveva affidato all’architetto Paolo Portoghesi il compito di concepire uno spazio aperto ai parlamentari di ogni orientamento culturale e religioso. La proposta prevedeva la costruzione di un ambiente all’interno del perimetro delle mura di Palazzo Montecitorio, a ridosso dell’Aula. L'accesso a questo spazio sarebbe avvenuto dal corridoio Corea, che culmina nella monumentale porta disegnata da Ernesto Basile, la quale dovrebbe permettere l’ingresso a Palazzo Montecitorio da Piazza del Parlamento ma che è invece chiusa, quasi a testimoniare simbolicamente la separatezza del Palazzo dalla società.

Il progetto richiamava la sala di raccoglimento e preghiera del Bundestag tedesco, fonte di ispirazione per Bertinotti. Tuttavia, il disegno di Portoghesi si spingeva oltre, prevedendo l'assenza di simboli religiosi particolari, propri di specifiche tradizioni. La simbologia proposta - fatta di forme quadrate e sferiche, di luce bianca e soffusa - era intesa a evocare una grammatica del sacro precedente alla differenziazione tra singole confessioni, richiamando una dimensione ontologica comune capace di invitare al raccoglimento, alla meditazione e, per chi lo desiderasse, alla preghiera. Un armadio all’ingresso della sala avrebbe ospitato testi fondamentali della civiltà umana, tra cui la Bibbia e il Corano, ma non esclusivamente testi sacri e religiosi. Il progetto esprimeva la priorità di una dimensione del sacro ontologicamente comune e antecedente rispetto ai particolarismi delle fedi e dei culti.

Progetto architettonico della sala di meditazione a Palazzo Montecitorio (vista interna o planimetria)

Accoglienza e Mancata Realizzazione

Su queste basi, l’iniziativa del Presidente Bertinotti non trovò opposizioni e resistenze significative. L’allora Rabbino capo di Roma, il Segretario del centro culturale islamico italiano e il Presidente della federazione delle chiese evangeliche in Italia espressero apprezzamento per un piano che metteva a disposizione uno spazio di raccoglimento anche per deputati non cattolici, riconoscendo così la pluralizzazione culturale e religiosa dello spazio politico nazionale. Tra le forze politiche si registrarono solo sporadiche reazioni scettiche, come quella dell’onorevole Valdo Spini, che osservava come la realizzazione del progetto avrebbe comportato l’esistenza di due spazi separati (la Chiesa per i cattolici e la sala ‘per tutti gli altri’) e si interrogava sul compito dello Stato di ‘procurare luoghi di culto’; tuttavia, non vi furono opposizioni apertamente contrarie.

L’idea non andò in porto a causa della caduta della XV legislatura, che si trascinò dietro la fine di un’iniziativa apparentemente senza opposizioni. Una volta caduta la legislatura, il progetto non è mai più stato ripreso in quella successiva. Lo stesso Bertinotti era consapevole che la sua idea veniva vissuta dall’Aula come iniziativa del Presidente, non osteggiata ma neanche genuinamente generata dall’Aula stessa. Inoltre, nonostante l’intenzione di Bertinotti fosse chiarissima - creare una sala di meditazione, un luogo di ispirazione ecumenica in cui tutti potessero interrogarsi sul senso dell’esistenza di fronte alla barbarie, alle guerre e ai terrorismi - non solo le dichiarazioni di Valdo Spini ma anche il modo in cui la stampa riportò il progetto fecero trasparire alcuni dubbi sulla percezione del suo status. La stampa riportava denominazioni come luogo destinato ‘alla contemplazione e alla meditazione religiosa’, ‘luogo adatto per il culto e la meditazione’, ‘luogo per tutti i culti’, ‘spazio interconfessionale’, accordando implicitamente alla dimensione religiosa un primo piano che essa non aveva nelle intenzioni di Bertinotti, il quale non prevedeva alcuno spazio per il culto e faceva rifluire il momento della preghiera in quello della meditazione e del raccoglimento.

In un contesto in cui la riflessione sociologica si concentra sul significato e i diversi modelli di spazi multi-fede e di meditazione, il progetto di Bertinotti e Portoghesi rappresenta un caso stimolante. Si può concordare con l’architetto Portoghesi: verrà un giorno in cui la politica saprà pensarsi come qualcosa di più di mero calcolo per il potere o l’utile, e allora uno spazio così sarà una necessità. Verrà un giorno in cui la porta di Ernesto Basile si riaprirà alla società e alle sue forze, religiose incluse, capaci di concorrere alla definizione di un progetto di convivenza tra diversi, e allora uno spazio in cui chi non parla la lingua del cattolicesimo romano possa fermarsi e incontrare un tempo ‘altro’ nel proprio linguaggio si imporrà come un segno di civiltà.

L'Evoluzione del Pensiero di Bertinotti: Dal Marxismo al Dialogo con il Cattolicesimo

Il Retaggio Comunista e la Crisi delle Ideologie

Fausto Bertinotti ha dichiarato di appartenere a una cultura che, pur con difficoltà, aveva concepito la possibilità di comprimere i diritti individuali in nome di una causa di liberazione. Questa prospettiva affonda le radici nella convinzione che il proletariato, liberando se stesso, avrebbe liberato l’intera umanità. Tuttavia, questo mondo, il comunismo, è stato sconfitto dalla falsificazione della sua tesi, esemplificata dal crollo dell’Unione Sovietica.

L’intellettualità europea tra il 1945 e il 1950 è stata quasi tutta comunista, annoverando figure come Jean Paul Sartre, Andrè Gide, Albert Camus in Francia, e in Italia tutti i registi del neorealismo, i principali cattedratici, i grandi scrittori e le case editrici. Bertinotti ha ripercorso questo retaggio, confessando di aver trovato "molto di più e di diverso" di quel che si aspettava, in particolare "il popolo", durante un dibattito estivo con i referenti di Comunione e Liberazione (CL) di Sestri Levante. Questa ricerca di una "connessione sentimentale" con il popolo, richiamando Gramsci, lo ha portato a considerare la "pietra tombale per il movimento operaio e la sinistra", affermando che il movimento operaio non si interroga affatto e che la sinistra politica è morta.

L'Avvicinamento al Mondo Cattolico e il Pontefice

Da almeno un decennio, Fausto Bertinotti ha intrapreso un percorso che molti hanno interpretato come una "conversione", accorgendosi che il Comunismo era fallito e che era meglio ripartire dalla cultura liberale e da quella cattolica. Le sue riflessioni sottolineano come la cultura cattolica regga da duemila anni e quella liberale si sia dimostrata comunque duratura. In questo quadro, Papa Francesco è visto come l’ultimo e più potente interprete di questa ispirazione cattolica alla durata: un "proletario innalzato al potere, ambientalista sudamericano, terzomondista, internazionalista degli ultimi, globalista dei poveri".

Le parole che Papa Francesco usa quotidianamente gli stanno guadagnando il consenso e l’attenzione di mondi anche lontani da quello cattolico, facendo percepire la presenza sulla scena mondiale di una parola profetica. Delle tre grandi componenti della società, quella cattolica sembra essere l’unica che ha riacquistato una vitalità, nata non casualmente da un atto rivoluzionario: le imprevedibili dimissioni di un Papa. Fausto Bertinotti, ex segretario di Rifondazione Comunista, ha approfondito il suo rapporto con Julián Carrón, teologo spagnolo e guida del movimento cattolico Comunione e Liberazione, spiegando che il suo avvicinamento a CL è nato da una "nuova istanza di dialogo con un mondo che ha tanto da dirci".

Nel 2014, Bertinotti ha scritto il libro “Sempre daccapo”, con prefazione del cardinal Gianfranco Ravasi, e ha accettato inviti da vescovi per parlare dell’enciclica Laudato si’. Questo incontro, ha spiegato, nasceva nel quadro della crisi di civiltà, con un’economia che spinge all’estrema disumanizzazione del lavoro. Per uscirne, serve un dialogo tra diverse fedi. Il problema della politica, distrutte le ideologie, è di ritrovarsi depredata, priva di riferimenti; in questo contesto, il dialogo con chi ha una fede può essere la scintilla che ridà speranza. Bertinotti ha inoltre riscontrato similitudini tra le posizioni di Carrón e di Papa Francesco con la crisi del movimento operaio, notando che "Carrón e il Papa mettono l’accento sull’abbandono della corazza del potere". La sua partecipazione all'ultimo meeting di Rimini di CL e a diverse presentazioni del libro di Julian Carrón evidenziano questo avvicinamento. È stato anche riportato l'ingresso di Fausto Bertinotti in Comunione e Liberazione, una scelta che ha suscitato polemiche e ironia, soprattutto sul web.

Fausto Bertinotti in un dibattito o conferenza (foto attuale)

Il Ruolo della Chiesa nella Crisi Contemporanea

Bertinotti sostiene che "oggi il rischio di una catastrofe è avvertito solo dalle coscienze più radicali, sociali e religiose", mentre la politica "si è chiusa in una corazza di ovatta che le impedisce di vedere". Ha espresso grande coinvolgimento per un momento di grande risonanza per la Chiesa, colpito dalla misura della grandezza che essa è riuscita a conservare in un tempo di scristianizzazione dell’Occidente, testimoniata dal "popolo" e dalla "potenza" visibili nella piazza.

La voce della Chiesa, che si impone in tutta la sua verità, va ascoltata per la drammaticità del momento storico che il mondo sta vivendo, caratterizzato da una profonda crisi della democrazia e dall’incapacità di affermare un principio di uguaglianza nella società. Una società diseguale, ha concluso Bertinotti, non è una società democratica. In ciò si vede come la Chiesa sia necessaria, e ciò che la rende una speranza per il mondo, capace di ristabilire la giustizia e generare unità di popolo, è Cristo stesso. Fausto Bertinotti ha confessato di essere interessato all’unità visibile della Chiesa "come anticorpo alla decadenza della società e della politica".

Papa Francesco durante un discorso o udienza (foto)

La Dimensione Spirituale della Politica e della Vita

La Riflessione sulla Pace e la Dignità Umana

In merito all'esecuzione di Saddam Hussein, il Presidente della Camera Fausto Bertinotti dichiarò che, pur riconoscendo il dittatore come responsabile di distruzione e violenza, l'esecuzione "in nulla sminuisce il sentimento di orrore e di rifiuto suscitato dalla pena di morte: un istituto che si pone in contraddizione radicale ed insanabile con il rispetto che si deve ad ogni vita umana; un fattore di evidente distorsione della convivenza civile, che nella garanzia della dignità e dell'integrità della persona umana trova il proprio principio costitutivo e la sua ragione ultima". Bertinotti aggiunse che, nel caso specifico, si aggiungevano le preoccupazioni legate alla gravità della situazione irachena e alle conseguenze drammatiche che un evento tanto destabilizzante avrebbe potuto determinare sulla sua evoluzione, in un momento in cui si chiudeva l'anno più sanguinoso del conflitto.

Bertinotti ha anche espresso l'importanza di una "curvatura eminentemente spirituale" nella comprensione della pace. Questa grande questione viene coniugata con la formula che apre la messa, evidenziando che la pace risiede in primo luogo nel cuore degli uomini, prima ancora che nel rapporto tra gli Stati. È la pace come dimensione esistenziale e della fede. Il suo richiamo alla pace “disarmata e disarmante” sembra essere l’annuncio di un Pontificato che risottolinea per il cattolico il valore fondamentale della dimensione spirituale, dimensione propria degli agostiniani, che il Pontefice ha voluto subito enunciare.

"Io sono un comunista": gli 80 anni di Fausto Bertinotti tra Papa Francesco e lavori in casa

Unità della Chiesa e Anticorpo Sociale

Un intervento di Fausto Bertinotti alla trasmissione Dimartedì, sul tema della politica e della Chiesa all'indomani di un importante evento nella Chiesa, ha suscitato grande interesse. Bertinotti ha esordito affermando che "forse la politica troppe volte trascura l’elemento spirituale", sostenendo la necessità di non giudicare la Chiesa con criteri propri della politica. In quest'ottica, è inadeguato giudicare le posizioni della Chiesa e del pontefice con le consuete categorie di destra e sinistra, progressista, conservatore, reazionario. La Chiesa, ha affermato Bertinotti, è una e questa unità è indivisibile, oltre a essere generatrice di unità e visibile in maniera evidente, imponendosi come un’evidenza. "La Chiesa è una presenza nel mondo", ha affermato Bertinotti, "che vive una sua vita nel mondo", essendo una presenza in un determinato luogo, che è il mondo stesso. Bertinotti è rimasto impressionato, nelle immagini di Piazza San Pietro, dall’imponenza della “cattedra”, di fronte alla quale i potenti del mondo apparivano come sospinti in un piccolo angolo. La potenza della Chiesa, la potenza della “cattedra”, è però vissuta nella più assoluta solitudine. La voce della Chiesa, che si impone in tutta la sua verità, va ascoltata per la drammaticità del momento storico che il mondo sta vivendo, un momento in cui la democrazia attraversa una profonda crisi per l’incapacità di affermare un principio di uguaglianza nella società.

Tra Conversione e Continuità: Interpretazioni a Confronto

Nonostante l'avvicinamento al mondo cattolico, alcune voci critiche hanno sollevato dubbi sulla "storiella della conversione" di Fausto Bertinotti, sostenendo che egli sarebbe rimasto fedele al suo credo leninista. Si osserva che l'aspirazione di Bertinotti a guidare le masse non si è mai concretizzata, avendo al massimo contribuito alla caduta di governi e alla riduzione dei comunisti. La critica sottolinea che il leninismo, non una semplice ripetizione del marxismo, ma un suo sviluppo e adattamento a nuove condizioni storiche, poneva il ruolo centrale del Partito, non quello del popolo. Secondo Lenin, la classe operaia non sviluppa autonomamente una coscienza rivoluzionaria, ma la matura solo grazie a un partito di rivoluzionari di professione, l’avanguardia del proletariato. Questa visione, secondo alcuni, equipara il potere del Partito a quello del Papa sulla "gregge di pecorelle ingenue", e un tale partito dovrebbe essere guidato da un intellettuale raffinato come Fausto Bertinotti.

Bertinotti stesso ha dichiarato di essere "assolutamente non credente ma da sempre molto interessato e coinvolto nella riflessione del cattolicesimo in Italia". Ha ricordato un opuscolo del PCI del 1954, il "Taccuino del propagandista", intitolato: “Per un grande accordo tra comunisti e cattolici per salvare l’umanità”. Inoltre, ha osservato che l'istanza di uguaglianza continua a vivere nella cultura e nel sociale, riaffiorando in nuove forme di organizzazione comunitaria della società come associazioni, movimenti e autogoverno del lavoro, che gli ricordano le esperienze delle società di mutuo soccorso e delle leghe territoriali.

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