Il Gruppo del Laocoonte: Storia, Significato e Influenza Artistica

Il Gruppo del Laocoonte, noto anche semplicemente come Gruppo del Laocoonte, è una scultura ellenistica di straordinaria bellezza e drammaticità, attribuita alla scuola rodia e realizzata in marmo. Conservato nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani, questo capolavoro è considerato una delle opere scultoree più importanti del mondo ellenistico e un punto di riferimento fondamentale nella storia dell'arte occidentale.

La leggenda narra che Laocoonte fosse un sacerdote troiano che cercò di opporsi all'ingresso del cavallo di legno all'interno delle mura della città durante la guerra di Troia. Per questo atto di disobbedienza, la dea Atena, desiderosa della vittoria greca, mandò due enormi serpenti marini che stritolarono lui e i suoi due figli, Antifate e Timbreo. Questo episodio tragico è quello che il gruppo scultoreo intendeva rappresentare, catturando l'attimo della morte e la disperazione dei protagonisti.

Laocoonte e i suoi figli, scultura ellenistica, Musei Vaticani

La Scoperta e il Ritrovamento

La vicenda del Laocoonte è stata tramandata con leggere differenze da numerosi autori antichi, tra cui Bacchilide e Sofocle, ma la narrazione più celebre è quella di Virgilio nell'Eneide. Tuttavia, l'immagine che più profondamente si è impressa nell'immaginario collettivo è quella offerta dal gruppo scultoreo ellenistico, creato tra il 40 e il 20 a.C. dagli artisti di Rodi Agesandro, Atenodoro e Polidoro.

Tutto ebbe inizio a Roma, il 14 gennaio 1506, quando uno scavo archeologico nel vigneto di Felice de Fredis, sulle pendici del colle Oppio, riportò alla luce questa straordinaria opera. La notizia della scoperta giunse rapidamente a papa Giulio II, noto amante dell'arte classica, che inviò sul luogo il suo architetto di fiducia, Giuliano da Sangallo. Appena visto il marmo, Sangallo avrebbe esclamato: «Quello è il Laocoonte di cui parla Plinio!», riconoscendo l'opera descritta da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.

Plinio il Vecchio, che aveva visto l'opera nel I secolo d.C. nel palazzo dell'imperatore Tito, la definì «superiore a ogni altra, anche tra quelle pittoriche e di bronzo», sottolineando come fosse stata scolpita da un unico blocco di marmo. Papa Giulio II, colpito dalla magnificenza della scultura, la acquistò da De Fredis il 23 marzo dello stesso anno e la collocò nel Cortile del Belvedere, appena creato da Bramante.

Descrizione Artistica e Critiche

Nel gruppo scultoreo, il padre, al centro, si inarca secondo un moto a spirale, seduto su un blocco quadrangolare. Il suo volto è deformato dal dolore, i muscoli gonfi per lo sforzo. Il figlio di destra, quasi liberato dalle spire mortali, guarda con paura il serpente che morde il fianco del padre. L'altro figlio, invece, si abbandona esanime alla morsa, mentre il suo corpo perde l'equilibrio all'indietro.

L'opera, pur essendo un capolavoro di realismo e pathos, ha suscitato nel tempo diverse controversie critiche. Alcuni studiosi hanno messo in dubbio la sua attribuzione al periodo ellenistico, basandosi su alcune caratteristiche che sembrano discostarsi dai canoni artistici greci. Ad esempio, la muscolatura possente del sacerdote, in contrasto con la sua età e il suo ruolo, è stata ritenuta inverosimile per l'epoca. Inoltre, la nudità del sacerdote è stata paragonata a quella di un Ercole piuttosto che a quella di un sacerdote devoto.

Un altro punto di discussione riguarda l'anatomia del figlio maggiore, il cui fisico adulto in giovane età è stato considerato un errore inaccettabile per artisti greci esperti della figura umana. Queste discrepanze hanno portato alcuni critici a ipotizzare che il Laocoonte potesse essere un falso, creato in un'epoca successiva, o che fosse una copia di un originale bronzeo con caratteristiche diverse.

L'Influenza su Michelangelo e l'Arte Rinascimentale

La scoperta del Laocoonte ebbe un impatto profondo e duraturo sull'arte rinascimentale, in particolare su Michelangelo Buonarroti. La potenza espressiva, la drammaticità e la complessa anatomia del gruppo scultoreo lasciarono un'impronta indelebile sulla sua concezione artistica. Le opere di Michelangelo successive alla scoperta, come lo Schiavo ribelle e lo Schiavo morente della tomba di Giulio II, gli ignudi della volta della Sistina e il Cristo del Giudizio universale, mostrano una chiara eco della possente e contorta figura del troiano.

L'ammirazione per il Laocoonte si diffuse rapidamente tra gli artisti e gli intellettuali dell'epoca. Numerose lettere, disegni e incisioni testimoniano l'enorme risonanza suscitata dalla statua in tutta Europa. Molti scultori si esercitarono sul gruppo, realizzando calchi e copie, tra cui quella di Baccio Bandinelli, oggi conservata agli Uffizi.

Dettaglio del volto tormentato di Laocoonte, scultura

Restauri e Vicissitudini Storiche

Al momento del suo ritrovamento, il gruppo del Laocoonte presentava alcune parti mancanti, in particolare il braccio destro del sacerdote e del figlio minore. Diversi artisti si cimentarono nel restauro, tra cui Baccio Bandinelli e Giovanni Angelo Montorsoli. Tuttavia, la questione di come dovesse essere ricostruito il braccio destro di Laocoonte fu oggetto di lungo dibattito, con diverse ipotesi sulla sua posizione.

Nel 1798, il gruppo del Laocoonte fu prelevato dalle truppe francesi come parte delle spoliazioni napoleoniche e portato a Parigi, dove fu esposto al Louvre. Solo nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, la statua venne restituita al Vaticano e nuovamente restaurata, questa volta da Antonio Canova.

Un evento sorprendente avvenne nel 1906, quando l'archeologo boemo Ludwig Pollak ritrovò l'originale braccio destro del Laocoonte nella bottega di uno scalpellino romano. Questo ritrovamento permise di confermare l'ipotesi michelangiolesca del braccio piegato all'indietro, cambiando definitivamente la percezione del restauro.

Il Laocoonte di Gian Lorenzo Bernini

Il fascino del Laocoonte non si limitò al Rinascimento. Nel periodo barocco, artisti come Gian Lorenzo Bernini furono profondamente influenzati da questo capolavoro. Bernini, ancora giovanissimo, realizzò un Busto di Laocoonte, oggi conservato alla Galleria Spada a Roma. Quest'opera, pur mostrando una chiara ispirazione all'antico, è caratterizzata da una drammaticità e una sofferenza ancora più intense rispetto all'originale.

Bernini stesso espresse la sua ammirazione per il Laocoonte, definendolo, insieme al Pasquino, un esempio di perfezione artistica e naturalezza. La sua versione del busto, sebbene simile nell'essenza, è più straziata e dolorosa, riflettendo la sensibilità barocca.

Alberto Angela - Il Laocoonte e la nascita dei Musei Vaticani | Clip HD

Significato Simbolico

Oltre al suo valore artistico e storico, il Laocoonte assume un profondo significato simbolico. Rappresenta la lotta dell'uomo contro un destino avverso, la sofferenza fisica e spirituale, e il coraggio di fronte alla morte. Simbolicamente, Laocoonte è anche il simbolo di tutti coloro che portano messaggi di verità, ma vengono taciuti o inascoltati.

La sua presenza ai Musei Vaticani lo rende un'attrazione imperdibile per chiunque visiti Roma, un'opera che continua a emozionare e a far riflettere generazioni di spettatori, testimoniando la potenza intramontabile dell'arte antica.

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