Padre Giulio e il Concetto di Benedizione: Tra Storia, Fede e Riflessione Contemporanea

Il nome "Giulio" ricorre nella storia della spiritualità cristiana, legato a figure venerate per la loro santità, l'intercessione o, in tempi più recenti, per un'incisiva riflessione critica sul significato delle benedizioni e della dottrina ecclesiale. Questa panoramica esplora diverse personalità note come "Padre Giulio" o "Beato Giulio" o "San Giulio", e le loro diverse connessioni al concetto di benedizione, sia essa intesa come grazia divina, intercessione o espressione di accoglienza ecclesiale.

Il Beato Giulio di Montevergine: Vita, Devozione e Miracoli

Da secoli, una delle figure più conosciute e venerate è "Beato Giulio". Egli è tra i tanti servi di Dio e venerabili che attendono la glorificazione in terra, come quella che già godono in cielo. Non vi è pellegrino, fra i milioni che nei secoli si sono recati a rendere la loro devozione alla Madonna di Montevergine, nella chiesa della celebre abbazia benedettina fondata da S. Guglielmo da Vercelli nel XII secolo sui Monti dell’Irpinia, che dopo la visita alla Madonna non sia passato a rendere, un sia pur breve omaggio a questo umile suo figlio, che riposa nella stessa chiesa.

Giulio nacque nel XVI secolo a Nardò (Lecce) da nobile famiglia. Secondo le consuetudini del casato, la sua famiglia lo fece educare nelle lettere e nelle scienze con l’aggiunta della musica, a cui il giovanetto era particolarmente inclinato. Divenuto giovane, si raccolse nella preghiera e nella meditazione per decidere la scelta della sua vita. Illuminato dallo Spirito Santo, distribuì i suoi beni ai poveri, lasciò la casa paterna e la sua città e, vestito con il saio del pellegrino, si avviò verso la Campania per trovare un posto adatto al suo desiderio di solitudine.

Dopo un certo tempo, trovò un luogo in una piccola valle con molti faggi detta “Chiaia” nel massiccio del Partenio in Irpinia. Insieme ad un altro eremita di nome Giovanni, prese a condurre una vita di mortificazione, nella contemplazione delle cose celesti, dediti alla preghiera. La loro presenza e santità di vita attirò molte persone, compresi i nobili Carafa, feudatari del luogo, i quali, ammirati, fecero costruire per i due eremiti un eremo e una chiesa dedicata alla Vergine Incoronata. Ancora oggi quel luogo, dove sorgeva la chiesetta di cui sono rimasti pochi ruderi, si chiama “L’Incoronata”.

A lavori ultimati, Giulio e Giovanni si adoperarono affinché l’eremo e il nascente Santuario fossero affidati ad un Ordine religioso. Papa Gregorio XIII (1502-1585) vi mandò i Benedettini Camaldolesi. Ma ormai il “Beato” Giulio era diventato troppo noto e in più si prospettava la possibilità che diventasse Superiore. Allora, per ritornare nel nascondimento e sconosciuto a tutti, lasciò l’eremo e andò a bussare all’abbazia di Montevergine, non tanto lontana, accolto con gioia dai monaci.

Qui visse all’ombra della Madonna, prodigandosi con zelo instancabile per il decoro del Santuario e per il culto della Madre Celeste, soprattutto come organista. Questo compito lo tenne per 24 anni, con maestria ed arte, al punto che molti fedeli accorrevano anche da Napoli per sentirlo suonare durante le funzioni liturgiche. Per umiltà non volle essere ordinato sacerdote, non reputandosi degno. Per umiltà, prima di morire, chiese ai suoi Superiori di essere seppellito sotto il pavimento della Cappella della Madonna, così da poter essere calpestato da ogni pellegrino, come il più grande peccatore.

Il suo desiderio fu esaudito quando morì l’8 luglio 1601. La sua grande umiltà fu esaltata dal Signore con un grande prodigio: venti anni dopo, nel 1621, quando si volle rifare il pavimento della Cappella, il suo corpo fu trovato intatto, con la pelle fresca e gli arti ancora mobili. Dopo tre secoli e mezzo, le sue spoglie mortali sono rimaste quasi allo stato del 1621 e sono visibili in un’urna esposta alla devozione dei fedeli. La devozione popolare l’ha chiamato sempre ‘Beato’ anticipando la conferma ufficiale della Chiesa, che si spera avvenga al più presto. Anche se da secoli ormai è considerato potente intercessore presso il trono di Maria e quindi per tutti è già il “Beato Giulio”.

Urna con le reliquie del Beato Giulio di Montevergine o vista dell'Abbazia di Montevergine

San Giulio di Novara: L'Evangelizzatore del Medio Novarese

Si ha notizia del culto a San Giulio dalla fine del secolo VIII. Egli fu uno dei primi presbiteri evangelizzatori delle terre del medio novarese. Con la conversione dei Longobardi e in epoche successive la venerazione a Giulio, incentrata sul suo sepolcro nell’isola omonima del Lago Cusio o di Orta (Novara), ebbe larga diffusione. Lo attestano i pellegrinaggi di intere comunità alla sua tomba e le molte chiese a lui dedicate nella diocesi di Novara e nelle diocesi limitrofe.

Secondo la vita liturgica scritta nei secoli XI e XII, quando un collegio di canonici officiava la sua basilica, Giulio, giunto a queste contrade dalla Grecia (Isola di Egina), rappresenta l’ideale del ministro del Vangelo radicato secondo l’insegnamento paolino nella fede e nella carità. Fondatore di chiese e di comunità cristiane, rifulge soprattutto come padre dei poveri, efficace protettore contro le insidie del male, taumaturgo e consolatore degli afflitti.

Il testo liturgico invita alla devozione: «Ricorda quant’è breve la mia vita. Benedetto il Signore in eterno. Volgiti, Signore; fino a quando?» E ancora, l'invito biblico di Mosè al popolo: «Quando tutte queste cose che io ti ho poste dinanzi, la benedizione e la maledizione, si saranno realizzate su di te e tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni, dove il Signore tuo Dio ti avrà scacciato, se ti convertirai al Signore tuo Dio e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, secondo quanto oggi ti comando, allora il Signore tuo Dio farà tornare i tuoi deportati, avrà pietà di te e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli, in mezzo ai quali il Signore tuo Dio ti aveva disperso.»

Il culto a San Giulio è stato motivo di riflessione sulla fede e sulla perseveranza. Un discorso rivolto ai "amatissimi figlioli in Cristo" ricorda la grazia speciale che Dio ha fatto ai monti del novarese con il fatto che i santi Giulio e Giuliano, partiti dalla loro patria lontanissima, dopo aver girato per tante città e province, alla fine venissero a fermarsi lì e vi lasciassero le loro sacre reliquie. Per loro cagione altri santi parimenti vi dimorarono e vi lasciarono le loro reliquie. Questo esorta a rinnovare vivamente la memoria di San Giulio e di San Giuliano.

Si osserva con dolore e pena che i vicini stiano a vedere la devozione degli stranieri e la perdano. Si pone la domanda: "Chi di voi con le ginocchia si muove attorno al suo altare come essi fanno? O chi ha salito in ginocchio la scala stessa per la quale si arriva alla Chiesa del Santo, come essi talvolta fanno? Chi viene ad onorare questi santi con le oblazioni, come fanno i forestieri?" Si sottolinea che "questo onore è graditissimo a Dio e ai santi". L'esortazione è a raccomandarsi ogni giorno alla loro intercessione, celebrare le loro feste, visitare spesso e bene le loro Chiese e i loro sepolcri. «Venite, vedete le opere di Dio, mirabile nel suo agire tra gli uomini. Li hai posti come sentinelle, vegliano sulla tua Chiesa.»

L'Ufficio delle Letture, i Vespri e le Lodi dal proprio diocesano sono previsti per pregare durante la giornata in cui si fa memoria di San Giulio. La preghiera liturgica recita: «O Dio, che con la predicazione apostolica di san Giulio hai chiamato i nostri padri alla mirabile luce del tuo Vangelo, donaci di crescere nella conoscenza e nell’amore del tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore. A Colui che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli.»

Immagine dell'Isola di San Giulio sul Lago d'Orta o di una chiesa a lui dedicata

Don Giulio Mignani: Una Riflessione Critica sulle Benedizioni e la Dottrina Ecclesiale

In tempi recenti, la figura di Don Giulio Mignani ha suscitato dibattito, soprattutto in relazione alla sua decisione di lasciare la tonaca e alla sua posizione critica su aspetti della dottrina cattolica, tra cui il tema delle benedizioni. Il suo "sbattezzo" è stato un atto clamoroso motivato da una profonda riflessione.

Don Giulio ha trovato somiglianze tra le sue idee e quelle espresse da suor Teresa Forcades. Entrambi hanno affrontato richiami dal Vaticano per le loro posizioni. Nel caso di suor Teresa, le fu chiesto di ritrattare pubblicamente a seguito delle sue affermazioni sull'aborto, ma la sua badessa le permise di rispondere a Roma, sostenendo il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. Per Don Giulio, invece, la situazione fu differente: il suo vescovo, a seguito delle sue esternazioni, ricevette una lettera da Roma dalla Congregazione per il Clero e "ha fatto suo il rimprovero espresso dalla Congregazione e ha accolto la richiesta di punirmi, nel caso io non avessi ritrattato, ritenendo, a differenza della badessa e delle altre consorelle di suor Teresa, che non fosse affatto lecito che io potessi esprimere delle opinioni diverse da quelle del Magistero della Chiesa cattolica."

Mignani ritiene che l’istituzione ecclesiale abbia bisogno di mettersi in discussione e di cambiare la propria struttura, evidenziando problematiche come l’eccessiva ricchezza, la mancanza di parità di genere, e le responsabilità nella gestione degli abusi sessuali e della pedofilia. Ritiene inoltre che il modo in cui la Chiesa è strutturata incida negativamente sulla possibilità di un dialogo reale tra tutti i suoi membri, laici compresi. Don Giulio critica l'intero sistema dottrinale, definito "la spina dorsale del credo cattolico", elaborato in tempi lontani e mai seriamente rivisitato alla luce dei saperi, della sensibilità e delle reali domande della contemporaneità. Non si riferisce solo alla dottrina legata alla teologia morale (diritti della comunità LGBTQ, eutanasia, aborto) o a dogmi controversi (Immacolata Concezione, Verginità di Maria, Assunzione, infallibilità papale), che per lui non sono credibili e inutili a una matura esperienza di fede.

Un esempio significativo della sua critica riguarda l'affermazione del Catechismo della Chiesa cattolica (n. 400), secondo cui "la corruzione della materia e la morte siano entrate nel mondo a causa del peccato dell’uomo". Questa affermazione è ritenuta insostenibile oggi, poiché "se l’uomo (intendendo homo sapiens sapiens) è arrivato su questo pianeta 150.000 anni fa e la vita su questo pianeta c’è invece da quasi 4 miliardi di anni e da quando c’è la vita c’è anche la morte, come si fa allora a sostenere che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell’uomo?"

Il Concetto di "Spirito" e il Messaggio di Gesù

La svolta nel percorso spirituale di Mignani è individuata nel vocabolo "spirituale", inteso come "quell’energia libera che ci caratterizza, che è presente in ciascuno di noi". Questa energia libera, non impegnata per le necessità materiali o riproduttive, si manifesta nella capacità di gustare e produrre bellezza (arte, etica), espressioni tipiche solo dell'essere umano. Citando il teologo Vito Mancuso, questa dimensione libera è come "uno spazio vuoto, caotico, paragonabile ad una misteriosa polvere esplosiva che, a seconda di come viene trattata, determina la sua consistenza e il suo destino". L'obiettivo di ogni spiritualità, religiosa o laica, è aiutare a gestire questa libertà, relazionandola a una dimensione dell'essere più grande e giusta: il bene, la verità, la giustizia, la divinità.

Nel suo cammino personale, Don Giulio ha sentito sempre più forte la volontà di relazionare la sua energia libera al bene, alla verità e alla giustizia. Riguardo a Gesù, lo descrive come "un profeta escatologico apocalittico" che annunciava un mondo presto dominato da Dio, dove sarebbe stata fatta giustizia. Il messaggio di Gesù, che invitava a farsi trovare pronti per il Regno di Dio, "conserva ancora il suo valore", perché invita a concepire l'esistenza "come non appartenente del tutto alla logica di questo tempo e di questo mondo e a vivere per renderlo migliore, per renderlo più somigliante a quello che Gesù chiamava Regno di Dio".

Le Benedizioni per le Coppie Omosessuali

Un tema centrale per Don Giulio Mignani è la posizione della Chiesa Cattolica sulle benedizioni per le coppie omosessuali. Mignani critica la Chiesa per non mettersi "in ascolto né delle persone, né delle nuove acquisizioni delle scienze umane e del pensiero scientifico". La sua posizione è cambiata attraverso un "duplice ascolto": conoscere personalmente persone omosessuali e confrontarsi con le loro storie. Ricorda una confessione in cui un uomo sposato con figli gli rivelò di essere omosessuale ma di essersi "finto eterosessuale" a causa della non accettazione sociale ed ecclesiale, costringendosi a un matrimonio non amato. Questo lo fece riflettere: "noi diciamo che se questa persona si fosse unita ad un altro uomo avrebbe fatto qualcosa contro natura, ma in realtà non è stato contro natura ciò che questo uomo si è sentito costretto a fare?"

Successivamente, ha conosciuto coppie omosessuali, constatando che "il loro amore di coppia fosse uguale a quello delle coppie eterosessuali". Queste esperienze dirette e le ricerche scientifiche lo hanno portato a modificare le sue idee. Prima della sospensione, non ha mai benedetto coppie omosessuali, ma è lieto che altri sacerdoti lo facciano. Tuttavia, critica il fatto che il Magistero "ancora non permette di realizzare la benedizione delle coppie omosessuali in quella pienezza che io auspicherei: venendo cioè a benedire, a dire bene del loro amore, comprensivo del linguaggio fisico che anche le persone omosessuali giustamente utilizzano per esprimersi reciprocamente questo loro amore."

La Dichiarazione Fiducia Supplicans (18 dicembre 2023) non prevede questa pienezza. Il documento ribadisce che le benedizioni per coppie omosessuali non possono essere impartite attraverso forme rituali liturgiche, ma devono essere spontanee e non liturgiche. Viene inoltre negato che possano svolgersi contestualmente ai riti civili di unione o in relazione ad essi, impedendo così i momenti più opportuni. Mignani si chiede: "una coppia di persone omosessuali cattoliche può accontentarsi di non rivendicare la legittimazione del proprio status, ammettendo invece che la relazione vissuta da loro è moralmente inaccettabile dal punto di vista oggettivo in quanto si tratta di un peccato? Quello che questa coppia intende chiedere attraverso la benedizione è effettivamente un aiuto per liberarsi da queste loro imperfezioni? Perché è proprio questo ciò che il documento propone attraverso la benedizione e oltretutto lo propone affermandolo esplicitamente."

Questa posizione, a suo avviso, è dovuta al fatto che la Chiesa cattolica "pone sempre al centro del proprio agire la salvaguardia di se stessa". Esempi citati includono gli scandali finanziari o i reati di pedofilia, che la Chiesa ha cercato di nascondere per evitare di essere screditata, parlando di "errori individuali" o "mele marce". Una severità maggiore è riservata a coloro che, come lui, contestano la Dottrina. "Si ha l’impressione che tutti i peccati possano essere perdonati dalla Chiesa salvo quelli di “disobbedienza” al Dettato del Magistero e al suo intoccabile impianto dogmatico." Don Giulio Mignani incoraggia a riflettere sul proprio percorso di vita e, se necessario, a deviarlo, piuttosto che rimanere intrappolati per pigrizia o paura.

Don Giulio Mignani: Papa Francesco non è infallibile - La Zanzara 1.3.2024

Altre Figure e Opere sul Tema delle Benedizioni: Don Giulio Osto

Il tema delle benedizioni è anche al centro del lavoro di Don Giulio Osto, presbitero della Diocesi di Padova. Nel suo libro "Gocce di benedizione", illustrato da Debora Spolverato, maestra d’arte, propone 366 "Gocce di benedizione", una per ogni giorno, per donare misericordia. Il concetto che "Il buon Dio fa piovere gocce di benedizione sul capo di tutti i suoi figli: sui giusti e sugli ingiusti, indistintamente" riassume l'universalità della grazia divina. Il libro è disponibile per la stampa in singola copia con tecnologia print on demand.

Copertina del libro

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