Papa Benedetto XVI ha costantemente sottolineato l'importanza di contrastare il relativismo nella società moderna, un tema centrale del suo pontificato. Questa insistenza ha motivazioni strategiche profonde, parte integrante del programma del Pontificato, ma talvolta si è intrecciata anche con scadenze referendarie immediate, come accadde in Italia riguardo a questioni di vita e famiglia.
Il Relativismo come "Anima" della Cultura Contemporanea
Secondo Papa Benedetto XVI, il relativismo è l'"anima" della cultura contemporanea, tendente a fare dell'"io" l'unica misura dei valori e delle scelte. Questo concetto è stato al centro di numerosi interventi, con l'obiettivo principale di motivare le "famiglie cristiane" a un "impegno pubblico" nella battaglia contro tale fenomeno.
Già prima della sua elezione al soglio pontificio, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger aveva espresso preoccupazioni simili. Nella sua omelia "pro eligendo Romano Pontifice" del 18 aprile 2005, egli denunciò l'emergere di una "dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". Questa visione profetica anticipava sfide che avrebbero segnato il suo pontificato.
La difesa della vita e della famiglia
Tra le affermazioni più decise del Papa vi è quella sull'"intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale", che si iscrive perfettamente nella disputa contro il relativismo. Il suo discorso vibrato sulla vita "intangibile" e sul "relativismo" da combattere sarebbe stato pronunciato anche in assenza di scadenze referendarie, poiché rappresentava una convinzione profonda e una priorità del suo magistero.
Il Ruolo dell'Italia nella Lotta al Relativismo

Benedetto XVI assegnò all'Italia un ruolo guida nella lotta contro il "relativismo", eredità dal suo predecessore Giovanni Paolo II. Egli parlò di un "grande ruolo" che l'Italia può avere "in Europa e nel mondo", in forza del "vero umanesimo" di cui è portatrice, ispirato al sentimento cristiano "profondo e vivo". In Italia, l'egemonia della cultura del "relativismo", che "tende a escludere il cristianesimo", non era "affatto totale e tanto meno incontrastata", un dato che ammirava in quanto proveniva da una nazione con una secolarizzazione più avanzata. L'intenzione di Papa Benedetto XVI era rafforzare l'azione di "contrasto" già condotta dai cattolici italiani.
Le Radici del Pensiero di Joseph Ratzinger
Joseph Ratzinger, nato a Marktl am Inn, in Baviera, il 16 aprile 1927, fu ordinato sacerdote nel 1951 e iniziò a insegnare teologia fondamentale all'Università di Monaco di Baviera nel 1957. Il suo pensiero sul paganesimo moderno affonda le radici in osservazioni precoci sulla secolarizzazione dell'Europa.
Il "Nuovo Paganesimo" nella Chiesa
Già nel 1959, Ratzinger denunciava un "nuovo paganesimo" che cresceva "nel cuore stesso della Chiesa minacciando di distruggerla dal di dentro". Egli osservava che l'Europa, pur statisticamente cristiana, era diventata la culla di un paganesimo che si manifestava in cristiani solo di nome, ma che in realtà erano "diventati da tempo dei pagani". Questo paganesimo risiede "nella Chiesa stessa", una caratteristica peculiare dei giorni nostri.
Il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II e la Ricerca di una Nuova Comprensione
La percezione di questa crisi del cattolicesimo portò Ratzinger a credere nella necessità di cercare una strada per rendere più comprensibile la proposta di Cristo, rivolgendosi a un uomo e una donna profondamente cambiati dalla cultura predominante. Questa convinzione lo spinse all'entusiasmo per la convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), visto come un'opportunità per riproporre la dottrina di sempre a un contemporaneo che l'aveva rifiutata o non la comprendeva più.
Il giovane teologo, già nel 1960, in una conferenza preparata per il Cardinale Josef Frings, analizzava il cambiamento avvenuto tra il Concilio Vaticano I e i decenni successivi, caratterizzati dall'allontanamento della società europea dal cristianesimo e dal fascino esercitato da ideologie come il liberalismo, il marxismo e il nazionalismo. La sua preoccupazione principale era pastorale: affrontare il distacco del popolo dalla fede e cercare il modo di riportare Cristo al centro della vita degli uomini e della vita pubblica delle nazioni.
Il Contributo al Concilio
Nominato perito conciliare nel novembre 1962, Ratzinger partecipò a tutte le sessioni con grande entusiasmo, sperando in una "nuova Pentecoste". Tuttavia, durante i lavori conciliari, avvertì un'agitazione crescente e l'impressione che "nella Chiesa non ci fosse nulla di stabile, che tutto può essere oggetto di revisione". Ratzinger si rese conto che una minoranza all'interno del Concilio non voleva tanto riportare la fede cristiana al centro della vita degli uomini, quanto riteneva che la Chiesa dovesse cambiare radicalmente identità per essere accolta dagli uomini del tempo, riproponendo, in qualche modo, il problema della crisi modernista di inizio Novecento.
Ratzinger non si considerava un "conservatore" in senso stretto, ma piuttosto un "missionario", come affermò nel celebre libro-intervista "Rapporto sulla fede" a Vittorio Messori: "il contrario di conservatore non è progressista, ma missionario". Egli non era cambiato, ma vedeva gli altri prendere un'altra strada. Ratzinger capì che il messaggio di Cristo doveva essere ripreso nella sua originalità, liberandolo da "incrostazioni" accumulate nel corso dei secoli, ma senza rinunciare al passato.
La Crisi del Sessantotto e il Cambiamento Accademico
Il 1968 fu un anno cruciale per Ratzinger. Insegnando all'università di Tubinga, patì il clima delle rivolte studentesche, che lo portarono a trasferirsi all'università di Bonn. Il Sessantotto gli fece comprendere una rivoluzione radicale che colpiva gli uomini e non solo le istituzioni, cambiando profondamente il modo di vivere e di pensare di una generazione. Nel 1977, dopo la morte improvvisa del Cardinale Julius Augustus Dopfner, fu chiamato da San Paolo VI a succedergli come arcivescovo di Monaco di Baviera e cardinale. L'anno successivo, partecipò ai due conclavi che lo portarono all'elezione di Giovanni Paolo I e poi di Giovanni Paolo II.
In quel periodo, a dieci anni dal Sessantotto, la Chiesa si trovava ad affrontare una crisi ben più profonda di quella modernista. Ratzinger comprese che, da un lato, c'era chi voleva ridurre la Chiesa e la fede a ciò che il mondo desiderava, ma dall'altro era fondamentale ritrovare un modo per rimettere Cristo al centro della storia.
Il Legame tra Cultura Occidentale e Cristianesimo
Il discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona il 12 settembre 2006 mise in luce lo stretto legame tra la cultura occidentale e il Cristianesimo. Egli affermò che "il vicendevole avvicinamento interiore, che si è avuto tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale". Questo incontro, al quale si aggiunse in seguito il patrimonio di Roma, "ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa". La scelta del nome Benedetto XVI, in riferimento al santo protettore dell'Europa, era anch'essa significativa, sottolineando la centralità delle radici cristiane per il continente.
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