Benedetto XVI: Biografia del Papa Emerito

Il Papa emerito Benedetto XVI, nato Joseph Ratzinger, è deceduto il 31 dicembre 2022 all'età di 95 anni. La Sala Stampa vaticana ha annunciato che la morte è sopravvenuta alle 9.34 nella residenza del Monastero Mater Ecclesiae, la dimora che aveva scelto dopo la rinuncia al ministero petrino avvenuta nel 2013, dopo un pontificato durato otto anni.

La Giovinezza e la Formazione (1927-1951)

Joseph Ratzinger nacque a Marktl sull’Inn, in Baviera, il 16 aprile del 1927, Sabato Santo. Questa circostanza lo segnò profondamente, riflettendo a lungo su di essa come segno della Provvidenza che lo legava in modo particolare al tempo pasquale, alla morte e alla Risurrezione di Gesù. I suoi genitori partecipavano attivamente al cattolicesimo gioioso della Baviera, rafforzando questa sua inclinazione.

Gli anni della sua infanzia e adolescenza furono segnati dall’ascesa del nazismo. Sulla vita del piccolo Joseph non influivano le invettive del Führer, bensì l’invito di Guardini a vivere lo Spirito della liturgia e a prender parte al risveglio della Chiesa nelle anime. Questo contribuì a una crescita serena, caratterizzata dall’amore per lo studio e l’attaccamento alla famiglia, nonché da un distacco sempre più cosciente dagli orientamenti del regime. Decise di seguire l’esempio del fratello Georg, che aveva scelto la via del Seminario. Già seminarista, fu arruolato come tutti i coetanei tedeschi nella Gioventù hitleriana, riuscendo nel proposito di non prendervi parte senza subire sanzioni, anche se fu costretto a iscriversi per non riceverne nelle tasse scolastiche. A 16 anni, nel 1944, fu arruolato nell’esercito tedesco, ma non dovette mai combattere in guerra. Nelle ultime settimane del conflitto, disertò, scampando alla fucilazione grazie all'aiuto di un sergente, e fu fatto prigioniero dagli americani per qualche tempo.

Dal conflitto, che segnò la fine dell’epoca moderna, Joseph ritornò con la coscienza rinnovata della vocazione sacerdotale e con l’intenzione di dedicarsi allo studio della teologia. Già nel 1939 era entrato in seminario e, dal 1946 al 1951, studiò filosofia e teologia a Frisinga e a Monaco di Baviera. Da subito fece un’opzione altrettanto ferma: le risposte della Scolastica non erano più in grado di far fronte agli interrogativi sollevati dal tramonto dell’Europa. L’attenzione si volse allora all’esistenza del singolo, alla filosofia dialogica nell’accezione che le avevano impresso il pensatore cattolico Ferdinand Ebner e il banditore del chassidismo, l’ebreo Martin Buber. Il modo per superare la solitudine dell’uomo chiuso nel suo ego è il dialogo: solo il “tu” dell’altro libera l’uomo dal solipsismo e lo inserisce in un dialogo che è via verso l’amore, la verità e la libertà. Di più, il “tu” originario è quello di Dio, da cui viene la parola che interpella l’uomo e chiede una risposta. Così, il linguaggio è di origine divina e tutta la vita spirituale dell’uomo è, in ultima analisi, un dialogo con Dio da condurre in responsabilità e libertà. Queste ultime erano le parole d’ordine di John Henry Newman, che andava così ad aggiungersi a Ebner e Buber quali cardini di un pensiero che, nonostante la giovane età, prendeva un orientamento già ben definito.

La formazione del giovane teologo Ratzinger andava di pari passo con la sua definitiva decisione di diventare prete. Il 29 giugno del 1951 fu ordinato sacerdote a Frisinga, lo stesso giorno del fratello Georg, di tre anni più anziano e deceduto nel 2020. All'ordinazione assistettero i genitori e la sorella, commossi per l'evento che affidava definitivamente i due giovani, scampati alla guerra, al Signore. Dopo i festeggiamenti, don Joseph venne affidato al primo incarico pastorale nella parrocchia del Preziosissimo Sangue a Monaco. Quell'anno di cura pastorale gli permise di portare con sé il ricordo dell’amore ardente per Cristo del parroco Max Blumscein e una massima del gesuita Alfred Delp, martire del nazismo, che diceva: «Il pane è importante. La libertà è più importante. Ma la cosa più importante è la fedeltà ininterrotta e l’adorazione mai tradita».

Carriera Accademica e il Concilio Vaticano II (1951-1977)

La via verso il dottorato e la libera docenza, in vista dell’insegnamento della teologia nelle università di Stato, proseguì con l’approfondimento del pensiero di sant’Agostino e san Bonaventura. Addottoratosi in teologia nel 1953, l’accostamento al padre africano era funzionale alla ricerca sulla natura della Chiesa. Il pensiero del vescovo di Ippona portava nuovo sostegno alla concezione mistica e spirituale sostenuta dal movimento liturgico. Nella Chiesa è presente la caritas che viene dallo Spirito Santo e nutre la comunione dei santi. Agostino si sottraeva così alla tentazione, che fu dei donatisti ma si ripeterà tante volte nella storia, di espellere i peccatori dalla comunità cristiana con il rischio di farne una società di presunti perfetti e iniziati. Non meno fecondo fu l’apporto di san Bonaventura. Il dottore francescano, secondo Ratzinger, elaborò un concetto di rivelazione non statico, non metafisico, bensì legato agli interventi di Dio nella storia di Israele e di tutti gli uomini. L’evento rivelativo centrale e definitivo è quello di Gesù Cristo, inviato dal Padre nel mondo per salvare gli uomini. Quest’opera di Dio ebbe dei testimoni che misero per iscritto la Parola rivelata, affidandola alla comunità dei credenti.

Dopo alcuni anni di insegnamento nella facoltà ecclesiastica di Frisinga, l’approdo all’università di Stato avvenne nel 1959 con una chiamata da parte della facoltà di teologia cattolica dell’Università di Bonn, all’epoca la capitale della Germania federale. Sembrava il secondo o terzo vicario di una grande parrocchia, invece era il nuovo professore ordinario di teologia fondamentale, che subito si impose con il suo modo di insegnare. Ha insegnato dogmatica e storia del dogma anche presso le università di Münster (1963-66), Tubinga (1966-69) e Ratisbona (1969-77).

Nella prima lezione magistrale dal titolo «Il Dio della fede e il Dio dei filosofi», il giovane professore esponeva in sintesi il suo pensiero: la filosofia tende alla comprensione del mondo nel quale l’uomo è chiamato a vivere, la teologia, invece, secondo la parola dei salmi, è alla ricerca del volto di Dio che all’uomo ha rivolto la sua parola. Le finalità sono diverse e nello stesso tempo convergenti, perché Dio come creatore è all’origine del mondo. Per questo le due discipline sono destinate a incontrarsi, e nessuna può mai dire di aver raggiunto in via definitiva la propria meta. La lezione di Ratzinger ebbe un successo che andò al di là della cerchia pur autorevole dell’università.

Di conseguenza, l’accademia di Bensberg invitò il professore di Bonn a tenere una conferenza sulle prospettive del Concilio da poco annunciato da san Giovanni XXIII. Con autorevolezza, Ratzinger riuscì a mettere in risalto il positivo che poteva derivare da un’assise nella quale Papa e vescovi non dovevano entrare in competizione, bensì dare insieme testimonianza di comunione al servizio dell’annuncio del Vangelo. Alla conferenza di Bensberg era presente l’arcivescovo di Colonia, l’autorevole cardinale Josef Frings, che rimase talmente colpito da scegliere il professore bavarese come suo esperto per il prossimo Concilio. Nell’immediato Ratzinger doveva leggere i testi preparatori e dare il suo giudizio, poi doveva accompagnare il cardinale a Roma. Dopo gli anni di preparazione, cardinale ed esperto arrivarono nella capitale italiana per l’inaugurazione del Concilio Vaticano II (1962-65), segnalandosi entrambi per una partecipazione incisiva e nello stesso tempo responsabile. L’apporto di Ratzinger fu decisivo nel dare un’impostazione personalistica alla costituzione sulla Divina Rivelazione, Dei Verbum. Diede inoltre un contributo significativo alla costituzione sulla Chiesa, Lumen Gentium, in particolare alla definizione del collegio apostolico e della natura sacramentale dell’ordinazione episcopale. Altri documenti alla cui elaborazione Ratzinger prese ugualmente parte sono il decreto sulle missioni e la costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes.

Benedetto XVI al Concilio Vaticano II

Partito come uno dei più decisi innovatori, già durante le ultime due sessioni del Vaticano II, Ratzinger divenne più cauto e responsabile nei suoi giudizi. Avvertiva con preoccupazione, come scrisse in Introduzione al Cristianesimo, il rischio che si perdessero per strada il contenuto della fede e la fiduciosa disposizione del credente. Di qui il distacco dalla rivista Concilium e la fondazione, insieme ad Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar, di una nuova rivista teologica, Communio, nel 1972, oggi pubblicata in diciassette lingue.

Proseguiva intanto la carriera universitaria che da Bonn lo portò a Münster, di qui a Tubinga, dove esplose con virulenza il fenomeno della contestazione. Egli reagì accettando un incarico a Ratisbona, una università meno prestigiosa nella quale, però, ritrovò il tempo e la gioia di dedicarsi nuovamente alla teologia. Qui scrisse un altro dei suoi libri ancora insuperati: Escatologia. Morte e vita eterna, che rispondeva con sapienza e chiarezza alle domande sulla vita futura. A Ratisbona egli pensava di stabilirsi definitivamente, ma non era questa la volontà di Dio.

L'Episcopato e la Curia Romana (1977-2005)

Nel 1976 venne improvvisamente a mancare l’arcivescovo di Monaco, il cardinale Julius Dupfner. Non era facile all’epoca trovare un successore a un cardinale tanto amato. Per volontà esplicita dell’anziano Paolo VI la scelta si orientò verso Ratzinger, conosciuto e stimato a Roma per la sua partecipazione al Concilio e alla Commissione Teologica Internazionale. Il 24 marzo 1977 fu nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI, e consacrato vescovo il 28 maggio 1977. Nel medesimo anno, Paolo VI lo creò cardinale.

Joseph Ratzinger come Arcivescovo di Monaco e Frisinga

Il passaggio dalla cattedra del professore a quella del vescovo portò una svolta decisiva nella vita del teologo. Scelse come motto episcopale «Collaboratori della verità», perché spiegava: «Pur con tutte le differenze si trattava e si tratta sempre della stessa cosa, seguire la verità, porsi al suo servizio». Al centro del suo ministero pose la cura per la liturgia, che voleva nella linea degli insegnamenti conciliari. Aggiungeva, tuttavia: «Culmine e fonte della vita cristiana, la liturgia eucaristica domenicale ora come sempre si basa sulla fede nella Risurrezione di Gesù, essa non può essere il luogo di sperimentazioni arbitrarie».

Sempre in campo liturgico, il cardinale dedicava grande attenzione alla predicazione e raccomandava identica cura ai suoi sacerdoti. Essi non parlano a nome proprio ma come rappresentanti della Chiesa e sono tenuti ad attenersi alla Sacra Scrittura e agli insegnamenti del Magistero come punto di partenza di ogni predicazione cattolica. Pari attenzione egli dedicava anche ai fedeli, per i quali richiedeva stima e rispetto. Non si può pretendere che essi cambino repentinamente spiritualità, non si può disprezzare la devozione popolare che veicola fede e sapienza. Attento alla vita spirituale della sua diocesi, Ratzinger sapeva che, come vescovo, era responsabile anche della Chiesa universale. In questo spirito partecipò nel 1978 ai due Conclavi che elessero Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Fu relatore al Sinodo sulla famiglia del 1980 e prese parte al primo incontro della commissione di dialogo tra cattolici e ortodossi, istituita per volontà del patriarca Demetrio I e di Giovanni Paolo II.

Nel 1981 arrivava una nuova svolta che l’arcivescovo annunciava ai suoi fedeli con le parole: «Non è stato facile per me decidere. Il Papa mi vuole a Roma». Il 25 novembre 1981, Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Il compito che l’attendeva in Vaticano non era semplice: seguendo le indicazioni emerse al Concilio, voleva favorire gli studi miranti a far crescere l’intelligenza della fede per dare delle risposte ai problemi del mondo contemporaneo. A questo scopo si riproponeva di mettersi all’ascolto dei vescovi e dei teologi. Questo non gli impedì, tuttavia, di pubblicare nel 1984 un severo rapporto sulla situazione della Chiesa, constatando che, avendo perso fiducia nelle proposte della tradizione, alcuni teologi facevano propria l’analisi marxista del mondo e della storia.

Negli oltre ventitré anni trascorsi alla guida della Congregazione per la dottrina della fede (presiedendo anche la Commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa Cattolica dal 1986 al 1992), il cardinale Ratzinger ha difeso in modo rigoroso l’ortodossia cattolica. Ha espresso una valutazione sostanzialmente negativa sulla teologia latinoamericana della liberazione, ritenuta per alcuni aspetti incompatibile con la dottrina sociale della Chiesa, e sostenendo la necessità di porre dei limiti all’ecumenismo e al dialogo interreligioso, alla luce dell’unicità e dell’universalità salvifica di Cristo e della Chiesa. In questo ruolo ha contribuito a ispirare i documenti dottrinali del suo predecessore, impegnandosi in particolare nell’attuazione e nella difesa del Concilio Vaticano II di fronte a interpretazioni ritenute forzate e contrastanti con gli stessi principi conciliari, e a tendenze quali l’appiattimento dell’esperienza religiosa su una dimensione prevalentemente politica, l’atteggiamento critico nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche, l’oblio del patrimonio liturgico, la rinuncia alla missione pedagogica e la concezione relativistica della salvezza, e di conseguenza della stessa fede cristiana.

Dal 2002 fu decano del collegio cardinalizio.

Il Pontificato di Benedetto XVI (2005-2013)

Il 19 aprile 2005, Joseph Ratzinger fu eletto papa al quarto scrutinio da 115 elettori (il numero più alto nella storia delle elezioni papali), in un conclave durato meno di ventiquattro ore. Assunse il nome di Benedetto XVI, il 265° Papa della storia e il settimo tedesco. Spiegò di aver scelto il suo nome in omaggio a Benedetto XV, pontefice durante un momento difficile come la Prima guerra mondiale, e a San Benedetto da Norcia, fondatore di un importante ordine monacale e fra i patroni d’Europa, scelto come fondamentale punto di riferimento per le radici cristiane della cultura e della civiltà europea.

Papa Benedetto XVI sul balcone di San Pietro dopo l'elezione

All'inizio del suo pontificato aveva detto: «Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia». Le priorità del pontificato furono esposte in alcuni messaggi, omelie e discorsi programmatici pronunciati nel corso dei primi mesi successivi all’elezione: l’attuazione del Concilio Vaticano II in piena continuità con la tradizione della Chiesa, la valorizzazione della centralità dell’Eucaristia, la necessità di ravvivare nella comunità ecclesiastica la consapevolezza della propria vocazione apostolica, l’impegno per la ricostituzione dell’unità dei cristiani e il dialogo con i credenti delle altre religioni, in particolare con il mondo ebraico e con quello islamico, e con i non credenti.

Anche in vista del dialogo interreligioso, Benedetto XVI richiamò l’attenzione sulla necessità e l’urgenza di una nuova unione tra fede e ragione, in particolare in una lectio magistralis tenuta all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006. Questa lezione fu oggetto di aspre critiche da parte di numerosi esponenti del mondo islamico per la citazione di una frase con la quale l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo condannava la diffusione della fede mediante la violenza ("Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane"). In seguito, il Pontefice si dichiarò "rammaricato per le reazioni suscitate" e disse di non condividere quella frase. Tra i testi del pontificato particolare importanza rivestono le tre encicliche:

  • Nella Deus caritas est (25 dicembre 2005), Benedetto XVI distingue due diverse forme di amore, quella «ascendente» (eros), che cerca Dio, e quella «discendente» (agape), che trasmette il dono ricevuto, inscindibilmente legate l’una all’altra nella creazione e nella storia della salvezza, per poi soffermarsi sull’azione caritativa della Chiesa come «comunità d’amore». Questa enciclica lascia il segno in un periodo attraversato da scandali finanziari (legati in primis allo IOR) e di natura sessuale (il fenomeno dei preti pedofili).
  • La Spe salvi (30 novembre 2007) è dedicata al tema della speranza cristiana, considerata prima dal punto di vista della riflessione teorica (dai fondamenti neotestamentari e patristici alle trasformazioni proprie dell’epoca moderna), poi da quello del suo concreto apprendimento ed esercizio.
  • Nella Caritas in veritate (29 giugno 2009), la prima enciclica «sociale» di Benedetto XVI, sono affrontati i grandi problemi legati alla globalizzazione, alla crisi economica e alle loro ricadute sulla vita dei popoli e degli individui, con particolare riferimento al tema dello sviluppo della persona e dell’umanità intera (che deve avvenire alla luce della «carità nella verità»).

Le encicliche di Benedetto XVI

Di rilievo, tra gli interventi pastorali, anche la lettera ai fedeli irlandesi (19 marzo 2010), contenente una condanna esplicita non soltanto degli abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa locale, ma anche del modo in cui il problema era stato gestito dai loro superiori, preoccupati di «evitare gli scandali».

Tra i numerosi libri pubblicati sia prima sia dopo l’elevazione al soglio pontificio si ricorda la trilogia dedicata alla figura di Gesù di Nazareth: Gesù di Nazareth (2007), Gesù di Nazareth. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione (2011), L’infanzia di Gesù (2012), trilogia in cui il Gesù dei Vangeli viene presentato come una figura storicamente sensata e convincente, da non contrapporre quindi a quella di un presunto «Gesù storico».

Il 15 settembre 2006, Benedetto XVI ha nominato segretario di Stato il cardinale Tarcisio Bertone (n. 1934), arcivescovo di Genova e già segretario (1995-2002) della Congregazione per la dottrina della fede.

Benedetto XVI ha compiuto una ventina di viaggi all'estero in 8 anni. Significativi quelli a Istanbul e in Israele e Palestina, oltre all'ingresso ad Auschwitz nel 2006, un grande passo per un pontefice tedesco. Il suo papato fu comunque meno ambulante rispetto a quello del suo predecessore Karol Wojtyla e più incentrato su Roma, dove Ratzinger ha operato una riforma della Curia e riammesso l’utilizzo del rito antico in latino in liturgia. Nei rapporti con le altre fedi, al dialogo ecumenico in particolare con anglicani e ortodossi, fecero da contraltare alcuni "errori di comunicazione" che irritarono ebrei e musulmani: nel 2009 il ritiro della scomunica del vescovo lefebvriano e negazionista Richard Williamson - di cui condannò comunque le posizioni - e la già citata lezione a Ratisbona nel 2006. Sul piano dottrinario, il suo avvento segnò un rafforzamento della fede rispetto alle spinte estreme (dai lefebvriani ai teologi della liberazione).

Durante il suo pontificato scoppiarono diversi scandali, dalla pedofilia nella Chiesa (il caso irlandese in particolare, sul quale scrisse una durissima lettera ai responsabili) fino a un sintomo delle lotte di potere nella curia: il primo cosiddetto Vatileaks, la fuga di notizie riservate sfociata nel 2012 nella condanna e poi nella grazia accordata al "corvo", il suo assistente di camera Paolo Gabriele. Nel salutare i cardinali prima di lasciare il Vaticano per il suo primo ritiro di Castel Gandolfo, Ratzinger aveva esortato a "restare uniti" e aveva ricordato sia "i momenti di luce radiosa" che quelli in cui "le nuvole hanno oscurato il cielo", un'allusione proprio agli scandali.

Papa Benedetto XVI in visita ad Auschwitz

La Rinuncia e il Papa Emerito (2013-2022)

L'11 febbraio 2013, Benedetto XVI ha annunciato, ai cardinali riuniti in Concistoro, di rinunciare al ministero petrino. Le sue parole, pronunciate in latino, furono: "Declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare", ovvero "dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, successore di San Pietro, a me affidato per mano dei cardinali il 19 aprile 2005". Con questo gesto, Joseph Ratzinger si è riservato un posto nella storia. Erano quasi 600 anni - da Gregorio XII nel 1415 - che nessuno sceglieva di lasciare il soglio pontificio.

La motivazione addotta dall'allora 86enne Papa fu che "Le mie forze, per l’età avanzata, non sono più sufficienti". La notizia colse di sorpresa gli stessi cardinali; "La notizia ci coglie come un fulmine a ciel sereno", fu il primo commento del decano del collegio, Angelo Sodano. Sorse spontaneo il paragone con il predecessore, Karol Wojtyla, rimasto al suo posto anche se segnato dalla malattia, perché "dalla croce non si scende". In realtà, Benedetto XVI aveva già accennato alla possibilità delle "dimissioni" (il termine è tecnicamente impreciso) in un libro-intervista scritto con il giornalista Peter Seewald e uscito nel 2010.

Ultimo incontro di Benedetto XVI con i cardinali

Dalle ore 20 del 28 febbraio successivo, Benedetto XVI ha assunto la carica di Papa emerito o Romano Pontefice emerito ed è iniziato il periodo di sede vacante per consentire la convocazione del conclave, che il 13 marzo ha eletto nuovo pontefice Papa Francesco.

Quello del 23 marzo 2013 a Castel Gandolfo fra Ratzinger e il suo successore Jorge Mario Bergoglio rimane storicamente il primo incontro fra due Papi. Ce ne sono stati altri in seguito, dal concistoro per la creazione di nuovi cardinali il 22 febbraio 2014 - la prima volta insieme a San Pietro - fino all'apertura del Giubileo straordinario della misericordia l'8 dicembre 2015. Significativa anche la data del 27 aprile 2014, con la concelebrazione della messa di beatificazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Benedetto XVI e Bergoglio avevano continuato a frequentarsi in privato anche in seguito: "lo visito spesso (...). Vive in contemplazione... Ha un buon senso dell'umorismo, è lucido, molto vivo, parla piano ma segue la conversazione. Ammiro la sua lucidità. È un grande uomo", aveva affermato Francesco in un'intervista apparsa in dicembre in cui aveva definito il predecessore "un santo" e "un uomo di alta vita spirituale".

Incontro storico tra Papa Francesco e Papa Benedetto XVI

Benedetto XVI, pontefice il più longevo della storia, è deceduto il 31 dicembre 2022 alle ore 09.34, nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, dove risiedeva dopo la rinuncia al pontificato. Il suo testamento spirituale è stato pubblicato postumo, sotto il titolo Che cos'è il cristianesimo (2023).

Controversie: Gli abusi nella diocesi di Monaco e Frisinga

Il nome di Ratzinger è tornato alla ribalta dei media nel gennaio 2022, con la pubblicazione di un rapporto sugli abusi commessi dopo la Seconda guerra mondiale nell'arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Nel documento, redatto da uno studio legale, gli si rimproverava il mancato intervento in quattro casi, quando era arcivescovo dal 1977 al 1982. Accuse che Ratzinger aveva respinto al mittente in un testo di 82 pagine inviato agli autori. Questo non aveva impedito che una delle vittime di un prete notoriamente pedofilo, ma rimasto attivo per decenni nonostante fosse stato condannato, querelasse civilmente lo stesso Ratzinger per "non aver fatto abbastanza pur conoscendo la situazione".

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