Benedetto XVI e Papa Francesco: Un Legame di Fede e Storia

Il rapporto tra Benedetto XVI e Jorge Mario Bergoglio, divenuto Papa Francesco, si è rivelato un legame saldo e profondo, caratterizzato da reciproca stima, amicizia fraterna e affettuosa. Papa Francesco ha spesso sottolineato la presenza spirituale del Papa emerito e il suo accompagnamento nella preghiera per la Chiesa intera, evidenziando come il contributo della sua opera teologica continui ad essere fecondo e operante, offrendo una base solida per il cammino di una Chiesa "viva", intesa come comunione e sempre aperta alla missione.

Foto di Papa Francesco e Papa Benedetto XVI insieme

Il Conclave del 2005 e il Ruolo del Cardinale Bergoglio

Il conclave per l'elezione del successore di papa Giovanni Paolo II ebbe inizio lunedì 18 aprile 2005. I cardinali elettori partecipanti furono 115, la maggior parte dei quali nominati da Giovanni Paolo II. Le preferenze necessarie per l'elezione erano 77, ovvero i due terzi.

Un candidato a sorpresa: Il blocco su Bergoglio

Secondo alcune indiscrezioni, la maggior parte degli organi di stampa aveva immaginato un duello tra Joseph Ratzinger e il cardinale Carlo Maria Martini. Tuttavia, alcune voci rivelarono che un certo numero di cardinali elettori avrebbe inizialmente fatto blocco sul nome dell'argentino Jorge Mario Bergoglio. Questo numero non fu sufficiente ad eleggerlo pontefice, ma fu comunque sufficiente ad impedire per tre volte il raggiungimento del necessario quorum per l'elezione di un altro candidato. In particolare, Francesco stesso spiega: "In quel conclave - la notizia è nota - mi usarono. Quarantanove voti su centoquindici nella Cappella Sistina. Se fosse stato eletto un Papa con quei quarantanove voti, mi sarei opposto, eh? Lasciami qui." Egli aggiunge: "continuare ti dico una cosa, raccontarlo."

Al quarto scrutinio, qualcosa cambiò: la minoranza votò per Ratzinger, portando alla sua elezione. Il cardinale Ratzinger fu eletto papa durante il secondo giorno del conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile, scegliendo come nome pontificale Benedetto XVI. Alle 17:56 fu dato l'annuncio dell'elezione con la tradizionale fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina, confermata poi alle 18:07 dal suono delle campane della basilica di San Pietro. Nelle sue prime parole, Benedetto XVI si definì "un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore", affidandosi alle preghiere dei fedeli.

Infografica con i risultati del conclave 2005 o schematizzazione del processo di elezione papale

L'Offerta della Segreteria di Stato e il Rifiuto del Cardinale Bergoglio

Un sacerdote argentino, di nome Miguens, ha raccontato di come Benedetto XVI avesse offerto l'incarico di Segretario di Stato a Jorge Mario Bergoglio poco dopo la sua elezione. Questa voce ha chiarito meglio i rapporti intercorsi tra il papa regnante e quello emerito prima dell'elezione di Francesco. L'allora arcivescovo di Buenos Aires, stando alla versione del consacrato sudamericano, all'epoca preferì declinare l'offerta. Questa carica è stata poi assunta dal cardinal Tarcisio Bertone con Joseph Ratzinger e, anni dopo, dal cardinal Pietro Parolin con l'arrivo di papa Francesco.

Il sacerdote Miguens ha continuato spiegando: "Benedetto voleva scegliere qualcuno che avesse le unghie di un 'chitarrista' in modo che questa persona potesse affrontare la riforma." A tal proposito, le virgolettature della narrazione sono approfondibili anche su Crux, dove si legge: "Il povero Benedetto ha cercato di affrontarlo (riferito alla necessità impellente di una riforma, ndr), e per farlo si è avvicinato a Bergoglio per nominarlo come suo Segretario di Stato, ma Jorge gli ha detto di no." Questo episodio si colloca agli albori del pontificato del teologo tedesco, dimostrando già una profonda stima reciproca tra i due futuri papi.

Il Pontificato di Benedetto XVI: Sfide e Rinuncia

Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, è certamente passato alla storia come il Papa della rinuncia al soglio di Pietro. Formatosi come affermato professore di teologia, partecipò al Concilio Vaticano II e fu tra i fondatori delle riviste Concilium e Communio. Nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e creato cardinale da papa Paolo VI nel 1977, durante il pontificato di Giovanni Paolo II fu tra i suoi più stretti collaboratori, reggendo la Congregazione per la dottrina della fede dal 1981 al 2005.

Le radici familiari e la gioventù di Joseph Ratzinger

Il padre di Joseph Ratzinger era un commissario di gendarmeria, proveniente da una modesta famiglia di agricoltori della diocesi di Passavia, in Bassa Baviera, e fu descritto come un convinto antinazista. La madre, invece, era figlia di artigiani di Rimsting e aveva lavorato come cuoca. La famiglia conobbe da vicino l'orrore del programma di eutanasia nazista, avendo un cugino di Ratzinger affetto dalla sindrome di Down che fu "eliminato" nel 1941. Joseph Ratzinger stesso fu iscritto nella Gioventù hitleriana all'età di quattordici anni, come previsto dalla legge, e successivamente assegnato al programma Luftwaffenhelfer nel 1943. Disertò nell'aprile del 1945 e fu brevemente prigioniero di guerra degli Alleati.

Percorso accademico e conciliare

Nel 1946, Joseph si iscrisse all'Istituto superiore di filosofia e teologia di Frisinga, proseguendo gli studi a Monaco. Ottenne il dottorato in teologia nel 1953 con la valutazione massima "summa cum laude" e l'abilitazione all'insegnamento universitario nel 1957. Fu nominato professore all'Università di Bonn nel 1959. La partecipazione al Concilio Vaticano II, dal 1962, come consulente teologico e poi come perito, fu un'esperienza fondamentale che gli conferì notorietà internazionale. Nel 1966 ottenne la cattedra di teologia dogmatica a Tubinga, dove fu collega di Hans Küng. Dopo aver preso le distanze dalle tendenze marxiste del movimento studentesco degli anni sessanta, tornò in Baviera nel 1969, chiamato all'Università di Ratisbona. Nel 1972 fondò la rivista teologica "Communio" insieme a Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac e altri.

Cardinale e Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

Nel 1977, Paolo VI lo creò cardinale. Nel 1978 prese parte ai due conclavi che elessero Albino Luciani e Karol Wojtyła. Il 25 novembre 1981, papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale. Fu anche presidente della Commissione per la preparazione del Catechismo per la Chiesa universale dal 1986 al 1992. Il 15 aprile 1993 fu elevato alla dignità di cardinale vescovo. Come prefetto, fu autore dell'epistola De delictis gravioribus del 2001, e accettò di essere intervistato dal giornalista Vittorio Messori, rompendo la tradizione di discrezione dell'ex Sant'Uffizio. Il 27 novembre 2002 venne eletto decano del collegio cardinalizio.

Il Venerdì santo del 2005, guidò le meditazioni della tradizionale Via Crucis al Colosseo, pronunciando parole che sarebbero divenute celebri sulla "Chiesa come una barca che sta per affondare". L'8 aprile 2005, presiedette la messa esequiale di Giovanni Paolo II e la Missa pro eligendo Romano Pontifice il mattino del 18 aprile 2005, rito d'apertura del conclave.

La storica rinuncia di Benedetto XVI

L'11 febbraio 2013, alle 11:30, durante un Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, papa Benedetto XVI fece una sorprendente dichiarazione, annunciando in latino la sua rinuncia al ministero petrino. Questa eventualità, prevista dal Codice di diritto canonico, si era verificata in pochissime circostanze, la più nota otto secoli prima con Celestino V. Già il cardinale Ratzinger, riferendosi alle condizioni di salute di Giovanni Paolo II nel 2002, aveva dichiarato: "se il papa vedesse di non potere assolutamente più farcela allora sicuramente si dimetterebbe", una dichiarazione quasi profetica.

La decisione di Benedetto XVI fu motivata dalla consapevolezza di non avere le forze per far fronte alle "nuove e terribili esigenze che la vita della Chiesa gli presenta". Questo storico passo indietro aprì la strada al pontificato di papa Francesco. Benedetto XVI, nel suo ultimo libro-intervista con Peter Seewald nel 2016, affermò di essere convinto, al momento della sua rinuncia, che l'allora arcivescovo di Buenos Aires non sarebbe stato eletto al suo posto: "Non ho pensato che fosse nel gruppo ristretto dei candidati".

Documento o testo con la rinuncia di Benedetto XVI in latino

Papa Francesco e il Papa Emerito: Un Dialogo Costante

Il legame tra Francesco e Benedetto poggia su solide basi di reciproca stima. Poco dopo la sua elezione, Papa Francesco definì il suo predecessore "il nonno saggio" e affermò di volergli "tanto bene". Il primo incontro tra i "due papi" risale al 23 marzo 2013 a Castel Gandolfo, dieci giorni dopo l'elezione di Francesco.

Incontri e collaborazioni

I due sono apparsi in pubblico insieme per la prima volta il 5 luglio 2013, per l'inaugurazione di un monumento a san Michele Arcangelo nei Giardini Vaticani. Un'altra "prima volta" si è registrata il 22 febbraio 2014, quando Ratzinger partecipò al primo concistoro di Francesco per la creazione di nuovi cardinali, un evento senza precedenti nella storia della Chiesa. Hanno anche concelebrato messe significative, come quella per la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II il 27 aprile 2014 e quella per la beatificazione di Papa Paolo VI il 19 ottobre 2014.

Papa Francesco ha spesso espresso la sua gratitudine per la vicinanza del Papa emerito, definendola "come avere il nonno saggio in casa" e ringraziando per la sua presenza in Vaticano. Benedetto XVI, da parte sua, ha sempre mantenuto una linea di condotta rispettosa del suo successore, affermando: "Ciascuno ha la sua natura, il suo carattere, il suo comportamento, e il Signore lavora con qualunque persona. (...) Papa Francesco agisce secondo l'indirizzo che lui ritiene sia il migliore per la Chiesa attuale, nella sua responsabilità di successore di Pietro."

Le "critiche" e la visione teologica

Monsignor Georg Gänswein, segretario di Benedetto XVI, nel suo libro di memorie "Nient'altro che la verità", ha rivelato come alcune affermazioni di Francesco nella "Evangelii gaudium" siano suonate "estranee" alla sensibilità teologica di Benedetto. Tuttavia, la linea costante di Benedetto fu quella di dare il "beneficio d'inventario" al primo Pontefice latino-americano e di non giudicare mai le sue espressioni con uno sguardo "romanocentrico". Gänswein ha anche menzionato che esisteva già una lettera di rinuncia sottoscritta da Benedetto, mutuata da quelle redatte da Paolo VI e Giovanni Paolo II, in caso di impedimento medico, un fatto che evidenzia una continuità nella riflessione sulla gestione del ministero petrino in situazioni di fragilità.

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