La Chiesa ha proposto Teresio Olivelli come modello adulto di vita cristiana, dichiarandolo beato. Questa beatificazione testimonia come la santità di Dio abbia permeato la sua vita e la sua storia, presentandolo come un esempio sicuro di santificazione per coloro che desiderano conoscerlo, imitarne gli esempi e affidarsi alla sua intercessione. Tutti i battezzati sono chiamati alla santità, e Teresio, con la sua esistenza vissuta come laico cristiano, ci dimostra che la santità è possibile in ogni stato di vita, nella misura in cui ciascuno è fedele allo Spirito che guida e conduce attraverso l'evolversi della vita, in qualsiasi circostanza, felice o avversa, inclusa la persecuzione a causa della fede, come accade ancora oggi a molti cristiani nel mondo.

La Formazione e l'Impegno Cristiano
L'Influenza dello Zio Sacerdote
L'educazione di Teresio Olivelli fu profondamente influenzata dal suo zio materno, monsignor Rocco Invernizzi, una figura la cui memoria è ancora radicata per il suo impegno e zelo pastorale. Don Rocco, pastore a Tremezzo, incise profondamente nella vita e nella personalità del nipote Teresio. Tutti noi siamo frutto di quanto abbiamo ricevuto dagli altri, specialmente da coloro che per amore ci hanno educato alla vita di fede e ci hanno insegnato l'arte di vivere. Gli inizi della vita sono determinanti per impostare una personalità e avviarla verso ulteriori sviluppi, che spesso non fanno altro che confermare le scelte iniziali. Dio si serve dei suoi amici per guidare a Lui quelli che ha scelto per una particolare missione, preparandoli da molto lontano a divenire quello che sono chiamati ad essere.
Una Vita Donata e l'Adesione alla Carità
La vita di Teresio si è sviluppata interamente alla luce del mistero pasquale, quello che noi riviviamo nella celebrazione eucaristica. Egli ha fatto di tutta la sua esistenza una vita donata, diventando una "Eucaristia vivente", condividendo le sofferenze di Cristo. Si è messo con entusiasmo a disposizione dei giovani di Azione Cattolica e ha assistito con grande impegno i suoi studenti universitari. Ha accompagnato come volontario gli Alpini nella tragica campagna di Russia, dove ha compreso il fallimento delle ideologie atee allora in voga. Si è lasciato coinvolgere nelle battaglie per la difesa della libertà, nella Resistenza, fino a prendere le difese di un uomo umiliato dalle vessazioni dei carcerieri nel campo di concentramento, così da essere "esposto pubblicamente a insulti e persecuzioni, facendosi solidale con coloro che venivano trattati in questo modo", come si legge nella Lettera agli Ebrei. I suoi gesti eroici non sono tuttavia spiegabili senza una previa paziente formazione alla fede, senza un'abituale intimità col Signore e senza l'esercizio quotidiano della carità.
Don Primo Mazzolari ha scritto che «Teresio Olivelli è stato lo spirito più cristiano del nostro secondo Risorgimento», mentre padre David Maria Turoldo lo ha indicato come «la persona forse più intelligente che io abbia mai conosciuto».
Teresio Olivelli, ribelle per amore alla disumana potenza nazista, venerabile della Chiesa
Il Contesto Storico e la Ribellione per Amore
La Giovinezza nel Ventennio Fascista
Molti, sin da piccoli, sono cresciuti in un sistema totalitario, subendo un costante e pesante condizionamento ideologico: nella scuola, nel tempo libero, sul lavoro. La stampa, la cultura, la radio, l’arte, lo sport, il cinema sono stati gli strumenti utilizzati dai vari regimi per diffondere il proprio verbo. Accanto a ciò non va dimenticata l’opera di repressione che nei sistemi totalitari ha colpito tutti coloro che, in qualche modo, osavano mettere in discussione i pilastri ideologici del totalitarismo al potere. La "fabbrica del consenso", funzionando a pieno ritmo e mettendo a tacere ogni voce critica, ha creato ampie masse di obbedienti esecutori degli ordini e significativi gruppi di fanatici servitori dell’ideologia dominante. Questo è accaduto anche in Italia nel ventennio fascista, dove intere generazioni sono cresciute in un ambiente intriso di fascismo e sono state educate secondo i dettami di tale ideologia. Tra i tanti giovani cresciuti negli anni del fascismo si pone certamente anche Teresio Olivelli.
Dall'Adesione al Fascismo alla Resistenza
L’attiva partecipazione all’Azione Cattolica e alla FUCI non impedì a Olivelli di immergersi convintamente fin nel cuore del fascismo, cui fece seguito la scelta di arruolarsi volontario per combattere sul fronte russo. Qui constatò di persona la devastazione materiale, morale ed umana causata dalla folle politica fascista. Una volta ritornato in patria nell’autunno del 1943, partecipò alla Resistenza contro il nazifascismo, diventando "ribelle per amore" nelle file delle Fiamme Verdi. Ciò avvenne grazie all’incontro con persone e ambienti, a Brescia e a Milano, che gli permisero di tagliare nettamente con le proprie precedenti posizioni e di impegnarsi a fondo nell’opposizione al nazifascismo. Sua è la famosa "Preghiera del Ribelle", che rappresentò un grande sostegno per quanti nella clandestinità erano impegnati nella lotta per la libertà.
La Ribellione nei Lager e il Servizio ai Compagni
La sua "ribellione per amore" non riguarda solo la partecipazione alla Resistenza, ma anche la ribellione ai soprusi, alle angherie e alle brutalità nelle carceri e nei lager in cui fu detenuto: dal carcere di San Vittore a Milano al campo di concentramento di Fossoli, dal lager di Bolzano fino a quelli di Flossenbürg e a Hersbruck. In questi luoghi di dolore, di sofferenza e di morte, Olivelli si dedicò completamente ai suoi compagni di prigionia: era accanto ai malati, ai moribondi, a quanti erano sfiniti psicologicamente, a quelli che non reggevano più il peso di quella situazione. Aiutava tutti coloro che ne avevano bisogno, anche a rischio della propria incolumità. In questi luoghi di male assoluto e di dolore estremo, Olivelli era piegato su quanti stavano morendo senza nessuno vicino. In queste persone vedeva il volto di Cristo e nel servizio a loro realizzava il senso ultimo della propria vita. Tra le braccia di Olivelli morirà a Flossenbürg anche Odoardo Focherini. Olivelli, nei lager in cui è stato detenuto, è stato pienamente un "uomo per gli altri", per usare un’immagine cara al grande martire di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer. Il Dio di Gesù Cristo è stato pienamente anche per Olivelli, come lo era per Bonhoeffer, il Dio dell’essere "per gli altri", che cammina sulle strade degli uomini, che aiuta e serve, che condivide, che si schiera con i perseguitati e con gli oltraggiati.

Il Martirio e la Memoria Liturgica
La Morte Eroica e la Beatificazione
La morte eroica di Teresio Olivelli, nel lager di Hersbruck, accompagnata da una costante preghiera, fu un’offerta gradita a Dio. Viene così affermata la vittoria del bene sul male, viene contraddetta la mentalità mondana che usa la violenza e la forza per affermarsi nella vita, a scapito dei deboli. Giovanni Paolo II, parlando di Teresio Olivelli, ha definito la sua morte "simile a quella di S. MORTARA". Il 31 dicembre 1944, in un’ultima, estrema, ribellione per amore, mentre tentava di difendere un giovane picchiato ferocemente da un kapò, Olivelli ricevette un bestiale calcio allo stomaco. Sul suo corpo martoriato, questa ennesima violenza produsse un effetto devastante. Trasportato in infermeria, vi trascorse due settimane in agonia. Morì nella notte fra il 16 e il 17 gennaio 1945, a soli 29 anni. È l’immolazione definitiva, il sacrificio supremo. Olivelli ha così compiuto pienamente il senso della propria vita. La Chiesa, dopo un lungo iter, ha riconosciuto la santità di vita del giovane Teresio Olivelli proclamandolo beato. Morto a soli 29 anni, rappresenta oggi un fulgido esempio di carità per tutti i giovani. Ed è stata proprio la carità a segnare la sua breve, ma intensissima, vita. Quella di Teresio Olivelli è stata una vicenda umana e spirituale veramente straordinaria.
Il Cardinale Angelo Amato, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi e Rappresentante del Santo Padre, in occasione della beatificazione, ha affermato: "Sappiamo bene che la violenza può uccidere una persona, ma non può uccidere una causa. Il carnefice ha ucciso Teresio Olivelli, ma non il Vangelo, difeso e testimoniato ancora oggi da fedeli coraggiosi e forti fino al martirio. Il mondo è sempre il campo aperto della lotta senza quartiere delle forze del bene contro le forze del male. Ma il bene ha in sé il segreto della vittoria, che consiste nel far fiorire nel cuore dell’essere umano il seme della libertà, della verità e della carità".
La Memoria Liturgica e le Celebrazioni
La memoria liturgica del Beato Teresio Olivelli, fissata dalla Santa Sede il 16 gennaio di ogni anno, richiama le comunità parrocchiali delle diocesi di Como (dove è nato), di Vigevano (dove è vissuto), di Pavia (dove è stato alunno e poi rettore del collegio Ghislieri), e dell’Ordinariato Militare a ricordarlo nella celebrazione della Santa Messa e nella Liturgia delle Ore. Ogni anno, dunque, nei calendari liturgici delle quattro diocesi il 16 gennaio sarà sempre il giorno del beato Teresio, che sarà celebrato nel corso delle messe e della recita della Liturgia delle Ore con gli appositi formulari già a disposizione dei sacerdoti. Anche a Bellagio, città natale di Olivelli, si è aperto un ricco calendario di iniziative per ricordarlo. La comunità diocesana vigevanese celebrerà l'anniversario nella basilica di San Lorenzo, nella parrocchia della città del Beato, con una solenne Messa animata dalla Corale laurenziana e presieduta dal vescovo.
«Per la prima volta - spiega monsignor Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione - la festa liturgica sarà celebrata in tutte le parrocchie delle diocesi di Vigevano, in cui visse Olivelli, di Pavia, dove studiò all’università e fu poi rettore del collegio Ghislieri, di Como, che comprende anche Bellagio, città natale del beato, e di Bamberg, nel cui territorio Olivelli fu ucciso da una guardia ucraina il 17 gennaio 1945. Inoltre, il beato, che combatté in Russia come sottotenente della divisione alpina Tridentina, sarà ricordato nelle chiese dell’Ordinariato militare sparse in tutta Italia».

La Spiritualità e l'Eredità del Beato
"Solo in Dio la vita acquista un senso"
"Il quinto anniversario della beatificazione di Teresio Olivelli ci offre una nuova opportunità per contemplare un fedele laico che, animato da fede profonda e carità ardente, portò l’amore nell’inferno di Flossenbürg e di Hersbruck. - spiega monsignor Paolo Rizzi, sacerdote mortarese in servizio presso la Segreteria di Stato di sua Santità e postulatore della Causa di beatificazione e canonizzazione di Olivelli - In questi luoghi disumani e del più spietato orrore, egli, anche se più volte bastonato a causa del suo atteggiamento religioso e dei suoi gesti di carità, non rinunciò ad esser solidale con gli altri prigionieri, offrendo conforto e speranza e privandosi della scarsa razione di cibo per donarla agli altri. Anche se era vietato, pregava e faceva pregare, accompagnando spiritualmente i moribondi con la sua presenza orante e consolante. La presenza e la straordinaria donazione di sé di colui che a ragione è stato definito il “Difensore dei deboli”, furono una luce nei campi di concentramento, la sua generosità e la preghiera scaldarono i cuori anche nel gelo dell’inverno tedesco”.
Il ricordo di Teresio Olivelli si esprime soprattutto con la preghiera e nella riscoperta della spiritualità e del carisma del martire. Fedeli, devoti ed estimatori del martire possono vedere nel Beato Olivelli un intercessore di favori e grazie celesti, oltre che un esempio quotidiano. Gli insegnamenti di Olivelli, infatti, sono vicini ai tempi moderni: non ha esitato, armato di coraggio e fede, a vivere appieno l’identità cristiana. "Solo in Dio la vita acquista un senso": è questo il filo conduttore delle celebrazioni che la comunità pastorale di Bellagio dedica al Beato Teresio Olivelli.
Iniziative e Omaggio alla Memoria
La Diocesi di Vigevano, con il patrocinio del Comune di Vigevano e della Fondazione di Piacenza e di Vigevano, e la collaborazione dell’Azione Cattolica di Vigevano, della Società Storica Vigevanese, della sezione Alpini di Milano, dell’Associazione Allievi del liceo “Cairoli” (frequentato da Olivelli), del Gruppo Alpini di Mortara-Vigevano, ha organizzato una serie di iniziative per ricordare i cinque anni dalla beatificazione di Teresio Olivelli, avvenuta il 3 febbraio 2018. Mantenere viva la memoria non solo è giusto, è un dovere. Uno dei modi per farlo è continuare a raccontare la Storia e le storie, per non lasciare che orrori come quello dell’Olocausto abbiano a ripetersi mai più. L’Editrice Ave ha provato in questi anni ad offrire il proprio contributo pubblicando storie esemplari di persone che hanno testimoniato, e spesso pagato, con la vita i valori non negoziabili di pace, giustizia, non violenza, per difendere quel bene prezioso e irrinunciabile che è la dignità di ogni uomo e donna.
In questo contesto, il postulatore monsignor Rizzi ha curato la pubblicazione dell'epistolario del beato Olivelli, un'opera interessante che consentirà di cogliere attraverso gli scritti dello stesso beato la spiritualità e le motivazioni ideali più profonde che lo hanno guidato.
