Beato Luigi della Consolata

Il Beato Luigi della Consolata, al secolo Andrea Bordino, è stato un religioso italiano, la cui vita fu un esempio di fede, carità e profonda devozione, particolarmente manifestata attraverso la preghiera. Nato a Castellinaldo il 12 agosto 1922 e deceduto a Torino il 25 agosto 1977, Fratel Luigi ha lasciato un'impronta indelebile nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo di Torino.

Ritratto del Beato Luigi della Consolata

Dalle Vigne di Castellinaldo al Cottolengo: La Vita di Andrea Bordino

Nascita e giovinezza in famiglia religiosa

Andrea Bordino nacque a Castellinaldo d'Alba il 12 agosto 1922, terzogenito di otto figli. Crebbe in una famiglia molto religiosa di vignaioli, che lo educò alla fede e alla vita cristiana. La Parrocchia e l'Azione Cattolica, che frequentava assiduamente, completarono la sua formazione, caratterizzata da Messa quotidiana, recita del Rosario e pratica sacramentale. Già a 19 anni, Andrea fu nominato presidente del gruppo locale di Azione Cattolica, dimostrando una precoce inclinazione alla leadership e al servizio.

Servizio militare e prigionia in Russia

Nel gennaio 1942, a vent'anni, fu arruolato nell'artiglieria alpina della divisione "Cuneense". Pochi mesi dopo, partì insieme al fratello Risbaldo per la tragicamente famosa Campagna di Russia. Andrea fu addetto al vettovagliamento e non fu mai in prima linea. Visse i giorni tremendi della ritirata quando l'Armir fu accerchiata dalla controffensiva sul Don, un inferno di ghiaccio e dolore. Nel gennaio 1943, fu fatto prigioniero con il fratello. I due vennero poi divisi: Andrea fu inviato in Siberia, nel terribile "Campo 99", ridotto in fin di vita e colpito da tifo petecchiale. Non badò mai a se stesso, ma si prodigò incessantemente nel dare conforto ai morenti e ai sofferenti, prendendosi cura di infettivi e moribondi nel lazzaretto del campo 19/3 di Pactarol. Successivamente, fu trasferito nell'Uzbekistan, tra gli ammalati agonizzanti, dove ritrovò il fratello Risbaldo. Anche lì, continuò la sua opera di carità, rifiutando per due anni ogni vantaggio personale.

Mappa del fronte orientale nella Seconda Guerra Mondiale

Il ritorno e la vocazione religiosa

Con la fine della guerra, Andrea e Risbaldo rientrarono in Italia nell'ottobre 1945. Andrea, considerandosi miracolato, dopo le terribili esperienze della guerra che lo segnarono profondamente, maturò la sua vocazione alla carità. Il 23 luglio 1946, mosso dal desiderio di consacrarsi al servizio dei sofferenti, bussò alla porta della Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo di Torino, insieme alla sorella Ernestina.

Fratel Luigi della Consolata: Infermiere e Testimone di Carità

L'ingresso al Cottolengo e la professione religiosa

Alla Piccola Casa, Andrea iniziò un'intensa vita di preghiera e carità. L'anno successivo, nel luglio 1947, iniziò il noviziato e nel 1948 emise la professione religiosa con il nome di Fratel Luigi della Consolata, indossando l'abito dei religiosi cottolenghini. Le sue giornate scorrevano dalla mattina presto fino a tarda sera nella preghiera e nel servizio ai malati. Nel gennaio 1966, pronunciò la professione perpetua.

Eccellenza professionale e doni spirituali

Fratel Luigi frequentò un corso infermieristico con grande profitto e, dopo un tirocinio all'Ospedale Maria Vittoria, iniziò a lavorare nel reparto chirurgico e nella sala operatoria del Cottolengo. Si dimostrò un infermiere eccezionale con competenze estese alle pratiche di anestesista, e fu un pioniere tra i donatori di sangue. Era "il gigante buono" per la sua corporatura robusta, ma soprattutto per la sua infinita carità. I medici e i pazienti lo richiedevano per le sue capacità professionali e per la sua carica umana e apostolica. Fratel Luigi possedeva grandi doni dello Spirito Santo: una predisposizione al consiglio e al conforto, una scienza chiara, un intelletto invidiabile e una pietà veramente cristiana.

Il servizio ai malati: cura del corpo e dell'anima

Al centro della sua professionalità vi erano i malati: le sue attenzioni fraterne e professionali verso i pazienti non miravano solamente alla cura del corpo, ma anche alla loro anima. Dove i medici facevano fatica a portare consolazione, interveniva Fratel Luigi. Per i medici, era il miglior ambasciatore da inviare ai parenti di malati in fin di vita o appena spirati. Dedicava le sere ai poveri che venivano dalla città e dintorni, lavando e curando piaghe di ogni tipo, perché in loro, specialmente i più gravi, vedeva Gesù sofferente. Incarnò in tutto e per tutto il motto del Cottolengo: «Caritas Christi urget nos» (La carità di Cristo ci spinge).

Interno di un ospedale Cottolengo dell'epoca

La Preghiera nella Vita del Beato Luigi: Il Rosario come Compagno Fedele

Fondamenti della sua vita di preghiera

La vita di Fratel Luigi era profondamente radicata nella preghiera e nella relazione con suore e sacerdoti di alta qualità spirituale. La sua testimonianza di fedeltà religiosa, la sua vita di preghiera e la disponibilità generosa al servizio caritativo lo favorivano per il dialogo di fede, sempre di poche parole. Con la sua carica di virile tenerezza diceva a chiunque: "Fatti furbo!" Offriva un sostegno spirituale a tutti con brevi parole e semplici gesti, "illuminati" da innumerevoli "Deo gratias".

Il Rosario in famiglia e nella giovinezza

La devozione al Rosario accompagnò Fratel Luigi per tutta la sua vita. Andrea imparò presto in famiglia a sgranare la corona e ad assaporarne la dolcezza. La famiglia Bordino aveva l'abitudine di recitare il Rosario nelle sere cariche di fatica e di lavoro. Se il giorno cominciava presto con la celebrazione della Messa, era ben giusto che si chiudesse la sera affidandosi alla Vergine. Il suo parroco, don Gustavo Bianco, affermava: "Andrea ha sempre portato la corona del Rosario in tasca, che recitava ogni sera in famiglia e nei gruppi parrocchiali".

Un rosario tra le mani

La forza del Rosario nella guerra e nella prigionia

Durante la Campagna di Russia, quando le possibilità di partecipare alla Messa quotidiana venivano meno, il Rosario divenne per Andrea l'unico strumento per rimanere in comunione con la Vergine e trovare consolazione in Cristo. I suoi commilitoni testimoniavano che spesso lo trovavano dietro la baracca, seduto o passeggiando, che sgranava la sua corona del Rosario, di nascosto, poiché non era concesso dalle guardie. In quei momenti di privazione, il Rosario era per Andrea Bibbia, breviario e liturgia. In quei quindici misteri abbracciava tutto il mistero di Cristo. Il commilitone Candela Battista rammentava che, se loro lavoravano anche per Andrea (nella sua condizione di distrofico), era maggiormente vero che Andrea pregava anche per loro, e Dio solo sa quanto avessero bisogno del sostegno di quella preghiera. Tanta era la consolazione che traeva dai suoi Rosari quotidiani, che desiderava rendere partecipi anche gli altri, invitando i compagni a recitarlo o a cantare.

Maria, la Consolatrice, al servizio dei poveri

Terminata la guerra e rientrato in famiglia, Andrea si affidò ancora alla Vergine per il discernimento vocazionale. Le quattordici ore di cammino in pellegrinaggio al santuario della Madonna dei Fiori a Bra lo aiutarono a fare chiarezza sul suo futuro, portandolo alla decisione di servire i poveri del Cottolengo. Alla Piccola Casa, Fratel Luigi si mise con tenacia alla scuola di San Giuseppe Cottolengo, comprendendo che Maria è Madre, consolatrice e ausiliatrice. Durante gli interventi chirurgici più lunghi, o mentre attraversava i cortili, o nei momenti di difficoltà della Congregazione, Fratel Luigi pregava il Rosario, trovando in Maria il suo riposo, la sua compagna di viaggio e il suo sostegno. "Le due grandi devozioni di fratel Luigi erano Gesù Eucaristia e la Madonna, che venerava con il Santo Rosario", affermava suor Chiara Cortinovis.

La preghiera sul letto del dolore

Anche durante il periodo della sua sofferta malattia, il rapporto di Fratel Luigi con la Madre di Dio raggiunse tutta la sua purezza. La sua serenità, anche nel dolore, era frutto di una intensa e costante comunione con Dio. Ricorreva alla corona del Rosario per alimentare la sua intimità con Dio e affidava alla Vergine l'impegno di compiere la volontà divina. Un confratello testimoniò come, già avanti nel male leucemico, Fratel Luigi partecipasse a una processione in pigiama, rimanendo immobile e recitando Ave Maria, con gli occhi e il volto che "sprizzavano gioia". Sebbene non parlasse spesso della Madonna, apparve a tutti come uno dei maggiori devoti della Vergine, dimostrando una maturità di fede altissima. Dal Cottolengo apprese che la Madonna va amata dopo Dio e non al posto di Dio, e insegnò che Maria Santissima è la mano sicura a cui affidarsi per chi vuole percorrere con intensità il cammino della fede.

La Malattia e la Donazione Finale

La diagnosi di leucemia e l'accettazione

Nel giugno 1975, sentendosi poco bene, Fratel Luigi si sottopose ad alcune analisi del sangue. La diagnosi fu spietata: leucemia mieloide, una malattia che lui conosceva bene e il cui esito, a quel tempo, era fatale. Aveva 55 anni quando egli stesso diagnosticò la malattia che lo assaliva. Iniziò un calvario di immane sofferenza, ma Fratel Luigi, senza disperarsi, benediceva continuamente la Provvidenza.

"Facciamo la volontà di Dio": la serenità nella sofferenza

A tutti coloro che lo andavano a trovare nel suo letto d'ospedale diceva: "Facciamo la volontà di Dio", aggiungendo con il sorriso sulle labbra: "Deo gratias". Alcuni benefattori si offrirono di portarlo in America per tentare nuove cure, ma Luigi rifiutò, affermando che preferiva morire in seno alla propria Comunità. Nonostante il corpo fosse invaso da noduli dolenti, il suo sguardo rimase sempre buono e i suoi occhi continuarono a elargire serenità. Ciò che contava per lui non era più la vita o la morte, ma fare la volontà di Dio. Nel gennaio 1977, ricevette con la massima semplicità l'Unzione degli infermi.

Il gesto supremo: la donazione delle cornee

Gestì per oltre due anni la sua dolorosa malattia come se fosse stata quella di un altro. Il 2 maggio, dopo aver seguito in televisione la testimonianza di una suora che aveva riacquistato la vista in seguito a un trapianto, chiese felice di potersi iscrivere all'AIDO, l'associazione per il trapianto di organi, dicendo: "Le ossa non posso donarle perché sono malate, ma gli occhi sono sani: è un'occasione per fare del bene". Fratel Luigi si addormentò piamente nel Signore il 25 agosto 1977, e come atto supremo di donazione, offrì le cornee a due non vedenti, gli unici organi del suo corpo rimasti sani.

Il Cammino verso la Beatificazione e l'Eredità Spirituale

L'avvio del processo e la dichiarazione di Venerabile

Nel novembre 1989, la Postulazione della Causa di Canonizzazione promosse la redazione di un semestrale intitolato "Fratel Luigi è una proposta". Il 21 gennaio 1991, nella chiesa di San Lorenzo a Torino, fu avviata la fase diocesana del Processo di Canonizzazione. Tra il 1988 e il 1993 si svolse la fase del processo per la dichiarazione a Venerabile, con 76 sessioni del Tribunale Ecclesiastico che ascoltarono 58 testimoni oculari. Il 14 febbraio 2003, la commissione di teologi della Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi votò all'unanimità l'esercizio eroico delle virtù praticate da Fratel Luigi. Il 12 aprile 2003, papa Giovanni Paolo II lo dichiarò Venerabile.

Il miracolo e la cerimonia di beatificazione

Successivamente, tra il 2010 e il 2014, si svolse il processo diocesano per la beatificazione, basato su un miracolo avvenuto nel 1991. Il 3 aprile 2014, papa Francesco promulgò il decreto che riconosceva l'avvenuto miracolo di una guarigione attribuita all'intercessione del Venerabile Luigi Bordino, ritenuta inspiegabile. Il 2 maggio 2015 a Torino, Fratel Luigi della Consolata è stato proclamato Beato nel corso di una celebrazione liturgica presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, delegato del Papa. La cerimonia, svoltasi nello spazio antistante la chiesa del Santo Volto, ha visto la partecipazione di quasi 4.000 fedeli, inclusi numerosi "penne nere" e persone malate e disabili, i prediletti di Fratel Luigi. La sua memoria liturgica è stata fissata al 25 agosto.

Manifestazione della beatificazione di Fratel Luigi

La memoria e l'influenza del Beato Luigi

La devozione intorno alla figura del Beato è così diffusa che nell'ottobre 1996, la Piccola Casa ha intitolato a Fratel Luigi un nuovo reparto day hospital di oncologia nell'Ospedale Cottolengo di Torino. A partire dal 1997, per iniziativa della Confraternita del SS. Sudario di Torino, è nato il Centro di ricerca e intervento sul disagio psichico "Fratel Luigi Andrea Bordino", che si occupa tuttora dell'assistenza di malati psichici. Dal 1998, ogni anno si tiene alla Piccola Casa una commemorazione del Beato. Da quasi vent'anni, la Postulazione, tramite il lavoro del suo principale biografo, Fratel Domenico Carena, cura il semestrale "Fratel Luigi è una proposta", inviato a migliaia di devoti in Italia e all'estero. L'eredità che Fratel Bordino ci lascia, non a parole ma attraverso il suo luminoso esempio, è fatta di "sacrificio, dedizione, modestia, generosità, affabilità", tutte virtù che fioriscono sull'albero santo della carità.

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