La beatificazione di Rolando Rivi è stata presentata dalla Chiesa diocesana come un grande momento di riconciliazione. Questo riconoscimento del martirio da parte della Chiesa assume un significato profondo, poiché la riconciliazione non può prescindere dalla verità storica. Nessuno dovrebbe temere la verità storica.
La Vita di Rolando Rivi
Rolando Rivi nacque il 7 gennaio 1931 a San Valentino, una frazione di Castellarano, secondo dei tre figli di Roberto Rivi e Albertina Canovi. Fin da bambino dimostrò una forte vocazione religiosa. A soli cinque anni iniziò a servire la Messa in parrocchia e imparò i canti liturgici. La sua famiglia era profondamente religiosa e praticante, e Rolando crebbe in un ambiente di vita semplice e devota, ricevendo una formazione religiosa solida, in particolare dall'esempio della nonna.
A undici anni, nel 1942, Rolando sentì la chiamata del Signore e decise di entrare nel Seminario Vescovile di Marola, nella diocesi di Reggio Emilia, nutrendo il desiderio di diventare sacerdote e missionario. Durante il periodo in seminario, si distinse per la sua serietà, riflessione, ma anche per la sua apertura, giovialità e amore per lo studio e il gioco. Era amante del silenzio, ma anche del chiasso opportuno, dello scherzo e del canto, mostrando un carattere abitualmente sereno.
Le testimonianze dei suoi formatori, come don Guerrino Orlandini, evidenziano la sua profonda spiritualità e il suo amore per la preghiera. Rolando viveva intensamente i momenti di preghiera e sembrava essere in preghiera anche al di fuori degli orari stabiliti. Amava servire la Messa con amore e attenzione, e si impegnava nell'apprendimento dell'armonium. La sua fedeltà al programma spirituale del seminario era esemplare, anche durante le vacanze estive, quando dedicava più tempo alla preghiera e alla lettura, partecipando quotidianamente alla Messa e spesso fermandosi in chiesa per pregare.

Il Contesto Bellico e il Rapimento
Nel 1944, in seguito all'occupazione tedesca del seminario, Rolando fu costretto a ritornare a casa. Nonostante le preoccupazioni dei genitori, che temevano per la sua incolumità a causa della diffusa ostilità antireligiosa e delle uccisioni di sacerdoti nella zona, Rolando non smise di sentirsi seminarista né di indossare l'abito talare. Egli rispondeva con coraggio alle preoccupazioni, affermando che la veste era il segno della sua appartenenza a Gesù e che non aveva nulla da temere.
La vicenda di Rolando Rivi si inserisce nel clima di strisciante guerra civile che caratterizzò alcune regioni dell'Italia settentrionale e centrale dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e per alcuni anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. La provincia di Modena, in particolare, era al centro del cosiddetto "Triangolo della morte" o "Triangolo rosso", dove si verificarono numerosi omicidi a sfondo politico, spesso opera di partigiani comunisti.
Il 10 aprile 1945, durante le ultime fasi della guerra di liberazione, Rolando fu rapito da un gruppo di partigiani comunisti. Il ragazzo, che aveva appena 14 anni, fu costretto a seguirli nella boscaglia. Ai genitori venne lasciato un biglietto con la scritta: "Non cercatelo. Verrà con noi partigiani".
Il Martirio
Dopo tre giorni di prigionia, durante i quali fu sottoposto a percosse, umiliazioni e sevizie, Rolando venne ucciso. I partigiani lo accusavano di essere una spia dei fascisti, un'accusa priva di fondamento data la sua giovane età e la sua dedizione alla fede. Secondo le testimonianze, Rolando fu spogliato dell'abito talare, insultato e picchiato brutalmente, nel vano tentativo di fargli confessare qualcosa che non aveva commesso.
La sera del 14 aprile, seguendo le indicazioni di alcuni partigiani, tra cui lo stesso assassino, il padre di Rolando, Roberto Rivi, e don Alberto Camellini, curato di San Valentino, ritrovarono la sua salma. Il corpo presentava il volto coperto di lividi, il corpo martoriato e le due ferite mortali, una alla tempia sinistra e l'altra all'altezza del cuore. Prima di morire, Rolando, consapevole della sua sorte, si inginocchiò per recitare una preghiera.
Le parole dei suoi carnefici, "Domani avremo un prete in meno", rivelano l'odio verso la fede che motivò questo tragico evento. La sua unica "colpa", agli occhi degli aguzzini, fu quella di continuare a indossare la tonaca da seminarista, simbolo della sua fede e della sua vocazione.

Il Processo Canonico e la Beatificazione
Dopo la Liberazione, il 29 maggio 1945, la salma di Rolando Rivi fu traslata e tumulata nel cimitero di San Valentino, con l'omaggio di tutti i parrocchiani. La sua fama di santità si diffuse rapidamente, portando all'avvio del processo per la sua beatificazione.
Nel 1951, la Corte di Assise di Lucca condannò i responsabili dell'uccisione, Giuseppe Corghi (che sparò) e Delciso Rioli (comandante della 27ª Brigata Garibaldi "Dolo"), a 23 anni di reclusione. La sentenza fu confermata dalla Corte di Assise di Appello di Firenze e divenne definitiva in Cassazione.
Dopo una serie di guarigioni riconosciute come miracolose, attribuite all'intercessione di Rolando Rivi, il 7 gennaio 2006, su iniziativa del Comitato Amici di Rolando Rivi, si aprì il processo diocesano per la beatificazione e la dichiarazione del martirio del Servo di Dio. Il processo si concluse il 24 giugno 2006 con l'affermazione che il martirio del giovane seminarista era avvenuto "in odium fidei" (in odio alla fede).
Il 23 giugno 2010, la positio del Servo di Dio Rolando Rivi fu iscritta nel protocollo dei martiri presso la Congregazione per le cause dei Santi a Roma. Il 27 marzo 2013, Papa Francesco autorizzò la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il martirio di Rolando Rivi.
La beatificazione ufficiale avvenne sabato 5 ottobre 2013, nel Palasport di Modena, con il cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di Papa Francesco, che proclamò Beato Rolando Rivi. L'assemblea esplose in un applauso di gioia. La memoria liturgica del beato Rolando si celebra il 29 maggio, giorno della traslazione del suo corpo nel cimitero di San Valentino nel 1945.
Il Significato del Martirio di Rolando Rivi
La beatificazione di Rolando Rivi è stata presentata dalla Chiesa diocesana come un grande momento di riconciliazione. Il riconoscimento del suo martirio sottolinea l'importanza di ricordare la verità storica, senza paura delle sue implicazioni. La vicenda di Rolando Rivi, definito il "martire bambino", deve diventare memoria collettiva, non per alimentare divisioni, ma per ottenere il giusto riconoscimento del suo sacrificio.
Il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in occasione di una commemorazione, ha sottolineato come sia significativo che la Chiesa cattolica l'abbia proclamato beato, riconoscendone il martirio, e che una sentenza dello Stato italiano abbia riconosciuto le responsabilità dei suoi assassini. La sua vicenda umana deve diventare memoria collettiva, celebrata ogni anno come un alto esempio morale.
Il martirio di Rolando Rivi è una lezione di esistenza evangelica. Era troppo giovane per avere nemici; erano gli altri a considerarlo tale. Per lui, tutti erano fratelli e sorelle. La sua breve esistenza terrena racchiude un immenso tesoro di fede, coraggio e carità. La sua memoria è di benedizione, mentre la memoria dei suoi carnefici si è persa nelle nebbie del nulla.
La sua figura è di ispirazione, specialmente per i giovani, che possono trovare in lui un modello di fortezza, perdono e servizio. Il suo martirio è un monito contro l'odio fratricida e un richiamo all'amore universale predicato dal Vangelo.
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