I Beati Daudi Okelo e Jildo Irwa: Giovani Catechisti e Martiri

La storia dei beati Daudi Okelo e Jildo Irwa rappresenta una testimonianza luminosa di fede, sacrificio e dedizione missionaria. Questi due giovani catechisti ugandesi, appartenenti al popolo Acholi, hanno offerto la loro vita per la diffusione del Vangelo agli inizi del XX secolo, diventando un esempio universale per la comunità cristiana.

Mappa dell'Uganda settentrionale con l'indicazione dell'etnia Acholi e della missione di Kitgum

Le origini e la chiamata alla fede

Daudi nacque verso il 1902 nel villaggio di Ongon Payira, mentre Jildo nacque tra il 1902 e il 1906 nel villaggio di Labongo Bar-Kitoba. Entrambi appartenevano all'etnia Acholi nel Nord dell’Uganda. Il 6 giugno 1916 furono battezzati dal comboniano padre Cesare Gambaretto nella missione di Kitgum, fondata solo l'anno precedente.

La missione viveva in quegli anni momenti estremamente difficili, segnati dall'epidemia di febbre spagnola, dalla diffusione della sifilide, dalla carestia e dalla proliferazione delle armi da fuoco. In questo contesto, alla notizia della morte di Antonio, fratellastro di Daudi e catechista a Paimol, i due ragazzi si offrirono volontari per sostituirlo, nonostante la loro giovanissima età.

Nome Carattere Ruolo
Daudi Okelo Serio e timido Catechista principale
Jildo Irwa Gioviale e gentile Aiuto-catechista

L'impegno a Paimol e la testimonianza quotidiana

Nonostante le incertezze dei missionari e dei familiari riguardo alla pericolosità della zona, Daudi e Jildo partirono per Paimol. La loro vita era semplice: al mattino, al suono del tamburo, radunavano i catecumeni per la preghiera e l'insegnamento dei primi elementi del catechismo, detti Lok-odiku (le parole del mattino). Le lezioni erano spesso accompagnate dal canto, e la giornata si concludeva con la recita del Rosario.

Daudi e Jildo si completavano a vicenda: il primo era assiduo e timoroso di Dio, il secondo, dotato di grande intelligenza e sensibilità, riusciva a coinvolgere i più piccoli attraverso giochi innocenti e maniere delicate.

Illustrazione del lavoro quotidiano dei catechisti: insegnamento del catechismo e preghiera comunitaria

Il martirio

Agli inizi del 1918, la situazione politica e sociale precipitò a causa di tensioni tra le autorità britanniche e i capi locali. La situazione fu strumentalizzata da mercanti e stregoni in chiave antireligiosa. Quando il capo dei catechisti, Bonifacio, suggerì loro di fuggire per salvarsi, Daudi rispose con fermezza: “Il Signore ci ha inviati, solo Lui può rimuoverci”.

Nel fine settimana tra il 18 e il 20 ottobre 1918, i due giovani furono catturati da guerrieri locali. Di fronte all'intimazione di abbandonare l'insegnamento, rifiutarono categoricamente. Daudi fu il primo a essere colpito a morte dalle lance. Jildo, vedendo il compagno cadere, esclamò: “Perché lasciate stare me? Anche io sono insegnante di religione”. Fu ucciso subito dopo, suggellando con il sangue la loro fraterna unione nell'opera di evangelizzazione.

La beatificazione

La fama di santità dei due giovani si diffuse rapidamente, superando i confini tribali. Il processo di beatificazione, aperto nel 1998, si è concluso con la promulgazione del decreto sul martirio il 23 aprile 2002. Il 20 ottobre 2002, in Piazza San Pietro, Papa Giovanni Paolo II li ha proclamati beati durante la Giornata Missionaria Mondiale.

Nel corso dell'omelia, il Pontefice li ha presentati come “esempi di santità e virtù” e modelli per i catechisti di tutto il mondo, specialmente per coloro che, ancora oggi, soffrono per la fede, subendo emarginazione sociale e rischi personali.

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