Beatificazione del Cardinale Stefan Wyszyński: Il Primate del Millennio

Introduzione alla Beatificazione

La beatificazione del Cardinale Stefan Wyszyński e di Madre Elżbieta Róża Czacka, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce, tenutasi il 12 settembre 2021 a mezzogiorno a Varsavia, presso il Tempio della Divina Provvidenza, riapre una pagina vertiginosa del '900. Questo evento significativo è testimonianza che a Dio nulla è impossibile. Il Tempio, eretto dalla Nazione Polacca a compimento di un voto fatto al Signore per invocarne la vicinanza nella gloriosa e sofferta storia del Paese, è oggi spettatore di una nuova conferma: la Polonia è la nazione di Maria e ha donato e continua a donare alla Chiesa eminenti figure di santi, uomini e donne di Dio.

La cerimonia, presieduta dal Cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha visto la partecipazione dell'episcopato polacco. A causa del Covid, la presenza fisica è stata limitata, ma i fedeli sono stati invitati all'unione spirituale, con la trasmissione in streaming anche sul canale YouTube dell'arcidiocesi di Varsavia. Tra i presenti vi era anche suor Nulla Garlińska, guarita per intercessione di Wyszyński da un cancro in fase terminale alla tiroide, un miracolo riconosciuto che ha aperto la strada alla beatificazione. Padre Zdzislaw Kijas, postulatore nel processo, ha sottolineato come "oggi Wyszyński è modello di fede senza limiti", e potrebbe diventare patrono di chi vive situazioni difficili, insegnandoci che Dio è più grande di ogni agire umano e guida la storia.

Foto della cerimonia di beatificazione del Cardinale Stefan Wyszyński e Madre Elżbieta Róża Czacka al Tempio della Divina Provvidenza a Varsavia

La Vita e il Ministero di Stefan Wyszyński

Infanzia e Vocazione Sacerdotale

Stefan Wyszyński nacque a Zuzela, un villaggio della diocesi di Łomża in Polonia, all’epoca parte dell’Impero russo, il 3 agosto 1901, giorno in cui fu anche battezzato. Era il secondogenito di una famiglia contadina, profondamente religiosa e povera; suo padre Stanisław era organista e scrittore della parrocchia. Prima dei 10 anni, Stefan perse tre fratelli e la madre trentatreenne, Julianna Karp, che gli aveva indicato la strada del sacerdozio. Fin dall'infanzia avvertì la vocazione al sacerdozio; a nove anni venne ritirato dalla scuola del suo villaggio, dove l'insegnamento era impartito in russo, una pratica che il padre, sostenitore dell'indipendenza polacca, non apprezzava. Nel 1912 superò gli esami e iniziò a studiare a Varsavia in una scuola dove la lingua di insegnamento era il polacco.

Nel 1917 entrò nel Seminario Minore a Włocławek e tre anni dopo passò al Seminario Maggiore, sopravvivendo due volte alla tisi. Fu ordinato sacerdote il 3 agosto 1924, giorno del suo ventitreesimo compleanno e del suo Battesimo, nella cattedrale di Włocławek. A Jasna Góra celebrò la sua prima Messa Solenne di Ringraziamento, nel santuario dove si trova l'immagine della Madonna Nera. Dal 1925 al 1929 studiò diritto canonico e scienze socio-economiche all’Università Cattolica di Lublino, conseguendo il dottorato in diritto canonico. Grazie a una borsa di studio, compì un viaggio di studio in Occidente (Austria, Italia, Francia, Belgio, Olanda e Germania), dove poté conoscere associazioni e movimenti impegnati nell’attuazione della dottrina sociale della Chiesa, come la Gioventù Femminile Italiana di Azione Cattolica e la Gioventù Operaia Cristiana. Tornato in patria nel 1930, don Stefan si dedicò a numerose attività pastorali e sociali, divenendo professore di Scienze sociali nel Seminario di Włocławek, direttore dell’opera missionaria diocesana, promotore di giustizia e del vincolo matrimoniale nella curia diocesana e direttore dell'ufficio diocesano delle missioni, direttore dell'Università dei Lavoratori Cristiani e del sodalizio mariano. Fu anche direttore della rivista "Ateneum Kaplanskie" dal 1932 al 1939, una rivista di altissimo livello.

Fin dall'inizio del suo ministero sacerdotale, Stefan Wyszyński portava nel suo breviario una lista di buoni propositi:

  • Parla poco - vivi senza fare rumore - silenzio.
  • Fai molto, ma senza agitarti, serenamente.
  • Lavora in modo sistematico.
  • Evita di fantasticare - non pensare al futuro, è cosa di Dio.
  • Non sprecare il tempo, perché non ti appartiene: la vita ha uno scopo e quindi ogni momento in essa.

Wyszyński emerge da vari ricordi e racconti come una persona che trattava tutti con grande rispetto e, vale la pena sottolineare, trattava le donne con grande galanteria. La sua grande attenzione era rivolta anche ai sacerdoti, sostenendo spiritualmente coloro che dubitavano della propria vocazione e che stavano attraversando una crisi di fede, pregando e incoraggiandoli a perseverare. Nel tempo libero, che praticamente non aveva, amava leggere i poeti polacchi, sia romantici che contemporanei, e apprezzava molto scrittori come Sienkiewicz e Makuszyński.

Il Periodo della Seconda Guerra Mondiale

Nel 1939, con l’annientamento della Polonia deciso dal Reich, che passò anche dallo sradicamento della Chiesa, don Stefan entrò in clandestinità. Il vescovo di Włocławek, Mons. Michał Kozal (beatificato nel 1987), gli ordinò di lasciare la città. Ricercato dalla Gestapo e persino incarcerato per un breve periodo nell'ottobre 1941, fece da cappellano agli insorti con il nome in codice "suor Cecilia". Non si contano i suoi atti di carità eroica verso ebrei, combattenti feriti o moribondi, anche durante la rivolta di Varsavia del 1944. Dal luglio 1940 divenne cappellano del centro per i non vedenti di Laski, un'opera seguita dalle Suore Francescane Ancelle della Croce, congregazione fondata da madre Elisabetta (Róża) Czacka. In aperto contrasto con gli occupanti tedeschi, organizzò circoli di spiritualità per gli intellettuali e guidò gli Esercizi spirituali per le suore. Il 26 agosto 1942, insieme a Maria Okońska, diede vita, a Szymanów, all’Istituto Secolare delle Ausiliarie di Maria di Jasna Góra, Madre della Chiesa, dal 2006 chiamato Istituto del Primate Wyszyński.

La sua esperienza come cappellano degli insorti della zona operativa “Żoliborz-Kampinos” e dell’ospedale approntato a Laski fu la fonte per uno dei suoi libri, «Lo spirito del lavoro umano», pubblicato nel 1946. Nel febbraio 1945, sul finire della guerra, tornò nella sua diocesi e il primo impegno di don Stefan fu quello di riaprire il Seminario diocesano, di cui il 19 marzo 1945 ne divenne rettore.

Vescovo e Primate di Polonia: La Sfida Comunista

Il 4 marzo 1946 Pio XII lo nominò Vescovo di Lublino; ricevette l'ordinazione il 12 maggio successivo, nel santuario di Jasna Góra. Il suo motto episcopale, Soli Deo ("Solo a Dio"), lo scelse contro la blasfemia del "Gott mit uns" nazista ed era un’offerta della sua vita al Signore. Nel suo ingresso solenne il 26 maggio 1946, dichiarò: «La saggezza politica non consiste nel distruggere le differenze, ma nel riconciliarle per il bene comune». Riorganizzò la Curia e istituì la Caritas diocesana.

Il 12 novembre 1948, fu trasferito all’Arcidiocesi di Gniezno e Varsavia, sede primaziale della Polonia, assumendo la guida della diocesi di Varsavia. Per 33 anni sarà Primate della Polonia, svolgendo un ruolo determinante non solo nei rapporti tra la Chiesa cattolica e il regime comunista, ma nello stesso sviluppo della storia del suo paese durante la Guerra Fredda. Nell’età di Stalin, fino al 1956, anche sulla Vistola la Chiesa visse una dura persecuzione. Il Cardinale fu creato presbitero da Pio XII nel Concistoro del 12 gennaio 1953, ma poté ricevere il cappello rosso e il titolo cardinalizio di Santa Maria in Trastevere solo il 18 maggio 1957, in seguito agli impedimenti del regime.

Di fronte all'offensiva anticattolica delle autorità comuniste polacche, con il "decreto sulla nomina del clero alle cariche ecclesiastiche" del febbraio 1953, che mirava a togliere la libertà di culto e l'indipendenza della Chiesa, Wyszyński si oppose con forza. L'8 maggio 1953, a nome dell’Episcopato, indirizzò alle autorità statali un messaggio conosciuto come “Non possumus”, affermando la volontà di non cedere oltre e di non immolare «le cose di Dio sugli altari di Cesare». Per questa sua ferma opposizione, il 25 settembre 1953 fu arrestato e rinchiuso in isolamento, senza atto d’accusa, processo o sentenza. Passò tre anni in carcere (1953-1956) a Rywałd, Stoczek Warmiński, Prudnik Śląski e Komańcza, dove subì anche torture e violenze. Soffrì la solitudine e l’abbandono, ma consolidò la fede e intensificò la preghiera. In quel periodo rinnovò la sua consacrazione totale alla Vergine Maria.

Foto storica del Cardinale Stefan Wyszyński durante il periodo della sua prigionia

Durante la detenzione, il Cardinale Wyszyński mise a punto un programma di rinnovamento morale della nazione polacca, che passava dal risveglio morale e spirituale. I pilastri di questo programma furono l'affidamento della società alla Madre di Dio (I Voti della Nazione a Jasna Góra nel 1956) e il programma della Grande Novena, che comprendeva 9 anni di lavoro pastorale e di preghiera prima del millesimo anniversario del Battesimo della Polonia nel 1966. La Novena fu accompagnata dal pellegrinaggio di una copia dell'immagine della Madonna Nera di Częstochowa attraverso tutte le diocesi polacche. Intinse che la resistenza stavolta sarebbe stata di lungo periodo: «Dopo aver dimostrato durante la guerra di essere capaci di morire, l’ideale ora è vivere per la Chiesa e per la Polonia». La sua analisi fin dal 1953 fu profetica: «Il destino del comunismo non si deciderà in Russia ma in Polonia. Quando la Polonia diventerà salda nella fede sarà la fine del comunismo».

Con la sua guida, il Paese difese la sua anima e i diritti della società civile calpestati dalla dittatura comunista di Bierut, Gomulka e Gierek. Pur conservatore sul piano dottrinale, sorprese per le aperture sociali verso le donne (con le responsabilità a Maria Okonska e al gruppo delle “Otto”) e gli operai, che fece parlare in chiesa, un'iniziativa allora rivoluzionaria. Pregò per i suoi persecutori e addirittura celebrò una Santa Messa per l'anima di Bolesław Bierut, presidente comunista e persecutore della Chiesa, dopo la sua morte. Il regime gli vietò per decenni l’espatrio, ma la sua figura divenne un punto di riferimento fondamentale per la Polonia.

Il Rapporto con Karol Wojtyła e Giovanni Paolo II

Stefan Wyszyński fu una guida e un mentore spirituale per Karol Wojtyła, il futuro Papa Giovanni Paolo II. Il suo esempio di coraggio e saldezza interiore influì moltissimo sulla formazione del futuro Pontefice. Quando l’ondata di proteste per il carovita contro il governo Gierek culminò nel 1978 con l’elezione di Giovanni Paolo II, il Papa polacco scrisse a Wyszyński sette giorni dopo la sua elezione, il 23 ottobre 1978: «Venerabile e diletto Cardinale Primate, permetti che Ti dica semplicemente ciò che penso. Non ci sarebbe sulla cattedra di Pietro questo Papa polacco, che oggi pieno di timore di Dio, ma anche di fiducia, inizia un nuovo pontificato, se non ci fosse la tua fede, che non ha indietreggiato dinanzi al carcere e alla sofferenza. Se non ci fosse la tua eroica speranza, la tua fiducia senza limiti nella Madre della Chiesa. Se non ci fosse Jasna Gora, e tutto il periodo della storia della Chiesa nella nostra Patria, unito al tuo ministero di vescovo e di Primate». Il Primate gli espresse la propria gratitudine organizzando il suo primo viaggio apostolico in patria, dal 2 al 10 giugno 1979.

Il Cardinale Stefan Wyszyński morì per un cancro intestinale a Varsavia il 28 maggio 1981, quell’anno solennità dell’Ascensione, quasi ottantenne. La sua morte avvenne appena 15 giorni dopo l’attentato a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro. Il Papa, ancora ricoverato al Policlinico Gemelli, non poté assistere ai funerali, che furono un evento nazionale, ma inviò una delegazione della Santa Sede guidata dal Segretario di Stato, Cardinale Agostino Casaroli, e una speciale lettera ai polacchi. In essa, Giovanni Paolo II ricordava la figura del Cardinale citando le sue parole pronunciate nella Cattedrale di Varsavia durante il primo pellegrinaggio in Polonia: «Il Cardinale primate è divenuto... una chiave di volta. Chiave di volta è ciò che forma l’arco, ciò che rispecchia la forza delle fondamenta dell’edificio. Il Cardinale primate manifesta la forza del fondamento della Chiesa che è Gesù Cristo. In ciò consiste la sua forza. Il Cardinale primate insegna, da più di trenta anni, che questa forza la deve a Maria, Madre di Cristo.»

Ritratto del Cardinale Stefan Wyszyński con Giovanni Paolo II

La Spiritualità e l'Eredità del Primate del Millennio

La Devozione Mariana

Uno dei tratti più caratteristici della spiritualità del cardinale Wyszyński era la sua devozione mariana, che aveva un carattere decisamente cristologico. Fin dall'infanzia, pregò la Nostra Signora della Porta dell’Aurora e di Jasna Góra. La sua connotazione mariana era tale che a volte completava il motto episcopale aggiungendo, a «Soli Deo», «per Mariam» o «et Mariae». Durante gli anni della detenzione, compì la propria consacrazione a Gesù per mezzo di Maria, seguendo l’itinerario indicato da san Luigi Maria Grignion de Montfort nel «Trattato della vera devozione a Maria». Il 14 febbraio 1953 aveva espresso la sua fiducia nella Madre di Dio in questi termini: «Ho trovato mani nelle quali assicurare le sorti della Chiesa e della Nazione».

L'Insegnamento Sociale e Patriottico

L'insegnamento del Primate del Millennio abbracciava diverse discipline. Prima della Seconda guerra mondiale, furono pubblicate circa 100 delle sue pubblicazioni dedicate alle questioni sociali. Stefan Wyszyński ha tracciato principi sui quali dovrebbe ergersi la società e lo Stato, basati sui valori cristiani. Considerava la famiglia solida una garanzia della stabilità dell'intera comunità nazionale, convinto che solo sulle sue solide fondamenta si possa costruire un forte stato. Da qui la sua grande preoccupazione e la sua lotta costante per la famiglia polacca. Il Primate ha costantemente sottolineato che bisogna sostenere, rispettare e proteggere la famiglia.

Il suo insegnamento obbliga ad amare la Patria, a conoscere la propria storia, a coltivare la lingua e la cultura e ad aver cura dello spirito della nazione. È impossibile dimenticare il suo appassionato discorso del settembre 1953, poche settimane prima del suo arresto, in una delle chiese di Varsavia: «Se dicessero che il Primate agiva contro la nazione e la sua Patria - non ci dovete credere!» Questa era una dichiarazione forte e inequivocabile di un carismatico gerarca, statista, difensore della Chiesa e della nazione polacca. Il rispetto dei diritti, delle libertà e della dignità di ogni essere umano stavano particolarmente a cuore al Primate del Millennio. Pertanto, abbiamo il dovere di opporci a qualsiasi tentativo di umiliare la dignità di ogni essere umano, ai tentativi di limitare brutalmente il suo diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, di spogliarlo della dimensione trascendente, di imporgli al posto del sacro varie tendenze assurde come nuove pseudo-religioni. La sua vita fu una testimonianza di fedeltà alle proprie convinzioni e credenze, di coraggio nel mostrarle e di coerenza nell'attuazione.

Il Primate del Millennio insegnava anche a non dimenticare i compatrioti dei territori che la Polonia aveva perso, cercando di mantenere i contatti con la Chiesa perseguitata in "terra disumana", in particolare i polacchi attualmente perseguitati in Bielorussia, nonché quelli che vivono in Ucraina, Lituania e Lettonia. Seguendo il suo esempio, vale la pena migliorare la propria autodisciplina.

La Sua Immagine Pubblica e Privata

Le foto delle cerimonie in chiesa il più delle volte lo ritraggono come gerarca serio e pensieroso. Invece, nelle tante foto che hanno immortalato scene della sua vita privata, in vacanza, tra amici e collaboratori più stretti, è sorridente, felice e rilassato. E in compagnia dei bambini, addirittura radioso. Nel 1958, il grande giornalista e conoscitore del Vaticano, Silvio Negro, scrisse del Card. Stefan Wyszyński nella sua memorabile opera “Vaticano minore”: «La gente vede in lui un martire e un vittorioso, vede nello stesso tempo un buon combattente che è sempre in trincea e che è sempre in pericolo, ed è portata a rendergli impetuosamente testimonianza.»

La vida inspiradora del Beato Cardenal Stefan Wyszyński

Il Processo di Beatificazione e il Miracolo

Giovanni Paolo II volle che si aprisse la causa di canonizzazione di Stefan Wyszyński, che iniziò il 29 maggio 1989. Il 6 febbraio 2010 terminò la sua fase diocesana ed è cominciata quella vaticana presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Il 18 dicembre 2017, il Cardinale Wyszyński è stato proclamato Venerabile, quando Papa Francesco ha riconosciuto le sue virtù eroiche. Il 2 ottobre 2019, il Papa ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito al venerabile Stefan Wyszyński, aprendo la strada della sua beatificazione.

Il miracolo riguarda la guarigione di Suor Nulla Garlińska (al secolo: Lucyna), della Congregazione delle Suore Discepole della Croce, da un episodio di gravissima insufficienza respiratoria acuta di tipo asfittico in una paziente affetta da adenocarcinoma papillare della tiroide con metastasi. L’evento accadde il 15 marzo 1989 a Szczecin, in Polonia. Nel 1986, a Suor Nulla fu diagnosticato un adenocarcinoma papillare della tiroide con metastasi. Dopo un intervento chirurgico e terapie, a dicembre del 1988 le fu riscontrata una metastasi nel campo polmonare sinistro, la cui asportazione chirurgica avrebbe comportato un elevato rischio di vita. Suor Nulla rifiutò l’intervento e si sottopose a un nuovo ciclo di iodioterapia che peggiorò le condizioni cliniche, provocando un’insufficienza respiratoria acuta di tipo asfittico. Nella notte tra il 14 e il 15 marzo 1989, l’asfissia cessò improvvisamente, senza alcuna terapia. Nei mesi successivi, scomparvero anche il nodulo al collo e le lesioni metastatiche polmonari.

L’invocazione a Stefan Wyszyński fu promossa da Suor Cristiana Mickiewicz, Superiora della comunità e già collaboratrice del Beato. Dopo il ricovero di Suor Nulla in condizioni gravissime, Suor Cristiana indisse una novena al Venerabile Servo di Dio per la guarigione della consorella, a cui si unirono la comunità delle suore, sacerdoti, i genitori di Suor Nulla e la stessa presunta guarita.

La Beatificazione di Madre Elżbieta Róża Czacka

Nella stessa celebrazione del 12 settembre 2021, è stata beatificata anche Madre Elżbieta Róża Czacka, suora polacca e amica del Cardinale Wyszyński. Colpita all’età di ventidue anni da una completa cecità, decise di dedicare la sua vita al servizio delle persone non vedenti, che all’epoca, nel territorio della Polonia, non potevano contare sull’aiuto degli altri e ricevere una valida istruzione. Fondò per questo la Società di cura per i non vedenti e la Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce. Aprì scuole e organizzò laboratori, adattò l’alfabeto Braille alla lingua polacca e perfezionò il metodo delle forme abbreviate nella scrittura. Morì il 15 maggio 1961.

La beatificazione congiunta di Cardinale Wyszyński e Madre Czacka è come il compimento di un incontro storico, grazie al quale si conobbero a Laski già 95 anni prima, nel 1926. Il giovane sacerdote fu edificato dalla fede e dalla tenacia di quella donna, mossa dalla carità divina e totalmente dedita a Dio e al prossimo. Ne nacque una preziosa collaborazione, una condivisione sincera di intenti e propositi. Entrambi seppero infondersi forza, costanza e coraggio: l'uno schierato a prendersi cura di quanti erano lesi nella loro libertà e ostacolati nel proprio credo, l'altra, non vedente tra i non vedenti fisicamente e spiritualmente, impegnata ad aiutare quanti si trovavano abbandonati ai margini della società. Il Cardinale Wyszyński celebrò i suoi funerali il 19 maggio 1961, dicendo nell’omelia: «Madre Czacka era una persona che stava costantemente davanti al suo amatissimo Dio; ella sapeva che Dio è Amore, soprattutto Amore, ed ha attinto con fermezza alla sorgente insondabile dell'amore di Dio!»

L'Eredità Duratura e l'Invito al Dialogo

Il Cardinale Wyszyński partecipò attivamente al Concilio Vaticano II (1962-1965), in particolare nella redazione della Dichiarazione sulla libertà religiosa “Nostra aetate”. Si impegnò per la riconciliazione cristiana tra la nazione polacca e quella tedesca, con scambi di lettere in cui invocavano il perdono reciproco. La lettera all'episcopato tedesco, redatta dal vescovo Bolesław Kominek nel 1965, intitolata "Messaggio dei vescovi polacchi ai fratelli tedeschi in Cristo", ebbe un significato speciale e costò al Primate severe critiche dall'allora segretario del partito comunista polacco, Gomułka, ma dimostrò il valore del dialogo anche su questioni difficili.

Dal 1970 al 1981, spronò la Conferenza Episcopale Polacca a interessarsi maggiormente dei cambiamenti che stavano avvenendo nella società. Cercò di esprimersi con prudenza e moderazione, invitando a favorire le riforme sociali, evitando però scontri e spargimento di sangue. Poiché l’insegnamento del catechismo era stato eliminato dalle scuole pubbliche, fece in modo che nelle parrocchie venissero istituiti degli appositi punti catechetici. Al compimento dei settantacinque anni, il 3 agosto 1976, il Cardinale presentò le proprie dimissioni, ma molti esponenti ecclesiali, della società e persino alcune autorità, chiesero che potesse rimanere in carica. Il suo operato, ostacolato dal regime polacco e da quello russo, inflisse un duro colpo al regime comunista che mirava a sradicare il cattolicesimo in Polonia, suscitando spesso le ostilità di alcuni esponenti del clero filo-comunisti.

Oggi, parlare di personaggi storici come il Cardinale Wyszyński richiede di "rompere con lo schema del messaggio stereotipato, sviluppare una nuova forma di narrazione, scegliendo i giusti mezzi e il linguaggio del racconto", come sottolinea l'Ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede, Janusz Kotański. L'obiettivo è incuriosire il giovane pubblico, mostrando la sua straordinaria personalità e gli episodi affascinanti della sua biografia. "Pastore buono", "la chiave di volta della Chiesa di Varsavia e la chiave di volta di tutta la Chiesa di Polonia", queste le parole dettate dal cuore di Giovanni Paolo II al momento della sua morte. Stefan Wyszyński è stato un simbolo di fede senza limiti, un "buon combattente" che ha difeso la Chiesa e la nazione polacca con coraggio e fiducia incrollabile in Dio e nella Vergine Maria, lasciando un'eredità duratura di amore per la Patria, per la giustizia sociale e per la dignità di ogni essere umano.

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