La Beata Vergine della Visitazione a Borgomaro: Fede, Storia e Arte

I santuari della Liguria sono una fedele testimonianza dell'amore dell'uomo verso il culto della Madonna. Molti di questi sono infatti santuari mariani, situati in tutto il territorio ligure. Numerosi sono gli itinerari religiosi della regione che permettono ai pellegrini di far visita alle chiese in cui sono visibili opere e statue antiche, simbolo di religiosità e di vicinanza a Dio.

Il Mistero della Visitazione: Origini e Significato Teologico

La Narrazione Evangelica

Dopo l'annuncio dell'Angelo, Maria si mette in viaggio verso la cugina Elisabetta per aiutarla. Viaggia attraversando la Samaria e arriva ad Ain-Karim, in Giudea. Mentre riflette sul mistero dell'Incarnazione, Maria esprime la sua gioia e riconoscenza con il Magnificat, un canto di lode a Dio. Elisabetta, ispirata dallo Spirito Santo, riconosce in Maria la Madre di Dio e prova grande gioia. Maria rimane con Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista.

La festa della Visitazione ha la sua giustificazione nel vangelo di Luca (1, 39-56), che ricorda la Vergine Madre "che porta in grembo il Figlio [di Dio], e che si reca da Elisabetta per porgerle l'aiuto della sua carità e proclamare la misericordia di Dio Salvatore" (MC 7). Quando Maria giunse nella casa di Zaccaria, Elisabetta percepì di trovarsi di fronte alla donna che portava in grembo il Cristo, ed espresse un cantico di lode, oggetto del quale è la credente Maria e il figlio che ella portava in seno.

Maria, spinta dall'Essere-Agire di Dio, si mette in cammino, per rispondere subito e con responsabilità alla chiamata del Signore. Non si tratta di andare a verificare il segno che le è stato annunciato, ma di obbedire senza indugio all'invito indiretto che l'Arcangelo le ha rivolto: "Vedi, anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio..." (Lc 1, 36). Maria ha compreso il senso della notizia: solo chi è stata toccata dalla stessa grazia può condividere la sua gioia. E vola ad annunciare a Elisabetta la Buona Novella. La sua persona, risplendendo della pienezza della graziosa gioia, si sente come spinta a parteciparla: "l'amore di Cristo ci spinge" (2Cor 5, 14).

Rinnovata dalla nuova vita che abita in lei, la giovane Madre scende dalla Galileia per salire verso la montagna di Giuda, dove abita la sua parente Elisabetta. Oltre al normale motivo umano, la partenza è dovuta anche e specialmente alla nuova e potente energia che l'anima interiormente, come se vivesse in anticipo, in una meravigliosa sintesi, tutte le tappe principali dell'attesa Maternità.

Storicità della Visitazione

La storicità della visitazione, come anche degli eventi relativi alla nascita del Battista e della sua parentela con Gesù, è attualmente discussa. A favore dell'autenticità si può notare come Luca, il medico ellenista della diaspora, mostri una altrimenti inspiegabile correttezza nella descrizione dei costumi sacerdotali, mentre altrove si mostra comprensibilmente confuso. Di contro, a favore di una elaborazione leggendaria, tardiva e successiva giocano il tenore miracolistico del racconto della nascita, la somiglianza col racconto dell'altrettanto miracoloso concepimento di Samuele da parte di Anna (1Sam) e dello stesso Gesù e il fatto che la parentela tra Maria ed Elisabetta e dunque Gesù e Battista può essere derivata dalla necessità di collegare ante facto il movimento battista a quello cristiano. La devozione e la tradizione cristiana non hanno dubitato della storicità degli eventi, mentre gli studiosi contemporanei, anche cattolici, sono più prudenti.

Don Luigi Maria Epicoco - Il carisma della visitazione

Evoluzione della Celebrazione Liturgica

La festa della Visitazione, celebrata il 2 luglio, ha origini francescane e si è spostata al 31 maggio per concludere il mese dedicato alla Vergine. Il Papa Urbano VI estese la festa a tutta la Chiesa per favorire la pace tra i cristiani divisi. San Francesco di Sales sottolineava che l'umiltà di Maria si esprime nel servizio verso gli altri. Il Martirologio Romano recita: "Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, quando venne da Elisabetta sua parente, che nella vecchiaia aveva concepito un figlio, e la salutò."

La festa della Visitazione della Beata Vergine Maria fu istituita nel 1389 con un decreto redatto da papa Urbano VI ma promulgato, dopo la sua morte, dal successore Bonifacio IX, per chiedere dalla Madonna la fine del grande scisma d'Occidente. E nel 1441 il sinodo di Basilea confermò la festa. Nel calendario romano era stata fissata alla data del 2 luglio, perché in tale giorno era già celebrata dai Frati Minori francescani fin dal 1263.

Secondo alcuni teologi, sarebbe stato logico collocarla in un giorno immediatamente successivo a quello dell'Annunciazione (il 25 marzo), ma questo avrebbe significato inserirla nel tempo di Quaresima. Il 2 luglio si giustificava col fatto che, essendo Maria rimasta per tre mesi da Elisabetta ad Ain Karim, in Giudea, come narra il Vangelo di Luca, tale data cadeva esattamente otto giorni dopo la nascita di Giovanni Battista, in coincidenza cioè con il termine del periodo trascorso da Maria presso la cugina.

La riforma del calendario liturgico ha preferito spostare la festa della Visitazione all'ultimo giorno di maggio, situandola tra l'Annunciazione e la nascita del Battista: così si adatta meglio alla narrazione evangelica. Inoltre, essa conclude il mese tradizionalmente dedicato dalla devozione popolare alla Vergine. Se cade di Domenica cede la precedenza. Il 31 maggio, in rapporto alla data della Pasqua, può corrispondere con la solennità di Pentecoste, con la Solennità della Santissima Trinità, con la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo e con la Domenica dopo l'Ascensione del Signore. Cede anche alla solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì dopo la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. La data più comune della celebrazione, prima della riforma conciliare applicata da Paolo VI, nel nuovo Calendarium Romanum (1969) e nella Marialis cultus (1974), era il 2 luglio. Oggi si celebra il 31 maggio.

La Dottrina Mariana e la Liturgia nella Chiesa Cattolica

Il Concilio Vaticano II e il Culto Mariano

Dopo circa XX secoli di storia, di tradizione e di culto la Chiesa ha sentito il bisogno di riordinare le idee intorno alla posizione dottrinale e cultuale in onore della Vergine Maria, e lo ha fatto con due interventi solenni: con il Concilio Vaticano II, con Paolo VI e le varie riforme del calendario liturgico. Alla luce dei principi teologici del Vaticano II si è aperto un capitolo nuovo sulla comprensione del mistero globale della Madre di Dio. In questo clima di approfondimento e di riordinamento, bisogna leggere anche la festa della Visitazione di Maria ad Elisabetta.

Mentre prima del Concilio si dava spazio più al dato di fatto che alla sua giustificazione teologica, nel senso che si insisteva di più sul culto di venerazione dovuto alla Vergine Maria, e meno sulla spiegazione circa il rapporto con la Liturgia della Chiesa, tanto che il ciclo mariano sembrava quasi autonomo e in parallelo a quello cristico. Oggi, invece, con il concilio Vaticano II, si è più aperti alla riflessione teologica per evidenziare i motivi per cui il culto di venerazione è dovuto alla Vergine Maria nell’anno liturgico, cioè si è più sensibili e attenti a trovare il giusto inserimento della memoria mariana nel tempo di Cristo e dello Spirito, come unico ciclico cultuale dell’anno liturgico.

Per questo, l’attenzione della Chiesa si è focalizzata nel saper collocare il giusto ricordo di Maria nei tempi liturgici particolari, nelle solennità e feste del Signore, che con lei hanno uno speciale rapporto; nel saper cogliere il significato delle solennità, feste e memorie di Maria nell’armonia dell’anno liturgico del Signore, in quanto si tratta di episodi che appartengono alla stessa economia della salvezza, sia che precedano la nascita del Signore (come la Natività di Maria e la sua Presentazione al tempio) sia che seguano la pentecoste (come è il caso della Assunzione di Maria).

Specialmente nella Costituzione liturgica Sacrosanctum concilium (SC) e in quella dogmatica Lumen gentium (LG), il Concilio Vaticano II ha tracciato le linee programmatiche sia dottrinali che cultuali in onore della Vergine Maria. Il primo testo è straordinariamente ricco pur nella sua brevità, e recita: “Nella celebrazione del ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione e contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa tutta desidera e spera di essere” (SC 103).

Non può sfuggire l’importante novità del principio teologico che fonda il binomio Maria e liturgia, ossia dottrina e culto, fede e devozione, e cioè il vincolo indissolubile di Maria con l’opera salvifica di Cristo, e il risvolto ecclesiale della venerazione di Maria, immagine purissima della Chiesa. Il riferimento al principio teologico, però, va al di là della giustificazione di una presenza di Maria nel ciclo liturgico, per diventare il fondamento della memoria della Vergine nella liturgia, in quanto memoriale, presenza, attualizzazione dell’opera salvifica di Cristo, cui Maria è “indissolubilmente” congiunta. La giustificazione cristologica e la valenza ecclesiale, asserite dal testo conciliare, trascendono lo stesso ciclo liturgico annuale, per guardare Maria nel memoriale dei misteri di Cristo, unico oggetto di ogni celebrazione liturgica.

Dal contesto dei testi conciliari, si evince che il culto mariano trae fondamento dal mistero di Cristo nella sua globalità, secondo “il principio della vicinanza a Cristo”: come Maria fu presente nei misteri di Cristo, così non può essere taciuta nell’attuazione liturgica di essi, esplicitando il principio fondante del binomio Maria-liturgia. E poiché la liturgia, nel testo conciliare, è descritta come il mistero pasquale di Cristo e la sua presenza nella Chiesa (SC 5-8), il ricordo di Maria acquista una maggiore e specifica portata: la sua presenza è “indissolubilmente” legata al compimento del mistero di Cristo dalla predestinazione all’incarnazione, dalla passione-morte-risurrezione all’ascensione e pentecoste.

In breve, due i dati messi in evidenza dal Concilio: l’indissolubile vincolo di Maria con l’opera salvifica di Cristo, attualizzata nell’azione liturgica, e il risvolto ecclesiale della venerazione di Maria, come immagine della Chiesa.

L'Esortazione Apostolica Marialis cultus

Sulla scia del Vaticano II, si colloca l’Esortazione Apostolica di Paolo VI la Marialis cultus (2 febbraio 1974), che, con stile semplice e piano, affronta argomenti complessi in ordine al culto della Vergine Maria nella liturgia, dando una lettura lucida e oggettiva della dimensione mariana nella liturgia rinnovata alla luce dei rinnovati libri liturgici. La sua pubblicazione sembra il felice coronamento sia dei vari interventi mariani precedenti (Mense maio 1965; Christi Matri 1966; e Signum magnum 1967) e sia della riforma liturgica in atto (Calendarium Romanum 1969 e Missale Romanum 1970).

Nel contesto della festa della Visitazione, è importante tener presente la prima parte della Marialis cultus dal significativo titolo “La Vergine nella restaurata liturgia romana”, dove si presenta una chiara interpretazione del ricordo di Maria nell’anno liturgico. Sulla base del rivisto Calendario, infatti, che “ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la memoria della Madre nel ciclo annuale dei misteri del Figlio” (MC 2), sono passati in rassegna i tempi dell’Anno liturgico, le solennità, le feste e le memorie mariane.

Le tre solennità mariane dell’anno liturgico celebrano tre dogmi della Chiesa cattolica circa il mistero della Vergine Maria: Immacolata Concezione (8 dicembre); Madre di Dio nella sua missione salvifica (1 gennaio); e Assunta in cielo nel suo destino finale accanto a Cristo, primizia della Chiesa (15 agosto). Le due feste mariane ricordano la sua Natività (8 settembre) e la Visitazione (31 maggio).

La Marialis cultus è stata come una luce che, in un momento storico difficile per la pietà mariana, ha permesso di vedere meglio il posto di Maria nella vita liturgica e nelle forme devozionali, secondo lo spirito del cap. VIII della Lumen gentium. L’intento di Paolo VI riguardò non solo il superamento della “crisi mariana” degli anni ‘70, ma specialmente di incrementare “il rinnovamento della pietà mariana” (MC 24-39), perché apparisse con più chiarezza e l’aspetto dottrinale e la bellezza della forma. Allo scopo si sottolinea l’importanza della “nota trinitaria cristologica ed ecclesiale nel culto della Vergine”.

La Mediazione di Maria

Come per la festa dell’Immacolata Concezione la difficoltà principale era costituita dai testi rivelati (Rm 3, 23; 5, 12) circa l’unicità del Redentore per tutti gli uomini, così anche per la Mediazione di tutte le grazie c’è di fronte la categorica e semplice unicità dell’“unico mediatore tra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù” (1Tm 2, 5; Gv 3,17; At 4,12), che rendeva inutile proporre un’altra forma di mediazione intermedia.

Tuttavia, i grandi autori della Scolastica del XIII secolo sono d’accordo nel ritenere che a Maria la “pienezza” di grazia deriva sia per la purificazione nel seno della madre sia per la concezione del Figlio; e da questa “pienezza” graziosa scaturiscono per Maria l’esenzione dal peccato attuale e l’estinzione del fomite (inclinazione) al peccato, così da poter essere degna Madre di Cristo ed esercitare l’ufficio di mediazione verso gli altri.

Il Cantore dell’Immacolata, Giovanni Duns Scoto, oltre a queste ragioni, già sufficiente per affermare la mediazione di Maria, introduce anche un’altra ragione, quella dell’esenzione dal peccato originale, che è più radicale. Di conseguenza, l’esenzione dalla colpa originale costituisce da un lato l’esenzione da ogni colpa attuale e dall’altro fonda la vera radice della dignità di Maria, che la rende “piena di grazia”, cioè superiore a tutte le creature dell’ordine naturale come dell’ordine soprannaturale.

Questo speciale “dono” a Maria, secondo Duns Scoto, non è altro che la conseguenza logica della predestinazione assoluta e incondizionata di Maria insieme a Cristo, nell’“unico e medesimo atto di predestinazione” prima della creazione del mondo e prima della colpa di Adamo. In pratica, Maria è legata a Cristo da un duplice legame: quello naturale o materno, e quello morale o di grazia. Oltre che sulla speciale predestinazione, la mediazione di Maria si fonda storicamente anche sulla sua maternità, che la rende più perfetta di ogni altra creatura, perché più vicina a Cristo, fonte della gloria e della grazia. Difatti, scrive Duns Scoto: “nella concezione del Figlio, Maria ha avuto quella pienezza di grazia, cui lei per disposizione di Dio doveva pervenire” (Ordinatio, IV, d. 4, q. 6, n. 3). È da credere, pertanto, che Cristo, come ha voluto trasfondere gratuitamente nella sua Madre la “pienezza di grazia”, così l’ha voluta anche accanto a sé nell’azione Mediatrice, tra l’uomo e lui stesso. In altri termini, la mediazione di Maria deriva fondamentalmente dal primato assoluto di Cristo e partecipa all’unica sua mediazione. Teologicamente, il Figlio è prima della Madre; mentre cronologicamente Maria precede il Cristo. Di conseguenza, nel presentare il compito di mediazione di Maria, si deve sempre partire non da lei, ma da Cristo “unico mediatore”.

Influenze Culturali e Iconografiche

Diffusione e Iconografia

Per quanto riguarda l'origine della festa, sembra utile distinguere il concetto generale dall'attuale sistemazione. Originariamente, infatti, più che una festa con riferimento specifico al testo lucano, si trattava della memoria conosciuta con diversi nomi, tutti risalenti a una reliquia, il maphorion o omophorion (dal greco omos, spalla, e pherein, portare), ossia il “manto o velo o veste” della Vergine, usato per coprirsi il capo e le spalle, che i patrizi Galbios e Candidos portarono a Costantinopoli da Gerusalemme nel 472, e custodita nel santuario di Blacherne a Costantinopoli, dedicato alla Madonna.

L’Imperatore Leone I e la regina Verina fecero costruire, accanto al santuario, una cappella a pianta centrale, chiamata la “Santa Soros”, per custodire la reliquia del maphorion, la cui dedicazione avvenne il 2 luglio 473. La festa, infatti, era nota anche con il nome di “Madre di Dio del segno”, o “Platitera”, “più ampia (del cielo)”, perché contiene Colui che i cieli non possono contenere. Iconograficamente, l’immagine riproduce un tema molto caro all’arte bizantina, ossia la rappresentazione della Madonna in posizione frontale, con le braccia sollevate in segno di preghiera e di accettazione, e con l’immagine del bambino Gesù in un tondo (clipeo) posto al centro del ventre. Il soggetto richiama chiaramente il mistero dell’Incarnazione del Verbo e, quindi, l’evento dell’Annunciazione, con la sottesa mediazione della grazia, come si deduce dalla visita “in fretta” alla cugina Elisabetta.

Durante l’incursione degli Avari (5 giugno 619), la preziosa reliquia venne nascosta e custodita in luogo sicuro; e il 2 luglio dello stesso anno venne restituita al santuario in forma solenne. La diffusione della festa della Visitazione ebbe un grande incremento dal 1263 in poi, quando il Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, Bonaventura da Bagnoregio, nel Capitolo generale di Pisa (1263), la estese a tutti i conventi dell’Ordine francescano, insieme alla celebrazione dell’Immacolata Concezione. Nel 1389, Urbano VI fissò la data della festa al 2 luglio nel calendario liturgico. E nell’anno giubilare del 1390, Bonifacio IX, con la bolla Superni benignitas Conditoris, decretò la celebrazione a tutta la Chiesa occidentale. Estensione che divenne giuridicamente effettiva, solo dopo lo scisma d’occidente (1414), con la conferma da parte del Concilio di Basilea (1 luglio 1441).

Questo speciale pellegrinaggio familiare e missionario insieme potrebbe simbolicamente ricordare, al cuore dei promessi sposi, alcuni dei momenti più salienti della storia del popolo sacro: da un lato, la via seguita un tempo dai Patriarchi - Abramo Isacco e Giacobbe - quando attraversarono la Terra Promessa da nord a sud, toccando santuari e luoghi di vittoria di Israele - Sichem, Betel, Silo, Gilgal, Gabaon, Gerusalemme; e dall’altro, la “città di Giuda”, può loro ricordare anche la sede della primitiva Tradizione, ricevuta da Melchisedek, attraverso Abramo e che, passando per il re Davide, arriva fino a Giuseppe.

Iconografia della Visitazione

Itinerari Religiosi e Architetture a Borgomaro

La Chiesetta della Visitazione a Borgomaro

A Borgomaro, paese situato a 200 metri sul livello del mare, la chiesetta originaria venne qui eretta nei primi secoli del Cristianesimo; l'attuale struttura vi fu sovrapposta nel 900 d.C. e poi ampliata nel Quattrocento, quando venne realizzato anche lo splendido portale della facciata in pietra nera del 1498 con decorazione a treccia ed architrave scolpito con una "Annunciazione" ed un Trigramma in raggiera sorretta da angioli. Girando attorno alla chiesa per osservarne, dalla monofora strombata che si apre sul fianco destro, l'interno, si rivela la classica struttura quattrocentesca a tre navate, con basse colonne, basi e capitelli in pietra nera di cui uno intagliato con numerosi maghi-custode, archi gotici a fasce bianche e nere; vi sono conservati un anonimo affresco della Vergine con Bambino, un architrave con lo stemma dei conti di Ventimiglia ed il tabernacolo in pietra nera del 1530 a destra dell'altar maggiore.

Di interesse sociologico è anche la contemporanea presenza delle tre confraternite: rossi, bianchi e neri. All'inizio dell'abitato, all'angolo oratorio di San Rocco, si distacca a destra la deviazione che in poche centinaia di metri porta al seicentesco ex convento dei Francescani, oggi fondazione Orengo Demora.

Altri Edifici Religiosi e Luoghi di Interesse a Borgomaro

  • Chiesa di Sant'Antonio: Tornati sulla provinciale, parcheggiando a sinistra sul lungofiume, e dopo aver gettato qualche pezzetto di pane alle anatre che starnazzano in acqua, si imbocca il ponte principale che porta alla chiesa di Sant'Antonio, sul cui fianco sinistro si vedono gli archi retti da colonne in pietra del loggiato affrescato della originaria costruzione quattrocentesca poi rimaneggiata in barocco.
  • Palazzo Doria: Qui a sinistra al civico 2 c'è il palazzo Doria con bel portale in pietra nera ad architrave intagliato con Trigramma in un tondo al centro, uccello a sinistra e le iniziali del lapicida I B a destra; a destra del portale si aprono in alto due bifore (private purtroppo della colonnina centrale), con massicci stipiti monolitici ed architravi intagliati rispettivamente con un levriero che insegue una lepre ed una croce sormontata da stelle.
  • Chiesa di San Bernardino da Siena: Parcheggiata l'auto nello slargo a destra a inizio paese, si sale a piedi a raggiungere la seicentesca chiesa di San Bernardino da Siena osservando come a far da ciglio al sagrato e sotto il voltone che la fronteggia siano distribuiti capitelli e rocchi di colonna della originaria costruzione medievale. Dietro alla chiesa c'è il bel portale in pietra nera della casa natale dell'architetto Giovanni Francesco Marvaldi.
  • Lavatoio: Salendo da qui e prendendo poi a destra per via San Lazzaro fino ad uscire dall'abitato, si percorrono duecento metri sulla strada asfaltata per Caravonica e si risale quindi la rampa a sinistra che porta al bel lavatoio sotto un profondo arco in pietra.

Borghi e Chiese Vicine

  • Maro Castello: Tornati alla provinciale, dopo settecento metri si è a Maro Castello; si parcheggia nella piazzetta a inizio paese dove la strada aggira i pochissimi resti del castello medievale completamente distrutto da Genova nel 1625.
  • Ville San Sebastiano: Tornati in auto sulla provinciale si prosegue tra uliveti che cominciano a cedere il passo al bosco raggiungendo in tre chilometri Ville San Sebastiano, dove si parcheggia accanto alla chiesa omonima, costruita nel Quattrocento ma poi ampliata in epoca barocca con la demolizione delle pareti laterali ed il prolungamento di facciata ed abside a divenire le pareti laterali del nuovo edificio.
  • Ville San Pietro - Chiesa di San Pietro in Vincoli: La parrocchiale di Ville San Pietro è la Chiesa di San Pietro in vincoli, ricostruita in barocco nel Seicento, col campanile che ha conservato sotto l'orologio le feritoie su tutti i lati.
  • Conio: Ripresa l'auto si prosegue lungo la provinciale che inerpicandosi fra i castagneti si fa più stretta e tormentata portandoci a Conio (da "cuneo"), il paese più elevato (m 650 s.l.m.) della vallata in bella posizione panoramica, famoso per la bontà dei suoi fagioli (presidio slow food).
  • Chiesa della Natività di Maria Vergine a Conio: L'oratorio è fronteggiato dai due volti contigui che ospitano la fontanella e l'abbeveratoio; da qui si prende la strada a sinistra in piano superando le due feritoie a destra che difendevano l'accesso al borgo e, passati sotto il volto, si va a sinistra raggiungendo la Chiesa della natività di Maria Vergine, costruita nel 1624 e restaurata agli inizi del '900. Usciti dalla chiesa si prende subito a sinistra sotto il cunicolo e tenendosi sempre a sinistra si aggira la costruzione, di cui si vedono le fondazioni sulla viva roccia, tornando a sboccare sul piccolo sagrato.
  • Chiesa di San Maurizio: Ridiscendendo la rampa in cemento prendendo poi a sinistra e quindi a destra si raggiunge l'auto su cui, tornando indietro, venti metri dopo il bivio si prende a sinistra scendendo alla Chiesa di San Maurizio. Il tetto è a capriate; nella parete di sinistra si apre una piccola monofora originaria, mentre le finestre del muro di destra sono state aperte successivamente. Il quadrato campanile con contrafforte alla base ha piccole monofore su tre lati, e fissata su quello anteriore una lapide pentagonale ormai corrosa.
Panorama della valle di Borgomaro

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