Il Battesimo di Agostino e il suo significato teologico

La questione del battesimo, e in particolare la validità di quello amministrato al di fuori della comunione cattolica, è stata oggetto di profonda riflessione teologica, specialmente nei dibattiti con i Donatisti. Sant'Agostino, figura centrale nel cristianesimo antico, ha dedicato ampio spazio a questa tematica, cercando di confutare le obiezioni dei Donatisti e di chiarire la dottrina sulla base dell'autorità di martiri come San Cipriano.

La validità del battesimo fuori dalla comunione cattolica

Già nei suoi scritti, Agostino ha affermato che il battesimo può essere dato e ricevuto anche al di fuori della comunione cattolica. Nessuno nega che anche gli apostati abbiano il battesimo; infatti, a coloro che ritornano e si convertono con la penitenza, non viene ridato, perché si ritiene che non abbiano potuto perderlo. Allo stesso modo, coloro che si allontanano dalla comunione della Chiesa con il sacrilegio dello scisma, hanno certamente il battesimo ricevuto prima di allontanarsi. Anche a loro, se ritornano, non viene ridato, a dimostrazione che ciò che avevano ricevuto nell'unità non hanno potuto perderlo separandosene. Se fuori è possibile averlo, perché non è possibile darlo?

Agostino chiarisce ulteriormente: se si afferma che "fuori non è legittimo darlo", si può replicare che "come fuori non è legittimo averlo, eppure lo si ha, così fuori non è legittimo darlo, eppure lo si dà". Con la riconciliazione nell'unità, si comincia ad avere utilmente ciò che fuori dell'unità si aveva inutilmente, e similmente, comincia a essere utile ciò che, fuori di essa, è stato dato inutilmente. Non è lecito affermare che non è stato dato ciò che è stato dato, né accusare qualcuno di non averlo dato, quando confessa di aver dato ciò che aveva ricevuto.

Il sacramento del battesimo è posseduto dal battezzato, mentre il sacramento di conferire il battesimo è posseduto dall'ordinato. Come il battezzato, allontanandosi dall'unità, non perde il sacramento del battesimo, così l'ordinato, allontanandosi dall'unità, non perde il sacramento di conferire il battesimo. Agostino sostiene che non si deve recare torto a nessun sacramento: se nei malvagi ne viene meno uno, vengono meno entrambi; se ne resta uno, restano entrambi. Pertanto, come si accetta il battesimo che non ha potuto perdere colui che si è separato dall'unità, così va accettato il battesimo dato da colui che, andandosene, non ha potuto perdere il sacramento di conferire il battesimo.

Un esempio calzante è quello di Feliciano, che non perse né il sacramento del battesimo né quello di conferire il battesimo quando si separò dai Donatisti insieme a Massimiano. Tanto è vero che ora lo hanno con loro, insieme a coloro che egli ha battezzato fuori, nello scisma di Massimiano. Questo dimostra che i Donatisti agiscono con empietà quando cercano di ribattezzare l'unità del mondo, e che la Chiesa agisce con rettitudine quando non osa condannare, neppure nello scisma, i sacramenti di Dio. Sui punti in cui Donatisti e Cattolici concordano, essi sono uniti; si sono allontanati solo su ciò in cui dissentono. Questa vicinanza e lontananza non si misura con i movimenti del corpo, ma dello spirito, poiché il consenso delle volontà realizza un certo contatto degli spiriti.

Antica pergamena con scritti di Sant'Agostino

Le obiezioni dei Donatisti e la posizione della Chiesa

I Donatisti, secondo Agostino, in alcuni punti sono in accordo con la Chiesa cattolica, in altri se ne sono allontanati. Le pratiche in cui sono in accordo non sono proibite, mentre per quelle in cui non lo sono, la Chiesa li esorta a unirsi o a ritornare, impegnandosi con grande carità affinché si emendino e si correggano. Quindi, non si dice loro: "Non date il battesimo", ma: "Non datelo nello scisma"; e a coloro che essi stanno per battezzare, non si dice: "Non ricevete il battesimo", ma: "Non ricevetelo nello scisma".

Un caso di estrema necessità è contemplato: se una persona non trova un cattolico da cui farsi battezzare e, pur mantenendo nel cuore la fedeltà alla pace cattolica, riceve da qualcuno fuori dell'unità cattolica il battesimo che era pronta a ricevere nell'unità cattolica, e questi all'improvviso muore, la Chiesa lo ritiene sicuramente un cattolico. Se, invece, sopravvive e si unisce fisicamente all'assemblea cattolica, da cui non si era mai allontanato col cuore, non solo non viene rimproverato, ma lodato per aver creduto che Dio era presente nel suo cuore, dove conservava l'unità, e per non aver voluto lasciare questa vita senza il sacramento del santo battesimo, riconosciuto come di Dio e non degli uomini, ovunque lo abbia trovato.

Al contrario, chi, pur potendo riceverlo nella Chiesa cattolica, per una sua deviazione mentale sceglie di essere battezzato nello scisma, magari pensando di venire in seguito alla Cattolica, perché è sicuro che in essa il sacramento è fruttuoso (mentre altrove lo può ricevere senza frutto), è senza dubbio un perverso e un iniquo, e tanto più nocivo quanto più ne è consapevole.

Le quattro tesi sul battesimo

Agostino presenta quattro tesi fondamentali:

  1. Nella Chiesa cattolica c'è il battesimo.
  2. Solo nella Chiesa cattolica il battesimo si riceve legittimamente.
  3. Tra i Donatisti c'è il battesimo.
  4. Tra i Donatisti il battesimo non si riceve legittimamente.

Le prime due e la quarta tesi sono proprie della Chiesa cattolica, mentre la terza è comune a entrambe le parti. Se un individuo intende farsi battezzare e sa che per la salvezza deve scegliere la Chiesa cattolica, dove il battesimo di Cristo giova anche se ricevuto altrove, ma decide di farsi battezzare nel partito di Donato, deve considerare attentamente le altre tre tesi. Egli si illude di stare tranquillo ricevendo il battesimo dove entrambe le parti riconoscono che c'è, ma non entrambe affermano che sia lì che si debba ricevere. Chi dubita di ricevere legittimamente il battesimo altrove, quando è sicuro di poterlo ricevere legittimamente nella Cattolica, pecca gravemente, poiché preferisce l'incerto al certo. Se non è legittimo farsi battezzare presso i Donatisti, questo dovrebbe almeno essere un dubbio, poiché lo affermano coloro la cui dottrina è da preferirsi.

Il paragone del distintivo militare

Per coloro che non comprendono come si possa dire che presso i Donatisti c'è il battesimo, ma non è legittimo riceverlo, Agostino utilizza la similitudine del distintivo militare: anche i disertori possono portare e ricevere il distintivo fuori dal servizio, ma non devono farlo. Tuttavia, quando il disertore torna nell'esercito, il distintivo non viene né cambiato né rinnovato. Un conto è la situazione di coloro che, per ignoranza, si imbattono in eretici, credendo che siano la Chiesa di Cristo; un altro conto è quella di coloro che sanno che non vi è Chiesa cattolica, tranne quella che si diffonde e si estende in tutto il mondo, come promesso.

Agostino da Ippona: vita e pensiero

Il percorso spirituale e il battesimo di Sant'Agostino

Dopo un periodo di profonda inquietudine e ricerca spirituale, Agostino, in seguito alla sua conversione, prese la decisione di consacrarsi interamente a Dio. Non ruppe immediatamente con tutti gli impegni, ma attese la fine dell'anno scolastico, ovvero l'arrivo delle vacanze vendemmiali, per potersi licenziare senza clamore.

L'amico Verecondo mise a disposizione la sua villa a Cassiciaco, in Brianza, dove Agostino si recò nei primi giorni di novembre. Con lui c'erano la madre Monica, il fratello Navigio, l'amico Alipio, i concittadini e discepoli Trigezio e Licenzio, i cugini Lastidiano e Rustico e il figlio Adeodato. Rimasero nella villa fino al marzo del 387, dedicandosi alla preghiera, in particolare alla lettura dei salmi, all'approfondimento delle verità cristiane e alla stesura di dialoghi filosofici sulla verità, la vita beata e l'ordine.

Agostino stesso nelle Confessioni ricorda quei giorni con intensa gratitudine: "Quando mi basterà il tempo, o Signore, per mettere in scritto tutti i tuoi grandi benefici a noi accordati in quel periodo? La mia memoria mi richiama, pregusto la dolcezza di confessarti, Signore, i pungoli interiori, con cui mi domasti: il modo che usasti per spianarmi, abbassando i monti e i colli dei miei pensieri, per raddrizzare le mie vie tortuose, per addolcire le mie asperità. Quali grida, Dio mio, non lanciai verso di te leggendo i salmi di Davide? Novizio ancora al tuo genuino amore, catecumeno ozioso in villa, col catecumeno Alipio e la madre stretta al nostro fianco, quali grida non lanciavo verso di te leggendo quei salmi, quale fuoco per te non ne attingevo!" (Confessioni, IX, 4.8).

Verso la fine delle vacanze, Agostino avvisò i milanesi di "provvedersi un altro spacciatore di parole per i loro studenti", adducendo come motivi la sua decisione di mettersi totalmente al servizio di Dio e anche la sua cattiva salute, caratterizzata da difficoltà respiratorie e dolori al petto. Con una lettera, informò il vescovo Ambrogio dei suoi errori passati e della sua intenzione presente, chiedendo consiglio su quali libri della Bibbia dovesse concentrarsi per prepararsi al meglio al battesimo.

All'inizio della Quaresima (quell'anno il 10 marzo), lasciarono la campagna per far ritorno a Milano. Alipio, in segno di penitenza, fece un tratto di cammino a piedi scalzi, su terreno gelato. Il 25 aprile del 387, nella notte del Sabato Santo, nel Battistero di Milano recentemente ritrovato e oggi visibile nei sotterranei del Duomo, Alipio, Agostino e il figlio quindicenne Adeodato ricevettero il sacramento del Battesimo dalle mani del vescovo Ambrogio.

Agostino descrisse l'evento con poche, significative parole: “Fummo battezzati e si dileguò da noi l'inquietudine della vita passata" (Confessioni, IX, 6.14). I suoi sentimenti più profondi si possono intuire dalle accese invocazioni sparse nelle sue opere, come quella celebre: "Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai! Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me e io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, che non esisterebbero se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete di te; mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace" (Confessioni, X, 27.38).

Mosaico raffigurante il battesimo di Agostino

Il battesimo dei figli e l'influenza dei genitori

Agostino risponde a Bonifacio riguardo al battesimo dei bambini, chiarendo se i genitori arrecano danno ai propri figli battezzati cercando di guarirli con sacrifici offerti ai demoni. L'efficacia del sacramento del Battesimo, fonte di salvezza nel Corpo di Cristo, è tale che il generato mediante l'altrui voluttà carnale, rigenerato poi mediante l'altrui volontà spirituale, non può più rendersi responsabile di colpe altrui, se non vi acconsenta di propria volontà. Agostino cita il Signore: "È mia l'anima del padre... come pure l'anima del figlio. Morirà solo l'anima che peccherà" (Ez 18, 4).

L'anima del bambino non pecca quando i genitori o altri compiono per lui, a sua insaputa, riti diabolici. Se l'anima si è macchiata del peccato per la generazione naturale nella linea di Adamo, questo peccato viene cancellato dalla grazia del sacramento. Quando l'uomo è una persona a sé stante, diversa da chi lo ha generato, non è più soggetto alla colpa altrui, se non vi acconsente. Il bambino ha contratto il peccato originale in quanto, al momento dell'eredità, era moralmente tutt'uno con colui dal quale fu commesso.

L'effetto della rigenerazione del bambino che viene presentato dalla volontà altrui al ministro del battesimo per essere consacrato a Cristo, è prodotto dall'unico Spirito. Non sta scritto: "Se uno non rinascerà per la volontà dei genitori o per la fede dei padrini o dei ministri"; ma: "Se uno non rinascerà per mezzo dell'acqua e dello Spirito Santo" (Gv 3, 5). L'acqua è il segno esterno del sacramento della grazia, mentre lo Spirito produce l'effetto interno della grazia, sciogliendo il legame della colpa e riconciliando con Dio la natura creata buona. Questi due elementi rigenerano nell'unico Cristo l'uomo discendente dalla progenie dell'unico Adamo.

Lo Spirito che rigenera è identico sia nei padrini adulti sia nel bambino presentato e rinato alla grazia. Proprio per questa compartecipazione dell'unico e identico Spirito, giova al bambino presentato al battesimo la volontà dei padrini. Quando invece gli adulti compiono un peccato verso un bambino offrendolo al demonio con riti sacrileghi, la loro anima non è identica e perciò non possono commettere un'identica colpa. Non si comunica una colpa mediante la volontà di un altro, come si comunica la grazia mediante l'unità dello Spirito Santo.

I genitori o gli adulti che cercano di legare i propri figli o altri bambini battezzati ai demoni con riti sacrileghi sono giustamente chiamati "omicidi spirituali". Non compiono l'omicidio nel senso fisico, ma, per quanto dipende da loro, sono veri assassini. Agostino cita San Cipriano, che rimproverava coloro che avevano immolato agli idoli durante la persecuzione, dicendo che "anche i bambini in braccio ai genitori, o trascinati sacrilegamente da essi, persero nella più tenera età ciò che avevano acquistato fin dalla loro nascita". La perdettero, dice Agostino, per quanto dipendeva dalla malvagità di coloro che volevano indurli a perderla, non per propria colpa. Cipriano aggiunse a loro difesa: "Non diranno forse essi, quando sarà giunto il giorno del giudizio: Noi non abbiamo commesso alcuna colpa... la nostra rovina è stata voluta dalla perfidia altrui... venivamo per opera altrui implicati nella complicità della colpa?".

Agostino da Ippona: vita e pensiero

Il miracolo della bambina e l'Eucaristia

Nella stessa lettera, Cipriano narra un fatto straordinario: una bambina, abbandonata durante la fuga dei genitori e costretta dalla balia a partecipare ai sacrifici dei demoni, rigettò poi nella chiesa l'Eucaristia che le era stata amministrata. Agostino ritiene che ciò avvenne per divina disposizione, affinché gli adulti comprendessero la gravità dei loro peccati contro i bambini, o piuttosto per far capire loro, attraverso il gesto fisico di una bambina incapace di esprimersi a parole, l'ammonimento divino su ciò che avrebbero dovuto fare, dopo aver commesso un tale orrore e essersi poi accostati ciecamente ai sacramenti della salvezza, dai quali avrebbero dovuto astenersi per far penitenza.

Quando la Divina Provvidenza compie tali prodigi per mezzo di bambini, non si deve credere che essi agiscano in modo consapevole o ragionevole. Come Dio impedì la demenza di un profeta facendo parlare un'asina (Nm 22, 28), senza per questo ammirare la sapienza degli asini, così l'Onnipotente poté, per mezzo dell'anima di una bambina, dotata certamente di ragione (seppure ancora inoperante), mostrare con un gesto del suo corpo ciò che coloro che avevano peccato contro sé stessi e contro i loro bambini avrebbero dovuto fare.

Intenzione e fede nel battesimo

Agostino rassicura Bonifacio riguardo alla preoccupazione che alcuni portano i bambini a battezzare non mossi dalla fede per la rigenerazione spirituale, ma per credere che sia un rimedio per la salute temporale. Anche se i bambini non vengono presentati con la retta intenzione al Battesimo, non per questo non vengono rigenerati. Nella celebrazione del Battesimo sono necessari i ministri e la formula sacramentale, senza la quale il bambino non può essere battezzato, ma lo Spirito Santo, abitante nell'anima dei santi, compie i suoi effetti mediante il ministero di persone non solo ingenuamente ignoranti, ma anche colpevolmente indegne.

I bambini vengono presentati al Battesimo per ricevere la grazia spirituale non tanto da coloro che li portano in braccio (sebbene anche da loro, se buoni fedeli) quanto da tutta la società dei santi e dei fedeli. Vengono presentati con le dovute disposizioni da tutti coloro cui piace l'impegno di presentarli e dalla cui santa e inseparabile carità i bambini sono aiutati a ricevere la comunicazione dello Spirito Santo. Questa azione è propria di tutta la Madre Chiesa, formata dai santi, poiché è essa che dà alla luce tutti e singoli i fedeli.

Il sacramento del Battesimo cristiano è unico e identico per tutti e perciò valido anche se amministrato da eretici ed è sufficiente per consacrare il bambino a Cristo, sebbene non sia sufficiente per avere parte alla vita eterna. Questa consacrazione a Cristo rende sì colpevole l'eretico che conserva il carattere del Signore fuori del gregge del Signore, e tuttavia la sana dottrina esorta a emendarlo ma non a consacrarlo con un nuovo battesimo.

Agostino confuta l'idea che il vincolo della colpa contratta per la discendenza da Adamo possa spezzarsi solo se i bambini vengono presentati dai genitori per ricevere la grazia di Cristo. Molti vengono presentati non dai genitori, ma da estranei, come i figli di schiavi dai padroni. Talora i genitori muoiono e i loro bambini vengono presentati al battesimo da chi si trova nella possibilità di prestar loro quest'opera di misericordia. Altre volte, bambini esposti da genitori spietati vengono raccolti e portati al battesimo da sacre vergini, le quali non hanno mai avuto né intendono avere figli propri.

Illustrazione del battesimo di un bambino

La fede dei padrini e la responsabilità delle risposte

Bonifacio, nella sua vivissima avversione per la minima bugia, solleva una questione complessa: se gli si domandasse se un bambino, da adulto, sarà casto o ladro, Agostino risponderebbe "Non lo so". Similmente, se gli si domandasse se il bambino, in tenera età, pensi qualcosa di bene o di male, direbbe "Non lo so". Se, quindi, non si può garantire nulla riguardo alla sua condotta futura e al suo pensiero attuale, perché mai, quando vengono presentati al battesimo, i padrini rispondono al posto loro come garanti e affermano che fanno ciò che quell'età non può pensare, o, se lo può, rimane ignoto?

Agostino spiega che quando si interroga i padrini se il bambino crede in Dio, essi rispondono "Crede" in nome del piccolo. Questo è un "caso frequente di esprimersi". All'avvicinarsi della Pasqua, si dice: "Domani o dopodomani è la Passione del Signore", sebbene egli abbia patito tanti anni fa e la Passione sia avvenuta una volta sola. Similmente, la domenica successiva si dice: "Oggi il Signore è risorto", pur essendo passati tanti anni dalla sua resurrezione. Nessuno è così sciocco da accusare di mentire parlando in questo modo, perché si denominano tali giorni per analogia coi giorni in cui si compirono quei misteri. In tal modo si chiama Pasqua un giorno che non è quello preciso ma uno simile a quello per l'anniversario che ritorna, e si dice che avviene in esso, a causa della celebrazione del mistero liturgico, ciò che avvenne molto tempo prima.

Cristo non si è forse immolato da se stesso una sola volta? Eppure, nel mistero liturgico si immola per i fedeli non solo ogni ricorrenza pasquale, ma ogni giorno. E non mente certo chi, interrogato se Cristo veramente si immola, risponde di sì. Se i sacramenti non avessero alcun rapporto di somiglianza con le realtà sacre di cui sono segni, non sarebbero affatto sacramenti. Da tale rapporto di somiglianza prendono per lo più anche il nome delle stesse realtà sacre. Così il sacramento del Corpo di Cristo è in certo qual modo il Corpo di Cristo, il sacramento del Sangue di Cristo è lo stesso Sangue di Cristo e il sacramento della fede è la fede stessa. Credere non è altro che avere la fede: quando perciò si risponde che i bambini credono, si intende che hanno la fede in senso sacramentale, pur non avendola ancora con l'adesione razionale.

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