Santa Rita da Cascia, una delle sante più invocate al mondo, è spesso raffigurata nell'arte attraverso dipinti e sculture che ne immortalano la vita, i miracoli e la profonda devozione. Le sue rappresentazioni artistiche non solo testimoniano la venerazione diffusa, ma offrono anche uno spaccato della sua esistenza, a partire dai primi anni di vita.
La Vita di Santa Rita: Contesto per le Rappresentazioni Artistiche
Il vero nome di Santa Rita prima di entrare in convento era Margherita Lotti, figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri. Nacque intorno al 1381 a Roccaporena, un piccolo borgo vicino a Cascia. I suoi genitori, già in età matura, la accolsero come un dono della Provvidenza dopo dodici anni di matrimonio. La tradizione popolare, più che le scarse notizie certe, ha tramandato numerosi fatti prodigiosi legati alla sua infanzia.
Il Battesimo e i Prodigi Infantili
Poiché a Roccaporena mancava una chiesa con fonte battesimale, la piccola Rita venne battezzata nella chiesa di Santa Maria della Plebe a Cascia. Alla sua infanzia è legato un celebre fatto prodigioso: dopo qualche mese dalla nascita, i genitori portavano la neonata con sé durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini. Un giorno, mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla; anzi, alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta, depositandovi del miele. Si narra anche che il giorno del battesimo sarebbero apparse api bianche sulla sua culla. Questo episodio delle api diventerà un elemento iconografico ricorrente, simboleggiando la dolcezza e la purezza della sua anima.

Rita crebbe nell'ubbidienza ai genitori, che le trasmisero i più vivi sentimenti religiosi. Sin dai primi anni dell’adolescenza, manifestò la sua vocazione alla vita religiosa, ritirandosi spesso in preghiera. Tuttavia, in età adolescenziale, i genitori la promisero in matrimonio a Paolo Mancini, un uomo dal carattere forte e impetuoso. Rita, seppur con aspirazioni diverse, acconsentì, dedicandosi instancabilmente alla sua famiglia e operando per la conversione del marito, da cui ebbe due figli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria.
La sua esistenza fu segnata da prove difficili: la perdita dei due anziani genitori, l'assassinio del marito e la morte prematura dei figli. Privata dei suoi affetti più cari, Rita cercò di realizzare il suo desiderio di votarsi al Signore, entrando nel Monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena a Cascia, dopo diversi rifiuti. La tradizione narra che il suo ingresso avvenne misteriosamente, trasportata dai suoi santi protettori Agostino, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino.
La Stigmata e il Miracolo delle Rose
Devotissima alla Passione di Cristo, Rita desiderò condividerne i dolori. Gesù l’esaudì e nel 1432, mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina della corona di Cristo conficcarsi nella fronte. Ciò le produsse una profonda piaga, che rimase per quindici anni e che è uno dei suoi attributi iconografici più riconoscibili.
Il MIRACOLO DEL PICCOLO PASSO
Un altro prodigio significativo, spesso raffigurato, avvenne negli ultimi anni della sua vita, quando, immobile a letto, espresse il desiderio di avere una rosa e due fichi dal suo orto a Roccaporena, nonostante fosse pieno inverno. Una parente, tornata a Roccaporena, trovò miracolosamente una bella rosa sbocciata e due fichi sull’albero. Il 22 maggio 1447 Rita si spense; il suo corpo, per singolare privilegio, non fu mai sepolto e, trattato secondo le tecniche del tempo, fu deposto in una cassa di cipresso.
Le Prime Raffigurazioni: La Cassa Solenne
Il primo documento rilevante su Santa Rita è la Cassa Solenne, risalente agli anni 1457-1462, attribuita a Mastro Cecco Barbari da Cascia. Questo sarcofago, che ha contenuto il corpo della santa dal 1457-62 al 1745, rappresenta la più antica raffigurazione di Santa Rita, offrendo verosimilmente i suoi tratti somatici e rivelando la storicità della stigmata.

I dipinti a tempera su legno, attribuiti a Paolo da Visso, ornano questa cassa. Al centro del sarcofago è raffigurato il Cristo in piedi dentro il sepolcro, con la corona di spine sulla testa e le ferite al costato e alle mani ben visibili, simboleggiando il passaggio dalla morte alla vita. Sulla tavola frontale, divisa in tre scomparti, si vedono Santa Maria Maddalena, Cristo e Santa Rita, vestita da monaca agostiniana. Rita irradia dal capo raggi di luce, ha sulla fronte la piaga, nella mano destra una grande spina e in quella sinistra una piccola corona del rosario. Il viso, espressivo e gioioso, ispira intelligenza e forza. Sul coperchio spiovente è raffigurata Rita distesa serenamente sul letto di morte, accanto alla testa si legge un epitaffio che esalta le sue virtù.
Descrizione di un Dipinto Rilevante di Santa Rita
Esiste un dipinto di esecuzione accurata che traduce in modi accentuatamente patetici un modello di grande dignità. Questo quadro, rinvenuto in un sottotetto della chiesa insieme ad altri dipinti otto-novecenteschi, raffigura Santa Rita con vestito monacale nero e soggolo bianco, inginocchiata su un leggio riccamente scolpito. Sul leggio è posato un libro chiuso con legatura rossa. La santa tiene fra le mani un crocifisso che contempla amorosamente, mentre alle sue spalle un angelo dalle grandi ali dispiegate è in atto di posarle sul capo una corona di spine. Un raggio di luce scende dal cielo, che, come l'angelo, è nei colori giallo-rosa e azzurro.

Non è noto a quale quadro di Luigi Morgari si rifaccia l'autore Nicola, ma si tratta con ogni probabilità di un’opera eseguita intorno al 1900, anno della canonizzazione di Santa Rita. L'esecuzione di questo dipinto, forse nel 1925, è indicativa del nuovo indirizzo di rinnovamento della devozione dei santi, scelti fra quelli di più recente canonizzazione, che il curato Tommaso Bianchetta attuerà poi nella nuova chiesa inaugurata nel 1934.
Iconografia Generale e Altri Dipinti
Nelle diverse rappresentazioni, Santa Rita è spesso ritratta in abito monacale, segno distintivo della sua vita religiosa, con le stigmate in fronte oppure in uno stato di estasi. In molte raffigurazioni, la santa indossa il velo o la corona di spine, simboli della sua unione con Cristo.
La basilica di Cascia a lei dedicata e il santuario di Santa Rita a Torino custodiscono numerose opere d'arte che la raffigurano. Ad esempio, nella chiesa inaugurata nel 1934, vi sono una cappella dedicata a Santa Rita con un quadro di Adele Galassini e una cappella di Santa Teresa del Bambino Gesù, con un quadro di Luigi Morgari. Un dipinto di Luigi Morgari, probabilmente eseguito intorno al 1925, è pervenuto insieme al dipinto della santa che riceve la corona di spine.
Al santuario di Torino, inaugurato nel 1927, il quadro della Santa fu dipinto per l’occasione dal prof. Nicola (o Nicolay). Nel presbiterio, la “gloria di Angeli” in legno dorato, dello scultore Mussner di Ortisei, accoglie il nuovo quadro di Santa Rita, nuova opera del prof. Giacomo Dalle Ceste. Anche nella sacrestia fu collocato un nuovo quadro di Santa Rita commissionato al prof. Dalle Ceste. Tra il 1952 e il 1953, le pale degli altari laterali, tra cui la raffigurazione della Vergine Consolata e San Giuseppe, sono tele sempre del prof. Dalle Ceste.
La tela di C. G. Bertelli, collocata sulla parete di fondo dopo il 1920, raffigura Santa Rita morente, assistita dall’angelo custode che le indica Gesù e Maria, con San Nicola da Tolentino, Sant’Agostino e San Giovanni Battista ai lati. In questa cella, trasformata in cappella nel 1745, sono conservate reliquie come la tonaca, il velo e le fasce usate per tergere la piaga sulla fronte, poste e sigillate nel 1745.