Il tema del Battesimo di Cristo, celebrato dalla Chiesa nella domenica successiva all’Epifania, ha ispirato generazioni di artisti dai primi secoli del Cristianesimo fino ai giorni nostri. Questa prima "Epifania trinitaria", ovvero la manifestazione del Dio Uno e Trino nelle persone del Padre, Figlio e Spirito Santo, ha visto i pittori dedicare alcune delle più belle pagine della storia dell’arte sacra cristiana.

Il Vangelo narra che sulle rive del Giordano Gesù si presentò a Giovanni per farsi battezzare. Uscito dall’acqua, sopra di lui scese la colomba dello Spirito Santo e si udì una voce celeste: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Il Contesto Evangelico e la Sua Rilevanza
L'episodio del battesimo di Gesù è narrato nei Vangeli di Marco (1,9-11), Matteo (3,13-17) e Luca (3,21-22). Nell’anno XV del regno di Tiberio (tra il 27 e il 29 d.C.), Giovanni Battista giunse nei pressi del Mar Morto, dove confluisce il fiume Giordano, e lì iniziò a predicare l’avvento del Regno di Dio e ad amministrare il battesimo per il perdono dei peccati. Si presentò a lui il giovane Gesù, e gli chiese di essere battezzato. Ma Giovanni, avendolo riconosciuto, cercò di sottrarsi, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Gesù rispose: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni lo battezzò.
Secondo i Vangeli, in quel momento lo Spirito Santo, in forma di colomba, scese su di lui. Tutte le narrazioni concordano su molti particolari di questo episodio, presentato come una vera e propria "manifestazione" (epifania) di Cristo, un riconoscimento della sua natura divina di Figlio di Dio. Secondo la Bibbia, dopo il Battesimo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e si ritirò nel deserto per quaranta giorni in meditazione, prima di iniziare la sua vita pubblica in Galilea.
D’allora, questo rito sacramentale (il primo dei sette), che consiste nell’infusione o nell’aspersione dell’acqua nella Chiesa Occidentale e nell’immersione nell’acqua nella Chiesa Orientale dei cristiani, è accompagnato dalla formula trinitaria: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», pronunciata dal sacerdote quando rende cristiano il bambino o l’adulto che sarà perdonato dal peccato originale dell’uomo. Con la cerimonia del battesimo si dà anche il nome al nuovo fedele. In Occidente, il battesimo rappresentò nei primi secoli la registrazione ufficiale delle nascite dei bambini negli archivi parrocchiali. Abbandonata in seguito, questa pratica fu ripresa dal XV secolo, divenendo legge con il Concilio di Trento.
Evoluzione Iconografica del Battesimo di Cristo
Nell’iconografia cristiana il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano è stato trattato in tutte le arti e anche in diversi film sulla vita di Cristo. Nelle arti figurative e in particolar modo nella pittura fu un argomento prediletto per gli artisti di tutti i tempi e in stili e maniere diversi, in cui le figure di Gesù e di San Giovanni Battista sono state presentate da sole o con angeli, santi o altri personaggi accanto; la scena si svolge all’aria aperta.
Arte Paleocristiana e Bizantina
L’arco cronologico preso in esame da François Bœspflug ed Emanuela Fogliadini nel volume “Il Battesimo di Cristo nell’arte” è ampio, mostrando stili, epoche, aree geografiche e confessioni diverse attorno a un tema ricco di stimoli e spunti teologici. Emanuela Fogliadini spiega che «nell’arte paleocristiana e bizantino-ortodossa Dio viene rappresentato con una mano o attraverso i raggi di luce che scendono dal cielo. L’arte occidentale, in particolare quella rinascimentale, lo rende presente attraverso l’aspetto di un vegliardo».
Anche il Giordano assume caratteri differenti a seconda dei contesti geografici: «nel mondo orientale abbiamo la personificazione del fiume, desunta dalla tradizione figurativa greca. Il Giordano è sovente popolato di pesci o delfini e sulle sponde ci sono personaggi vari come gli angeli che attendono Cristo per asciugarne il corpo, i committenti vestiti in abiti sontuosi, o i discepoli di Giovanni divenuti in seguito apostoli di Gesù».
Centrale e affascinante la figura di Cristo che nei primi secoli presenta i tratti di un giovane, imberbe. «La notevole differenza di età rispetto al Battista non corrisponde alla verità storica del Vangelo, ma ha una valenza simbolica: è il Figlio di Dio, immerso nell’acqua nelle raffigurazioni del primo millennio e negli orienti cristiani».
Nel V-VI secolo, i mosaici della cupola del Battistero degli Ariani a Ravenna mostrano un forte richiamo alla fisicità maschile del Figlio di Dio. Successivamente prende piede una rappresentazione più pudica con il Cristo coperto da un panno anche quando si immerge nel fiume. Particolarmente significativi sono gli affreschi realizzati da Manuele Panselinos nei primi anni venti del XIV secolo all’interno della chiesa di Protaton sul Monte Athos in Grecia. La composizione è suddivisa in più tappe: sulla sinistra la figura di Cristo di dimensioni maggiori rispetto ai peccatori che con lui attendono di immergersi nel fiume. Rarissima la scena dei bambini che giocano e ricordano il sacrificio degli innocenti. Al centro il cuore del racconto evangelico: il Battista non guarda il Cristo, ma il cielo da cui discendono la colomba dello Spirito Santo e la mano di Dio. Ampio risalto è dato dal celebre iconografo alla natura, con i delfini che nuotano in mezzo alle acque, probabilmente osservati nei pressi della sacra montagna. Sulla destra le figure degli angeli che attendono con i teli il Figlio di Dio.
L'Arte Occidentale e Rinascimentale
«Nell’Occidente la pratica del battesimo per aspersione trova un’eco anche nell’arte: Il corpo di Gesù esce sempre di più dal Giordano. Il fiume è ridotto quasi ad un rigagnolo come nel celebre capolavoro di Piero della Francesca». La mano che il Battista impone nell’arte antica cede il passo al gesto dell’aspersione rappresentato dall’acqua versata sul capo attraverso una ciotola.
Piero della Francesca: Resurrezione di Cristo - educazione civica
Giotto: Il Battesimo di Cristo nella Cappella degli Scrovegni
L’affresco di Giotto che rappresenta il Battesimo di Cristo fa parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. La scena è compresa nelle Storie di Gesù del registro centrale superiore, nella parete sinistra guardando verso l’altare. Gesù, al centro della scena, immerso fino a metà del busto nel Giordano, riceve il battesimo da Giovanni Battista che si trova su una rupe. Dietro di lui, un santo anziano e un giovane senza aureola, aspettano di essere battezzati. Dall'altra parte quattro angeli tengono i vestiti di Cristo, già pronti a ricoprirlo quando uscirà dall’acqua. In alto, in un'esplosione di luce, Dio Padre, con un libro nella mano sinistra, si sporge per benedire con la destra Suo Figlio. Le rocce dello sfondo, a forma di V, lasciano aperto uno spazio propizio per attirare l'attenzione dello spettatore verso il fulcro centrale della scena. Impressionano per chiarezza i volti di Cristo e del Battista, come anche quelli dei due discepoli dietro di lui. L’acqua che copre solo Cristo e non gli altri presenti è un elemento stilistico della tradizione iconografica medievale, per non mostrare il Cristo completamente nudo. L’importanza di Giotto nell’arte, non solo gotica, è paragonata «per la creazione delle grandi strutture culturali del mondo occidentale, a quella di Dante Alighieri per la letteratura».
Piero della Francesca: Il Battesimo di Cristo
La tavola con il Battesimo di Cristo, oggi conservata alla National Gallery di Londra, è la più famosa e giustamente celebrata tra le opere giovanili del grande pittore rinascimentale Piero della Francesca (1420 ca.-1492). L'opera, commissionata dall’ordine dei Monaci benedettini Camaldolesi per la piccola cappella dedicata a San Giovanni Battista nella Chiesa di Santa Maria della Pieve a Borgo Sansepolcro, fu concepita inizialmente come parte di un trittico, comprendente due pannelli laterali e uno alla base (predella). Controversa è la sua datazione. Una parte della critica colloca il capolavoro in una fase giovanile di Piero, negli anni immediatamente successivi al 1439. Infatti, i tenui colori pastello di questo dipinto richiamano quelli amati da Domenico Veneziano, di cui Piero era stato allievo e collaboratore a partire dalla seconda metà degli anni Trenta. L’approfondita conoscenza dell’arte fiorentina dei primi decenni del Quattrocento - «il limpido e rigoroso ordine compositivo, l’alta luminosità dei colori, le nitide strutture spaziali delle opere di Beato Angelico e di Domenico Veneziano» - hanno fatto di Piero della Francesca uno dei migliori rappresentanti dell’arte umanistica e prerinascimentale.

Composizione e Simbolismo
Il capolavoro di Piero della Francesca presenta, al centro, la figura di Gesù, sovrastato dalla colomba, simbolo dello Spirito Santo. Cristo è affiancato, a sinistra, da un albero, simbolo della vita che si rigenera con l’avvento del Salvatore, e a destra da san Giovanni Battista, vestito di una pelle a brandelli. Il Redentore è mostrato frontalmente, immobile, con le mani giunte e gli occhi umilmente abbassati. La sua testa è sormontata dalla ciotola del battesimo e dalla colomba (lo Spirito Santo), che cadono verticalmente alla figura del Signore e sono allineati con la posa di quest’ultimo che tiene le mani giunte in preghiera. Cristo è al centro di un ipotetico triangolo equilatero (simbolo della Trinità), con il vertice inferiore corrispondente al suo piede destro e il suo centro coincidente con le mani giunte. Il suo corpo scultoreo pallido e immobile è rappresentato con la gamba sinistra che porta tutto il peso, mentre la gamba destra è leggermente arretrata e piegata.
All’estrema sinistra, tre angeli assistono all’evento. Quello con un drappo rosa sulla spalla, seminascosto dall’albero, guarda dritto verso l’osservatore. Il suo compito è quello di agganciare lo sguardo del fedele e di richiamare la sua attenzione. Questi tre angeli (simboli di pace) hanno vesti colorate e coroncine sulle teste. Due di essi guardano Gesù mentre viene battezzato, il terzo poggia la mano sulla spalla di uno dei cherubini e guarda verso lo spettatore, quasi a volerlo coinvolgere nella scena sacra. Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1448-50.
Sul fondo si scorgono dei farisei. Uno di loro, il più vecchio, indica il cielo con il braccio destro, puntando alla colomba sospesa sul Cristo. Questo suo gesto è enfatizzato dalla posizione parallela della gamba sinistra del Battista. All’estrema destra, un neofita si spoglia per essere a sua volta battezzato: un lampo di realismo, in una scena così intellettualmente concepita, che richiama i bellissimi, e naturalissimi, neofiti dipinti da Masaccio nella Cappella Brancacci. Nella zona centrale del dipinto, a sinistra, in lontananza, si riconosce nel piccolo borgo fortificato la cittadina di Sansepolcro, qui ambiziosamente presentata come nuova Gerusalemme. Il Giordano è dunque identificato con il Tevere: un'attualizzazione dell’evento evangelico assai consueta nella pittura rinascimentale, come a voler ricordare che gli eventi storici dei Vangeli hanno significati che vanno al di là della Storia. Non è un caso, insomma, che la scena immaginata da Piero abbia così poco a che vedere con la riproduzione fedele della realtà: essa è interamente una costruzione mentale.
Geometria e Proporzione
La composizione della scena è molto rigorosa e guidata dalla geometria e dalla matematica. La tavola è infatti composta da un quadrato sormontato da una semicirconferenza, al centro della quale l’artista collocò la colomba, le cui ali si distendono lungo il diametro. Sull’asse verticale si distribuiscono colomba, mano e coppa del Battista, corpo di Cristo, il cui ombelico coincide con l’incontro delle diagonali del quadrato. Il vertice inferiore del triangolo equilatero costruito dal lato superiore del quadrato coincide con i piedi di Gesù; l’altro triangolo equilatero, quello costruito invece dal lato inferiore, ha il vertice sulla mano del Battista. Il pentagono costruito all’interno del quadrato contiene gran parte delle figure della composizione. Piero era un pittore molto colto e un finissimo intellettuale, che amava costruire le scene di tutti i suoi quadri secondo precisi criteri geometrici e proporzionali. Ne trattò pure in un suo testo sulla geometria euclidea, il De corporibus regularibus, scritto tra gli anni Sessanta e Ottanta del Quattrocento. «Quelle di Piero sono figure vestite di silenzio, accarezzate dall’azzurro del cielo e dal verde della terra. Una pittura sobria - la sua - ove tutto è misura, equilibrio, armonia; ove viene fermato un attimo di tempo che ha il respiro dell’eterno; ove la luce meridiana piove a picco abolendo l’ombra delle cose».
Interpretazioni Alternative
Nel 1439, a Firenze, il pittore assistette all’apertura del Concilio ecumenico convocato pochi anni prima da papa Eugenio IV e secondo alcuni studiosi (che per questo motivo riconducono la datazione del dipinto a quegli anni) il quadro farebbe riferimento a tale evento e dunque alla raggiunta pacificazione fra la Chiesa d’Oriente (greca) e quella d’Occidente (romana). Due angeli, infatti, si tengono per mano, mentre il terzo ha la mano destra sollevata in un antico gesto classico che significa concordia. Altri studiosi hanno diversamente interpretato i tre angeli, uno dei quali è vestito di bianco, rosso e blu (colori divini e trinitari), come l’allegoria della Trinità; essi incarnerebbero, da sinistra, il Padre, lo Spirito Santo e il Figlio. Piero avrebbe dunque scelto l’iconografia bizantina della Trinità basata sull’apparizione dei tre angeli ad Abramo alle querce di Mamre, e che il pittore russo Andrej Rublëv aveva magistralmente proposto, pochi anni prima, in una delle sue più celebri icone.
Andrea del Verrocchio e Leonardo da Vinci: Il Battesimo di Cristo
Andrea di Francesco di Cione, detto il Verrocchio, famoso scultore e pittore, la cui bottega era la più importante di Firenze, realizzò (con la collaborazione di Leonardo da Vinci e di altri due aiuti, secondo la tradizione del tempo) alcuni dipinti, dei quali il più celebre è il Battesimo di Cristo. La genesi dell'opera, realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi, viene raccontata dal Vasari nel suo gran libro. Verrocchio è l’autore della composizione e delle figure di Cristo e di San Giovanni, le cui mani furono invece dipinte, insieme a quelle di Dio, alla colomba e alla palma, da un pittore mediocre. A Botticelli si deve forse l'angelo rivolto a sinistra, mentre a Leonardo l'angelo di profilo, lo sfondo paesaggistico e l'unificazione atmosferica della scena, riconosciuti dai primi storiografi, di cui Vasari, come elementi di grande novità artistica. Questi affermò che Verrocchio, dopo aver visto l'angelo di Leonardo, si demoralizzò al punto che non volle mai più dipingere. Leonardo dipinse il dolce volto dell'angelo di profilo, con «il suo caratteristico stile sfumato», ma anche «le velature trasparenti a olio che unificarono i piani del paesaggio in profondità e addolcirono il corpo del Cristo». Suo, inoltre, è il velato paesaggio sulla sinistra. La precisione dei dettagli deriva dall'influsso della pittura fiamminga e dalla pratica dell'oreficeria. L'opera ha una composizione triangolare, con al vertice la ciotola nella mano di san Giovanni Battista e come base la linea che collega i piedi suoi e di Cristo con quello dell'angelo inginocchiato. Nel centro, la figura del Cristo dà alla scena anche «un movimento rotatorio», accentuato dalla posizione degli angeli, a sinistra e di Giovanni Battista a destra. In alto, le mani di Dio Padre inviano la Colomba dello Spirito Santo circondata da raggi divini. Il paesaggio sullo sfondo è aperto su di un'ampia valle percorsa da un fiume e con delle rocce rozzamente squadrate.

Collaborazione e Stile
Se lo stile di Verrocchio è caratterizzato da linearismo e contorni netti che indagano le anatomie e le espressioni, quello dei suoi alunni, Leonardo e Botticelli, è pieno di delicatezza e di naturalismo. Le immagini di San Giovanni e di Gesù sono riconducibili alle mani del Verrocchio, mentre la raffinata esecuzione dell’angelo, posto all’estremità sinistra, è opera di Leonardo. Quest’ultimo è autore anche dell’atmosfera fluida, ottenuta per mezzo della tecnica dello sfumato che lega i personaggi al resto del paesaggio, e dell’angelo dai lunghi capelli dorati che ha tratti di morbidezza. Pare inoltre che il Da Vinci abbia messo mano al brumoso paesaggio sullo sfondo, che ricorda le raffigurazioni della valle dell’Arno da lui fatte in altre occasioni. È contraddistinto da indeterminatezza, da uno svaporare verso l’alto, da una fusione di acque, rocce e cielo, e quindi di aria, che corrispondono al paesaggio leonardesco della Vergine delle rocce e che, più avanti, ricorrerà anche nella Gioconda. Lo scenario naturale a destra è opera del Verrocchio ed è più squadrato e deciso, così come le pietre su cui poggiano i due angeli. Il maestro esprime così l’intenzione di riprodurre per simboli l’ambientazione tradizionale dell’episodio (la palma rende verosimili le acque del Giordano).
Giovanni Bellini: Il Battesimo di Cristo
Nato in una famiglia di famosi pittori veneziani, Giovanni Bellini iniziò la sua attività nella bottega del padre Jacopo, lavorando accanto al fratello Gentile. Nei primi dipinti (anteriori al 1460 e in quelli vicini ai modi usati del padre), l’energica definizione grafica - influenza del Mantegna (che allora lavorava a Padova) - «si trasmuta in una rappresentazione dell’intimo rapporto emozionale tra le figure e il vasto paesaggio», dominato da un senso di ‘religioso silenzio’. Il Battesimo di Cristo è tra le prime opere della sua produzione e mostra un'immersione pacata delle figure nello spazio che le circonda, attraversate dalla luce e dall'aria (quello che ha fatto pensare a un possibile aiuto del giovane Giorgione, allora forse allievo presso Bellini, come accennava Vasari). L’opera ha una composizione abbastanza tradizionale, con Gesù al centro rivolto verso lo spettatore, mentre Giovanni Battista, a sinistra, lo battezza da una rupe, mentre a destra aspettano tre figure angeliche dalle vesti sgargianti (allegoria delle tre Virtù Teologali); in alto, tra cherubini e serafini, appare la figura di Dio Padre che invia sopra il Figlio la colomba dello Spirito Santo. Le tre figure femminili ricordano le presenze angeliche imposte dalla tradizione iconografica a fianco del Cristo battezzato. La linea dorata dell'aurora mattutina sul fondo segna la frontiera tra terreno e divino. L'uomo qui non è «centro ordinatore di un universo che domina, ma fibra di un tutto con cui vive in armonia». Alcuni hanno attribuito l'angelo in rosso alla mano di Giorgione. La capanna in alto a destra simboleggia il Vecchio Testamento, mentre il castello a sinistra, sulla sommità del colle, il Nuovo Testamento. Secondo la stessa tradizione iconografica, «l'acqua del fiume si ferma ai piedi del Cristo, per evitare che vi si specchi, non potendo esistere più di una figura divina». Un altro elemento simbolico è il pappagallino rosso, simbolo della Passione. La bellezza speciale della pala viene data dalla morbidezza dei toni del paesaggio e del cielo, che smorzano i contorni delle figure avvolgendole, come accadrà nelle tonalità della pittura di Giorgione e di Tiziano Vecellio. «La stessa modulazione luminosa, ora incidente, ora tenue, ora poco presente, enfatizza l'asse divino che va dalla figura scultorea di Gesù fino alla figura dell'eterno, che ne riprende posa e fisionomia». Il paesaggio è ampio e riposante. Dal cielo scende una calda luce che copre le valli attorno al Giordano. La prospettiva atmosferica e gli impasti cromatici si devono al colore «che acquista la densità di un respiro che viene dal profondo». I personaggi, in dimensioni naturali, coinvolgono al massimo lo spettatore all'interno della scena, «miracolosamente in equilibrio tra lo spettacolo della natura e la contemplazione del mistero».
Andrea Mantegna: Il Battesimo di Cristo
Il dipinto di Andrea Mantegna con il tema del Battesimo di Cristo non si è ben conservato, perché si è persa in molte zone la preparazione pittorica, sicché appare la tela bruna sottostante. Si possono vedere però i suoi personaggi: Gesù, raffigurato al centro mentre riceve il battesimo da san Giovanni Battista, in piedi, a destra su una roccia e il santo. In alto appare la colomba dello Spirito Santo. Gesù sembra fare un gesto di benedizione verso Giovanni. A sinistra un altro personaggio, probabilmente un angelo, regge la veste di Cristo sottobraccio, mentre a destra un personaggio non identificato regge un secchiello. Lo sfondo è composto da colline, con una roccia che torreggia incombente a destra e con due alberi di agrumi (arance a destra e limoni a sinistra). Impressiona «il panneggio del perizoma di Cristo, il cui chiaroscuro incisivo dona una plasticità scultorea notevole».
Tiziano Vecellio: Il Battesimo di Cristo
«Artista innovatore e poliedrico, maestro del colore tonale insieme al Giorgione», Tiziano Vecellio fu uno dei pochi pittori italiani titolari di una sua propria azienda, con una ricchissima produzione di ritratti dei potenti dell'epoca, i suoi maggiori committenti. La sua arte si basò sul «primato del disegno», sull'uso personalissimo del colore. Tiziano usò la forza espressiva del colore materico e poi, in piena maturità, abbandonò il carattere solare e fastoso del colore del Rinascimento per assumere «il dinamismo proprio del manierismo, giocando con libertà nelle variazioni cromatiche in cui il colore era reso più duttile, più sensibile agli effetti della luce». La struttura del dipinto dedicato al Battesimo di Cristo è formata da tre personaggi disposti lungo una linea diagonale: al centro Gesù, in piedi nel Giordano, con il corpo nudo e un telo bianco intorno ai fianchi, in atteggiamento devoto e umile, riceve il battesimo da Giovanni Battista, posto più in alto sulla riva del fiume, con un ginocchio a terra e i fianchi coperti da un manto violetto sotto il quale s’intravede la pelle di pecora. In basso a destra, in primo piano, all’evento assiste «un uomo vestito di nero, ritratto di profilo: i capelli e la barba sono brizzolati, quasi canuti, e porta due fedi nuziali, all'anulare e al mignolo della mano sinistra. Si tratta del committente e proprietario dell'opera, lo spagnolo Giovanni (Juan) Ram, forse un mercante, che visse a Venezia dalla fine del Quattrocento».
Veronese: Il Battesimo di Cristo
Incline a un «classicismo reso sensibile e sottilmente pittorico dall’esperienza manierista», Veronese dipinse un mondo «decorativo e sfarzoso», in cui «gli spunti naturalistici sono sublimati in grandiosità ornamentale», come nelle molte Cene di «stupenda policromia delle folle e dei grandiosi impianti scenografici». Il dipinto dedicato dal pittore al Battesimo di Cristo, conservato nella Chiesa del Santissimo Redentore a Venezia, venne realizzato su commissione di Bartolomeo Stravazzino, ritratto in basso insieme al figlio Giovanni in adorazione del suo eponimo che battezza Cristo. Originariamente si trovava in un oratorio dedicato al Battista che fu poi inglobato nella chiesa del Palladio. A seguito della demolizione della cappella la tela fu trasferita nella sacrestia della chiesa dove fu quasi dimenticata fino al recupero e alla sua piena rivalutazione da parte della critica novecentesca per il suo cromatismo.
Guido Reni: Il Battesimo di Cristo
Il dipinto di Guido Reni con la scena del Battesimo di Cristo si sviluppa su tre piani ben distinti. Nella parte anteriore, Cristo si inchina sotto la coppa battesimale, che Giovanni il Battista versa su di lui con la mano destra alzata. In piedi sulle rive del Giordano, il Battista ha un ginocchio un po’ piegato, come per prepararsi a inginocchiarsi. Sotto l'arco formato da queste due figure di fronte all'altro in umiltà, si vedono due angeli che tengono in mano i vestiti di Cristo. Dietro alle figure, gli alberi, le nuvole e il cielo blu profondo si estendono.
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