Dopo la manifestazione del Messia Gesù alle genti, all’umanità intera, attraverso i Magi con la festa dell’Epifania, con il battesimo di Gesù la Chiesa celebra la sua manifestazione a Israele. Gesù si presenta pubblicamente a Israele come Figlio di Dio su cui riposa lo Spirito Santo, condividendo ciò che, scrive Luca, tutto il popolo fece, ovvero, l’immersione nel Giordano ad opera di Giovanni. Da allora inizia il ministero pubblico di Gesù.
Ciò che colpisce in questa manifestazione a Israele del Messia è che questo evento pubblico è trasformato da Luca in un evento personalissimo, interiore e spirituale. Luca, infatti, non narra il battesimo di Gesù nel modo tradizionale, ma pone un'enfasi particolare sulla preghiera di Gesù.

L'Attesa del Popolo e la Figura di Giovanni Battista
Giovanni il Precursore e le Domande sull'Identità
La narrazione lucana che compone la lettura evangelica (Lc 3,15-16.21-22) si apre con il tema dell'attesa. Il testo lucano pone l’avvento di Gesù sotto il segno dell’attesa, un tema caro a Luca già nei vangeli dell’infanzia, come si vede con Simeone che attendeva la consolazione di Israele (Lc 2,25) e Anna che parlava del bambino a quanti attendevano la redenzione di Gerusalemme (Lc 2,38).
Nel versetto 15, proprio della redazione lucana e assente da Marco e Matteo, si legge: «Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo». L'evangelista radiografa questa attesa come una domanda interiore, un pensiero dubitativo: Giovanni è forse il Messia? Le somiglianze tra il Battista e Gesù sono un elemento che attraversa tutti i vangeli, e Luca le sottolinea mostrando un Giovanni che già «annuncia l’evangelo» (Lc 3,18) e si muove come predicatore itinerante (Lc 3,3), così come farà Gesù nel suo ministero pubblico.
Commento al Vangelo del giorno - Lc 1,57-66.80 - Giovanni è il suo nome!
Il Battesimo di Acqua e l'Annuncio di Spirito e Fuoco
A questa domanda inespressa del popolo, Giovanni risponde a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Questa affermazione di Giovanni è comune ai sinottici e attesta la sua autenticità, sottolineando la portata delle sue parole riguardo al Messia.
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Il battesimo con acqua, amministrato da Giovanni, significa un'immersione nella propria realtà, nel proprio limite. L'acqua è simbolo di morte, e Giovanni, immergendo il popolo, lo tira poi fuori, suggerendo la necessità di superare il limite per non morire.
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Il battesimo in Spirito Santo e fuoco è quello che porterà il Messia. L'associazione del fuoco al battesimo, propria di Luca e Matteo, implica l'immagine del giudizio che al tempo di Noè avvenne con l'acqua e alla fine dei tempi avverrà col fuoco, come Giovanni annuncia nel v. 17. Tuttavia, per Luca, il riferimento al fuoco è primariamente riferito alla Pentecoste, in cui lo Spirito scenderà sotto forma di lingue di fuoco, e non solo all'escaton. Gesù stesso dirà di essere venuto a gettare un fuoco sulla terra (Lc 12,49), ma questo fuoco non brucerà scorie né peccatori, bensì sarà il fuoco in cui Gesù stesso sarà immerso attraverso la prova della passione e morte (Lc 12,49-50).
La risposta che Giovanni dà al popolo è giusta, ma egli stesso non è pienamente cosciente di quanto essa riguardi anche lui personalmente e di quanto egli stesso, con la sua vita, più ancora che le sue parole, sia la risposta. Infatti, la narrazione lucana ci suggerisce che Giovanni stesso è già stato battezzato in Spirito Santo quando alla voce di Maria lo Spirito Santo è sceso su Elisabetta e ha riempito anche Giovanni nel seno materno (Lc 1,39-45).
La Peculiarità Lucana: Il Battesimo nella Preghiera
Gesù Già Battezzato e l'Importanza della Preghiera
Luca ci informa che Giovanni è stato arrestato ed è ormai in prigione (Lc 3,19-20) prima di narrare l'episodio del battesimo di Gesù. Questo significa che il passo lucano del battesimo di Gesù non è il racconto dell'azione del battesimo in sé, che è appena accennato come fatto già avvenuto («Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, …»: Lc 3,21), ma è un passo che parla della preghiera di Gesù.
Rispetto ai paralleli sinottici, è soltanto Luca che specifica che Gesù «stava in preghiera» (Lc 3,21). Per Luca, il contesto della discesa dello Spirito su Gesù non è l’immersione battesimale, ma la preghiera. Questo atteggiamento di preghiera si ripresenta puntualmente nei momenti importanti della vita di Gesù (Lc 5,16; 6,12; 9,18.28-29; 11,1; 22,41; 23,46), sottolineando il profondo legame tra preghiera e Spirito Santo.
L'Ascolto della Parola e l'Esperienza Filiale
Gesù si trova in solitudine, sta pregando, e in questa preghiera la parola di Dio, ascoltata e interiorizzata dalle Scritture, la sente rivolta a sé in maniera diretta e personale: «Tu sei il mio Figlio, tu l’amato, in te ho posto il mio compiacimento». Questa “immersione” non è tanto nelle acque del Giordano, quanto nelle pagine della Scrittura, in pagine particolarmente pregnanti come un salmo messianico (Sal 2,7), la legatura di Isacco (Gen 22,2, cui rinvia l’espressione "l'amato" che designa Isacco in procinto di salire il monte Moria) e il passo di Isaia 42 sul servo del Signore.
La parola del Salmo 2, «Tu sei mio Figlio», non riguarda più Davide, ma riguarda Gesù, Colui che legge e ascolta la parola come indirizzata a sé, come parola da realizzare facendo la volontà del Padre. In questo ascolto e nella realizzazione della volontà di Dio consiste la dimensione di figlio in cui Dio pone il compiacimento. La preghiera, pertanto, appare nel testo lucano come luogo di discernimento della propria vocazione e missione, un'occasione per conoscere l'amore di Dio.
Se Marco e Matteo privilegiano l’immagine “materna” della nascita di Gesù dalle acque, Luca, sottolineando la preghiera e l’ascolto della voce divina, accorda maggior peso alla simbolica “paterna”: l’esperienza primordiale del padre, mediata dalla parola e dalla voce. La preghiera, quindi, nasce e si nutre sempre di ascolto, un ascolto che genera alla figliolanza divina.
Il Profondo Significato del Battesimo di Gesù
Solidarietà con l'Umanità e Accettazione del Limite
Il battesimo di Gesù, un atto che in apparenza non ha logica umana per Chi è Dio, acquista un significato profondo. Come spiega Papa Francesco, Gesù vuole «stare con i peccatori: per questo si mette in fila con loro e compie lo stesso gesto». Egli non ne aveva bisogno per Sé, ma lo fa per noi. Gesù si fa carico delle nostre necessità, di noi che mendichiamo l’amore di Dio.
Questo gesto implica la scelta fondamentale di Gesù di identificarsi con i limiti e la condizione mortale dell'uomo. Il battesimo indica il limite; noi siamo mortali e con il battesimo accettiamo la morte. Il peccato è la non accettazione del limite, ma Gesù fa del limite, e persino del peccato come non accettazione del limite, il luogo della comunione con noi. La sua carne è solidale con ogni carne. Il nostro male non è il luogo dove Dio ci condanna, ma è il luogo del nostro bisogno, dove Lui ci ama e si rivela come medico e come Dio Amore, Colui che ci salva. Il luogo della conoscenza di Dio non è la nostra bravura religiosa, ma è la nostra realtà di limite, di ribellione al limite, di male e di maledizione, perché non accettiamo la nostra condizione umana. Dio, che è tutto ciò che noi ci rifiutiamo di essere e siamo, ci incontra nella nostra verità. Lui vive questa realtà del limite e del peccato da figlio e da fratello, come luogo di condivisione, di dono, di perdono e di amore. Lui è il Signore, il Cristo.

La Riapertura dei Cieli e la Nuova Alleanza
Con il battesimo di Gesù, il cielo si aprì, ristabilendo la comunicazione tra cielo e terra, tra Dio e l'uomo. Questa riapertura dei cieli, chiusi dopo il peccato di Adamo ed Eva, rende chiaro che con Gesù è possibile il ritorno a casa, verso la vera Terra Promessa, quella del cielo. Questa teofania, unita alla discesa dello Spirito Santo in forma corporea come una colomba e alla voce dal cielo, costituisce una proclamazione messianica pubblica: Gesù viene presentato da Dio stesso al popolo come suo Figlio prediletto, unto per la sua missione profetica e messianica. Ciò conferma quanto Luca ha già detto e prefigura il battesimo cristiano, in cui lo Spirito sarà donato ai discepoli (At 2,33).
Commento al Vangelo del giorno - Lc 1,57-66.80 - Giovanni è il suo nome!
Implicazioni per i Battezzati: La Nostra Figliolanza Divina
Il battesimo di Gesù è strettamente connesso al nostro battesimo, insegnandoci la via da seguire. Meditare su questa realtà è meraviglioso: Gesù non lo ha fatto per Sé, ma perché noi ne abbiamo bisogno. Il suo atto di amore e solidarietà ha aperto la strada perché fossimo fatti figli di Dio.
Imitare Cristo nella Carità
Siamo chiamati a imitare Cristo. Papa Francesco esorta i battezzati a uscire e farsi carico delle necessità degli altri, non giudicando o suggerendo, ma facendosi vicini, compatendo e condividendo l’amore di Dio. Questa è la strada della vera felicità: c'è più gioia nel dare che nel ricevere. Occuparsi dei bisogni degli altri, sollevando lo sguardo verso il prossimo con attenzione, tempo e un sorriso, è un modo concreto di vivere la nostra condizione di figli di Dio.
La Gioia di Essere Figli di Dio
La consapevolezza di essere figli di Dio è una realtà che riempie di gioia e ci insegna a vedere il mondo in una maniera nuova. Come scriveva San Josemaría, il Signore ci vuole come figli nella sua casa, nella sua famiglia, con una familiarità che ci permette di «chiedere la luna, come fanno i bambini!». Quando siamo consapevoli di questa realtà, vediamo negli altri persone di grande valore, al di là delle loro qualità, del colore della pelle o delle idee politiche. Non esiste «che una razza: la razza dei figli di Dio. Non c'è che un colore: il colore dei figli di Dio. E non c'è che una lingua: quella che parla al cuore e alla mente e, senza suono di parole, ci fa conoscere Dio, e fa sì che ci amiamo scambievolmente» (È Gesù che passa, 106).
Il nostro battesimo è il dono più importante della nostra vita, quello che ci caratterizza come persone e come figli di Dio. L'azione dello Spirito Santo, distintiva nel battesimo cristiano, modella la nostra vita e trova il suo modello in Gesù Cristo, che in preghiera si prepara a questo momento cruciale.