La Storia delle Basiliche e Chiese dei Santi Marcellino e Pietro a Roma

La storia dei Santi Marcellino e Pietro è intrinsecamente legata a due complessi ecclesiastici distinti ma profondamente connessi: l'antico sito funerario e cultuale di Ad Duas Lauros lungo l'attuale Via Casilina, e la successiva Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro situata nel Rione Monti, presso il Laterano.

Mappa del complesso di Ad Duas Lauros con catacombe, basilica e mausoleo

Il Complesso di Ad Duas Lauros: Origini e Contesto Funerario

Il complesso funerario e cultuale di San Marcellino e Pietro ad Duas Lauros, situato lungo l’antica via Labicana (attuale via Casilina), rappresenta uno dei siti più significativi della topografia cristiana di Roma tardoantica. L’area in cui sorgeva il monumento corrispondeva a un possedimento imperiale noto, nel Liber Pontificalis, come “ad duas lauros”, cioè “ai due allori”, arbusti che per tradizione ornavano le dimore dell’imperatore.

Le Necropoli Preesistenti e gli Equites Singulares

L’area era interessata da necropoli sin dalla tarda età repubblicana. Successivamente, tra il II e il III secolo d.C., fu occupata dal cimitero degli equites singulares Augusti, la guardia a cavallo dell’imperatore. Già prima che diventasse possedimento di Sant'Elena, il sito era utilizzato come necropoli degli equites singulares, e successivamente, durante la persecuzione dioclezianea (303 - 311), vi fu realizzata la Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro.

Il Martirio e la Sepoltura di Marcellino e Pietro

Già al tempo delle persecuzioni di Decio e Valeriano, i cristiani avevano scelto questa località per le tombe di alcuni martiri, tra questi i Santi Marcellino e Pietro, che divennero ben presto oggetto di venerazione.

Nel 304 d.C., durante una delle persecuzioni più cruente ordinate da Diocleziano, Marcellino (presbitero) e Pietro (esorcista) furono martirizzati. Papa Damaso I, ancora molto giovane all’epoca, riferisce il racconto diretto che gli fece il carnefice dei due santi. Essi rimasero segregati in carcere, poi trascinati in un bosco chiamato Selva Nera, nella zona dell’odierna Pignattara, sottoposti a torture, umiliazioni e infine giustiziati per decapitazione. I corpi furono però ritrovati e recuperati dalla matrona romana Lucilla e sepolti nel cimitero chiamato Ad duas lauros sulla via Casilina, nel quartiere Prenestino-Labicano.

La Basilica Costantiniana di Ad Duas Lauros

Costantino nel 330 d.C. fece costruire la chiesa detta dei Santi Marcellino e Pietro ad duas Lauros vicino al Mausoleo di Elena, madre dell’imperatore. La basilica venne costruita tra il 315 e il 326 d.C., o più precisamente tra il 313 e il 325 d.C., per volontà dello stesso imperatore Costantino. Sorgeva in asse con l’ingresso della catacomba.

Ricostruzione della Basilica Costantiniana di Santi Marcellino e Pietro

Costruzione e Caratteristiche Architettoniche

La basilica era orientata ad est, misurava 65 metri di lunghezza per 29 di larghezza, con la caratteristica pianta a forma di “circo”. Aveva la struttura suddivisa in tre navate da una serie di pilastri ed era dotata di un’area presbiterale rialzata e destinata ad accogliere i pellegrini. Attorno ad essa sorsero una serie di mausolei; uno di questi, sul lato meridionale, era in corrispondenza della sottostante tomba di Marcellino e Pietro.

Il Mausoleo di Sant'Elena

Accanto alla basilica, lungo lo stesso asse monumentale, si trova il cosiddetto Mausoleo di Sant’Elena, edificio circolare originariamente concepito come sepolcro dinastico costantiniano. Anche se Elena morì probabilmente in Palestina, la tradizione successiva colloca la sua traslazione a Roma e la sua sepoltura ad Duas Lauros, accanto ai martiri. Il mausoleo fu quindi reinterpretato in chiave cristiana e inglobato nel culto. Il complesso di Ad Duas Lauros si pone come modello di cristianizzazione del paesaggio funerario romano, in cui l’elemento imperiale (Elena), quello martiriale (Marcellino e Pietro) e quello popolare (le catacombe) si integrano in una rete simbolica e liturgica.

Il Cimitero e le Catacombe

La vasta catacomba, scavata nel tufo a più livelli, ospita numerosi loculi, cubicoli e ambienti decorati. Fondata nel III secolo, si sviluppò in modo significativo nel IV secolo, quando i corpi dei santi Marcellino e Pietro vi furono sepolti. Tra i cubicoli più noti si segnalano il Cubiculum di Ampliato, con affreschi biblici del IV secolo, e vari graffiti di pellegrini.

Decadenza e Abbandono del Complesso Antico

La basilica era ancora in uso verso la fine dell’VIII secolo d.C. e iniziò la sua decadenza in coincidenza con la traslazione delle spoglie dei santi Marcellino e Pietro. Le gallerie scavate nelle catacombe compromisero forse la stabilità della grande basilica costantiniana che a partire dal basso medioevo andò lentamente in rovina e fu abbandonata. La basilica fu definitivamente abbandonata e cadde in rovina tra il IX e il X secolo, anche a causa delle incursioni saracene e della crisi dell’area suburbana.

Tra il 1632 e il 1638, il Capitolo di San Giovanni in Laterano fece costruire una piccola chiesa dedicata ai santi Marcellino e Pietro, utilizzando parte delle rovine dell'antica basilica costantiniana, da cui si poteva accedere alla catacomba.

Le Catacombe dei santi Pietro e Marcellino a Roma

La Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano (Rione Monti)

La chiesa dei Santi Marcellino e Pietro conserva la memoria dei santi martiri ma non le loro spoglie mortali, che sono state disperse a seguito della popolarità dei due martiri. Papa Gregorio IV le inviò in Francia dove Eginardo, consigliere di Carlo Magno, le avrebbe traslate nell'abbazia di Seligenstadt sul Meno, presso Magonza. Eginardo scrisse il De Translatione et miraculis sanctorum Marcellini et Petri ("La traslazione e i miracoli dei santi Marcellino e Pietro").

Posizione e Contesto Urbano

Esattamente all’incrocio tra via Labicana e via Merulana, a un livello leggermente inferiore rispetto al piano stradale attuale, si eleva la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro. Questo è un punto sempre molto trafficato del Rione Monti, proprio al centro del rettifilo aperto da papa Gregorio XIII e completato da Sisto V alla fine del Cinquecento, che mette in comunicazione le due basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano. E infatti la chiesa si trova proprio al centro di una croce ideale formata dalle due basiliche maggiori, il Colosseo e Porta Maggiore.

Le Prime Testimonianze e Ricostruzioni Medievali

Le sue forme barocche appena movimentate da lesene, così equilibrate e semplici, custodiscono, come sempre a Roma, una storia ben più antica. Un’iscrizione rinvenuta nelle fondamenta ne attesterebbe la costruzione nel IV secolo ad opera di papa Siricio. Ancora nel 590 è nominata come titulus di san Marcellino e Pietro. La prima notizia certa si trova nel Liber Pontificalis riferita a papa Gregorio III che recita: "Fecit etiam de novo ecclesiam sanctorum Marcellini et Petri prope Lateranum", ovvero “Costruì anche a nuovo la chiesa dei santi Marcellino e Pietro vicino al Laterano”. Questo implica che l'edificio fu costruito ex novo e che nell’operazione sarebbe stata demolita la chiesa precedente. In quel tempo la zona era già un nodo viario nevralgico, testimoniato anche dai molti pellegrini che sostavano presso l’annesso ospizio chiamato "del San Salvatore".

La chiesa fu restaurata per volere di Papa Alessandro IV nel 1256, come recita a destra dell’ingresso un’iscrizione in latino, decorata in basso dalle figure di Marcellino e Pietro. Vent'anni dopo, l'ospizio e la chiesa furono affidati alla Confraternita del Salvatore, dimostrando che l'ospizio era ancora in funzione.

La Rinascita Barocca e Neoclassica

Nel 1707 Papa Clemente XI cedette il complesso all'ordine monastico dei Maroniti aleppini antoniani, che vi stabilì un monastero. Tuttavia, dopo cinquant’anni la chiesa versava in un tale stato di degrado che, nel 1753, i monaci si trasferirono a Sant'Antonio Abate dei Maroniti, dove tuttora risiedono.

La Ricostruzione del XVIII Secolo

Già alcuni anni prima, nel 1751, la chiesa fu radicalmente ricostruita per volere di papa Benedetto XIV e realizzata da Girolamo Theodoli, architetto di nobile lignaggio attivo a Roma. La chiesa fu sostanzialmente modificata e ampliata nel 1769, dopo che papa Clemente XIII l'aveva eretta a parrocchia il 1º febbraio 1765, con il motu proprio Cum sint, come vicaria curata unita al collegio beneficiale lateranense.

Caratteristiche Architettoniche Interne ed Esterne

L’esterno della chiesa, a forma di dado, si riflette all’interno nella pianta a croce greca. Lo stile, diverso dal barocco fastoso cui siamo abituati, anticipa in modo chiaro un'evoluzione verso le forme più essenziali del neoclassicismo. La facciata è scandita da paraste ioniche e sormontata da un timpano con l’iscrizione dedicatoria che corre sull’architrave per tutta la larghezza. La cupola invece è a gradoni e risente dell’influenza esercitata dal Borromini in quegli anni.

All’interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate da due file di alte colonne doriche di travertino, sulle quali poggiano archi a tutto sesto, sormontati da una doppia serie di finestre rettangolari con timpano triangolare che consentono l'illuminazione dell'aula liturgica. Sull’altare maggiore, sormontato da un’abside bianca innervata di costolature, vi è una pala con il martirio dei santi titolari, opera di Gaetano Lapis. Una cappella laterale, alla quale si accede tramite un portone, è dedicata a Nostra Signora di Lourdes. Il soffitto è stato realizzato nel 1903 insieme ai quadri laterali con le raffigurazioni del santuario di Lourdes e la visione di Santa Bernadette.

Interno della Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano

Eventi e Trasformazioni Recenti

Il Capitolo Lateranense, il 14 dicembre 1936, rinunciò a favore del Vicariato di Roma a qualunque diritto, privilegio e patronato sulla parrocchia che in tale occasione venne affidata al clero diocesano di Roma.

Durante le violente manifestazioni dei "Black block", nell’ottobre del 2011, una croce fu sfregiata e la statua di una Madonnina portata sul sagrato e distrutta, testimoniando come anche luoghi di culto antichi possano essere teatro di eventi contemporanei.

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