La Basilica di Aci San Filippo

Un Gioiello ai Piedi dell'Etna

Ubicata nell’omonimo paese di Aci San Filippo, ai piedi dell’Etna, tra il profumo di limoni e quello del mare di Trezza, la Basilica si manifesta agli occhi del visitatore in tutta la sua maestosità ed eleganza. È un nome accogliente, umile e simpatico, che domina un quartiere e suscita l'ammirazione dei forestieri e degli intenditori, un po' meno quella degli abitanti di Aci San Filippo, abituati alla sua presenza. L’antica borgata di Aci San Filippo si trova proprio nel luogo mitologico in cui è ambientato il celebre mito di Aci e Galatea.

Foto panoramica della Basilica di Aci San Filippo con l'Etna sullo sfondo

Radici Storiche e Mitologiche

Dalla Leggenda Greca alle Guerre Puniche

Si racconta che le origini del paese siano legate a Xiphonia, una misteriosa città greca, oggi del tutto scomparsa. Alla fondazione della città i poeti Ovidio e Virgilio hanno legato anche la storia d’amore della ninfa Galatea e del pastorello Aci, contrastata dal ciclope Polifemo. In età romana esisteva, invece, una città denominata Akis che fu parte attiva delle guerre puniche. Fino al XVII secolo, la storia di Aci San Filippo è stata legata a quella degli altri casali del territorio di Aci. Sotto il dominio spagnolo, il grande sviluppo di Aquilia Nuova (oggi Acireale) causò contrasti e rivalità con gli altri casali, che pretendevano l’autonomia amministrativa, e che infine riuscirono ad ottenere.

Lo Sviluppo Medievale e la Chiesa Antica

Il suo sorgere coincide con la venuta di Ruggero il normanno e con la cacciata degli Arabi dalla Sicilia. Originariamente esisteva solo un piccolo altarino; il piccolo borgo sorgeva sulla strada che dalla zona di Santa Venera al Pozzo giungeva a Valverde, in un territorio più sicuro rispetto ai piccoli centri della costa, che erano soggetti a incursioni di pirati. Lo sviluppo del paese iniziò intorno ad una vecchia torre di avvistamento di epoca normanna, oggi parte della torre campanaria. Addosso a questa struttura vetusta fu eretta la chiesa, subito dopo la cacciata dei Saraceni, dove prima vi era solo un altarino. Tra il 1200 e il 1400 le fonti storiche sono molto poche, ma ciò che è evidente è la crescente importanza della chiesa di San Filippo di Carchina all’interno di un contesto composto da altre chiese rurali. Dell’antica chiesa costruita nel corso del Quattrocento e del Cinquecento, e distrutta durante il terremoto del 1693, rimane qualche traccia nel campanile e nelle mura absidali.

La Ricostruzione e l'Architettura Barocca

La Nascita della Chiesa Attuale

La chiesa attuale venne edificata tra il 1728 e il 1740 con il consenso della illustre famiglia dei principi Riggio di Campofiorito. L'architetto Francesco Battaglia, che ne tenne conto nel rifacimento di quella di Aci S. Filippo e in altre realizzazioni, aveva tra le sue intenzioni una «ricerca coloristica» che includeva «mattoni finti», «pietra lavica e pietra calcarea». Nel 1763, «a tenore del disegno delineato dall' Ingegnere D. Francesco Battaglia, inclusi i due campanili laterali, i mastri si obbligano di eseguire la nuova facciata della chiesa». Il prospetto della chiesa attuale è stato disegnato dall’architetto Francesco Battaglia e realizzato tra il 1777 e il 1784. Esso è interamente in pietra lavica di Siracusa e presenta le caratteristiche delle chiese siciliane del Settecento.

Dettaglio della facciata della Basilica di Aci San Filippo

Esterno e Ingresso

Al centro del prospetto principale spicca una lapide con i seguenti caratteri incisi: “Totius Acis Mater et Caput”. L'accesso alla basilica è caratterizzato da due fughe semicircolari di ispirazione barocca, costituite da ampi e bassi gradini in pietra bianca di Siracusa, rivolte verso il vestibolo. Il vestibolo è pavimentato e ornato anch'esso con la stessa pietra e ombreggiato da due alti palmizi. Il vestibolo è incorniciato da una balconata, rivolta a levante, che domina le gradinate e fa da piedistallo al prospetto della chiesa dalle linee sobrie e rinascimentali.

L'Interno e il Patrimonio Artistico

L’interno dell’edificio di culto, articolato in tre navate, sfoggia delle colonne gemelle di ordine dorico che sorreggono l’altissima e imponente cupola. Al suo interno sono conservate varie tele dell’artista Antonio Pennisi, tra cui dipinti settecenteschi e opere del XIX secolo come l’Annunciazione e il Battesimo di Gesù al fiume Giordano. Di fattura più recente, probabilmente datato al 1812, è il pavimento musivo con marmi policromi ascritto alla perizia dei mastri catanesi Gioacchino Calì e Giuseppe Marino. In sagrestia si trovano pure una veduta dell’ “Antiqua Urbs Acis Xiphonia” e una delle opere più pregiate dell’entroterra acese: una pala d’altare del Quattrocento attribuita alla scuola di Antonello da Messina. Inoltre, nella cappella rivestita d’oro zecchino è custodita la statua di San Filippo d’Agira, patrono del paesino.

Interno della Basilica di Aci San Filippo con le navate e la cupola

L'Intercessione del Santo e il Terremoto del 1818

Un aneddoto religioso tramanda che l’intercessione di San Filippo d'Agira, in data 20 febbraio 1818, salvò l’intera borgata dalla devastazione di un terribile terremoto. Questo sisma, avvenuto nel tardo pomeriggio del 20 febbraio 1818, sconvolse le pendici del monte Etna, seminando morte e distruzione in molti paesi.

Il Titolo di Basilica e i Riconoscimenti Ecclesiastici

Già nel 1730 l’abate Filippo La Rosa, nel suo testamento, aveva ordinato che all’interno della chiesa di San Filippo fosse eretta una collegiata con l’elezione di tre dignità (Preposito, Cantone e Tesoriere), nove canonici e quattro mansionari. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del Novecento venne edificata la torre campanaria e ultimata la costruzione dei due vani accanto al campanile. Nel novembre 1910 il vescovo di Foggia, mons. Salvatore Bella, ha consacrato solennemente la chiesa. Nel maggio 2009 papa Benedetto XVI ha elevato la chiesa madre di Aci San Filippo a Basilica Pontificia Minore, concedendo, nel novembre dello stesso anno, un anno giubilare parrocchiale per celebrare i 100 anni della consacrazione.

La Devozione a San Giuseppe

L’altare dedicato a San Giuseppe, presente in diverse chiese, assume un ruolo di grande significato devozionale. Personalità come don Bosco, profondamente devoto a San Giuseppe, desiderarono che quest'ultimo fosse uno dei patroni principali del suo primo Oratorio e successivamente di tutta la Congregazione Salesiana, influenzando così la concezione e la decorazione di molti altari a lui dedicati.

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