I Crocifissi Neri di Sicilia: Storia, Leggende e Devozione

La Sicilia custodisce un patrimonio artistico e religioso di grande valore, tra cui spicca la peculiare tipologia dei crocifissi neri, o di colore molto scuro. Queste opere, spesso avvolte in antiche leggende e tradizioni popolari, rappresentano un importante oggetto di culto e devozione che affonda le sue radici nel Medioevo e si estende fino a epoche più recenti, caratterizzando diverse località dell'isola con storie e significati profondi.

Il Cristo Nero di Caltanissetta: Origini e Tradizioni

A Caltanissetta, nell’omonima via, si trova il Santuario del Signore della Città, una chiesa di non grandi dimensioni, in stile neoclassico. Nonostante qualche storico sostenga che sia di origine medievale, di essa si hanno notizie certe solo a partire dal 1730, allorché era ancora dedicata a San Nicola di Bari.

Il crocifisso, posizionato sopra l’altare principale, dinanzi a un grande mosaico dorato realizzato dall’artista Bevilacqua nel 1968, si presenta come un crocifisso ligneo di colore marrone molto scuro su cui risalta il perizoma dorato che cinge i fianchi di Cristo in croce. La sua origine viene fatta risalire agli ultimi secoli del Medioevo, tra il XIII ed il XV secolo.

Altare principale del Santuario del Signore della città a Caltanissetta

Secondo la tradizione, il Cristo Nero venne casualmente trovato nei primi anni del XIV secolo da alcuni raccoglitori di erbe selvatiche (chiamati “fogliamari”) dentro una grotta ubicata all’epoca ai margini della città di Caltanissetta, lì dove ora si trova l’attuale Largo Scribani. In questa caverna - che secondo alcuni studiosi sarebbe stata in realtà una chiesa rupestre, poi cancellata dall’espansione urbana della città - il crocifisso si trovava in mezzo a dei ceri accesi, che l’avrebbero col tempo annerito col loro fumo. Riportato all’interno della città per venire restaurato, sempre secondo la tradizione, qualsiasi tentativo di ripulirlo si rivelò inutile poiché miracolosamente tornava sempre scuro.

Ospitato da principio nella vicina chiesa di San Leonardo, il crocifisso finì rapidamente per diventare il protettore della città, finché nel XVII secolo non gli venne affiancato come compatrono anche San Michele Arcangelo, in quanto si riteneva che avesse liberato Caltanissetta dalla minaccia della peste. La devozione dei nisseni nei confronti del Cristo Nero tuttavia non venne mai meno: nel secolo successivo, a motivo dei danni subiti dalla chiesa di San Leonardo a causa di una frana, venne trasferito nell’odierno santuario, che da ex chiesa di San Nicolò venne ribattezzata appunto Chiesa del Signore della Città.

Facciata del Santuario del Signore della città a Caltanissetta

Altri Crocifissi Neri Medievali in Sicilia

Il crocifisso nero di Caltanissetta non è l’unico presente in Sicilia, anche se fino a prova contraria è il più antico. Di poco posteriori, risalenti al XV secolo, sono quelli che si trovano sia nella cattedrale di Licata (Agrigento) sia nella chiesa di Santa Maria Assunta a San Piero Patti, sul versante tirrenico della provincia di Messina.

Il Volto Santo di Lucca: Un Precedente Fuori Sicilia

Per tentare di trovare qualche spiegazione al fenomeno dei crocifissi neri, è necessario spostarsi fuori dalla Sicilia, poiché raffigurazioni di Cristo in croce di colore nero, o perlomeno molto scuro, non sono una prerogativa esclusivamente siciliana. Il Cristo Nero più antico in assoluto pare essere quello in legno all’interno della Cattedrale di San Martino a Lucca, chiamato Volto Santo.

Considerato per molto tempo dagli studiosi come posteriore all’anno mille, recenti datazioni al C14 lo hanno collocato sorprendentemente in un periodo tra la seconda metà dell’VIII e l’inizio del IX secolo, all’epoca in sostanza di Carlo Magno. Tale responso coincide con la narrazione tradizionale tramandata dal diacono lucchese Leboinio che lo faceva risalire all’anno 782. Di stile altomedievale, simile alle raffigurazioni longobarde, presenta gli occhi aperti e le braccia tese in posizione perfettamente orizzontale.

Molto interessante, anche riguardo ai crocifissi neri in Sicilia, è il racconto tradizionale, e per molti versi leggendario, tramandato dal medesimo Leboinio. La statua del Volto Santo di Lucca sarebbe infatti stata realizzata da San Nicodemo, colui cioè che, secondo i vangeli, insieme a Giuseppe di Arimatea tolse il corpo di Cristo dalla croce per deporlo nel sepolcro. Il volto tuttavia sarebbe stato miracolosamente scolpito direttamente da Dio e dunque, secondo le credenze medievali, sarebbe un acheropito (non realizzato da mano umana).

Illustrazione del Volto Santo di Lucca

Nell’VIII secolo, sempre secondo il racconto tradizionale, per sfuggire al rischio che venisse distrutto dai nemici della fede, dal porto di Jaffa, in Terra Santa, venne imbarcato su di un vascello senza equipaggio e lasciato ai venti, finché guidato dalla mano di Dio non giunse al largo della città di Luni, in Liguria. I Lunensi tentarono di rimorchiare la nave verso il loro porto senza riuscirvi. Solo con l’arrivo del vescovo di Lucca, Giovanni, avvertito in sogno, la nave attraccò spontaneamente. Sorse dunque una disputa tra i cittadini di Luni e quelli di Lucca circa la proprietà del crocifisso. Si decise allora di porlo sopra un carro tirato da due buoi senza conducente, lasciati quindi liberi di prendere la direzione che avesse voluto Dio. I buoi si diressero verso Lucca.

Sempre a cavallo tra Toscana e Liguria, nella famosa regione geografica della Lunigiana, sono presenti altri due crocifissi (o Volti Santi) di colore nero: uno nel Monastero di Santa Croce del Corvo in località Bocca di Magra (provincia di La Spezia), e l’altro nella chiesa campestre di San Giovanni Battista in una zona chiamata Dobbiana, in provincia di Massa Carrara.

Il Legame con le Vie Francigene e i Pellegrinaggi

Caratteristica comune di queste località che ospitano crocifissi neri così antichi è la loro posizione storico-geografica. Lucca, Bocca di Magra e l’area della Dobbiana si trovano infatti lungo il percorso della famosa Via Francigena, l’antico itinerario di sentieri, valichi e strade più larghe che in età medievale congiungevano l’Inghilterra meridionale con Roma, attraversando la Francia orientale, l’Italia settentrionale e quella centrale (fino a proseguire con una diramazione fino in Puglia). Oltre che dagli eserciti e dai mercanti, essa veniva percorsa anche dagli uomini di chiesa e dai pellegrini che da tutte le parti d’Europa si dirigevano in pellegrinaggio a Roma, per poi magari proseguire fino ai porti pugliesi per imbarcarsi per la Terra Santa. Come osservato anche dagli studiosi lucchesi, sembra dunque che sin dall’Alto Medioevo i crocifissi neri fossero strettamente collegati con i pellegrinaggi, anche se attualmente ne sfugge il motivo preciso.

Mappa delle vie Francigene medievali

Anche in Sicilia esistevano importanti vie di comunicazione tra i centri principali dell’isola che nei più antichi documenti - redatti ancora nella lingua greca bizantina - dei conquistatori normanni, provenienti dalla Francia, erano anch’esse chiamate “vie francigene” (Fragkikon odon). Una delle più importanti era la Magna Via Francigena® (“Ten odon, ten megalen ten Fragkikon tou Kastronobou” recita in greco un diploma normanno del 1096) che da Palermo raggiungeva Agrigento lungo un itinerario interno che toccava le città di Corleone, Castronovo e Racalmuto. Altre due importanti arterie erano la cosiddetta Via Normanna (citata in un documento normanno, sempre in lingua greca, del 1089) che da Palermo raggiungeva Messina attraversando le catene montuose delle Madonie, dei Nebrodi e dei Peloritani; e la Via Fabaria (citata anch’essa in un diploma normanno del 1105) che da Agrigento raggiungeva la Sicilia sud-orientale (Caltagirone, Ragusa, ecc.) così come anche la zona etnea con Catania. Questi tre esempi, al pari di altre importanti vie di comunicazione, come la via Mazarense nella parte occidentale della Sicilia, avevano in primo luogo l’importante funzione di controllare anche le parti più interne dell’isola, collegando città fortificate e castelli isolati. Ma su tali vie, costituite spesso solo da stretti sentieri, non transitavano solo soldati e cavalieri, ma anche mercanti e pellegrini.

Potrebbe dunque non essere affatto un caso se due dei crocifissi neri medievali presenti in Sicilia, quello di San Piero Patti (Messina) sulla Via Normanna, e quello di Licata, attraversata dalla Via Fabaria, si trovano lungo tali importanti vie di comunicazione. Anche la città di Caltanissetta, al centro della Sicilia, rappresentava già in età tardo-medievale un importante snodo viario, specie per quanto riguardava il commercio di prodotti agricoli.

Influenza Francescana e Evoluzione Artistica

Probabilmente furono proprio i Francescani, giunti in Sicilia nel 1224 quando San Francesco era ancora vivo, a portare con sé dall’Italia Centrale il modello artistico del Crocifisso Nero, anche se molto probabilmente non subito. Il crocifisso di Caltanissetta, pur avendo uno stile piuttosto arcaico e gotico, ha le braccia appese alla croce (non tese orizzontalmente), ed il peso del corpo gravante sulle ginocchia inarcate, secondo uno stile artistico introdotto da Giotto alla fine del Duecento.

Non è affatto improbabile dunque che il Cristo Nero, o Signore della Città di Caltanissetta, abbia attirato la devozione dei Nisseni soprattutto per il terrore dell’epidemia. E probabilmente anche i due crocifissi neri del secolo successivo, quello di San Piero Patti e di Licata, assunsero il significato di miracolosi protettori non solo dalle malattie ma anche da tutti i pericoli in genere. Secondo il racconto tradizionale, quello di Licata, presente nella Cappella del Cristo Nero della Chiesa Madre di Santa Maria La Nova, sarebbe diventato nero a causa dell’incendio della medesima chiesa in seguito all’incursione del pirata saraceno Dragut, che effettivamente avvenne nel 1553.

I Crocifissi Neri del Seicento in Sicilia

Per quanto riguarda i crocifissi neri realizzati nel ‘600, non è escluso che anch’essi avessero a che fare coi pellegrinaggi. Secondo la tradizione, ad esempio, il crocifisso nero di Altofonte, nella cappella dell’Addolorata della Chiesa di Santa Maria, risale appunto al XVII secolo. Tuttavia, è più probabile che anche in questo caso la venerazione per i crocifissi neri seicenteschi, che ancora oggi si esprime con festose processioni, fosse strettamente legata alla protezione dalle epidemie, specialmente dalla peste, che nel ‘600 - come noto dai Promessi Sposi del Manzoni - imperversò in Italia e in Europa. Proprio nel drammatico XVII secolo, in Sicilia vennero realizzati un gran numero di crocifissi neri o di colore scuro, probabilmente grazie anche all’opera dei frati francescani.

Quello presente nella chiesa del Carmine a Furnari (Messina), opera di Frate Innocenzo da Petralia, un artigiano francescano famoso per le sue realizzazioni sacre, pur non essendo nero ha un colore grigio-scuro che ne esalta la drammaticità. Altri crocifissi neri o scuri, realizzati sempre nel ‘600, si trovano per esempio ad Aragona (Agrigento), nella chiesa della Provvidenza, e a Calatafimi (Trapani), nella chiesa del SS. Crocifisso (distrutto da un incendio nel 1867 e sostituito l’anno seguente), che secondo la tradizione, nel 1657 guarì infermi e indemoniati. A San Giovanni Gemini (Agrigento) si può ammirare nella chiesa di San Giovanni Battista il crocifisso nero di Gesù Nazareno, commissionato nel 1649 dall’arciprete Francesco Giambruno, e sempre a partire da quella data nel paese si svolgono processioni di devoti che, anche scalzi, trascinano un pesante carro alto 22 metri.

Il crocifisso seicentesco di Siculiana, di leccio tinto di marrone scuro (quasi nero) con perizoma rosso, si trova nell’omonimo Santuario del SS. Crocifisso. La sua festa, che comincia il 29 aprile, è una delle manifestazioni religiose più partecipate di tutta la Sicilia. La narrazione tradizionale sostiene che esso fosse originariamente destinato al poco distante paese di Burgio, sempre in provincia di Agrigento. Ma in seguito ad un miracolo verificatosi mentre la sacra statua sostava a Siculiana, gli abitanti del luogo lo reclamarono per loro. Sorse così una disputa tra Siculiana e Burgio, e per dirimere la questione si decise di affidarsi alla volontà di Dio: ovvero di caricare il crocifisso nero sopra un carro trainato da buoi senza conducente, e lasciare che fossero gli stessi animali a prendere la direzione o di Burgio o di Siculiana. I buoi si volsero verso Siculiana e dunque lì rimase il crocifisso nero.

Al di là della veridicità o meno dei singoli elementi che compongono la narrazione tradizionale, essa sembra perfettamente ricalcata sulla leggenda medievale del Volto Santo di Lucca. Se ne dovrebbe dunque dedurre che a Siculiana in quel periodo si venne a conoscenza della storia del crocifisso nero di Lucca? Oppure si deve credere a una semplice coincidenza fondata sulle consuetudini seguite dalle comunità agricole di ogni parte d’Italia per risolvere pacificamente ogni genere di controversia?

Ancora più interessante è la storia del crocifisso di Castroreale, scuro tendente al nero, anch’esso di origine seicentesca, e custodito nella chiesa madre del paese. Secondo la sua storia, gli venne attribuito nel 1854 il miracolo di una guarigione dal colera, e da quell’anno, essendo rimasti immuni dal male tutti gli altri abitanti, lo si festeggia con una solenne processione ogni 25 agosto. Anche se l’episodio risale soltanto all’Ottocento, sembra tuttavia confermare la possibilità che i crocifissi neri fossero sin dal Medioevo collegati alla protezione dalle malattie e dalle epidemie in particolare.

Il Santuario del SS. Crocifisso di Siculiana

Il Santuario del SS. Crocifisso sorge nel cuore del centro storico di Siculiana, un paese con meno di cinquemila abitanti, incastonato su un’altura che si specchia nell’azzurro Mar Mediterraneo. I primi insediamenti risalgono ai Sicani e in età romano-punica Siculiana è nota anche per la presenza del "Caricatore", porto specializzato nel commercio del grano, attivo fino alla fine dell’Ottocento.

Il Santuario del SS. Crocifisso fu edificato alla fine del Cinquecento dai Padri Carmelitani, grazie a una concessione da parte di Blasco Isfar y Corillas, barone di Siculiana. La chiesa fu inizialmente dedicata alla Madonna del Carmelo. Il Santuario custodisce, da oltre quattro secoli, la statua lignea nera del Cristo Crocifisso, venerato dai siculianesi che lo festeggiano ogni anno il 3 maggio.

Al suo interno si trovano affreschi e tele dell’artista Raffaello Politi (Siracusa, 1783 - Agrigento, 1870); in particolare, nella volta della navata, sono raffigurate “La creazione di Adamo”, “La creazione di Eva” e “Il peccato originale”, ispirate a quelle michelangiolesche della Cappella Sistina. La cupola, che si erge all’incrocio del transetto con la navata, è sorretta da un tamburo ottagonale e riporta nella base le immagini di Abele, David, Giacobbe, Noè, Mosé, Giobbe, Abramo e Isacco, mentre più in basso sono raffigurati i quattro Evangelisti. Sotto il cornicione perimetrale superiore delle pareti sono sistemati una serie di pregevoli quadri raffiguranti la Via Crucis. Nell’abside si innalza, sulla sommità di due scalinate laterali che abbracciano l’altare maggiore, la tribuna del Crocifisso assieme al reliquiario che è rimasto fin dall’inizio senza reliquie. Infine, nella volta dell’abside è rappresentata la suggestiva Ascensione al Cielo di Gesù Cristo. Sopra la porta principale, in un ripiano dominante la navata, si trova anche un immenso organo a canne, messo lì in occasione dell’incoronazione del SS. Crocifisso, il 3 maggio 1939.

Verso la metà del 1800, anche il vescovo di Agrigento Mons. Domenico Maria Lo Jacono si impegnò ad ampliare ed arricchire la chiesa del suo paese natale con la costruzione dell’oratorio. Il Santuario da sempre è meta di pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo ed è scelto da tanti sposi per la celebrazione del loro matrimonio. All'interno della cappella del Battistero è custodita una preziosissima vasca lustrale di origine ebraica originariamente utilizzata per le abluzioni. Su tale vasca, detta “pileta” o “Kior”, sono scolpiti in bassorilievo i blasoni dei casati degli Aragona e dei Castiglia, reali di Spagna, e vi è incisa un’epigrafe in ebraico oggetto di studi e ricerche. A corredo della vasca vi sono delle magnifiche formelle in alabastro raffiguranti scene dell’Antico Testamento.

Il Mistero Irrisolto delle Origini e del Significato

Il mistero delle origini e del significato dei crocifissi neri resta in sostanza ancora irrisolto. Tuttavia, l'ampia diffusione di queste rappresentazioni in Sicilia e in altre regioni italiane, la loro connessione con antiche vie di pellegrinaggio e il loro ruolo di protettori miracolosi contro calamità ed epidemie, ne evidenziano l'importanza culturale e devozionale che si è consolidata nei secoli.

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