Bartolo di Fredi fu un pittore italiano tra i più attivi della seconda metà del Trecento, nato a Siena intorno al 1330 e scomparso a San Gimignano nel 1410. Figlio di un maestro Fredi, anch'egli pittore, Bartolo è riconosciuto come una figura chiave nell'arte senese del suo tempo, la cui produzione artistica comprende significative rappresentazioni sacre, tra cui varie versioni della Natività e temi mariani.

Contesto Iconografico della Natività
La narrazione della Natività di Cristo è un tema centrale nell'arte cristiana. La stella che guida i Magi, ad esempio, è citata nelle antiche profezie come manifestazione visibile del divino, ma non è mai descritta come una cometa dotata di coda luminosa. Tradizionalmente, nelle sacre rappresentazioni della Natività, la stella è sempre stata una “semplice stella”, anche se spesso raffigurata più grande e luminosa delle altre.
Un'innovazione iconografica significativa fu introdotta da Giotto, che tra il 1303 e il 1305 inserì per la prima volta una cometa con una scia luminosa nell’Adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Alcuni ritengono che Giotto si sia ispirato alla descrizione della stella presente nel Vangelo di Matteo: «Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” (…) Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.» Altri, tuttavia, ritengono impossibile che la cometa potesse essere vista così dettagliatamente ad occhio nudo come l'ha dipinta Giotto.

La Natività e il Concetto Agostiniano di Umiltà
Il tema dell'Incarnazione è profondamente legato all'espressione agostiniana di umiltà, che contraddistingue Cristo sin dal suo apparire nella grotta di Betlemme. Di fronte a un Dio che si rivela nel segno dell'umiltà, l'uomo non può che spogliarsi di ogni segno di grandezza e di superbia. In alcune rappresentazioni iconografiche, Sant'Agostino appare inginocchiato dinanzi alla Vergine e al Bambino presso la grotta, oppure in compagnia della Sacra Famiglia di Gesù. Queste sono spesso tavole pietistiche dettate da devozioni diffuse che legano la figura del santo a quelle importantissime della Vergine e del Bambino. Con l'espressione Sacra Famiglia, nella dottrina cristiana, si intende la famiglia di Gesù, composta da Gesù stesso, da Maria e da Giuseppe.
Vita e Carriera Artistica di Bartolo di Fredi
Della vita di Bartolo di Fredi si conoscono numerosi episodi grazie alle ricerche d'archivio di padre Della Valle, del Gaye e, soprattutto, del Milanesi e del Borghesi. La sua carriera è costellata di importanti commissioni e incarichi:
- Nel 1353 (13 dicembre) aprì una bottega a Siena assieme al pittore Andrea Vanni.
- Nel 1355 il suo nome fu iscritto nel breve dell'Arte dei pittori senesi.
- Nel 1357 sposò Bartolomea di Cecco, dalla quale ebbe diversi figli.
- Nel 1361 (18 luglio) fu pagato per affreschi eseguiti nella sala del Consiglio del Palazzo Pubblico di Siena.
- Nel 1362 scrisse probabilmente a San Gimignano una lettera alla Signoria di Siena informando di una concentrazione di truppe fiorentine.
- Del 1364 è la Madonna di Misericordia, opera di buon livello, conservata nel museo di Pienza.
- Nel 1367, a causa dei troppi incarichi, cedette alcune commissioni al pittore Francesco di Vannuccio. A questo stesso anno risalgono le Storie bibliche della collegiata di San Gimignano, affreschi spesso giudicati grossolani ma che illustrano fatti della Genesi, dell'Esodo e del Libro di Giobbe.
- Nel 1368 si accordò con Iacopo di Mino del Pellicciaio per la decorazione della cappella di S. Ansano nella cattedrale di Siena.
- Bartolo fu molto impegnato nell'attività politica durante il periodo democratico della Repubblica senese: negli ultimi mesi del 1372 ricoprì la carica di capitano del terzo di Camollia (cariche politiche ricoperte anche nel 1381, 1382 e 1401) e fu incaricato dalla Signoria di ricevere il nuovo podestà.
- Nel 1374 ricevette un pagamento per una pittura nella cappella dei maestri della pietra in Duomo. Nello stesso anno, a San Gimignano, secondo il Romagnoli che affermò di averlo visto nel 1801 in una cappella del chiostro di S. Domenico, firmò un grande polittico con al centro la Natività.
- Nel 1376 comprò una casa a Siena.
- Tra il 1377 e il 1380 circa risiedette a Volterra, dove affrescò la cappella maggiore del Duomo.
- Nel 1381 un senatore senese gli commissionò la decorazione di un grande scudo e di un vessillo con lo stemma della città.
- Nel 1382 dipinse una pala d'altare per la chiesa di S. Francesco a Montalcino, pagata 170 fiorini d'oro; frammenti di questo altare sono raccolti nel Museo di Montalcino.
- Nel 1388 eseguì un'altra pala d'altare per la stessa chiesa, con al centro l'Incoronazione della Vergine e ai lati le Storie della Vergine. Quest'opera è oggi divisa tra il Museo di Montalcino e la Galleria dell'Accademia di Siena.
- Nel 1389 lavorò con il figlio Andrea di Bartolo e Luca di Tommè a una pala d'altare per l'università de' calzolari.
- Nel 1390 realizzò una pala per la chiesa di Monteoliveto fuori Porta a Tufi.
- Nel 1392 una tavola con S. Pietro per la cattedrale.
- Nel 1393 lavorò con Cristofano di Bindoccio e Meo di Pietro alla sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico e, successivamente, con Cristofano e Giusaffà di Filippo, alla facciata dello stesso Palazzo.
- Nel 1397 fu pagato per un'immagine di S. Vittore per la cattedrale.
- Nel 1407 fece testamento in favore del figlio Andrea di Bartolo.
- Nel 1410 morì e fu sepolto nel chiostro di S. Agostino (probabilmente, il testo originale è incompleto).
Le Rappresentazioni della Natività e Altre Opere di Bartolo di Fredi
Sebbene le notizie sulla vita di Bartolo siano numerose, meno frequenti sono le sue opere firmate e datate, tra cui la Madonna di Pienza (1364), le Storie bibliche della collegiata di San Gimignano (1367) e i due altari di Montalcino (1382 e 1388). Queste costituiscono la base per la cronologia della sua vasta produzione.
La Natività di Cristo "Insolita"
Una delle sue rappresentazioni della Natività del Cristo (intorno al 1390) è piuttosto insolita. Si tratta di un frammento di affresco in grisaglia, riapparso nell’ottobre 1999 in occasione di un restauro e riscoperto sotto una pala rappresentante la Vergine in Gloria del fiorentino Francesco Brina. L'opera, situata nella penombra dietro l'altare, mostra Maria, la cui figura amputata occupa l'angolo sinistro, mentre assiste alla toeletta di Gesù eseguita da due donne: una di esse mantiene l'Infante in piedi nella vasca mentre l'altra vi versa l'acqua, sotto lo sguardo visibilmente interessato del bue e dell'asino. Più a destra, Giuseppe, in un'attitudine pensierosa, tiene la testa nella mano, esprimendo la perplessità in cui è immerso. Questo motivo iconografico, il bagno del bambino, si trova quasi sempre nelle rappresentazioni della Nascita della Vergine Maria, rendendo questa Natività del Cristo atipica.

Altre Opere con Temi Mariani e della Natività
Un certo numero di opere, generalmente di buona qualità, sono collocabili nel primo periodo dell'attività di Bartolo di Fredi. Tra queste sono compresi i begli affreschi con la Nascita e la Morte della Vergine in S. Agostino a San Gimignano. Vicino alle Storie bibliche della collegiata di San Gimignano si colloca una Strage degli Innocenti, oggi nella Walters Art Gallery di Baltimora (attribuita ad Andrea di Bartolo dal Berenson), forse la stessa vista dal Della Valle in S. Agostino a San Gimignano, che la indicò firmata e datata 1358 (sebbene le trascrizioni del Della Valle siano spesso erronee).
Più tardo è il trittico con l'Adorazione dei Pastori e due santi nella parrocchiale di Torrita, così come l'Adorazione dei Pastori della collezione Campana, ora al Museo di Béziers. Dalla stessa collezione, e ugualmente tarda, è la Circoncisione del Louvre (il Vasari e il Della Valle parlano di una Circoncisione in S. Agostino a San Gimignano, con data 1388).
Opere tarde includono anche le due Adorazioni dei Magi, una nella Galleria dell'Accademia di Siena e l'altra nella collezione Lehman di New York, di cui un frammento con il Viaggio dei Magi è nel Museo di Digione.
Del polittico di Montalcino del 1382 rimangono varie parti al Museo di Montalcino. Al centro doveva esserci la Deposizione dalla Croce, che reca firma e data. Dell'altare facevano parte anche quattro figure di santi, una tavoletta con il Battesimo di Cristo e altre piccole storie.
Il polittico del 1388 recava al centro l'Incoronazione della Vergine, ai lati quattro storie (il Ritorno di Maria nella Casa Paterna, lo Sposalizio della Vergine, la Madonna con gli Apostoli e il Transito di Maria). Queste scene, due pilastrini angolari e la predella con S. Giovacchino scacciato dal tempio, la Deposizione di Gesù e la Natività della Madonna sono nella Pinacoteca di Siena.

Stile Artistico e Influenze
Lo stile di Bartolo di Fredi si presenta come una mescolanza del linguaggio dei grandi Senesi della prima metà del Trecento, in particolare Simone Martini e i fratelli Lorenzetti, con citazioni dal Barna e contatti con Niccolò di ser Sozzo Tegliacci. Il tutto è interpretato con una certa secchezza del tratto e un marcato disinteresse per la rappresentazione dello spazio, un tratto che condivide con i Fiorentini contemporanei come Giovanni del Biondo. Le sue composizioni derivate dai Lorenzetti hanno spesso un accento più arcaico rispetto agli originali.
La tendenza a riproporre i grandi testi pittorici della prima metà del secolo, in particolare dei fratelli Lorenzetti e dell'ambito martiniano, è evidente nelle opere di Bartolo di Fredi. Si pensi alla Presentazione al tempio (oggi al Louvre), che ricalca quasi alla lettera quella dipinta da Ambrogio Lorenzetti nel 1342 (oggi agli Uffizi). È stata notata più volte la sua dipendenza da dipinti di Pietro Lorenzetti, come la Natività di Maria del 1342 (oggi al Museo dell'Opera del Duomo di Siena), e le Storie della Vergine affrescate dai fratelli Lorenzetti sulla facciata dell'Ospedale di S. Maria della Scala nel 1335. Questo conferma il ruolo primario avuto dal pittore nel consolidamento di una illustre tradizione pittorica cittadina basata sui grandi esempi del primo Trecento.
Dibattito Critico e Attribuzioni
Rimane difficile un equo bilancio della personalità di Bartolo di Fredi. Il suo catalogo, smodatamente accresciuto agli inizi del Novecento quando sotto il suo nome veniva raccolta gran parte della produzione pittorica senese della seconda metà del Trecento (Berenson, 1909), ha subito opportune limitazioni grazie ai successivi chiarimenti delle personalità di Andrea di Bartolo, Niccolò Tegliacci, Niccolò di Buonaccorso, ecc. Tuttavia, le sue opere sono state frequentemente oggetto di eccessive valutazioni. Un nuovo attento esame del suo catalogo potrebbe portare a un giudizio più equilibrato sul posto che gli spetta nella cultura figurativa senese della seconda metà del secolo.
L'attribuzione a Bartolo di Fredi degli affreschi di San Gimignano, avanzata da Pini C. e poco confermata da Crowe e Cavalcaselle, è stata messa in dubbio solo da Graham e Derbishire, che indicarono quale autore un pittore della cerchia di Simone Martini e Lippo Memmi. La collocazione di queste opere all'interno del percorso del pittore è assai controversa: per una datazione precoce negli anni Sessanta si espressero Crowe e Cavalcaselle, Weigelt, Brandi, Perkins, Castelnuovo, Berenson, mentre per Van Marle, Tosi e Rigatuso si tratterebbe di dipinti eseguiti intorno al 1390.