Questo articolo fornisce informazioni dettagliate sulle due entità bancarie menzionate: la Banca Agricola e Commerciale di Bibbiena e la Banca Agricola Mantovana S.p.A., ripercorrendo la loro storia, le loro attività e il loro sviluppo nel tempo.

La Banca Agricola e Commerciale di Bibbiena
Fondazione e Scopo Iniziale
La Banca Agricola e Commerciale di Bibbiena fu costituita con atto del 24 settembre 1916 (rogito Petrini) come società anonima cooperativa di credito. Il suo scopo principale era «di procacciare il credito ai propri soci col mezzo della mutualità e del risparmio», secondo quanto stabilito dall'articolo 2 dello statuto del 1916. Alla sua costituzione, la sede della banca era situata in un ufficio all'interno del Municipio.
Attività e Difficoltà
Lo statuto della banca venne modificato con delibera dell'Assemblea del 21 maggio 1922, con l'obiettivo di ampliare la sua capacità operativa. Oltre a sostenere le attività produttive locali, la banca concesse anticipazioni al Comune di Bibbiena e a quelli di altri paesi limitrofi, come Chiusi in Casentino, e gestì per essi i servizi di tesoreria.
Alla fine degli anni Venti, la Banca Agricola e Commerciale di Bibbiena entrò in sofferenza. Questa situazione fu causata soprattutto dalla difficoltà nella sistemazione dei fidi concessi a questi enti locali.
Incorporazione
Per decreto del Ministro delle Finanze del 26 novembre 1930, la Banca Mutua Popolare Aretina venne autorizzata ad incorporare l'Istituto di Bibbiena mediante fusione. Questo portò la Banca Mutua Popolare Aretina ad insediarsi con una propria filiale nella piazza di Bibbiena.
Fonti
- Associazione Bancaria Italiana, Annuario delle Banche e dei Banchieri d'Italia. Anno III 1925-1926, Milano, Associazione Bancaria Italiana, [1926], p. 43.
- Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, Bollettino ufficiale del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste. Indice anno 1931-X, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1932, p. 243.
- Banca Mutua Popolare Aretina, Banca Popolare dell'Etruria: 1882/1982 centenario di fondazione, [Arezzo], Banca Popolare dell'Etruria, [1982].
- Archivio Storico della Banca d'Italia, fondo 1 Banca d'Italia, sottofondo 23 Vigilanza sulle Aziende di credito, prat. n. 3406, fasc. 1 Banca Mutua Popolare Aretina. Corrispondenza.
- Archivio Storico della Banca d'Italia, fondo 1 Banca d'Italia, sottofondo 23 Vigilanza sulle Aziende di credito, prat. n. 7384, fasc. 1 Banca Agricola e Commerciale di Bibbiena. Corrispondenza e situazioni.
- Archivio Storico della Banca d'Italia, fondo 18 Raccolte diverse, sottofondo 10 Statuti e regolamenti, prat. n. 12, doc. 13.
Banca Agricola Mantovana S.p.A. (BAM S.P.A.)
Nascita e Primi Anni (1870-1882)
La costituzione della Banca Agricola Mantovana S.p.A. (BAM S.P.A.) fu inizialmente studiata da un gruppo di promotori. Questi erano interessati a supportare l'agricoltura e gli agricoltori locali, ispirandosi ai dettami della legge sul credito agrario del 1869. Il programma a stampa fu diffuso il 17 febbraio 1870, e la banca venne ufficialmente costituita l'anno successivo.
La società si proponeva di favorire lo sviluppo agricolo della provincia di Mantova mediante l'esercizio del credito e la cooperazione a favore di agricoltori e proprietari di beni stabili. Oltre alle usuali operazioni attive previste per i soci (come sconti cambiari, apertura di conti correnti e anticipazioni su garanzia), la banca si pose fin da subito l'obiettivo di promuovere l'istituzione per il deposito e la vendita di derrate e di favorire la formazione di Consorzi di bonifica, dissodamenti di terreno, rimboschimenti, canali di irrigazione e strade comunali o vicinali. L'istituto divenne operativo il 10 giugno 1871.
La banca iniziò la sua attività in un contesto economico difficile e arretrato, in una cornice agricola fortemente tradizionalista. Nel decennio Settanta-Ottanta, la provincia di Mantova venne inoltre colpita alternativamente da inondazioni e annate siccitose. Tra il 1872 e il 1873 furono aperte agenzie a Sabbioneta, Ostiglia, Revere, Viadana, Sermide e Gonzaga. Altri sportelli furono aperti e chiusi negli anni successivi.
L'Agricola soffrì particolarmente delle difficoltà dell'economia locale: i buoni agrari non si affermavano ed essa sperimentò consistenti problemi di liquidità che, nel 1882, spinsero i soci a vagliare un processo di fusione con l'altra Banca mutua popolare di Mantova. Tuttavia, il progetto fu in seguito abbandonato. Sul lato dell'attivo, nel primo decennio di attività, il portafoglio assorbì in modo pressoché esclusivo gli impieghi della banca, affiancati da anticipazioni su affittanze.

Evoluzione e Consolidamento (1883-1915)
Solo nel ventennio successivo furono implementati i prestiti su titoli e con garanzia ipotecaria, mentre in linea di massima il risconto fu considerato come un tipo di impiego alternativo all'investimento in titoli. Nel 1883, la promulgazione del nuovo Codice di commercio spinse la banca ad assumere la forma di società anonima cooperativa. Nel 1884 furono introdotte modifiche statutarie, tra cui la rinuncia a emettere buoni agrari, e parte degli utili fu devoluta in erogazioni straordinarie al personale, premi e sussidi di beneficenza. In questo periodo, caratterizzato dalla crisi agraria, la banca operò un prudente raccoglimento.
Nella seconda metà degli anni Novanta, vennero introdotte ulteriori modifiche statutarie, tra cui l'eliminazione della concessione del credito ai soli soci; si ridusse a 50 il massimo numero di azioni possedibili individualmente, e si vietò al presidente e al vicepresidente di assumere obbligazioni con la banca. Con la seconda metà degli anni Novanta, la situazione economica divenne più propizia agli affari, mentre si accrebbe la concorrenza nell'ambito del lavoro bancario e si diversificò la struttura della raccolta, che si componeva di depositi a risparmio, depositi in conto corrente e depositi di piccolo risparmio e buoni fruttiferi.
All'inizio del Novecento riprese il processo di espansione territoriale, interessando anche l'Alto Mantovano. Contemporaneamente, si accrebbe l'importanza delle operazioni con enti locali e consorzi di bonifica, dove l'esposizione della banca era generalmente elevata. La banca partecipò inoltre al capitale di significative iniziative industriali come la Ceramica Mantovana, lo Zuccherificio di Ostiglia e la Fabbrica Mantovana di Concimi Chimici. Tra il 1905 e il 1910, furono aperti sportelli a Castel D'Ario, Castiglione delle Stiviere, Volta Mantovana, Bozzolo, Asola, San Benedetto Po, Luzzara e Governolo.
L'Agricola assunse anche i servizi della Popolare di Viadana in liquidazione e spinse sulla raccolta attraverso una politica di discriminazione dei tassi verso la clientela, che Antonio Confalonieri definì "caotica". I tassi attivi furono ritoccati verso l'alto. Tra il 1909 e il 1912, si sommarono una crisi nel settore dei formaggi e la guerra di Libia, che si accompagnarono a sostenute richieste di credito della clientela e a tensioni sul mercato dei tassi. Nel 1911, le richieste di credito si sommarono a prelievi sui depositi; cautelativamente, il Consiglio di amministrazione scelse di limitare la crescita del portafoglio cambiario. Negli anni immediatamente seguenti, lo sviluppo dell'industria locale continuò a essere limitato, ma l'elasticità del portafoglio della banca le permise di operare con un certo agio.
Il biennio 1912-1913 vide aumentare la penetrazione della banca in provincia e fuori provincia, anche se, a riguardo di questo tema, la compagine sociale era divisa. Lo sviluppo dell'attività bancaria fu perseguito anche con l'assunzione di servizi di esattoria e di tesoreria. Alla fine del 1915, su 128 sportelli bancari in provincia, 31 (oltre a sei dipendenze fuori provincia) appartenevano all'Agricola.

Dalla Grande Guerra agli Anni Trenta (1915-1939)
Come altrove, con la guerra, si registrò una consistente crescita dei depositi unita alla contemporanea carenza degli impieghi. Nel dopoguerra, il crollo della Banca Italiana di Sconto determinò, anche nel Mantovano, alcune incertezze. Aumentò la concorrenza all'interno del settore e furono liquidate quantità consistenti di impieghi in titoli. Negli anni Venti, l'espansione proseguì nel modenese con gli sportelli di Carpi, Mirandola e S. Felice sul Panaro.
Il processo di rivalutazione della lira indusse il Consiglio di amministrazione a praticare una progressiva restrizione del credito, mentre, dal 1926, si arrestò il processo di espansione della rete territoriale, e le disposizioni della legge bancaria imposero un sostanzioso incremento dei capitali propri. La situazione si ribaltò nel 1927, quando la consistente crescita dei depositi si abbinò alla contrazione delle domande di credito. Nel 1928, si cercò di spingere il portafoglio mentre si depositarono eccedenze presso altri istituti di credito e si attuò una politica di compressione dei tassi passivi.
Nel 1929, dalla volontà di proteggere "da svalutazioni eccessive quel patrimonio terriero che interessa da vicino la nostra banca", nacque la Società Immobiliare Virgiliana. Questa era un'anonima con 300.000 lire di capitale interamente sottoscritto dall'Agricola. Il suo compito era quello di curare la compravendita di fondi rustici messi in vendita da proprietari in difficoltà o derivanti da espropriazioni forzate per debiti. Essa assunse inoltre la conduzione di proprietà poste sotto sequestro giudiziario. Grazie a questa società, l'Agricola acquisì un significativo patrimonio immobiliare che amministrò sino agli anni Settanta, quando la Banca d'Italia la costrinse a mettere in liquidazione la società e a disfarsi delle proprietà immobiliari.
Nel 1930, i dissesti iniziarono ad interessare la provincia di Mantova. Nel 1932, il dissesto dell'Unione Bancaria Nazionale di Brescia determinò nervosismo e prelievi tra i depositanti. Pesarono inoltre le esposizioni illiquide presso enti locali e consorzi di bonifica, anche se nel corso del decennio l'impegno della banca nella gestione delle esattorie si consolidò. La situazione dell'Agricola sembrò tuttavia migliore di quella della popolare, o le sue relazioni politiche erano più solide. In quell'anno, la prima assorbì la seconda, e l'Agricola acquisì anche la maggioranza del capitale della Banca di Credito Popolare di Suzzara (ex-Banca Popolare "Savoia"), che assorbirà nel 1995. Negli anni Trenta, l'azienda fu tra i fondatori del Consorzio Agrario Caseario e di fatto spartì con la Cariplo l'80% dei finanziamenti agli ammassi obbligatori nel Mantovano.
Nel 1939, la decisione della Banca d'Italia di razionalizzare l'espansione degli sportelli al di fuori dell'area di espansione naturale di ciascuna azienda impose alla banca di rinunciare a Reggiolo e Rolo, Concordia, Valeggio, Carpenedolo e Dosolo, e di chiudere Villarotta e Villa Saviola. Ottenne in cambio Rivarolo e Felonica.
Periodo Bellico e Dopoguerra (1939-1959)
Nel 1943, furono varate modifiche statutarie e un aumento di capitale a 5 milioni mediante l'emissione di 63.547 nuove azioni da offrire ai soci in ragione di due nuove per una vecchia al prezzo di 75 Lire. Nel 1944, l'Agricola venne chiamata all'amministrazione temporanea dei beni confiscati agli Ebrei come delegata dell'E.G.E.L.I., tra i beni erano compresi diversi immobili. La vicenda fu all'origine di uno scandalo dopo che il Collegio Sindacale denunciò la completa mancanza di controllo sopra i beni sequestrati e ipotizzò irregolarità che spinsero la presidenza ad avviare un'indagine sull'amministrazione dei beni. Con l'avvicinarsi delle truppe alleate, venne steso un piano di emergenza che sarebbe divenuto operativo al loro arrivo. Con la Liberazione, la dirigenza dell'azienda venne azzerata e il 30 aprile 1945 il dottor Tito Azzini, delegato del CNL, assunse la presidenza della banca, dove rimase per circa 9 anni.
Nel dopoguerra, la società riprese l'espansione territoriale con l'apertura delle dipendenze di Casaloldo, Commessaggio, Le Grazie e Solferino, Bondeno, Ceresara, S. Matteo delle Chiaviche e Goito, tutte in provincia di Mantova. Si valutò, inoltre, l'espansione fuori provincia, nonché la ristrutturazione dell'ex-sede della Mutua Popolare di Mantova. Negli anni Cinquanta, la banca consolidò ulteriormente la sua posizione in provincia. Nel 1951, raccoglieva oltre la metà dei depositi locali, mentre proseguiva la sua collaudata azione a sostegno di caseifici, consorzi agrari, cantine vinicole, zuccherifici e, naturalmente, agricoltori.
Nel 1954, la durata della società venne prorogata al 2000 e il tetto di utili da corrispondere agli azionisti venne fissato al 40% del valore nominale delle azioni. Nel 1955, fu approvato un ulteriore aumento del capitale sociale. Nel 1959, la Banca sottoscrisse una quota delle azioni della Società Autostrada del Brennero.

Espansione e Acquisizioni (1973-1998)
Nel 1973, la Banca Agricola Mantovana partecipò, con le popolari di Bergamo, Modena, Sondrio, Verona e Vicenza, alla costituzione del gruppo Nordest. Nel 1978, l'Agricola iniziò ad operare all'estero, aprendo a Londra l'ufficio di rappresentanza del gruppo Nordest; nel 1987, aprì uno sportello a Hong Kong. Riprese inoltre l'espansione territoriale extraprovinciale. Nel 1988, incorporò la Banca Operaia di Bologna. Nel 1993, acquistò Cooperbanca (ex Popolare di Reggio Emilia), che però mantenne il proprio marchio e la sua autonomia. Poco dopo, acquisì quote in banche dell'Est europeo e strinse accordi di collaborazione con banche all'estero.
Nel 1994, la Banca Agricola si quotò al Mercato Ristretto della Borsa Valori di Milano e acquisì la banca Steinhausin (FI), già controllata dal Creditanstalt. In seguito, questo istituto rappresenterà il braccio operativo dell'Agricola nell'ambito del private banking. Tra il 1995 e il 1996, l'Agricola acquisì la Popolare di Abbiategrasso e il 51% della Banca Marsicana e incorporò la Banca Popolare di Suzzara. Entrambe mantennero il proprio marchio. Nel 1996, il gruppo bancario facente capo alla Banca Agricola contava 260 sportelli, 3.300 dipendenti e 42.000 azionisti. Nello stesso anno, iniziò a costituire una rete di promotori finanziari.
Integrazione nel Gruppo Monte dei Paschi di Siena (1998-2003)
Nel 1998, il Monte dei Paschi di Siena lanciò un'Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) sull'Agricola, che entrò a far parte del gruppo. Il 19 giugno 2000, la banca mantovana incorporò Cooperbanca, e il 26 giugno 2000 la Popolare di Abbiategrasso S.p.A. Nel 2003, il Monte dei Paschi di Siena acquisì la totalità delle quote della banca e, parallelamente, ne scorporò le attività.