La Canonizzazione dei Bambini Non Martiri nella Chiesa Cattolica

La Chiesa Cattolica, nel corso dei secoli, ha riconosciuto la santità in individui di ogni età e condizione, ma la questione della canonizzazione dei bambini, in particolare quelli non martiri, ha subito significative evoluzioni. Sebbene la maggior parte dei bambini santi riconosciuti siano martiri, il XX e il XXI secolo hanno visto una crescente attenzione verso la santità manifestata in tenera età attraverso l'esercizio eroico delle virtù.

illustrazione di bambini in un contesto ecclesiale

Il Contesto Storico e Teologico della Santità Infantile

La Posizione Tradizionale e la Sua Evoluzione

Il contributo di Benedetto XIV (Prospero Lambertini) nelle cause di beatificazione e canonizzazione è stato notevole. Egli affermava che i fanciulli morti dopo il battesimo e prima di aver raggiunto l’uso di ragione beneficiano della gloria e della visione beatifica, ma non possono essere canonizzati. Questa prospettiva ha a lungo influenzato la pratica della Chiesa.

Tuttavia, dopo il Concilio Vaticano II, si è assistito a una notevole quantità di canonizzazioni, superando la consuetudine che la santità fosse appannaggio esclusivo di sacerdoti, vescovi, Papi o religiosi. Si è verificata un'esplosione di santità di laici, di sposi cristiani e anche di bambini, che ha portato al cambiamento di certe procedure della Congregazione delle Cause dei Santi.

Il Problema dell'Età e l'Uso della Ragione

Una questione fondamentale a lungo dibattuta nel corso del Novecento ha riguardato la possibilità o meno di considerare i fanciulli come candidati alla canonizzazione, a causa del problema dell'età in cui si possono fare scelte libere. Questa questione è stata definitivamente risolta nel 1981 con un documento ad hoc della Congregazione delle Cause dei Santi.

In un bambino, le virtù eroiche possono manifestarsi in modi particolari. Come afferma l'esperto, anche a proposito di martirio si è andato scoprendo che nei bambini spesso c’è una coscienza che lascia esterrefatti. Il martire non agisce mai solo per sua volontà, ma c’è sempre un intervento della grazia che rende capaci di affrontare situazioni come la persecuzione e la morte. Questo implica che anche un bambino può agire andando oltre le capacità e l’intelligenza riconducibili all’età, con una coscienza e una maturità che sfuggono alle possibilità di un piccolo normale.

Alcuni teologi credevano che i bambini potessero dimostrare virtù eroiche, la qualità chiave ricercata nelle cause cosiddette "confessionali". Altri sostenevano che i bambini non fossero abbastanza maturi per controllare le proprie passioni, considerata la componente fondamentale di tale virtù. Tuttavia, la santità nei bambini si manifesta anzitutto nel lasciarsi trasfigurare dalla potenza dell’amore di Dio, riconoscendo il primato della grazia sulle opere.

L'Insegnamento dei Pontefici e la Congregazione delle Cause dei Santi

L’insegnamento degli ultimi Pontefici si è espresso a favore della santità canonizzabile anche nei più giovani. Pio XII, il 27 ottobre 1953, disse alle Delegate della Gioventù Femminile di A.C.: «Non dovete credere che l’età minore sia di ostacolo nel cammino verso una perfezione anche consumata, verso la santità. Vi saranno Santi fra i bambini, esclamò il Nostro santo predecessore Pio X, quando aprì loro i Tabernacoli Eucaristici.»

La Sacra Congregazione dei Riti, poi Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, ha più volte cercato di indicare un criterio oggettivo sulla beatificazione dei ragazzi. Nel processo di beatificazione di Anna de Guigné, adolescente morta a undici anni, Pio XI, nell’udienza del 24 febbraio 1937, richiese il voto di un teologo psicologo e di un pedagogista per lo studio preparatorio, oltre ai voti dei Consultori. L’opportunità della beatificazione di minori fu affrontata di nuovo nel Congresso del 15 marzo 1963 trattando la causa dei Piccoli Martiri di Luçon, tutti al di sotto dei sette anni. A partire da Benedetto XIV sulla perfezione cristiana canonizzabile, a seguito delle conoscenze raggiunte dalla teologia e dalla psicologia, il limite di età non costituisce più un impedimento, fermo restando quanto disposto dal predetto Pontefice circa il raggiunto uso di ragione.

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I Primi Bambini Non Martiri Canonizzati: Francesco e Giacinta Marto

Per trovare i primi piccoli non martiri ufficialmente santi, si è dovuto attendere il 2017. Il 13 maggio di quell'anno, Papa Francesco, nel corso della sua visita in Portogallo in occasione del centenario delle apparizioni mariane, ha elevato al culto della Chiesa universale i due pastorinhos di Fatima, Francesco e Giacinta Marto.

Era a Giacinta e Francesco Marto, due fratelli di appena nove e dieci anni, che insieme alla cugina Lucia dos Santos apparve la Madre di Dio in quel lontano 13 maggio 1917 e riapparve loro ogni 13 del mese fino all’ottobre di quell’anno. Quel 13 maggio era per i bambini un giorno come tanti altri. Nelle sue semplici memorie Lucia racconta: «Vedemmo all’improvviso qualcosa come un lampo. “È meglio che ce ne andiamo a casa - dissi ai miei cugini - perché sta lampeggiando. Potrebbe venire un temporale”. E cominciammo a scendere il pendio, spingendo le pecore verso la strada. Arrivati all’incirca a metà pendio, quasi vicino a un grande leccio che c’era lì, vedemmo un altro lampo e, fatti alcuni passi più avanti, vedemmo sopra un’elce una signora, era vestita di bianco e diffondeva una luce più chiara del sole… Sorpresi, ci fermammo. Eravamo così vicini che ci trovavamo dentro alla luce che la circondava o che lei diffondeva. Forse a un metro e mezzo, più o meno, di distanza. Allora quella signora ci disse: “Non abbiate paura. Io non voglio farvi del male”. “Di dove siete?”, le domandai. “Sono del cielo”. “E che cosa volete?”. “Sono venuta a chiedervi che veniate qui sei mesi di fila, il giorno 13 a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e che cosa voglio. Tornerò qui ancora una settima volta”. “E anch’io andrò in cielo?”. “Sì. Ci andrai”. “E Giacinta?”. “Sì. Ci andrà anche lei”. “E Francesco?”. “Pure”.»

La fama di santità dei due pastorelli aveva già fatto il giro del mondo subito dopo la loro morte. Francesco morì a causa della febbre spagnola il 4 aprile 1919 e Giacinta dieci mesi più tardi, il 20 febbraio 1920. Giacinta, dopo molte sofferenze offerte per la conversione dei peccatori, morì sola in un ospedale di Lisbona. Di Francesco, che chiamavano il consolatore per il suo desiderio di consolare con la preghiera la Madonna, si perse memoria del punto esatto della sepoltura, solo più tardi i resti vennero riconosciuti dal padre per il particolare rosario che il bambino stringeva tra le mani.

L’inchiesta canonica venne avviata dalla diocesi di Leiria solamente nel 1952 e, molti anni più tardi, nel 1989, venne portata a conclusione la loro causa con il decreto sulla pratica delle virtù in considerazione dell’età dei due bambini. Per la loro causa, sono state cambiate le regole sul periodo di perseveranza nelle virtù eroiche: prima erano richiesti almeno 10 anni di esercizio eroico delle virtù, ora sono richiesti 5 anni dall’uso della ragione e anche meno, come si è verificato per i bambini di Fatima. Il miracolo attribuito alla loro intercessione, che consentì la beatificazione, è stato riconosciuto nel 1999 e riguarda la guarigione inspiegabile di un bambino brasiliano caduto da sette metri nel 2013, avvenuta dopo l'invocazione alla Madonna di Fatima e ai due piccoli beati.

Antonietta Meo ("Nennolina"): Un Esempio Illuminante di Santità Infantile Non Martire

Antonietta Meo, conosciuta come "Nennolina", è un esempio straordinario di santità infantile non martire. Nata a Roma il 15 dicembre 1930, morì nel 1937 all’età di appena sei anni e mezzo a causa di un tumore. Ora Venerabile, potrebbe diventare la più giovane santa non martire nella storia della Chiesa.

La Vita, la Sofferenza e la Fede di Nennolina

La casa della famiglia Meo era a pochi passi dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove Nennolina fu battezzata il 28 dicembre 1930. A tre anni, nell’ottobre del ’33, venne iscritta all’asilo delle suore. Non aveva ancora compiuto cinque anni quando i suoi genitori notarono un rigonfiamento al ginocchio sinistro. Il 25 aprile del ’36, le fu amputata la gamba, un colpo tremendo soprattutto per i genitori. Nennolina, superato il primo periodo, nonostante l’intervento e le difficoltà provocate dall’apparecchio ortopedico, continuò la sua vita di sempre, tra giochi e scuola, mostrando una maturità e una serenità che sbalordivano.

Fu in questo periodo che Antonietta iniziò a dettare e poi a scrivere le sue "letterine" a Gesù, che ogni sera metteva sotto una statuina di Gesù Bambino ai piedi del suo lettino «perché lui di notte venisse a leggerle». La prima letterina, datata 15 settembre 1936, esprimeva un ardente desiderio della Prima Comunione: «Caro Gesù, oggi vado a spasso e vado dalle mie suore e gli dico che voglio fare la prima comunione a Natale. Gesù vieni presto nel mio cuore che io ti stringerò forte forte e ti bacerò. O Gesù, voglio che tu resti sempre nel mio cuore». Antonietta si rivolgeva a Gesù e a Maria con tenerezza confidenziale, terminando sempre le sue letterine con abbracci, carezze e baci rivolti ai suoi destinatari celesti. Testimoni, incluse le suore, la videro più volte avvicinarsi al tabernacolo esclamando: «Gesù vieni a giocare con me!»

Un aspetto davvero non comune per una bambina di cinque anni era la sua insistente richiesta: «Mio buon Gesù, dammi delle anime, dammene tante, te lo chiedo volentieri, te lo chiedo perché tu le faccia diventare buone e possano venire con te in Paradiso». Queste parole, che Antonietta ripeté moltissime volte, sorprendevano anche la madre, inizialmente scettica e pragmatica, ma che col tempo riconobbe la profondità del pensiero della figlia, come nel paragone dell'anima con una mela, dove la grazia era il "bianco" all'interno del seme.

A Gesù Antonietta scrisse 105 letterine, altre ne indirizzò a Maria, a Dio Padre, allo Spirito Santo, a santa Agnese e a santa Teresa del Bambin Gesù. In tutte chiedeva sempre l’aiuto della sua grazia: «Oggi ho fatto un po’ di capricci, ma tu Gesù buono, prendi in braccio la tua bambina…»; «ma tu aiutami che senza il tuo aiuto non posso fare niente»; «tu aiutami con la tua grazia, aiutami tu, che senza la tua grazia nulla posso fare»; «ti prego, Gesù buono, conservami sempre la grazia dell’anima». Padre Pierotti, curatore della prima edizione delle letterine, commentò: «Ecco l’opera mirabile di Dio! La grazia di Dio sceglie le anime come vuole […]. Solo così si spiegano le frasi, i giochi, gli atteggiamenti, la vita tutta di Nennolina».

Gli Ultimi Giorni e la Fama di Santità

Dopo la Cresima, Antonietta peggiorò progressivamente, ma continuò a recitare le sue preghiere e a chiedere la Comunione quotidiana. L'ultima letterina, datata 2 giugno, dettata a fatica alla madre, finì nelle mani di Pio XI, che, commosso, inviò la benedizione apostolica alla bambina. Nonostante le metastasi avessero devastato il suo piccolo corpo e le causassero dolori atroci, Nennolina continuò a sorridere e a mostrare una straordinaria serenità. Il 3 luglio 1937, all'alba, sussurrò «Gesù, Maria… mamma, papà…» e spirò. La fama di santità di Nennolina si diffuse spontaneamente e immediatamente, oltrepassando i confini della sua parrocchia, di Roma e d'Italia, con biografie tradotte persino in armeno già nel 1940. Il processo di beatificazione fu aperto nel 1942 e la fase diocesana si concluse nel 1972. Le sue spoglie mortali sono ora custodite nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

ritratto o foto d'epoca di Antonietta Meo

Altri Casi Rilevanti di Giovani Santi e Servi di Dio Non Martiri

Oltre a Nennolina e ai Pastorelli di Fatima, numerosi altri bambini e giovani hanno intrapreso il cammino della santità senza aver subito il martirio, dimostrando virtù eroiche in età precoce.

  • Maria Cristina Ogier: Simile a Nennolina, a Maria Cristina fu diagnosticato un tumore al cervello all’età di quattro anni. Consapevole della brevità della sua vita, condusse un’esistenza normale, esprimendo abbandono e affidamento al Signore. Morì poco dopo essersi iscritta all’università, desiderosa di diventare medico missionario, dimostrando in ogni comportamento le sue virtù eroiche.
  • Ellen Organ ("Little Nellie of God"): Questa bambina irlandese, morta a 4 anni nel 1908, dimostrò una grande venerazione per il Santissimo Sacramento. La sua profonda spiritualità, in particolare il desiderio di ricevere la Comunione, ispirò Papa Pio X ad abbassare l'età per la Prima Comunione.
  • Chiara Badano: Una ragazza italiana morta di cancro all'età di 18 anni nel 1990. Era un'adolescente normale che amava ballare, cantare e giocare a tennis, ma soprattutto amava Gesù e aveva una grande devozione per Gesù Abbandonato, che scelse come suo "unico marito".
  • Annie Zelíková: Giovane ceca morta nel 1941, desiderava essere carmelitana. Consapevole della sua morte imminente, offrì la sua sofferenza per i bambini non ancora nati.
  • István (Stephen) Kaszap: Un atleta ungherese umile, che a 16 anni riconobbe la sua vocazione al sacerdozio ed entrò nel noviziato gesuita, morendo prematuramente.
  • Audrey Stevenson: Ragazza franco-americana morta nel 1991, evangelizzò i suoi genitori, portandoli a praticare fervidamente la loro fede. Molti sacerdoti testimoniano che le sue preghiere furono causa della loro vocazione.
  • Carlo Grisolia e Alberto Michelotti: Due grandi amici, morti a distanza di un mese l'uno dall'altro nel 1980, le cui cause di santità sono in corso.
mosaico o rappresentazione artistica di giovani santi

Panorama e Statistiche della Santità Infantile

Su un totale di 10.000 canonizzati e beatificati dalla Chiesa Cattolica, circa 400 sono bambini o adolescenti. La maggioranza sono martiri, ma un numero considerevole di altri raggiunge un grado eroico nelle virtù in età molto precoce. Se non fosse per il martirio, il numero di bambini santi sarebbe molto più esiguo.

Secondo una ricerca, sono 429 i bambini e i giovani (inclusi gli adolescenti) che possono in qualche modo essere chiamati santi. Questa cifra non include i Santi Innocenti, il cui numero esatto è sconosciuto, ma include i 110 bambini martirizzati durante la Rivoluzione Francese. In generale, il 40% dei bambini santi sono femmine. Esiste anche un bambino beatificato di cui non si conosce il sesso, martirizzato nel grembo di sua madre pochi giorni prima della nascita, insieme ai suoi sei fratelli e ai genitori.

Evoluzione Storica e Tendenze

Nella Chiesa primitiva, c'erano santi martiri come Tarcisio, Agata e Agnese, ma i bambini rappresentavano solo poche anime sante. Tra il 400 e il 1499, la Chiesa ha riconosciuto circa tre santi bambini per secolo. A partire dal 1500, il numero aumentò notevolmente, soprattutto a causa del martirio, come nel XVI secolo dove, degli otto santi bambini morti, solo San Stanislao Kostka non morì martire. Il XVII secolo vide un gran numero di martiri in Giappone, dove le autorità giustiziavano genitori con i figli in braccio, alcuni dei quali avevano solo pochi giorni. Anche il XVIII secolo fu caratterizzato da martiri, mentre il XIX secolo, a partire dalla Corea, vide 27 martiri tra i 31 canonizzati.

Il XX secolo, tuttavia, segnò una svolta significativa con l'inizio dell'accoglienza di santi bambini non martiri. Fino agli anni Cinquanta, esisteva una divisione tra correnti teologiche: alcuni credevano che i bambini potessero dimostrare virtù eroiche, mentre altri sostenevano la loro insufficiente maturità per controllare le passioni. Con le canonizzazioni di Santa Maria Goretti e San Domenico Savio all'inizio degli anni Cinquanta, la prospettiva iniziò a cambiare lentamente. Attualmente, più di 150 cause sono aperte presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Nel XX secolo, 153 bambini hanno raggiunto lo status di Servo di Dio; di questi, 83 sono martiri (12 dei quali morti in defensum castitatis), mentre 73 sono morti come confessori della fede, un numero maggiore rispetto a ogni altro secolo.

I Bambini Non Nati come Potenziali Martiri

Esiste un gruppo di famiglie e sacerdoti che, amando la Vita e riconoscendo nella Chiesa la maternità spirituale, hanno una cura e predilezione per i poveri e i più deboli. Nei bambini non nati, vedono i poveri più poveri, privi di voce e della possibilità di chiedere aiuto quando la vita viene loro tolta con l’aborto. In questi piccoli, si riconosce l’Agnello immolato, invisibilmente nascosto agli occhi del mondo e spesso considerato uno scarto.

Convinti delle parole profetiche di Papa Francesco: “Con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte” (Gaudete et exsultate, 61), è stata formata un’Associazione per la Postulazione della causa dei bimbi non nati-martiri, per far emergere il loro ruolo nell’economia della salvezza.

La questione se i bambini non nati uccisi con l’aborto possano essere considerati martiri è ampiamente trattata nel libro “Il martirio dei bimbi non nati”, che presenta ipotesi per riconoscere il loro come vero martirio. Tale ipotesi è suffragata anche dalle affermazioni della Commissione Teologica Internazionale del 2007:

«Alcuni dei bambini che soffrono e muoiono sono vittime della violenza. Nel loro caso, avendo come riferimento l’esempio dei Santi Innocenti, possiamo ravvisare una analogia con il Battesimo di sangue che reca la salvezza. Anche se inconsapevolmente, i Santi Innocenti hanno sofferto e sono morti per Cristo; i loro carnefici erano mossi dall’intento di uccidere il Bambino Gesù. Proprio come coloro che hanno tolto la vita ai Santi Innocenti erano spinti dalla paura e dall’egoismo, così la vita dei bambini di oggi, in particolar modo quelli ancora nel grembo materno, è spesso messa in pericolo dalla paura e dall’egoismo altrui. In questo senso si trovano in una condizione di solidarietà con i Santi Innocenti. Non solo, sono anche in una situazione di solidarietà con il Cristo che ha detto: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). È vitale che la Chiesa proclami la speranza e la generosità che sono intrinseche al Vangelo ed essenziali per la tutela della vita.»

Per i martiri, i criteri sono ben definiti e riassunti in quattro elementi storico-giuridici: 1) morte violenta inflitta, 2) da un persecutore, 3) per un motivo di fede o di virtù morale riferita o riferibile a Dio, 4) subita dall’eroe con coscienza retta, costante fortezza e serena mitezza. L'analogia con i Santi Innocenti suggerisce un possibile percorso per il riconoscimento del martirio anche in assenza di una scelta consapevole.

infografica sui Santi Innocenti

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