La Bachicoltura in Italia: Storia, Tradizione e Prospettive Future

La bachicoltura, ovvero l’allevamento di larve della specie Bombyx mori per la produzione di seta, è un’attività remunerativa che ha impiegato migliaia di persone in tutto il Nord Italia fino al secolo scorso. Dopo anni di abbandono, l’allevamento dei bachi per la produzione di seta sta ritornando in Italia. Negli Anni Cinquanta, con l’avvento delle fibre sintetiche, la bachicoltura ha subìto una prima battuta di arresto, che è stata definitiva con l’arrivo sul mercato del prodotto cinese e indiano a basso costo.

Foto di bachi da seta Bombyx mori su foglie di gelso

Un Passato Glorioso: Dalle Leggende ai Vertici della Produzione Mondiale

Le Origini Leggendarie della Seta

Narra la leggenda che la scoperta della seta avvenne intorno al 2600 a.C. e fu fatta dall’imperatrice Lei-Tsu mentre sorseggiava il tè sotto un gelso del suo giardino. Improvvisamente, il bozzolo di un bruco cadde nella sua tazza e, mentre l’imperatrice si affrettava a toglierlo, questo, a causa del calore della bevanda, cominciò a sfilarsi. Il filo che ne derivò fu talmente lungo da coprire l’intero giardino.

Anche la fine di questo monopolio è avvolta dalla leggenda: sembra che intorno al 550 d.C. Giustiniano, imperatore di Costantinopoli, inviò due monaci in Oriente per una missione molto rischiosa, ovvero impadronirsi del segreto della seta. I due monaci riuscirono a fare ritorno con dei semi di gelso e alcune uova di baco da seta nascosti all’interno di alcune canne di bambù. Da allora in poi, la bachicoltura e la coltura del gelso, la pianta di cui la larva si nutre, sono diventate parte integrante dell’economia familiare anche qui in Italia.

Alessandro Barbero - Guerra (Doc)

Il Contributo Italiano e i Primati Locali

Il percorso storico della sericoltura in Italia parte dalle sue origini per giungere al grande sviluppo di questa attività, che portò l’Italia, nel 1872, ai vertici della produzione mondiale della seta greggia. In quell'anno, l'Italia era in concorrenza con Cina e Giappone per la produzione di seta greggia.

In particolare, la città di Meldola si aggiudicò il primato, assieme a Como, per la migliore qualità e quantità del prodotto serico. Il percorso locale costituisce il recupero di tre secoli di tradizione meldolese.

Anche il distretto di Gallarate eccelleva a livello lombardo e nazionale nella produzione di bozzoli di seta grazie alla spiccata operosità e capacità imprenditoriale dei suoi abitanti. Le piante di gelso erano un elemento caratteristico del paesaggio e l’allevamento dei bachi da seta rappresentava, per molte famiglie, un irrinunciabile reddito integrativo. Questo glorioso passato è tuttavia un fenomeno poco studiato e narrato: vi è infatti un patrimonio culturale sommerso che ha molto da raccontare sulla Città di Gallarate e non solo.

Tradizioni Familiari e Impatto sul Paesaggio

Fino agli anni '60 del '900, in quasi tutte le case di campagna del cuneese, intorno al mese di aprile, si benedicevano le uova del baco e le si metteva a schiudere. Lo spazio che prendeva l’allevamento delle larve non era indifferente e, quando questo mancava, si era disposti a rinunciare, per la quarantina di giorni necessari al completamento del ciclo, alle proprie comode stanze pur di poterle ospitare.

L’allevamento massiccio del baco da seta condizionava anche il paesaggio circostante: filari di gelso bianco erano piantati un po' ovunque poiché le giovani fronde venivano colte per nutrire i voraci bruchi. Per chi non aveva gelsi con cui nutrire i bachi erano comunque disponibili i mercati delle foglie di gelso, che muovevano straordinarie quantità di denaro e fogliame! Un esempio lampante è il resoconto di un mercato tenutosi nel 1886 a Racconigi durante il quale si trattarono 5.600 quintali di foglie di gelso.

Il Ciclo di Vita del Baco da Seta e il Ruolo del Gelso

Il Bombyx mori e la sua Alimentazione

L’itinerario didattico sulla sericoltura ha inizio con le uova del Bombyx mori (baco da seta) e continua attraverso il suo ciclo biologico. Elemento chiave della bachicoltura è il gelso (genere Morus), una pianta che in Italia trova le perfette condizioni di crescita e le cui foglie servono da nutrimento per i bachi. I gelsi sono piante a portamento arbustivo, modellabili anche come albero, a taglia media e rapida crescita, piuttosto rustici, che trovano le migliori condizioni di crescita in suoli ricchi di nutrienti e di acqua, anche se si adattano a svariate condizioni pedologiche.

Illustrazione del ciclo di vita del baco da seta

Fasi dell'Allevamento

Le uova, non più grandi di una capocchia di spillo, vengono incubate per una decina di giorni a umidità elevata e temperatura costante. La schiusa delle uova di Bombyx mori, da cui fuoriescono le larve di prima età che iniziano a nutrirsi delle foglie di gelso tagliate in striscioline, avviene in strutture dedicate, così come l’allevamento delle prime età fino alla terza. I piccoli bachi poi fuoriescono scalarmente e si pongono sui letti di allevamento. Le larve devono essere costantemente nutrite con foglie di gelso e la lettiera ripulita di frequente; l’umidità del locale dev’essere molto elevata così come la temperatura.

Gli operatori, solitamente una volta al giorno, tagliano i giovani rami con cui alimentano tre volte al dì le larve. Le larve di terza età dunque si nutrono delle foglie di gelso fino ad arrivare alla quinta età (per due settimane circa).

Foto di giovani rami di gelso raccolti per l'alimentazione dei bachi

La Formazione del Bozzolo e la Trattura

Successivamente, l’istinto porta le larve a raggiungere una posizione sopraelevata dove creare il bozzolo, la cosiddetta "salita al bosco". Quando i bachi, giunti all’ultimo stadio larvale, cominciano ad agitare il capo, si sistemano dei supporti idonei ad appigliarsi (scopettoni in legno o plastica). A questo punto avviene la "salita al bosco" che dura 3-4 giorni e i bachi iniziano a emettere un filo di seta che alla fine dell’imbozzolamento può essere lungo 1,5-2 km.

Dopo circa una settimana dall’imbozzolamento, l’operatore raccoglie i bozzoli che vengono ripuliti dai fili sericei che il baco realizza per ancorare il bozzolo ai rami degli alberi o alle strutture in plastica. Successivamente viene fatta una cernita, dividendo i bozzoli per classi merceologiche.

In natura, la falena uscirebbe dal bozzolo danneggiandolo; dunque, per evitare questo danno, i bozzoli vengono posti in un essiccatoio, dove il caldo uccide l’insetto. In seguito, vengono immersi in acqua calda per eliminare la sericina e liberare le fibre. L’operatore individua poi il "capofilo" e lo inserisce in una macchina che si occupa di svolgere i bozzoli, ognuno dei quali può contenere 1.500-2mila metri di filo. In genere, vista la dimensione sottilissima della seta prodotta dal baco, si abbinano sei, otto bozzoli per fare un filo utile alla produzione di capi leggeri, come foulard.

La larva diventa quindi crisalide perdendo apparato boccale e zampe. Se il bozzolo non viene fatto essiccare, la crisalide completa il ciclo e ne fuoriesce la farfalla dopo due settimane. La farfalla però non vola pur avendo le ali e non ha apparato boccale; la sua unica funzione è quella di accoppiarsi e deporre una miriade di piccole uova, la tanto ambita prole, che andrà a costituire l’ingrediente principale per futuri tendaggi, cravatte e camicie!

Strumenti e Lavorazione Tradizionale

Il percorso didattico, seguendo le varie fasi dell'allevamento e della formazione del bozzolo, si conclude con i filati di seta. Relativamente a questi ultimi, per illustrare in modo chiaro e completo la tradizione locale, vengono presentati gli attrezzi impiegati dalle massaie durante l'allevamento e la lavorazione della seta all’interno delle mura domestiche, tra cui:

  • Graticci
  • Fondi
  • Telaio
  • Filarino
  • Dipanatoio
  • Arcolaio
  • Fusi

Spettava alle donne il compito più gravoso: nelle filande le ragazze sistemavano i bozzoli in contenitori pieni d’acqua che raggiungeva i 70° C e, immergendovi le mani nude, battevano con scopettini i bachi per far uscire il capo del filo e poterlo far svolgere dal macchinario apposito. Al termine della mattinata, in alcune iniziative didattiche, è possibile vedere i bachi da seta vivi, conoscere il loro ciclo di vita ed effettuare una prova di trattura della seta con attrezzi tradizionali.

Illustrazione o foto di attrezzi tradizionali per la lavorazione della seta

La Bachicoltura Oggi: Sfide, Innovazioni e Prospettive Future

Il Progetto Serinnovation e la Filiera

L’allevamento dei bachi per la produzione di seta sta ritornando in Italia dopo anni di abbandono. Un esempio è il progetto Serinnovation che ha preso piede in Veneto, dove negli Anni Novanta avevano chiuso le ultime aziende che allevavano bachi da seta. Per la riuscita di queste iniziative, l’importante è avere un’organizzazione di filiera. Il Crea, insieme a poche aziende selezionate, si occupa della produzione delle uova di B. mori che poi vengono poste in incubazione, fatte schiudere e affidate ad un allevatore specializzato che cresce le larve fino alla terza età, superando quindi il momento più critico per la sopravvivenza di questi insetti.

Infografica sulla filiera della seta in Italia

Ostacoli Economici e Meccanizzazione

Al momento, però, i volumi ridotti e i costi di produzione elevati, non concorrenziali con quelli cinesi, rendono lo sbocco sul mercato non facile, come sottolinea Silvia Cappellozza. Un elemento da prendere in considerazione è naturalmente il costo di produzione, che si deve confrontare con i principali produttori, che sono la Cina e l’India. In questi Paesi si può acquistare la seta a 70-80 dollari al chilogrammo. Secondo i calcoli eseguiti dal Crea, significa poter corrispondere all’agricoltore 6,7-7,6 euro al chilogrammo di bozzolo fresco prodotto, senza però tenere in considerazione i costi di essiccazione e trattura (la lavorazione del filo), che, invece, sono rilevanti.

L’altro elemento di sfida è quello della meccanizzazione. Oggi la bachicoltura è un’attività ad alto impiego di manodopera, che quindi rende la produzione estremamente costosa.

Nuove Applicazioni e Servizi Ecosistemici

Nonostante le sfide, la bachicoltura può sicuramente avere un futuro in Italia se si riuscirà a creare una filiera in grado di valorizzare il prodotto, come ribadisce Silvia Cappellozza. Nell’ambito del progetto SerInnovation, dal bozzolo viene estratta la sericina, una sostanza idrosolubile molto ricercata nel campo della cosmesi. Mentre un’altra proteina, la fibroina, viene usata in ambito biomedico grazie alle sue proprietà uniche.

Non bisogna poi dimenticare che l’allevamento dei gelsi offre dei servizi ecosistemici interessanti, dal sequestro di carbonio, all’assorbimento delle polveri sottili, fino al miglioramento della struttura del suolo e alla riduzione quindi dei rischi idrogeologici.

Considerazioni Etiche

Talvolta la bachicoltura è stata accusata di crudeltà contro le falene, che vengono uccise per non rovinare il bozzolo. Un famoso poeta latino si chiese: “Chi fu il primo a inventare le terribili spade?”. Se solo avesse saputo che l’ingrediente segreto del suo abito di seta era una farfalla messa a bollire avrebbe certamente aggiunto: “e chi fu il primo a inventare la seta? Quanto fu crudele, da mettere a morte migliaia di farfalle per un fazzoletto!”.

I Musei della Seta: Custodi di un Patrimonio

Il Museo Comunale di Meldola, intitolato a Ciro Ronchi (1830 - 1904), il più grande filandiere della storia meldolese, è gestito dai volontari dell’associazione G.E.N.M. (Gruppo Entomologico Naturalistico Meldolese), promotori dell’iniziativa. Essi hanno allestito il museo dopo attente ricerche d’archivio e il reperimento di una ricca documentazione circa l’attività sericola locale.

Facilmente fruibile da studenti ed insegnanti, il museo mette a disposizione del pubblico non solo un’aggiornata e completa bibliografia sulla sericoltura e l'industria serica, ma anche l'esposizione di strumenti legati all'allevamento dei bachi e alla lavorazione di questa preziosa materia prima. Nell’allestimento museale, trovano spazio pure le illustrazioni delle strutture morfologiche dell'apparato interno del filugello e il celebre “bosco”, composto da bozzoli di varie tonalità e misure. Seguono poi vari documenti storici attestanti l’importanza dell'attività del mercato del bozzolo e della produzione setifera nell'economia locale. Visite guidate per gruppi o scolaresche sono disponibili solo su appuntamento con prenotazione.

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