Aldo Moro e l'Azione Cattolica Italiana: Un Percorso Tra Fede, Cultura e Politica

La figura di Aldo Moro è indissolubilmente legata alla storia politica e culturale italiana del Novecento, con radici profonde nell'associazionismo cattolico che ne plasmò la formazione e l'indirizzo ideale. La sua vita, segnata da un impegno costante per lo Stato e per la cultura, è stata un esempio di come i principi appresi in contesti come la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e il Movimento dei laureati di Azione cattolica abbiano informato una carriera politica di altissimo livello.

Le Radici e la Formazione Cattolica di Aldo Moro

Aldo Moro nasce il 23 settembre a Maglie, in provincia di Lecce, da Renato Moro, ispettore scolastico, e da Fida Stinchi, insegnante elementare di Cosenza. Dal matrimonio nascono cinque figli: Alberto, Aldo, Salvatore, Maria Rosaria, Alfredo Carlo. Consegue la maturità classica presso il liceo classico «Archita» di Taranto. Nello stesso anno la famiglia Moro si trasferisce a Bari. Si laurea in giurisprudenza all’Università di Bari con una tesi su «La capacità giuridica penale».

Nello stesso anno è nominato assistente volontario alla cattedra di Diritto e procedura penale. Nel 1939 è eletto presidente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), carica che mantiene fino a quando non viene chiamato alle armi (1942). In questo periodo pubblica «La capacità giuridica penale». Successivamente, gli è conferito l’incarico di Filosofia del Diritto e di Storia e Politica coloniale all’Università di Bari, che terrà fino al 1963, anno in cui si trasferirà alla Facoltà di Scienze politiche all’Università La Sapienza di Roma per occupare la cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura Penale. Pubblica «La subiettivazione della norma penale» e ottiene la libera docenza in Diritto penale. Fonda a Bari «La Rassegna», insieme ad Antonio Amendola, Pasquale De Prete, Armando Regina, rivista pubblicata fino al 1945. Nell’ottobre del 1943 partecipa all’attività di «Radio Bari» e pubblica «Lo Stato», contenente le lezioni di Filosofia del diritto dell’anno accademico 1942-1943.

foto giovanile di Aldo Moro

L'Ascesa Politica e il Legame con le Associazioni Cattoliche

Aldo Moro si iscrive alla DC (Democrazia Cristiana). È nominato presidente del Movimento dei laureati di Azione cattolica, carica che terrà fino al 1946. Dal gennaio del ’45 al dicembre del ’48 dirige la rivista «Studium». Sposa Eleonora Chiavarelli, dalla quale avrà quattro figli: Maria Fida (1946), Anna Maria (1949), Maria Agnese (1952), Giovanni (1958). Pubblica «Il Diritto», lezioni di Filosofia del diritto dell’anno accademico 1943-1944.

Viene eletto alla Costituente (2 giugno 1946 - 31 gennaio 1948) con 27.801 voti di preferenza, lavorando nella Commissione dei 75 con il compito di redigere il progetto di Carta Costituente della Repubblica Italiana e svolgendo il suo lavoro nella prima sottocommissione: è relatore per la parte relativa «ai diritti dell’uomo e del cittadino». È nominato vicepresidente del gruppo democristiano alla Costituente e pubblica gli «Appunti sull’esperienza giuridica: lo Stato» e «L’antigiuridicità penale». Viene nominato professore straordinario di Diritto penale all’Università di Bari.

Nella I legislatura (8 maggio 1948 - 24 giugno 1953) è eletto deputato nella circoscrizione di Bari-Foggia (che resterà il suo collegio elettorale per tutta la vita) con 62.971 voti di preferenza. È nominato sottosegretario al Ministero degli Esteri nel quinto governo De Gasperi (23 maggio 1948 - 14 gennaio 1950) e pubblica «Unità e pluralità di reati». È nominato ordinario di Diritto penale.

Nella II legislatura (25 giugno 1953 - 11 giugno 1958) è rieletto deputato nella circoscrizione di Bari-Foggia con 39.007 voti di preferenza. Entra nella Commissione Giustizia della Camera. È eletto presidente del Gruppo parlamentare della DC, carica che conserva fino al 1955. È nominato ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni (6 luglio 1955 - 15 maggio 1957). Nel VI Congresso DC è eletto Consigliere Nazionale. È nominato ministro della Pubblica Istruzione, nel monocolore democristiano presieduto da Adone Zoli (19 maggio 1957 - 01 luglio 1958).

Nella III legislatura (12 giugno 1958 - 15 maggio 1963) è capolista della DC nella circoscrizione di Bari-Foggia per la Camera dei Deputati e raccoglie 154.411 voti di preferenza. È riconfermato ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo Fanfani (01 luglio 1958 - 15 febbraio 1959). Nel febbraio è eletto Segretario politico della DC. Nell’ottobre conquista la maggioranza al Congresso di Firenze ed è riconfermato segretario politico della DC, carica che conserverà fino alla fine del 1963. La sua relazione al Congresso di Napoli della DC sancisce la fine del centrismo e l’apertura della Democrazia Cristiana ai contenuti programmatici della politica di centro-sinistra. È riconfermato Segretario del partito.

Nella IV legislatura (16 maggio 1963 - 4 giugno 1968) è rieletto deputato nella circoscrizione di Bari-Foggia con 225.991 voti di preferenza. Costituisce il suo primo governo (4 dicembre 1963 - 22 luglio 1964), un governo di centro-sinistra «organico» a cui concorrono DC, PSI, PSDI, PRI. Il vicepresidente è Pietro Nenni. Presiede il suo secondo governo (22 luglio 1964 - 23 febbraio 1966). Le forze che lo compongono sono le stesse del precedente governo e il vicepresidente è sempre Pietro Nenni. Assume l’interim del ministero degli Esteri, prima (dal 28 dicembre 1964 al 5 marzo 1965) per le dimissioni di Giuseppe Saragat eletto Presidente della Repubblica e poi per le dimissioni di Amintore Fanfani (dal 30 dicembre 1965 al 23 febbraio 1966). Costituisce il terzo governo quadripartito di centro-sinistra (23 febbraio 1966 - 24 giugno 1968). Vicepresidente è sempre Pietro Nenni.

Aldo Moro in veste politica durante un discorso

Nella V legislatura (5 giugno 1968 - 24 maggio 1972) viene eletto alla Camera dei Deputati con 293.167 voti di preferenza. Forma la sua corrente che all’XI Congresso della DC, svoltosi a Roma, raccoglie l’8% dei voti. È nominato ministro degli Esteri nel secondo governo Rumor (5 agosto 1969 - 27 marzo 1970). Fallisce il suo tentativo di costituire un governo quadripartito organico di centro-sinistra, dopo la crisi del secondo governo Rumor. È riconfermato ministro degli Esteri nel terzo governo Rumor (27 marzo 1970 - 6 agosto 1970), carica che mantiene anche nel primo governo Colombo (6 agosto 1970 - 17 febbraio 1972). Anche nel primo governo Andreotti rimane ministro degli Esteri (17 febbraio 1972 - 26 giugno 1972).

Alle elezioni politiche della VI legislatura (25 maggio 1972 - 4 luglio 1976) per la Camera dei Deputati ottiene 178.475 voti di preferenza. È nominato presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati. È riconfermato ministro degli Esteri nel quarto (07 luglio 1973 - 14 marzo 1974) e nel quinto governo Rumor (14 marzo 1974 - 23 novembre 1974). Dopo una lunga crisi costituisce il suo quarto governo (DC-PRI) (23 novembre 1974 - 12 febbraio 1976). La Malfa è vicepresidente del Consiglio. Il governo è sostenuto da una maggioranza che copre tutta l’area del centro-sinistra. Presiede il suo quinto governo monocolore DC (12 febbraio 1976 - 29 luglio 1976). Nel luglio è eletto presidente del Consiglio Nazionale della DC.

Il 28 febbraio, nel corso della riunione congiunta dei gruppi parlamentari democristiani di Camera e Senato, tiene un discorso decisivo al fine di ottenere il consenso necessario alla nascita del nuovo governo Andreotti, che si avvarrà dell’appoggio programmatico e parlamentare - ma non di governo - del PCI. Il 16 marzo, mentre si sta recando alla Camera per il voto al nuovo governo, è rapito dalle Brigate Rosse che uccidono tutti gli uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, viene ucciso dalle Brigate Rosse.

La Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e l'Impronta di Moro

La Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), nata in seno all’Azione Cattolica, è stata una fucina di menti brillanti e un punto di riferimento per la formazione di una coscienza critica. A Bari, città universitaria, la FUCI è presente da gennaio del 1931. Tra i suoi presidenti si sono seduti personaggi di spicco come Aldo Moro, Renato Dell’Andro e Vito Lattanzio, tutti passati dall’impegno universitario e di "fucini" a quello politico. Questa lunga storia è caratterizzata da un comune denominatore: la formazione di una coscienza critica che va oltre le nozioni universitarie e un cammino comune per studenti provenienti da facoltà diverse. Questo intento di fondo è rimasto inalterato nell’arco degli ultimi 70 anni, per cui i fucini in realtà sono sempre gli stessi: studenti dell’Università di Bari che si iscrivono e frequentano la federazione alla ricerca di qualcosa che nei libri non c’è, una lettura del mondo in chiave spirituale.

Foto storica della FUCI a Bari

L'Esperienza di Aldo Moro nella FUCI

Secondo le testimonianze, Aldo Moro fu una figura centrale nella FUCI. Il professor Luca Toccoli, che fu suo studente, lo conosceva fin da ragazzo quando Moro partecipava alla messa nella chiesa di San Francesco. Toccoli ricorda Moro come un «mostro sacro» all'università, suo professore di filosofia del diritto e di Diritto penale, con un tono paternamente distaccato. Moro affondava negli argomenti con una profondità eccezionale, capace di analizzare ogni dettaglio con una chiarezza tale da essere per alcuni «addirittura esasperante».

In un’occasione, alla FUCI, Moro commentò un brano del Vangelo, quello di Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro, un esempio di vita contemplativa (Maria) e di vita attiva (Marta). In quell’occasione, Moro disse che molti sono chiamati alla vita politica, parlando di se stesso e paragonando la sua vita a quella attiva di Marta. Successivamente, con l'aumentare degli impegni politici, le sue presenze a Bari e nella FUCI divennero sempre più sporadiche.

Evoluzione della FUCI: Ieri e Oggi

Con i decenni, sono cambiati i luoghi, gli argomenti e alcuni aspetti di costume della FUCI. Oggi, gli studenti si riuniscono ogni mercoledì nella sede dell’Azione Cattolica, in piazza Moro. Nell’immediato dopoguerra si vedevano in un grande salone al secondo piano della chiesa di San Francesco d’Assisi, sempre con cadenza settimanale. Nelle riunioni del 2001 si parlava di finanza etica, di economia alternativa e di banche che finanziano progetti mirati alla promozione umana, mentre nell’ultimo scorcio degli anni Quaranta si meditava sul Vangelo e ci si dedicava all’assistenza dei poveri. Un altro aspetto significativo riguarda il costume: oggi maschi e femmine partecipano agli stessi incontri, mentre ai tempi di Aldo Moro c’erano incontri separati per uomini e per donne, in luoghi diversi e con assistenti diversi. Le occasioni per stare insieme erano le conferenze, i congressi regionali e nazionali, durante i quali si organizzava qualche escursione a titolo rigorosamente ufficioso.

Aldo Moro Docente e Riformatore della Scuola

Guido Formigoni ricostruisce il contributo di Aldo Moro al processo di costruzione della Repubblica italiana, dalla partecipazione all’Assemblea Costituente, alle grandi riforme di attuazione delle norme programmatiche della Costituzione, dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica al diritto di famiglia, al suo impegno meridionalista. Moro fu un uomo di scuola per tutta la vita, non si percepiva come un politico di professione, ma voleva essere soprattutto un docente universitario, tanto che non lasciò mai l’insegnamento. Aveva un rapporto privilegiato con i giovani e i temi dell’istruzione, dell’università e della ricerca rimasero sempre fondamentali per lui.

Foto di Aldo Moro in cattedra o con studenti

Come ministro della Pubblica Istruzione, Moro introdusse l’educazione civica come materia di insegnamento nelle scuole, convinto che l’allungamento dei tempi dell’istruzione dovesse avere anche una funzione civica, di rafforzamento del senso della cittadinanza. Importante fu anche il suo contributo alla riforma della scuola media unica del 1962 e alla trasformazione dell’università italiana da università di élite in università di massa.

L'Eredità di Aldo Moro nell'Analisi Storiografica

Il professore ordinario di Storia contemporanea Guido Formigoni, presso la Libera Università di lingue e comunicazione Iulm di Milano, ha dedicato parte della sua ricerca ad analizzare la concezione dello Stato di Moro e la sua attività in favore della scuola e della cultura. La sua opera ha contribuito a delineare la complessa figura di Moro, evidenziandone il ruolo non solo come statista, ma anche come intellettuale e riformatore, la cui visione era profondamente radicata nei valori civici e cristiani.

La misteriosa storia di Aldo Moro —55 giorni di prigionia e lettere che vengono nascoste ancora oggi

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