Rosario Marcianò, un personaggio ben noto nella città di Sanremo e sul web, è salito alla ribalta per il suo utilizzo "perlomeno disinvolto" della rete e per la promozione di diverse teorie del complotto. Originario di Saviano (Napoli) e residente da tempo nella città dei fiori, Marcianò si è distinto per le sue affermazioni spesso prive di fondamento, che lo hanno portato a fronteggiare numerose vicende giudiziarie.
Chi è Rosario Marcianò
Rosario Marcianò, 56 anni, è un noto personaggio sanremese, conosciuto sul web per i suoi “singolari” contenuti digitali nei quali afferma teorie complottiste in merito a fatti ed eventi rilevanti. È, ad esempio, tra i più assidui sostenitori dell’esistenza delle scie chimiche. In passato, era arrivato a sostenere che la vittima italiana dell'attentato al Bataclan, Valeria Solesin, fosse ancora viva, un'affermazione per la quale è stato indagato e poi condannato.
Le Condanne per Diffamazione
Il Caso della Coppia di Sanremesi
Le attività di Rosario Marcianò lo hanno portato a diffamare una coppia di sanremesi, un autista della Riviera Trasporti e sua moglie, insultandoli e accusandoli su uno dei suoi blog, “Tanker Enemy”. In seguito alle parole di Marcianò, la coppia era stata vittima di atti vandalici, trovandosi le auto danneggiate, e aveva riferito di essere seguita per strada.
Per questa "attività", Rosario Marcianò è stato condannato per diffamazione dal giudice monocratico Domenico Varalli. La sentenza ha previsto il pagamento di una multa di 4.500 euro, spese legali e processuali per circa 10 mila euro e un risarcimento provvisionale a favore delle due vittime, costituitesi parte civile tramite l’avvocato Paola Sala, di 15 mila euro. Un ulteriore indennizzo verrà stabilito in sede civile. L’accusa aveva chiesto 9 mesi di reclusione, ma alla fine la cifra totale provvisoria che Marcianò dovrà affrontare ammonta a 30 mila euro.

Le Affermazioni su Valeria Solesin e le Conseguenze Legali
Una delle vicende più eclatanti riguarda le "teorie deliranti e atroci" di Marcianò su Valeria Solesin, una delle vittime dell’attentato al Bataclan avvenuto a Parigi a novembre del 2015. Marcianò sosteneva, senza la benché minima prova, che Valeria Solesin fosse sopravvissuta o addirittura inesistente. Queste teorie complottiste avevano indignato l'Italia intera e a Venezia, in particolare, avevano riaperto una ferita difficile da rimarginare per la famiglia della vittima.
Per sostenere la sua tesi, Marcianò aveva scritto in un post del 2016: «Il profilo universitario della presunta vittima italiana del Bataclan risulta realizzato il 2 luglio 2016. In pratica si è artificiosamente creato un passato ad un soggetto inesistente, ad una 'vittima' inesistente». Questo post scatenò la polemica e la querela alla procura della Repubblica di Venezia. Nell'agosto del 2016, Marcianò aveva rincarato la dose, postando una foto di quella che, secondo lui, era Valeria Solesin, viva e vegeta, a distanza di quasi un anno dalla morte. La querela per diffamazione, per aver trattato i genitori della studentessa come due teatranti professionisti, era il minimo che potesse aspettarsi.
La famiglia Solesin, composta dai genitori Alberto Solesin e Luciana Milani e dal fratello Dario, si è costituita parte civile nel giudizio, assistita dagli avvocati Elena Fiorini del Foro di Genova e Roberto Mazzuia del Foro di Venezia. Hanno sporto tre querele per interrompere la diffusione di espressioni diffamatorie verso Valeria. Il processo, con rito abbreviato, ha visto il giudice Francesca Minieri del tribunale di Imperia condannare Marcianò a un anno di reclusione più il risarcimento dei danni a ciascuna delle parti civili (20mila euro a testa più le spese legali) per il reato di diffamazione aggravata, offesa e dileggio.
Successivamente, Marcianò è stato condannato anche in Cassazione per le sue teorie su Valeria Solesin, con una pena di dodici mesi di carcere e il divieto di accesso a Internet e social. La famiglia Solesin si augura che un pronto e puntuale intervento giudiziario possa limitare il fenomeno delle fake news infamanti, le quali, come commentano i legali, «ledono l'onore e la reputazione dei soggetti direttamente coinvolti, risultano pericolosi anche per la costruzione di una società civile seria, consapevole e correttamente informata».
Parigi, l'intervista a Matteo Ghisalberti che racconta come ha conosciuto Valeria Solesin
Altri Procedimenti Giudiziari
Le vicende giudiziarie che riguardano Rosario Marcianò non si concludono con il caso Solesin. Il "Mister nò" del web fu anche denunciato per diffamazione dalla giornalista Silvia Bencivelli e venne condannato in primo grado nel 2018 a otto mesi di reclusione.
Riflessioni sull'Impatto della Disinformazione
Le condanne inflitte a Rosario Marcianò sono considerate un "doveroso monito a tutti gli altri disseminatori di odio che appestano Internet". Questi, credendo di agire impunemente, spesso non considerano le gravi conseguenze che i loro comportamenti possono avere sulla vita delle persone. Come sottolineato nel testo, "prima o poi quelle conseguenze arrivano e chiedono il conto".
Il caso di Marcianò solleva anche interrogativi sulla responsabilità dei media. È stata espressa rabbia verso quei "giornalisti irresponsabili che per anni hanno dato spazio, vetrina e visibilità a Marcianò e alle sue imbecillità", nonostante fossero stati informati più volte della falsità delle sue tesi.