Ippolito Nievo e la Sicilia: Un Viaggio Letterario tra Storia e Identità

Per Livio Garzanti, intervistato da Antonio Debenedetti, Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo rappresenta un'opera di fondamentale importanza per la civiltà italiana, poiché offre uno sguardo su momenti cruciali della storia nazionale. Garzanti sottolinea inoltre lo straordinario connubio tra arte e vita vissuta che Nievo riesce a creare, riflettendo su sé stesso e sul contesto storico dell'Italia che si appresta all'unificazione.

Nievo compose questo voluminoso romanzo in giovane età, prima di unirsi alle giubbe rosse di Garibaldi per la spedizione in Sicilia. Nelle Confessioni, Garzanti ravvisa la stessa "festa della vita autentica" che autori del dopoguerra come Beppe Fenoglio e Pier Paolo Pasolini hanno saputo esprimere, grazie alla loro partecipazione attiva alla storia di cui scrivevano.

L'opera fu pubblicata postuma nel 1867, senza che l'autore avesse modo di revisionarla. "Compito dell’editore", afferma Garzanti, "è far conoscere, oltre ai libri nuovi, anche opere letterarie che dovrebbero essere più presenti nella nostra civiltà".

La Vita e le Esperienze di Ippolito Nievo

Ippolito Nievo nacque a Padova il 30 novembre 1831, figlio di un nobile mantovano e di una donna appartenente al patriziato veneziano. La sua infanzia e adolescenza si svolsero tra Friuli, Veneto e Lombardia. Studiò diritto e partecipò ai moti insurrezionali di Mantova nel 1848. Nel 1857, ricercato dalla polizia austriaca, fuggì a Milano, dove si dedicò alla preparazione degli eventi che avrebbero portato all'unificazione italiana nel 1859.

Dopo un'intensa attività patriottica, nel 1860-1861 ricoprì il ruolo di colonnello, vice-intendente e poi intendente della spedizione dei Mille. La sua vita si concluse tragicamente il 4 marzo 1861, a causa di un naufragio nel Mar Tirreno mentre tornava dalla Sicilia.

Nievo, scrittore e patriota, visse esperienze intellettuali e militari intense, mostrando una forte volontà di partecipare alla vita pubblica. I suoi scritti rivelano una ricerca di modelli morali e politici positivi, unitamente a un netto rifiuto del Romanticismo sentimentale. Egli aspirava a una maturità virile e a un vigore intellettuale, che realizzò attraverso la sua partecipazione come soldato alla guerra del 1859 e all'impresa dei Mille.

Ritratto di Ippolito Nievo

"Le Confessioni di un Italiano": Un Affresco del Risorgimento

La sua opera più celebre, Le confessioni di un italiano, è un imponente affresco di un'epoca e una grandiosa saga del Risorgimento italiano. Questo romanzo testimonia una caratteristica distintiva della poetica di Nievo: la varietà di voci e spazi, di elementi narrativi e linguistici, di stili e intonazioni, impiegati per riprodurre la molteplicità inesauribile del reale.

Nato da padre nobile mantovano e madre veneziana, Nievo trascorse infanzia e adolescenza tra Friuli, Veneto e Lombardia, studiando diritto presso le università di Pavia e Padova. La sua attività di giornalista e scrittore, sin dagli esordi caratterizzata da forti venature satiriche e umoristiche, prese avvio in quegli anni.

Animato da ideali patriottici, partecipò ai moti insurrezionali di Mantova nel '48. Nel '57, a causa di un mandato di cattura austriaco, si rifugiò a Milano. Qui, oltre agli impegni legati alla preparazione del '59, fu coinvolto dall'amore per la cugina Bice Melzi d'Eril. Questo sentimento, in contrasto con le sue idee sulla famiglia, lo agitò profondamente e influenzò la sua opera, in particolare la creazione del personaggio della Pisana.

La Struttura e i Temi del Romanzo

La sua ricchissima attività di giornalista e scrittore, solcata sin dagli inizi da forti venature satiriche e umoristiche, ebbe principio in quegli anni. Di ideali patriottici, partecipò ai moti insurrezionali di Mantova nel '48. Nel '57, colpito da un mandato di cattura della polizia austriaca, fuggì a Mialno, dove lo richiamava la preparazione del decennio che sfociò nel '59 e l'amore per la cugina Bice Melzi d'Eril, amore che, in vivo contrasto con le sue idee sulla famiglia, tenne profondamente agitato il poeta, specie dal 1858 in poi, e si rifletté fortemente sulla sua operosità di scrittore, massimamente sulla più originale delle sue creazioni, la Pisana delle Confessioni.

Intensa è stata l'attività di Nievo come scrittore e giornalista. Le sue prime opere, tra cui poesie (Versi, 1854-55; Lucciole, 1858; Amori garibaldini, 1860), novelle (Il Varmo, 1856), romanzi (Angelo di bontà, 1855; Il conte pecoraio, 1856) e tragedie (Spartaco, I Capuani, 1857), offrono spunti per comprendere la sua opera maggiore, Le confessioni di un italiano.

Questo lungo romanzo, composto in otto mesi nel 1858 e pubblicato postumo nel 1867 con il titolo di Confessioni di un ottuagenario, si narra in prima persona ed è diviso in ventitré capitoli, ciascuno preceduto da una sintetica rubrica. La narrazione segue l'autobiografia immaginaria di Carlino Altoviti, le cui vicende personali si intrecciano con gli eventi storici, dalla caduta della Repubblica di Venezia alla dominazione francese, alla Restaurazione, fino alle cospirazioni e alle battaglie del Risorgimento.

Quando Nievo si sofferma sulla descrizione di personaggi attraverso "quel lume di fiaba che è il ricordo", o attinge alla sua esperienza diretta, si creano consonanze tra l'ambiente e il protagonista, emergono figure indimenticabili come la Pisana, Clara, Giulio del Ponte, e interni di straordinaria bellezza, come la cucina di Fratta. Al contrario, quando gli eventi storici narrati prendono il sopravvento sulle figure, la vastità della narrazione può risultare meno controllata dall'autore, che indulge allo straordinario e allo scenografico.

L'importanza storica del romanzo, collocato tra I Promessi Sposi e I Malavoglia, risiede nel tentativo, seppur parzialmente riuscito, di fondere l'interesse storiografico con quello psicologico.

Illustrazione della cucina di Fratta descritta nel romanzo

"Conversazione in Sicilia" di Elio Vittorini: Un Viaggio Simbolico

Conversazione in Sicilia è un romanzo di Elio Vittorini che si presenta come il viaggio di un uomo che ritorna nella sua terra natale. Sebbene l'autore avvisi che il racconto non è autobiografico, l'identità del viaggiatore rimane incerta.

Il protagonista è Silvestro Ferrauto, intellettuale e tipografo residente a Milano da quindici anni. Figlio di Costantino, impiegato delle ferrovie, e Concezione, Silvestro aveva lasciato la casa a quindici anni per cercare lavoro al Nord. Ricevuta una lettera dal padre che annunciava di aver lasciato la moglie per un'altra donna, Silvestro decide di tornare al suo paese in occasione dell'onomastico della madre.

Durante il viaggio, Silvestro incontra personaggi significativi. Sul traghetto per Messina, conosce un giovane siciliano disperato con una moglie bambina, che lo scambia per un americano e gli offre delle arance. Sul treno per Siracusa, incrocia un uomo in cerca di "nuovi doveri", definito Gran Lombardo (con riferimento a Dante), un vecchio, un catanese e un ragazzo malato di malaria.

Lasciato Senza Baffi a Siracusa, Silvestro prosegue il suo viaggio, fermandosi a dormire a Vizzini prima di giungere al paese della madre. Dopo averla ritrovata, pranza con lei, instaurando una discussione lenta e ripetitiva in cui rievocano la vita nelle case cantoniere. Il dialogo verte sul padre, definito buono a nulla e traditore, e sul nonno, figura ammirata da Concezione.

Silvestro paragona il nonno al Gran Lombardo, in cerca di qualcosa di più. Successivamente, incontra personaggi chiave: l'arrotino Calogero, che lamenta la mancanza di coltelli da affilare; l'uomo Ezechiele, che parla del mondo "offeso"; un soldato incontrato nel cimitero, che confessa ricordi d'infanzia e la recita quotidiana di "Cesari non scritti" con altri.

La mattina seguente, la madre informa Silvestro del suo stato di ubriachezza la sera prima e della morte del fratello Liborio in guerra. La madre esprime un'onorevole gioia per la morte del figlio sul campo di battaglia. Silvestro annuncia la sua partenza imminente. Uscendo, piange davanti alla statua dei caduti, circondato dalle persone incontrate durante il viaggio. Tornato a casa, nota la madre lavare i piedi a un uomo: è il padre.

Interpretazioni di "Conversazione in Sicilia"

L'opera può essere letta secondo due chiavi interpretative:

  • Allucinazione e Sogno: Questa prospettiva spiegherebbe l'assenza di un filo conduttore tra gli incontri, i dialoghi estenuanti e le situazioni insolite. Il tono bizzarro e inconsueto della narrazione, come la ripetizione di frasi o le punture della madre, troverebbero giustificazione in questa interpretazione.
  • Simbolica e Allegorica: Questa è l'interpretazione più diffusa tra la critica. L'arrotino simboleggia il rivoluzionario che cerca di scuotere il popolo, ma senza successo. Ezechiele rappresenta la filosofia consolatoria, e Porfirio, il venditore di stoffe, la cultura cattolica. Questi personaggi incarnano gli sforzi inefficaci contro il regime a causa dell'indifferenza comune. I poliziotti Coi Baffi e Senza Baffi rappresentano il perbenismo indifferente. Il Gran Lombardo esprime la possibile evoluzione della tradizione siciliana, criticando la situazione socio-politica nazionale sotto il fascismo. Il vecchietto, con le sue risate sarcastiche, simboleggia il destino dei siciliani. I due giovani, il Catanese e il fanciullo malato, vanno incontro inconsapevolmente a questo destino. La madre incarna la vitalità e la critica verso il marito.

Il motivo del viaggio in "Conversazione in Sicilia" è un artificio narrativo per introdurre idee dell'autore. Viaggiare diventa un mezzo per recuperare una dimensione umana e la propria identità. Le immagini mentali di Silvestro, inizialmente "topi neri", si trasformano in nitidi ricordi d'infanzia, suggerendo come l'oppressione possa cancellare passato e personalità.

La tecnica narrativa di Vittorini crea un'atmosfera di indeterminatezza e mistero, ma le allusioni criptiche possono disorientare il lettore. In alcuni momenti, il tempo dell'azione si ferma rispetto a quello della narrazione, come nei lunghi dialoghi ripetitivi.

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini

La Sicilia nella Letteratura: Un'Isola d'Ispirazione

La Sicilia, definita "isola benedetta" da Franco Battiato, ha ispirato numerosi scrittori, tra cui Premi Nobel. Ernest Hemingway scrisse a Taormina uno dei suoi primi racconti, I mercenari. William Butler Yeats cercò nell'isola tracce di misteri esoterici e miti celtici. Albert Camus, pur amando la Sicilia, la apprezzava soprattutto "dall'alto dell'Etna", dominando l'isola e il mare.

Tra i Premi Nobel siciliani spiccano Luigi Pirandello e Salvatore Quasimodo. Questo articolo esplorerà libri di scrittori siciliani del Novecento e contemporanei.

Giganti Letterari Siciliani del Novecento

  • Giovanni Verga: Figura di spicco del Verismo, Verga (1840-1922) è ricordato per i suoi ideali liberali, come quello dell'"ostrica", secondo cui ogni individuo dovrebbe rimanere ancorato al proprio status sociale. Opere come I Malavoglia, Cavalleria rusticana e Rosso Malpelo hanno segnato generazioni di studenti. I Malavoglia narra le sventure di una famiglia di pescatori di Aci Trezza, con personaggi come Padron 'Ntoni e l'imbarcazione Provvidenza.
  • Luigi Pirandello: Drammaturgo e Premio Nobel nel 1934, Pirandello (1867-1936), nato ad Agrigento, studiò a Palermo, Roma e Bonn. Il suo successo arrivò con opere teatrali come Il fu Mattia Pascal. La sua opera esplora la crisi dell'io, influenzata dalla psicoanalisi freudiana. Il fu Mattia Pascal indaga la frammentazione dell'identità, con il protagonista che assume una nuova identità dopo essere stato dato per morto.
  • Leonardo Sciascia: Figura di riferimento della letteratura siciliana, Sciascia (1921-1989) scrisse opere di denuncia e romanzi gialli come Il giorno della civetta, la prima opera letteraria a trattare apertamente di mafia. Le indagini del capitano Bellodi contro la Cosa Nostra rappresentano una coraggiosa lotta contro l'omertà.
  • Salvatore Quasimodo: Poeta e Premio Nobel nel 1959, Quasimodo (1901-1968) dedicò versi alla luna, simbolo di orientamento e consolazione per il popolo siciliano.
Copertina del romanzo

Voci Femminili e Contemporanee

  • Goliarda Sapienza: Nata a Catania nel 1924, Sapienza (1924-1996) è autrice di romanzi e poesie, oltre che attrice. Il filo di mezzogiorno è una confessione intima sulla sua vita e le sue sedute psicanalitiche. Il suo romanzo più famoso, L'arte della gioia, pubblicato postumo, esplora un mondo femminile fuori dal comune.
  • Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Autore de Il Gattopardo (pubblicato postumo nel 1958), romanzo storico ambientato in Sicilia alla fine dell'Ottocento, che narra il declino della famiglia aristocratica dei Salina a seguito dello sbarco dei garibaldini.
  • Andrea Camilleri: Creatore del Commissario Montalbano, Camilleri (1925-2019) è noto per i suoi romanzi gialli ambientati in Sicilia, caratterizzati da un linguaggio ibrido tra italiano e dialetto siciliano. Km 123 è un giallo che indaga un incidente stradale e un triangolo amoroso.
  • Simonetta Agnello Horby: Autrice palermitana, nota per romanzi come La zia marchesa e La mennulara, ambientati in una Sicilia ricca di tradizioni, saghe familiari e conflitti interpersonali.
  • Stefania Auci: Autrice de I leoni di Sicilia, primo volume della saga dei Florio, che narra la storia di una delle famiglie più ricche d'Italia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.
  • Costanza DiQuattro: Autrice di Giuditta e il Monsù, ambientato in una provincia siciliana della fine dell'Ottocento, che narra la storia di due neonati, Fortunato e Giuditta, e del loro legame.
  • Cristina Cassar Scalia: Scrittrice di romanzi gialli, nota per il personaggio del vicequestore Vanina Guarrasi. Nei suoi romanzi, come Il re del gelato, si ritrova un'imponente "sicilianità" fatta di proverbi dialettali e antiche solidarietà.
Illustrazione della copertina di

La Luna e la Sicilia: Un Simbolo Letterario

La luna assume un ruolo simbolico in diverse opere letterarie legate alla Sicilia. In un celebre brano di Luigi Pirandello, il personaggio Ciàula scopre la luna da una miniera, provando un'emozione profonda. In La luna di carta di Camilleri, il commissario Montalbano ricorda una credenza infantile legata alla luna.

Leonardo Sciascia, ne Il giorno della civetta, afferma che "La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità". Salvatore Quasimodo dedicò versi alla luna in occasione del lancio della sonda Sputnik I.

La luna, vista come un faro naturale, una bussola per orientarsi nell'esistenza, rappresenta per il popolo siciliano la ricerca di verità stabili in un mondo precario. Essa illumina i desideri più intimi, le paure e le aspirazioni inconfessabili.

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