L'atto di battesimo di Antonio Vivaldi e la fede del Prete Rosso

La storia di Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 - Vienna, 1741) inizia in un luogo preciso della città lagunare, legato indissolubilmente alle sue origini e alla sua prima infanzia. La Chiesa di San Giovanni in Bragora ricevette la sua forma tardo gotica verso la fine del XV secolo e, ancora oggi, rappresenta una tappa fondamentale per comprendere la vita del compositore. All’interno della chiesa a tre navate si trova, nella navata laterale a sinistra, la fonte battesimale di Antonio Vivaldi, dove una copia del suo certificato di battesimo ricorda questo momento cruciale.

Veduta della fonte battesimale originale all'interno della Chiesa di San Giovanni in Bragora a Venezia con la copia dell'atto di battesimo

Le circostanze del battesimo: un inizio segnato dalla fragilità

Antonio Vivaldi era stato battezzato alla nascita perché in pericolo di vita, dalla sua levatrice e poi balia. Questa procedura d'urgenza, tipica dell'epoca per i neonati che non sembravano destinati a sopravvivere, segnò profondamente la sua esistenza. In quell’occasione, la madre aveva fatto voto di consacrarlo al Signore se si fosse salvato. Questo evento spiega in parte il legame di Vivaldi con il sacerdozio, nonostante le difficoltà fisiche che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita.

A parte la fonte battesimale, la Chiesa di San Giovanni in Bragora ha anche da offrire altre chicche della pittura veneziana, risalente ai primi anni del Rinascimento: un trittico di Bartolomeo Vivarini nella navata laterale a destra, nella prima cappella laterale a sinistra il dipinto “Risurrezione” di Alvise Vivarini ed il “Battesimo di Cristo” di Cima da Conegliano nell’abside del coro.

Il sacerdozio e il "male a nativitate"

Ordinato nel 1703, Vivaldi celebrò messa per un certo periodo di tempo, rinunziandovi poi per motivi di salute. In una celebre lettera datata 16 novembre 1737 ed indirizzata a Guido Bentivoglio d’Aragona, il compositore spiegò le ragioni del suo allontanamento dall'altare: «Sono venticinque anni ch’io non dico messa né mai più la dirò, non per divieto o comando [...] ma per mia elezione, e ciò stante un male che io patisco a nativitate, pel quale io sto oppresso». Vivaldi dichiarò di aver tentato di celebrare messa per circa un anno dopo l'ordinazione, ma di aver dovuto interrompere la funzione per tre volte senza poterla terminare a causa dello stesso male.

Nonostante la rinuncia alla celebrazione liturgica, probabilmente per dedicarsi interamente alla composizione ed alla direzione musicale, il suo atteggiamento verso il sacerdozio appare estremamente rispettoso. Questo emerge chiaramente se confrontato con figure coeve come Lorenzo da Ponte, il quale, sebbene ordinato prete nel 1773, mantenne una condotta spesso lontana dai doveri clericali, come testimoniano le carte dei processi veneziani dell'epoca.

Venezia 1600, Antonio Vivaldi e l'Ospedale della Pietà

Il servizio ecclesiale e il Pio Ospedale della Pietà

Il contesto sociale di Venezia permette di illuminare ulteriormente il significato del servizio ecclesiale di Vivaldi. La carità cristiana nella città lagunare si esprimeva attraverso gli Ospedali e le Scole. Il Pio Ospedale della Pietà ebbe la direzione musicale di Vivaldi, che componeva stabilmente per le ragazze dell'istituto. Erano le stesse giovani a dover interpretare anche il ruolo delle voci dei tenori e dei bassi, come avvenne per l'oratorio Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie (RV 644), composto nel 1716 per celebrare la riconquista dell'isola di Corfù contro i Turchi.

Il mistero dei manoscritti: il fondo Foà-Giordano a Torino

Sebbene Vivaldi sia nato e cresciuto a Venezia, la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino custodisce circa il 90 per cento delle partiture autografe conosciute del maestro. Questo tesoro di inestimabile valore comprende quattrocento cinquanta spartiti, tra cui quattordici opere complete, circa trecento concerti e numerose pagine di musica sacra, raccolte in ventisette tomi.

La storia di come questi documenti siano giunti a Torino è frutto di una concatenazione di eventi fortuiti. Dopo la morte di Vivaldi a Vienna nel 1741, la sua biblioteca personale passò attraverso vari proprietari: il conte Jacopo Soranzo, il conte Giacomo Durazzo e infine gli eredi della famiglia Durazzo a Genova. Nel 1926, il direttore del Collegio San Carlo di Borgo San Martino, desiderando ristrutturare l’edificio, decise di vendere i volumi in suo possesso. Grazie all'intervento di Luigi Torri e Alberto Gentili, e al generoso finanziamento di Roberto Foà e Filippo Giordano (che acquistarono le due metà della collezione in memoria dei rispettivi figli defunti), il fondo trovò la sua dimora definitiva a Torino.

Infografica sulla provenienza e i passaggi storici della collezione di manoscritti vivaldiani dal 1741 al 1930

La fede espressa nella musica: il Credo RV 591

La musica sacra di Vivaldi è certamente ispirata dalla fede cristiana. Un esempio emblematico è il Credo vivaldiano RV 591. L’opera è strutturata in quattro movimenti:

  • Primo movimento (Credo in unum Deum): un allegro che esalta la fede nel Padre e nel Figlio attraverso lo stesso motivo musicale.
  • Secondo movimento (Et incarnatus est): un adagio dove si manifesta il mistero dell’Incarnazione, dinanzi al quale tutto si ferma attonito.
  • Terzo movimento (Crucifixus): un largo che sottolinea la sofferenza e il sacrificio.
  • Quarto movimento: unifica in sequenza la fede nella resurrezione, nello Spirito Santo e nel giudizio finale.

In questo modo, Vivaldi mostra che il Credo non è un arcano della fede, quanto piuttosto ciò che rende manifesta la semplicità luminosa dell’intero messaggio biblico. Come sottolineato da molti studiosi, la Vivaldi Edition (progetto discografico della casa Opus 111/Naïve) ha permesso di riscoprire l’infinita varietà della sua musica, superando il vecchio pregiudizio secondo cui il compositore avrebbe "scritto centinaia di volte lo stesso concerto".

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