La vita della prima comunità cristiana: analisi di Atti 2:42-47

Nella vita, ci sono momenti importantissimi che, pur essendo grandi avvenimenti, sono solo l'inizio di qualcosa che continua. Similmente, la salvezza, pur essendo di immensa importanza, è anche solo l'inizio di un cammino con Dio che dura per tutta questa vita, prima di passare l'eternità alla sua presenza. Nel nostro studio del libro degli Atti, siamo arrivati al capitolo 2. Abbiamo considerato la predicazione di Pietro, in cui presentò chiaramente Gesù come il Cristo, Signore e Salvatore, e in cui parlava del peccato dei suoi ascoltatori. Abbiamo visto come Dio ha scelto di salvare circa 3.000 persone quel giorno, come attestato in Atti 2:41: “Quelli dunque che ricevettero la sua parola lietamente furono battezzati; in quel giorno furono aggiunte circa tremila persone”.

Oggi, vogliamo continuare a considerare questo brano, per capire come questi nuovi credenti vivevano, avendo compreso la gravità del loro peccato e, perciò, la gioia del perdono. Considerare come essi vivevano ci permette di capire come dovremmo vivere noi. Le circostanze possono cambiare, ma in questo brano troviamo dei principi che riguardano tutti i credenti, di ogni epoca. Quindi, iniziamo a considerare insieme Atti 2:42-47, con lo scopo di capire meglio come vivere la vita cristiana in attesa del ritorno di Gesù Cristo.

Il contesto della prima comunità

Per capire un po' il contesto, leggiamo Atti 2:37-42, dove Pietro aveva appena spiegato che Gesù è il Cristo e il Signore, e aveva mostrato che queste persone erano colpevoli davanti a Dio:

  • "37 Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: "Fratelli, che dobbiamo fare?"
  • 38 Allora Pietro disse loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.
  • 39 Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà".
  • 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: "Salvatevi da questa perversa generazione".
  • 41 Quelli dunque che ricevettero la sua parola lietamente furono battezzati; in quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
  • 42 Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere.
illustrazione di Pietro che predica alla folla a Gerusalemme

Questo versetto è chiave, perché in esso vediamo il frutto della vera salvezza. Quando Dio salva una persona, quella persona riceve un nuovo cuore che produce una vita nuova, descritta in questo versetto. È la vita che anche noi dovremmo vivere.

La quadruplice perseveranza della comunità di Gerusalemme (Atti 2:42)

La comunità di Gerusalemme funge da sfondo a tutta la prima sezione del libro degli Atti (cc. 1-5). Questa comunità non è un gruppo di persone che si mettono assieme per la prima volta, ma una comunità che, superata la crisi della croce-scandalo, si ritrova. Luca interrompe la serie degli aoristi (il tempo della narrazione) e introduce l'imperfetto (il tempo della descrizione) per tracciare tre quadri di vita comunitaria (2,42-47; 4,32-35; 5,12-16), mostrando di voler descrivere un comportamento abituale. Il primo sommario (2,42-47) unisce il racconto della Pentecoste (2,1-41) a quello dell'attività di Pietro e di Giovanni a Gerusalemme (3,1-4,31).

In Atti 2:42, notiamo che i credenti erano perseveranti in quattro cose: seguire l'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane, e nelle preghiere. La vera salvezza produce un cambiamento di cuore che porta come frutto la perseveranza. Ci sono coloro che dicono di credere in Gesù, ma non c'è radice in loro, e ben presto smettono di camminare in ciò che rappresenta la vita in Cristo. La perseveranza è un frutto fondamentale della vera salvezza, che vuol dire continuare a credere giorno per giorno in Gesù come il Cristo che salva. La salvezza non è un semplice atto storico, ma è entrare in un rapporto vivente con Dio per mezzo di Gesù Cristo, un rapporto in cui si continua a guardare a Cristo giorno per giorno per la salvezza. Questo rapporto cambia il modo in cui uno vive.

1. Perseveranza nell'insegnamento degli apostoli

Il termine "insegnamento" collegato alla perseveranza indica un ascolto ripetuto, approfondito e sistematico della Parola. L'ascolto della parola è messo al primo posto. I credenti avevano un impegno costante ad ascoltare e a mettere in pratica l'insegnamento degli apostoli. Questo richiedeva tempo e impegno. Gli apostoli avevano imparato la loro dottrina da Cristo stesso e, in più, avevano lo Spirito Santo che ricordava loro le cose che Cristo aveva detto. Perciò, il loro insegnamento veniva direttamente da Dio, non era una loro interpretazione o un loro pensiero. Era l'insegnamento di Gesù Cristo, dato loro per mezzo dello Spirito Santo.

Questi nuovi credenti erano perseveranti nel seguire questo insegnamento. Credevano e vivevano le verità che gli apostoli insegnavano, non solo conoscendole intellettualmente, ma osservandole. Oggi, abbiamo l'insegnamento degli apostoli nel Nuovo Testamento. Queste verità sono le chiavi per la nostra crescita. Infatti, il piano di Dio è che la chiesa venga edificata tramite l'insegnamento delle verità di Dio (Efesini 4:11-12).

Alla luce di ciò, è importantissimo che ogni vera chiesa abbia un insegnamento molto fedele alla Bibbia. I membri della chiesa dovrebbero essere studenti della Parola di Dio per riconoscere se l'insegnamento che ricevono è fedele. Una chiesa può anche aiutare coloro che insegnano ad essere più preparati, ad esempio, fornendo fondi per buoni libri o tempo per lo studio e l'insegnamento.

5 SEGRETI BIBLICI della DECIMA che la TUA CHIESA NON ti ha INSEGNATO | J.J. Benítez

È altrettanto importante che ogni credente si impegni a cercare un insegnamento fedele alla Bibbia. Non basta un insegnamento piacevole, ma serve un insegnamento costante e chiaro che sia veramente fedele alla Bibbia. Per discernere la veridicità di un insegnamento, è fondamentale leggere la Bibbia per conto proprio, confrontando ciò che si ascolta con le Scritture, come facevano i credenti di Berea in Atti 17:10-11.

La Bibbia ci avverte che ci saranno sempre falsi dottori, ovvero insegnanti che, pur dicendo di parlare nel nome di Dio, insegneranno cose false, solitamente mischiate con la verità (2 Timoteo, 1 Timoteo). Quanto danno viene fatto alle chiese a causa di insegnamenti non fedeli agli apostoli! Gesù stesso, nelle lettere alle sette chiese in Apocalisse 2 e 3, loda la chiesa di Efeso per aver messo alla prova coloro che si dicevano apostoli e critica la chiesa di Pergamo per aver tollerato un falso insegnamento.

Quando una chiesa ha anziani fedeli alla Parola di Dio, essi confrontano con la Parola i vari insegnamenti che i credenti potrebbero ricevere. Se un credente dovesse trovarsi in una chiesa con poco o non ben fondato insegnamento biblico, dovrebbe pregare per i suoi leader e, se non ci sono miglioramenti, cercare insegnamento altrove, con grande cautela, data la diffusione di insegnamenti non fedeli alla Bibbia.

2. Perseveranza nella comunione (Koinonia)

Oltre all'insegnamento, i credenti erano perseveranti nella comunione, tradotta dalla parola greca koinonia. Questa parola, che non compare altrove negli Atti nel senso specifico di condivisione di beni materiali ma è usata più ampiamente da Paolo, indica qui la condivisione o la messa in comune dei beni materiali (Atti 2:44-45 e 4:32.34-35).

Il suo senso fondamentale è "condividere insieme". Può essere condividere soldi e beni materiali, tempo insieme parlando delle cose di Dio, o la vita stessa. La koinonia è un bellissimo frutto della salvezza e descrive una vita condivisa. Va oltre il semplice saluto, implica l'essere coinvolti nella vita gli uni degli altri, aiutarsi nei bisogni, sacrificarsi per il bene reciproco, e avere un vero e profondo legame, guardando insieme a Dio nella preghiera, nell'adorazione e nel servizio.

Questi nuovi credenti riconoscevano che, essendo stati perdonati e riconciliati con Dio per mezzo di Gesù Cristo, entravano a far parte del corpo di Cristo e perciò erano membra gli uni degli altri. Non era solo il tipico legame dell'amicizia, ma un profondo e ricco legame di comunione. La vera salvezza non solo riconcilia una persona con Dio, ma la lega alle altre persone che Dio ha salvato, creando un profondo legame tra credenti che deve essere curato e mantenuto. Essi condividevano la stessa fede, la stessa speranza e lo stesso Signore. Si aiutavano economicamente secondo il bisogno (Atti 2:45).

gruppo di persone che condividono un pasto e sorridono in un contesto di comunità

L'ideale di una profonda e concreta fraternità non era soltanto cristiano. Luca sa bene che una vera e profonda fraternità è al di sopra delle sole possibilità dell'uomo. Non è dunque detto che tutti rinuncino a ogni rendita, ma quelli che possedevano case e terreni li vendevano per venire in aiuto degli altri nel bisogno. Le formule «secondo che ciascuno ne aveva bisogno» (2,45 e 4,35) e «nessuno tra di essi era nel bisogno» (4,34) indicano che si rinunciava a rendite supplementari di cui non si aveva strettamente bisogno per vivere. I cristiani potevano continuare a possedere e, liberamente, potevano decidere di venire in aiuto alla comunità (Atti 5:4). La koinonia aveva una precisa finalità: il fatto che «nessuno era nel bisogno» e che «nessuno era bisognoso tra di loro».

3. Perseveranza nello spezzare il pane

La terza fedeltà si riferisce alla frazione del pane (cf. Marco 14:22 par.; Atti 20:7; 1 Corinzi 10:16; 11:24). Ci sono due possibili significati di "rompere il pane insieme". Un significato è che i credenti condividevano i loro pasti insieme, cosa molto probabile. Un altro significato, più specifico e accettato, è che erano perseveranti nel prendere la Cena del Signore insieme, ricordando la morte e la risurrezione del Signore con il pane e il calice. Credo che il termine si riferisca proprio a questo.

Questi credenti erano perseveranti nel ricordare che era la morte di Gesù Cristo che aveva pagato i loro peccati e provveduto il perdono. Molto probabilmente, prendevano la Cena del Signore insieme molto spesso, visto che si vedevano frequentemente, essendo perseveranti nella comunione. Come loro, anche noi abbiamo bisogno di ricordare sempre la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. È importante che il ricordo di essere salvati per l'opera di Cristo sia sempre presente nella nostra mente.

In Atti 2:46 si legge: «Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore». Il "quotidianamente" del versetto 46 si rapporta a "erano assidui al tempio", mentre la frazione del pane sembra suggerire un ritmo settimanale (Atti 20:7). La frazione del pane indicava, nell'ambito giudaico, il gesto rituale dell'inizio del pasto comune. Era un pasto che si caratterizzava per la gioia e la semplicità del cuore, la letizia festosa che accompagna l'esperienza e la speranza di liberazione, e una dedizione sincera e totale a Dio, senza secondi fini.

Questo pasto si colloca in un preciso contesto religioso: è il pasto fraterno dei cristiani che si ricollegava ai gesti di Gesù con i discepoli e in modo particolare all'ultima cena, con la quale egli aveva interpretato profeticamente la sua morte e aveva annunciato la speranza della piena comunione nel regno di Dio (cf. Luca 22:14-20; 24:30; Atti 20:7). L'Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di sé stesso, rivelando l'amore infinito di Dio per ogni uomo. Essa è una realtà che supera ogni comprensione umana e non è possibile edificare una comunità cristiana senza di essa.

4. Perseveranza nelle preghiere

Infine, i credenti erano perseveranti nelle preghiere. Il plurale di Atti 2:42 rimanda alle preghiere liturgiche giudaiche. In questa linea si muove il versetto 46: i cristiani continuavano ad essere «assidui al tempio». Luca presenta Pietro, Giacomo e Giovanni che «salivano al tempio, all'ora della preghiera, la nona» (Atti 3:1).

È un privilegio poter pregare, sapendo che per mezzo di Gesù Cristo, abbiamo libero accesso al trono di Dio (Ebrei 4:14-16). Il privilegio della preghiera è per ogni individuo che ha Cristo, sia individualmente che insieme. Troviamo tanti esempi nella Bibbia che ci mostrano l'importanza di unirci nella preghiera. Quindi, oltre alle preghiere personali, che sono fondamentali, abbiamo bisogno di perseverare nelle preghiere insieme, essendo di una sola mente e un solo cuore, portando insieme a Dio le nostre lodi, ringraziamenti e suppliche.

In Atti, vediamo più volte i credenti che pregavano insieme. È chiaro che subito dopo la salvezza, gli apostoli avevano insegnato a questi credenti l'importanza di pregare insieme. Essi capivano la necessità di pregare. Non possiamo superare le prove con la nostra forza, né superare i nostri peccati per conto nostro, né portare frutto a Dio da soli. Abbiamo bisogno di pregare.

Ci sono vari tipi di preghiera: adorazione e lode, richiesta di perdono, ringraziamento e supplica per la gloria di Dio e la grazia di non vacillare nelle prove. A livello pratico, questo significa pregare insieme quando siamo riuniti come Chiesa, in casa, o anche per telefono. La cosa importante è essere perseveranti nelle preghiere.

Timore, segni e prodigi (Atti 2:43)

«43 Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.» Le persone erano prese da timore, capivano che Dio era all'opera. Inoltre, lo Spirito Santo operava tramite gli apostoli, e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. Come Gesù aveva promesso, in quei primi tempi, i suoi apostoli facevano molti segni e miracoli. Questo era una chiara prova che erano veramente apostoli mandati da Dio.

La Bibbia insegna che i miracoli erano una prova che erano veri apostoli (2 Corinzi 12:11-12) e che il messaggio proclamato dagli apostoli era veramente da Dio (Ebrei 2:2-3). I miracoli dimostravano che Paolo era un vero apostolo e servivano a confermare la loro testimonianza. Questo accadeva in quel periodo iniziale in cui non esisteva ancora il Nuovo Testamento. Per distinguere i veri apostoli e il loro insegnamento dai tanti falsi apostoli, in quel primo tempo della vita della chiesa i miracoli erano estremamente utili.

Per poter essere un apostolo, uno doveva aver visto Gesù dal battesimo fino alla risurrezione (Atti 1). Quindi, non ci sono più apostoli oggi. Ma grazie a Dio, non servono più apostoli. Oggi, abbiamo non solo l'Antico Testamento, ma anche il Nuovo Testamento. Dio non usa più miracoli nello stesso modo in cui li usava a quel tempo, ma è comunque potentemente all'opera oggi, salvando persone in tutto il mondo.

La condivisione dei beni (Atti 2:44-45)

«44 Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45 vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.» La grazia, la salvezza e il battesimo introducono nella comunità rapporti di giustizia sociale: è la condivisione dei beni. Il principio è che tutti i credenti erano insieme, indicando l'accordo su una stessa direzione, uno stesso progetto. Non si tratta né di un "comunismo totale" né di una "completa comunione di beni" sul modello di Qumran.

La modalità è rappresentata dalla condivisione economica: le proprietà e i beni venivano venduti e il ricavato distribuito fra tutti "secondo il bisogno di ciascuno" (Atti 2:45). Questa precisazione richiama quanto scritto in Atti 4:34: "non c'era nessun bisognoso tra di loro". L'ideale perseguito non è quello di sottrarre beni per essere dei volontari poveri, ma quello di una condivisione che non può accettare che dei fratelli siano nel bisogno. I cristiani potevano continuare a possedere e, liberamente, potevano decidere di venire in aiuto alla comunità. L'ideale è che ciascuno abbia ciò di cui ha bisogno per vivere e che quelli che non ne hanno possano contare sulla solidarietà e sulla generosità degli altri.

La vita cultuale e il favore del popolo (Atti 2:46-47)

«46 Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.» La vita cultuale dei primi cristiani era posta sotto il segno della "permanenza" (ogni giorno), della "perseveranza" (assidui) e dell'"unanimità" (concordi). L'unanimità si esprime non tanto come uniformità delle opinioni, quanto piuttosto come un accordo di tutti nella preghiera.

5 SEGRETI BIBLICI della DECIMA che la TUA CHIESA NON ti ha INSEGNATO | J.J. Benítez

Luca dipinge un altro aspetto della vita tipica dei primi cristiani di origine giudaica: frequentavano il tempio. Pur avendo ricevuto il battesimo come seguaci del Cristo risorto, essi continuavano a vivere da Giudei esemplari e non vedevano in questo nessuna contraddizione. Compare per la prima volta una contrapposizione geografica che si ripeterà anche in Atti 5:42: i credenti sono assidui al tempio, ma spezzano il pane nelle case. C'è un forte significato teologico: l'attaccamento al tempio di Gerusalemme come continuità con Israele e le promesse della salvezza e dell'edificazione della Chiesa promessa da Gesù. Il rompere il pane a domicilio annuncia il ruolo che giocherà la casa, nella quale si costruirà la chiesa e l'identità cristiana. Questi nuovi credenti avevano la gioia della salvezza e lodavano Dio, godendo del favore di tutto il popolo.

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