L'Inganno di Anania e Saffira e il Giudizio Divino nella Chiesa Primitiva

La comunità cristiana primitiva, descritta negli Atti degli Apostoli, era caratterizzata da una profonda unione e condivisione. I credenti vendevano le loro proprietà e i loro beni e portavano il ricavato ai piedi degli apostoli, affinché fosse distribuito a ciascuno secondo il bisogno. In questo contesto di grande fervore spirituale e di dedizione, si inserisce un episodio di severo giudizio divino che avrebbe segnato profondamente la nascente Chiesa: la storia di Anania e Saffira.

rappresentazione drammatica dell'episodio di Anania e Saffira negli Atti degli Apostoli

L'Inganno di Anania e Sapphira

La Decezione di Anania

Il racconto biblico narra che un uomo di nome Anania, con sua moglie Saffira, vendette un terreno. Tuttavia, tenuta per sé, d'accordo con la moglie, una parte del ricavato, consegnò agli apostoli l'altra parte deponendola ai loro piedi. La parola in greco antico tradotta con "trattenne" è nosphimozai, che vuol dire "appropriarsi indebitamente". La storia di Anania sta al libro degli Atti come la storia di Akan sta al libro di Giosuè, evidenziando una palese appropriazione indebita.

Quando Pietro affrontò Anania, gli disse: «Anania, perché Satana ti ha riempito il cuore, cosicché hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l'importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio».

All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. Un grande timore si diffuse in tutti quelli che ascoltavano. I giovani allora si alzarono, lo avvolsero, lo portarono fuori e lo seppellirono.

Il Destino di Saffira

Circa tre ore più tardi, entrò sua moglie Saffira, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: «Dimmi: è a questo prezzo che avete venduto il campo?». Ed ella rispose: «Sì, a questo prezzo».

Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per mettere alla prova lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta quelli che hanno seppellito tuo marito: porteranno via anche te». Ella all'istante cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta, la portarono fuori e la seppellirono accanto a suo marito. È chiaro che marito e moglie erano complici nell’inganno e Saffira partecipò consapevolmente e volontariamente al peccato e alla sua palese copertura.

Analisi del Peccato e del Giudizio

La Natura dell'Inganno

L'accusa di Pietro evidenzia un inganno non verso gli uomini, ma verso Dio stesso, in particolare lo Spirito Santo. Pietro credeva chiaramente che lo Spirito Santo fosse una Persona, perché è solo a una persona che si può mentire. Pietro riconobbe senza problemi che il podere e il suo valore appartenevano ad Anania e a nessun altro; avevano la piena libertà di farne ciò che volevano. Il loro peccato fu inutile, motivato dal desiderio di apparire generosi pur mantenendo una parte del ricavato. Sebbene fosse stato Satana a riempire il cuore di Anania, Pietro poté comunque chiedergli perché si era messo in cuore questa cosa. Satana può influenzare la vita di un credente, ma non può commettere il peccato al posto suo. Il loro peccato si ripresenta oggigiorno in molti modi, quando ci creiamo un’immagine o diamo l’impressione di essere persone che leggono la Bibbia e pregano, quando in realtà non è così, o quando esageriamo i nostri successi per sembrare ciò che non siamo.

La Severità della Punizione Divina

Pietro non pronunciò una sentenza di morte nei confronti di Anania, ma lo mise semplicemente davanti al suo peccato ed egli cadde a terra morto. Probabilmente Pietro rimase sorpreso più di chiunque altro quando Anania gli si accasciò davanti. Fu una punizione severa per un peccato che oggi sembra essere comune. La causa fisica della morte di Anania fu forse un infarto causato da uno shock improvviso o dal terrore, sapendo di dover rendere conto a Dio. Ciò che meraviglia di più è che Dio ritarda il Suo giusto giudizio praticamente in tutti gli altri casi.

Si trattava di un momento critico per la chiesa primitiva e tale impurità, peccato, scandalo e infiltrazione satanica avrebbero potuto corrompere l’intera chiesa alla radice. Una ragione plausibile per cui Dio oggi non giudica allo stesso modo è data dalla fitta ramificazione della Sua chiesa. La lezione di Anania e Saffira è che abbiamo una grande presunzione nei confronti di Dio quando pensiamo che ci sia sempre tempo per ravvedersi, per mettersi a posto con Dio, per essere onesti con Lui. Non dobbiamo dedurre dalla rarità di tali giudizi in questa parola, o dalla loro singolarità, che la mente di Dio sia cambiata riguardo all’eccessiva peccaminosità e malvagità del peccato che ha in tal modo rimproverato.

La morte di Anania e Saffira non implica necessariamente che non siano andati in cielo; è impossibile dirlo con certezza, dal momento che solo Dio lo sa. Tuttavia, è possibile per un cristiano commettere un peccato che è a morte (1 Giovanni 5:16-17), come si vede in alcuni esempi del Nuovo Testamento, in cui cristiani salvati vengono "riportati a casa" mediante la morte come forma di giudizio (1 Corinzi 11:27-32).

Impatto e Crescita della Chiesa

Timore e Potenza Apostolica

In seguito a questi eventi, un grande timore venne su tutta la chiesa e su tutti quelli che udivano queste cose. Nonostante ciò, e forse proprio a causa della purezza e dell'integrità che Dio stava preservando, molti segni e prodigi erano fatti fra il popolo per le mani degli apostoli. I primi cristiani avevano pregato che Dio continuasse a operare segni e prodigi mediante il nome del santo servitore Gesù, e Dio scelse di compiere queste opere miracolose per le mani degli apostoli, perché è Dio che, nella Sua sapienza, sceglie le mani che porteranno i Suoi miracoli.

La prima comunità di cristiani aveva una fortissima reputazione di integrità e tutti sapevano che essere seguaci di Gesù non era una cosa da prendere alla leggera. Nessuno degli altri ardiva unirsi a loro; ma il popolo li magnificava. Così si aggiungeva al Signore un numero sempre maggiore di credenti. Si aggiungeva al Signore, non a una "chiesa", a una persona e nemmeno a un movimento, ma a Dio stesso.

La potenza dello Spirito era tale che portavano i malati nelle piazze, li mettevano su letti e giacigli perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Il testo non dice che le persone venivano guarite dall’ombra di Pietro, ma che le persone credevano che sarebbe successo e agivano di conseguenza. Supponendo che le persone fossero guarite in questo modo, sembrerebbe che persino l’ombra di Pietro fosse diventata un punto di contatto in cui le persone esercitavano la fede in Gesù come guaritore. Sebbene sembri una cosa da pazzi che qualcuno possa essere guarito dal tocco di un’ombra, sappiamo che a una donna è bastato sfiorare la veste di Gesù (Luca 8:44). In quella veste non c’era nulla di magico, ma fu semplicemente il modo in cui ella esercitò la propria fede.

La folla delle città intorno accorreva a Gerusalemme, e questa è la prima volta che si fa riferimento all’estensione dell’opera di Dio oltre i confini di Gerusalemme. Erano le persone ad andare dagli apostoli, non il contrario. Era tutto molto bello, ma non era proprio in accordo con il comando di Gesù, il quale aveva detto ai discepoli di andare a Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra (Atti 1:8).

TEOLOGIA/5 Lez. 39 Le basi.. ANANIA E SAFFIRA: un chiarimento

Persecuzioni e Liberazioni Miracolose

Il successo degli apostoli provocò l'invidia dei capi religiosi. Gli apostoli furono gettati nella prigione pubblica. Ma un angelo del Signore aprì le porte della prigione, liberandoli. Furono salvati dalla prigione in modo meraviglioso, ma per uno scopo: poter continuare la loro opera. L’angelo del Signore aprì le porte della prigione e liberò i predicatori, ma non poteva essere lui il predicatore. L’ordine fu chiaro: «Andate, presentatevi nel tempio e annunziate al popolo tutte le parole di questa vita».

Con grande ubbidienza e audacia, gli apostoli entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare. Il Sinedrio li convocò nuovamente, rimproverandoli: «Non vi avevamo severamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest'uomo».

Pietro, insieme agli apostoli, rispose con fermezza: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini». I capi religiosi, pur perplessi, li ricondussero senza violenza, per paura di essere lapidati dal popolo, mostrando che il loro cuore era stato smascherato ancora una volta.

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