L'Omicidio di Padre Jacques Hamel a Saint-Étienne-du-Rouvray (2016)
Il 26 luglio 2016, la Francia fu sconvolta dall'assassinio di Don Jacques Hamel, un sacerdote di 84 anni, mentre celebrava la Messa nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Normandia, una cittadina alla periferia di Rouen. Due uomini, identificati come Adel Kermichel e Abdel-Malik Petitjean, fecero irruzione durante la celebrazione e uccisero il sacerdote sull’altare, sgozzandolo. Nell'attacco ferirono tre fedeli e presero in ostaggio due suore, mentre una terza riuscì a fuggire e a dare l'allarme. I due assassini, che sostenevano di essere membri del sedicente Stato Islamico (Daesh/Isis), furono uccisi dalla polizia intervenuta sul posto.
Padre Hamel, all'epoca 85enne, è stato il primo sacerdote cattolico ucciso in Europa dal sedicente Stato Islamico. Questo tragico evento avvenne 12 giorni dopo l'attentato di Nizza, in cui morirono 86 persone, e otto mesi dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015, un susseguirsi di eventi che fecero precipitare la Francia in una spirale di terrore e violenza.
Il Contesto e le Ultime Parole del Martire
La cronaca di quel 26 luglio racconta di un padre Hamel che tentò di lottare contro i suoi aggressori, pronunciando parole di lode contro i gesti di morte. Costretto ad inginocchiarsi, le sue ultime parole furono: «Vattene, Satana! Lontano da me, Satana!». Forse pronunciate con un filo di voce, queste parole sono l’espressione di chi ha capito che si può essere vittima di un odio senza uguali solo perché si ama l’uomo e Dio.
Durante l'attacco, Guy Coponet, un parrocchiano di 92 anni, venne gravemente ferito ma riuscì a fingersi morto per salvarsi, venendo poi costretto a filmare la scena con un telefonino consegnato da uno dei terroristi. La chiesa fu profanata con la distruzione degli arredi, e uno degli attentatori, Kermiche, si attaccò alla vita una finta cintura esplosiva per simulare un ultimo gesto. L’intervento della polizia mise fine al terrore di quell’attacco, rivendicato poco dopo dall’Isis.

Le Reazioni e il Significato del Sacrificio
L’assassinio di padre Hamel è ancora oggi una ferita per tutta la diocesi di Rouen, come raccontato da Monsignor Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen. Nel primo anniversario del tragico evento, il 27 luglio 2017, Mons. Lebrun celebrò la santa Messa nella stessa chiesa e alla stessa ora in cui padre Hamel stava officiando, con la celebrazione trasmessa in diretta da diverse emittenti. Durante il rito, quattro composizioni floreali furono poste davanti alla croce, al cero pasquale, all’altare e all’immagine della Vergine Maria. Seguì l'inaugurazione della “Stele per la pace e la fraternità e in ricordo di padre Jacques Hamel”, eretta dal comune di Saint-Étienne-du-Rouvray. Nel pomeriggio, nella basilica di Notre-Dame de Bonsecours, furono celebrati i vespri seguiti da un tempo di preghiera sulla tomba di padre Hamel, con altre iniziative in ricordo del sacerdote e per la pace organizzate in diverse comunità.
Papa Francesco ricordò padre Hamel nella Messa di suffragio, celebrata il 14 settembre 2016 a Casa Santa Marta, davanti ai familiari del sacerdote e ai pellegrini giunti dalla Normandia insieme al vescovo di Rouen. Il Papa sottolineò come padre Jacques Hamel sia stato sgozzato sulla Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio di Cristo, un «uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace», assassinato «come se fosse un criminale». Questo, secondo il Pontefice, è il «filo satanico della persecuzione». Il Papa ha ripetuto le parole del sacerdote, accusando e dicendo chiaramente: «Vattene, Satana!».
Anche l’Arcivescovo di Marsiglia, Monsignor Georges Pontier, allora Presidente della Conferenza Episcopale Francese (CEF), nel suo messaggio per l’anniversario sottolineò che l'evento «è stato un avvenimento impensabile, che ci ha lasciato senza parole, e che diventa latore di una grande testimonianza, fonte di lezione per tutti». Citando le parole della sorella di padre Jacques, secondo cui il fratello era prima di tutto «un uomo tra gli uomini», il messaggio evidenziava: «È quest’uomo tra gli uomini che è stato ucciso. È quest’uomo tra gli uomini, questo prete, che è diventato simbolo di una vita vissuta gli uni con gli altri, gli uni per gli altri, una vita di fedeltà quotidiana, una vita radicata nell’amore di Colui che si è fatto uno di noi per amore, Cristo.»
Il portavoce dei vescovi francesi e segretario generale dell’episcopato, padre Hugues de Woillemont, ha dichiarato che la morte del sacerdote «ha sconvolto credenti e non credenti in tutta la Francia e ben oltre i nostri confini». Ha aggiunto che «questo prete anziano, sempre al servizio, vicino ai più umili e fragili, è stato assassinato nel cuore della Messa che celebrava, perché era un prete, perché era un cristiano». Padre Hamel «rimarrà per i sacerdoti di Francia un bell'esempio di vita sacerdotale donata» e «per i cristiani, una testimonianza di carità offerta a tutti, un servo umile e generoso fino alla fine». La sua vita e la sua morte risuoneranno «per il nostro Paese - ha spiegato - come una chiamata alla fedeltà e alla fraternità, affinché il male non abbia l'ultima parola».
Indagine ai confini del sacro - Terrorismo e fede, il martirio di padre Jacques Hamel
Il Cammino verso la Beatificazione
Pochi mesi dopo la sua morte, il 13 aprile 2017, Papa Francesco ha concesso la dispensa per aprire la fase diocesana del processo di Beatificazione di padre Hamel. Considerato un martire, come affermato dal Papa stesso ("tutti i martiri sono Beati"), la fase diocesana della causa di beatificazione si è chiusa nel 2019. I documenti, un dossier composto da più di 11.500 pagine che comprende le audizioni dei testimoni, il racconto della vita del sacerdote ucciso e le sue omelie, sono ora presso la Congregazione delle Cause dei Santi per l'esame finale.
A testimonianza della sua vita, Monsignor Lebrun ha consegnato alla Chiesa di San Bartolomeo a Roma, dove sono conservate numerose reliquie di martiri, il breviario di padre Hamel. In esso si trovano ricordi dei defunti, i santini delle comunioni e delle cresime dei bambini e dei ragazzi della sua parrocchia, delle ordinazioni sacerdotali di persone che conosceva. Un breviario usato ma soprattutto consumato dalla forza della preghiera e dall’amore per Dio.
Il Processo Giudiziario per i Complici
A distanza di anni dall'assassinio, un iter giudiziario è stato aperto davanti alla Corte d'assise di Parigi. Il lunedì 14 febbraio si è aperto il processo contro quattro persone accusate di essere coinvolte nell'omicidio di padre Jacques Hamel. Si tratta di tre parenti dei due assassini, Adel Kermichel e Abdel-Malik Petitjean, che furono uccisi dalla polizia: Jean-Philippe Jean Louis, Farid Khelil e Yassine Sebaihia. Sono accusati di associazione terroristica, sospettati di essere a conoscenza dei piani dei due assassini, di aver condiviso la loro ideologia o di aver cercato di unirsi al sedicente Stato Islamico in Siria. Questi tre sono in custodia cautelare da cinque anni e rischiano fino a trent'anni di carcere.
Il quarto imputato, Rachid Kassim, è accusato di complicità nell'omicidio e tentato omicidio di un parrocchiano ferito nell'attacco. Secondo l'ordinanza del giudice istruttore, avrebbe consapevolmente incoraggiato e facilitato l'atto dei due aggressori. Tuttavia, Rachid Kassim non sarà sul banco degli imputati perché considerato presumibilmente deceduto in un attentato in Iraq nel febbraio 2017 e verrà processato in contumacia. Rachid Kassim era un cittadino francese incaricato di reclutare terroristi per Daesh.
Monsignor Lebrun, la famiglia del religioso e Guy Coponet si sono costituiti parte civile nel processo. L'arcivescovo ha spiegato che «questo processo è una tappa di un cammino di giustizia: giustizia umana e giustizia divina fatta soprattutto di misericordia». Ha manifestato l'atteggiamento ambivalente di difficoltà e grande sofferenza nel rivivere quanto accaduto, ma anche la necessità di ripercorrere quel dolore per le famiglie e i sacerdoti, cercando «giustizia per gli accusati» ma anche giustizia per le vittime. L'arcivescovo ha chiesto «luce» su ciò che è successo, sulle «sue cause e forse anche su una via, sui modi per vivere meglio insieme. È in gioco il futuro per aiutare il nostro Paese, la nostra società, il nostro mondo ad evitare tali tragedie». Ha anche rivolto un pensiero alla comunità musulmana, riconoscendo che «siamo legati a loro che soffrono per lo stigma e per il dolore per quanto di irreparabile e di terribile è accaduto», confermando il dialogo sui temi dell'amore, della fraternità nella religione e della convivenza. La Conferenza Episcopale Francese ha ribadito la sua fiducia nell'istituzione giudiziaria: «Bisogna fare giustizia e conoscere la verità», poiché «la verità porterà alla giustizia».
La Tragedia di Padre Olivier Maire in Vandea (2021)
In un altro tragico episodio, la Francia è stata colpita dall'assassinio di Padre Olivier Maire, superiore dei Missionari Monfortani. L'uomo presunto assassino, di origini ruandesi, si è consegnato alla gendarmeria di Mortagne-sur-Sevre, a 10 km dal luogo in cui è stato ritrovato il sacerdote. Le circostanze di questa tragedia non sono state immediatamente note, ma secondo le informazioni del quotidiano Le Parisien, il sacerdote è stato vittima di un colpo alla testa.
Il Presunto Assassino e il Contesto
Il presunto assassino era il principale sospettato dell’incendio doloso della cattedrale di Nantes, avvenuto il 18 luglio 2020. Era stato rilasciato sotto controllo giudiziario all’inizio di giugno e aveva trovato ospitalità in una comunità religiosa, presso padre Maire, in attesa del processo che potrebbe aver luogo nel 2022.
Le Dichiarazioni e il Ricordo
I vescovi e i religiosi di Francia, attraverso la CEF e la CORREF, hanno confermato l’identità dell’autore e hanno assicurato le loro preghiere per il sacerdote ucciso, i suoi genitori, i suoi parenti e «tutta la grande famiglia religiosa monfortana». I padri e i fratelli della Compagnia di Maria (detti Missionari monfortani) sono presenti nei 5 continenti. Anche il vescovo di Luçon, Mons. François Jacolin, ha espresso «profondo dolore e tristezza», condividendo «l’immensa sofferenza della sua famiglia e della famiglia monfortana».
Nicolas Guillou, delegato episcopale all’informazione della diocesi di Rennes, ha scritto in un tweet: «Padre Olivier Maire è stato assassinato vittima della sua generosità». Il senatore della Vandea, Bruno Retailleau, ha reso omaggio a padre Olivier Maire, sottolineando che è stato «assassinato da un criminale che ospitava per spirito di carità. La sua morte testimonia la bontà di questo prete che conoscevo bene e di cui ho avuto modo di apprezzare la profondità di fede».
Il superiore generale dei Missionari monfortani, padre Santino Brembilla, ha descritto Padre Olivier Maire come «un religioso, sacerdote e missionario di grande valore, specialista della nostra spiritualità monfortana».

Appello alla Fraternità e alla Riconciliazione
L'orribile notizia dell'uccisione di un sacerdote mentre celebrava Messa suscita ulteriore sgomento dopo la catena di attentati che avvengono nel cuore dell'Europa. Questi eventi confermano la convinzione che non bisogna cedere alla logica dell'odio bensì procedere sulla via della fraternità e della riconciliazione per ristabilire una convivenza nella pace e nella sicurezza. La Chiesa si stringe alle comunità cristiane così duramente colpite e a tutta la Francia.
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