L'Asino nella Bibbia: Tra Animale Impuro e Simbolo Messianico

L'asino, animale dagli zoccoli robusti e della stessa famiglia del cavallo, si distingue per la corporatura più piccola, la criniera più corta, le orecchie più lunghe e la coda fornita di un ciuffo di peli solo nella parte terminale. I suoi zoccoli piccoli e affilati fanno presa molto meglio di quelli del cavallo, perciò si adatta più facilmente al terreno accidentato e montuoso che s'incontra spesso in Palestina. Sebbene sia un animale addetto a lavori umili e faticosi, nella Bibbia viene menzionato in eventi significativi e assume un rilievo particolare.

Foto di un asino nel deserto o in un paesaggio montuoso

Caratteristiche e Ruolo Pratico dell'Asino nell'Antichità Biblica

Da molto tempo l'asino è servito all'uomo come bestia da soma, mezzo di trasporto e animale da traino. La sua prima menzione nelle Scritture è in relazione ad Abramo (Gen 12:16; 22:3). Evidentemente proprio per il duro lavoro di trasportare pesi compiuto dall'asino, Giacobbe paragonò suo figlio Issacar a questo animale (Gen 49:14).

A differenza del cavallo, animale associato alla potenza e alla regalità e spesso impiegato per la guerra, l'asino non sembra essere stato utilizzato per il conflitto. Per questo è collegato di solito con il Messia pacifico (Zc 9:9). L'asino è un animale di fatica e di lavoro, impiegato in tempo di pace. Insieme al bue, rappresentava una risorsa per la famiglia antica. Nella Bibbia è animale da carico, simbolo di lavoro e di disponibilità (Gen 42:27; 44:13; Es 23:4-5; Dt 22:10; Gs 15:18; Gdc 1:14; 1Sam 25:18.20.23; 2Sam 17:23; Lc 10:34). È noto il ritrovamento delle asine di Kis, padre del futuro re Saul (1Sam 9) e il racconto di Balaam per la rivelazione ispirata da Dio alla sua asina (Nm 22).

La legge di Dio prescriveva di riservare un trattamento umano agli animali domestici, incluso l'asino. L'asino caduto sotto il suo carico ne doveva essere alleggerito, e non si dovevano aggiogare insieme un asino e un toro (Es 23:5; Deut 22:10).

L'Asino come Animale Impuro nella Legge Mosaica

Secondo la Legge, l'asino era considerato un animale impuro. Questa distinzione è sancita in Levitico 11 (cfr. 20:24 ss.) e Deuteronomio 14:3-21. Gli animali impuri erano proibiti come cibo, ma era permesso utilizzarli per altri scopi, come il lavoro. Inoltre, il contatto con i loro cadaveri rendeva impuri. Per l'asino, specificamente, la sua carne non poteva essere immolata né mangiata perché ritenuta impura.

Poiché tutti i primogeniti appartenevano a Geova e il primogenito dell'asino non poteva essere offerto in sacrificio, lo si doveva redimere sostituendolo con una pecora o gli si doveva rompere il collo (Eso 13:13; 34:20). Quest'ultima clausola assicurava l'adempimento della Legge, poiché un asino sarebbe stato più prezioso per un israelita di una pecora.

Le proibizioni relative agli animali puri e impuri sono molto antiche (cf. Gen 7:2-8; 8:20; 43:32), immesse nella legislazione mosaica per diverse ragioni: la purità morale (di cui la rituale è simbolo, Lev 11:44), ragioni d'igiene, e per bandire usi e riti idolatrici, stabilendo una barriera tra Israele e le genti idolatriche.

Anche se impuri, a motivo della terribile carestia durante l'assedio di Samaria da parte del re Ben-Adad, non solo si mangiarono asini, ma la parte meno commestibile, la testa ossuta e scarna di un asino, divenne un cibo di lusso che costava ottanta pezzi d'argento.

Al tempo di Gesù, tale separazione era fortemente sentita e accentuata. La divisione tra Israele e le genti fu tuttavia tolta dal Redentore (Eph 2:14) e la legge suddetta svuotata e abrogata, come testimoniato dalla visione degli animali impuri a San Pietro in rapporto alla conversione dei Gentili (Atti 10:13 ss., 28; 11:1-18).

L'Asino nelle Narrazioni Bibliche dell'Antico Testamento

L'asino appare per la prima volta quando, caricato della legna per il sacrificio, accompagna Abramo che va sul monte Moria a sacrificare Isacco (Gen 22:3.5). Mosè lo scelse per farvi montare sua moglie e i suoi figli quando ritornava in Egitto per compiere la missione affidatagli da Dio (Es 4:20).

L'Asina di Balaam

Un passo notevole si trova nel libro dei Numeri, ai capitoli 22-24, dove si racconta la storia dell'asina di Balaam. Il mago madianita si recava per conto del re di Moab contro l'esercito degli Ebrei per maledirlo. L'asina che cavalcava, percepita la presenza dell'angelo armato di spada che il Signore aveva inviato per fermarlo, deviò per i campi, nonostante le bastonature di Balaam. L'asina, capace di 'vedere' i segni di Dio, parlò al suo padrone, dicendogli che aveva le sue buone ragioni per non obbedirlo. Proprio in quel momento anche il suo padrone vide l'angelo e rese grazie, benedicendo. Questo episodio mostra l'asino capace di opporsi all'uomo ottuso che non comprende la parola di Dio (cfr. Nm 22:23-35).

L'Asino Selvatico (Onagro)

L'asino selvatico si distingue da quello domestico non tanto per l'aspetto, quanto per il temperamento selvatico e intrattabile. Questo è in completa armonia con la descrizione biblica di un animale a cui per così dire "sono sciolti i legami" (Giob 39:5-8). La sua dimora sono il deserto e le distese di sale, lungi dal frastuono cittadino. Evita istintivamente i luoghi abitati dall'uomo, così che "non ode i rumori dell'inseguitore". Sebbene non senta bene, è estremamente guardingo a motivo di un acuto senso dell'udito, della vista e dell'odorato. Se un uomo cercasse di sorprenderlo, sfreccerebbe via con la massima rapidità. Gli asini selvatici migrano senza sosta in cerca di verde, spingendosi fin sui monti per trovare pascoli, nutrendosi di piante d'ogni tipo fino alle radici, con il sale che fa anch'esso parte della loro dieta (Giob 39:5-8). La preferenza dell'asino selvatico per la vita libera e senza vincoli, lontano dall'abitato, dà maggior significato al fatto che Nabucodonosor dimorò con questi animali durante i sette anni di pazzia (Dan 4).

Immagine di un onagro nel deserto

L'Asino nel Nuovo Testamento: Simbolo Messianico e di Umiltà

Nell'Antico Testamento, l'asino è la cavalcatura dei profeti e dello stesso Messia. Nel libro del Giudici è presentato come cavalcatura dei potenti: infatti in Gdc 5:9-10 la profetessa Debora canta «Benedite il Signore!». Il profeta Zaccaria (9:9) annuncia che il Messia vittorioso cavalcherà un'asina: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio di asina».

Questa profezia si realizza pienamente nel Nuovo Testamento. Israeliti anche preminenti, sia uomini che donne, cavalcarono asini (Gios 15:18; Gdc 5:10; 10:3, 4; 12:14; 1Sam 25:42). Salomone, il figlio di Davide, andò a farsi ungere re cavalcando la mula, ibrida progenie di un asino, che era stata di suo padre (1Re 1:33-40). Era dunque del tutto appropriato che Gesù, il più grande Salomone, adempisse la profezia di Zaccaria 9:9 cavalcando non un cavallo, ma un puledro d'asina «sul quale non s'è mai seduto nessuno del genere umano».

L'Ingresso Trionfale a Gerusalemme

Nel Nuovo Testamento, la figura dell'asino è largamente presente sia nei libri canonici che negli apocrifi, in particolare nell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme la Domenica delle Palme. I Vangeli presentano l'entrata di Gesù a Gerusalemme proprio su di un'asina; Egli stesso domanda ai discepoli di procurargliela (cfr. Mt 21:2,7; Lc 19:30-35; Gv 12:14). Agli occhi dei discepoli e della folla, Gesù si presenta Messia non violento, portatore di pace, colui che realizza la profezia di Zaccaria.

Alcuni ritengono che i Vangeli siano in disaccordo sull'animale cavalcato da Gesù nell'ingresso trionfale a Gerusalemme. Marco (11:7), Luca (19:35) e Giovanni (12:14, 15) indicano che Gesù cavalcò un puledro o giovane asino, ma non menzionano la presenza di un asino più vecchio. Eppure Matteo (21:7) scrive che i discepoli «condussero l'asina e il suo puledro, e posero su questi i loro mantelli, ed egli vi sedette sopra». Ovviamente Gesù non sedette sui due animali, ma sui mantelli stesi sul puledro. I discepoli "sellano" l'asino con i loro mantelli, mentre altri li stendono lungo la strada.

Commentando questo episodio secondo il Vangelo di Matteo, Riccardo da San Vittore, nella sua opera Opuscules et sermons, afferma che l'asina rappresenta l'umiltà e l'asinello l'umiliazione, e per questo sarebbero stati scelti da Gesù. Giovanni Crisostomo, osservando Gesù in groppa al puledro che guarda Gerusalemme, dice che «qui il puledro raffigura la Chiesa e il popolo nuovo che fin a quel momento era impuro e che diviene puro, quando Gesù si siede su di esso». Egli continua osservando come si mantiene il rapporto tra l'immagine e la realtà.

Altre Presenze dell'Asino nel Nuovo Testamento e Tradizioni

Anche se non esplicitamente menzionato nei Vangeli, l'asino, come mezzo di trasporto usuale, è da ritenersi presente negli episodi evangelici della visita di Maria a Elisabetta, nel viaggio a Betlemme di Giuseppe e Maria (esplicito nell'apocrifo Protovangelo di Giacomo), e nella fuga in Egitto (esplicito nell'apocrifo Pseudo Matteo). Giuseppe colloca sull'asino Maria e il piccolo Gesù nella fuga in Egitto.

Esiste una pia tradizione di origine medievale, che attribuisce il segno cruciforme che segna la schiena dell'asino come premio ricevuto per avere portato in groppa il Signore. Qualche secolo dopo, sant'Ambrogio vede nell'asino il simbolo dell'uomo umile che offre se stesso per portare Cristo nel mondo e san Francesco lo mette nel presepe accanto al piccolo Gesù, consacrando definitivamente il suo ruolo nell'immaginario cristiano.

Gesù, un regno senza confini: L'ingresso di Gesù a Gerusalemme

L'Asino nell'Immaginario e nelle Accuse Paleocristiane

Durante le prime persecuzioni dei cristiani nell'Impero Romano, i cristiani erano accusati, tra le altre cose, di onolatria, cioè di adorazione dell'asino. Tale accusa spesso nasceva dalla confusione tra ebrei e cristiani, presso i pagani. L'arte paleocristiana ha raffigurato l'asino: in un affresco del cimitero di Pretestato, nel quale il Buon Pastore sembra difendere il gregge contro un asino e un porco, l'asino selvatico (onagro) fu interpretato come figura del diavolo o degli eretici. Questo simbolo delle forze del male che il Cristo domina cavalcandole, riflette l'idea di un animale impuro associato a ciò che è "selvatico" e refrattario alla legge divina.

La Festa degli Asini nel Medioevo

Nel Medioevo nacque la festa degli asini, una manifestazione paraliturgica volta a ricordare la parte avuta dall'asino nei vari episodi della Bibbia. Dapprima contenuta entro limiti discreti, tale rappresentazione non tardò a evolversi verso un tono sempre più buffonesco. A Sens, nel 1247, i chierici partecipavano alla festa ornati di fiori e anche travestiti.

Il Contesto Animale nella Bibbia: Un Messaggio di Umiltà

La Bibbia è il libro sacro in cui vengono citati il maggior numero di animali: 3.594 volte in 161 diverse accezioni (singole specie o nomi collettivi come branco o gregge). Una frequenza così imponente sottolinea la relazione di interdipendenza che lega l'uomo alla creazione e l'importanza che Dio dà a ogni essere vivente. Seguendo il lungo filo che, attraverso Antico e Nuovo Testamento, si dipana intorno alle varie specie di animali, si coglie una sottile pedagogia che fa degli animali dei simboli, ora buoni ora cattivi, per fornire all'uomo sempre nuove opportunità di comprensione del disegno di Dio.

Sul filo di questa pedagogia, il primo quadrupede ad avere un nome nella Bibbia è l'asino. Succede in Genesi 12:16 quando Abramo, grazie a Sara, riceve dal faraone «greggi, armenti e asini». Da quel momento l'asino viene nominato altre 150 volte, più altre 12 come asino selvatico od onagro, posizionandosi ai primissimi posti fra gli animali più nominati, quale fedele compagno di lavoro dell'uomo, che deve essere fatto riposare nel settimo giorno (Es 23:12) e non deve mai essere sfruttato oltre il dovuto (Es 23:4-5).

Comparazioni e Simbolismi

  • Corvo e Colomba: A parte il serpente tentatore, il primo animale con un nome specifico che compare nelle Sacre Scritture è il corvo (Gen 8:6), seguito dalla colomba. Sebbene la colomba compaia altre 43 volte, spesso con accezioni positive, il corvo appare solo dieci volte, spesso in negativo. Eppure sono i corvi a essere designati da Dio per portare cibo a Elia nel deserto (1Re 17:4-6), e Gesù stesso parla dei corvi come segno della provvidenza divina (Lc 12:24).
  • Cavallo e Asino: Le 183 volte in cui si nomina il cavallo, associato alla potenza e alla regalità ("Salomone possedeva 40 mila stalle per i cavalli dei suoi carri e 12 mila cavalli da sella", 1Re 5:6), sembrano stridere con il messaggio di umiltà. L'intera Scrittura porta a considerare queste ricchezze come generatrici di superbia (Gdt 9:7) e questa potenza come inutile di fronte a Dio (Salmo 33:17).
  • Leone: Il leone, «il più forte degli animali» (Pr 30:29), è citato 165 volte, ma solo 9 nel Nuovo Testamento e quasi sempre con accezioni negative, come simbolo del diavolo (1Pt 5:8).
  • Pecora/Agnello: Sommando i richiami all'agnello (179), alla pecora (169), al montone (39) e all'ariete (117) si ottiene la ragguardevole cifra di 504 citazioni, a cui si possono agevolmente sommare le 187 per la parola gregge e 159 per la capra, per un totale di 851. Questo indica l'importanza (economica, valoriale, spirituale e simbolica) che questo animale ha nel messaggio biblico, ben raffigurata da Dio come pastore che raduna il suo gregge (Isaia 40:11).
  • Pellicano: Citato fra gli animali obbrobriosi che non possono essere mangiati, nel Medioevo, in ambito cristiano, in seguito a un'osservazione sbagliata dei suoi comportamenti, diventa segno di Cristo e del suo donare il sangue per la vita degli uomini.
  • Pesce: Incontrato 74 volte, sempre nella sua accezione generica, è l'animale più nominato dopo la pecora nei Vangeli (28 citazioni), protagonista di pagine fondamentali come le moltiplicazioni dei pani e dei pesci e la pesca miracolosa.

La figura dell'asino, sebbene inizialmente etichettata come "impura" nella legge rituale, emerge nella Bibbia come un potente simbolo di umiltà, lavoro, pace e, soprattutto, come cavalcatura del Messia, trasmettendo un messaggio profondo sulla semplicità e la provvidenza divina.

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