Il caso di Bibbiano, un comune di diecimila abitanti in provincia di Reggio Emilia, è emerso come una delle vicende giudiziarie più complesse e dibattute in Italia, suscitando un'ampia risonanza mediatica e un'intensa strumentalizzazione politica. Al centro dell'indagine della Procura di Reggio Emilia vi è un presunto sistema illecito di gestione dei minori in affido, basato sulla falsificazione di relazioni e la manipolazione delle testimonianze dei bambini da parte di assistenti sociali e psicologi.
La Strumentalizzazione Politica e le Reazioni
La vicenda ha rapidamente assunto connotazioni politiche, diventando terreno di scontro tra diverse forze. Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra alle elezioni regionali del 26 gennaio, ha commentato la scarcerazione del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, affermando: “Non andava incarcerato è una cosa, è innocente è un’altra. Sono due cose distinte”. Questa linea offensiva è stata adottata sia dalla Lega che dal Movimento 5 Stelle, rivelando corrispondenze d’amorosi sensi tra vecchi alleati.
D’altro canto, Stefano Marazzi, segretario del Pd di Bibbiano, ha espresso il suo profondo turbamento sui social network in seguito alla notizia dell'annullamento dell'ordinanza con cui il gip di Reggio Emilia aveva disposto l'obbligo di dimora per Carletti. La notizia ha rimbalzato di bar in bar per il paese, dove non si parlava d'altro, con i quotidiani locali che titolavano "Caso affidi: il sindaco di Bibbiano torna uomo libero" o "Caso affidi, Carletti libero". Sebbene Carletti resti indagato, può affrontare l'eventuale processo a piede libero, o il pm potrebbe anche chiedere l’archiviazione.
Il costituzionalista e deputato del Pd Stefano Ceccanti ha dichiarato: “Leggeremo il testo, ma sin d’ora parliamo davvero di Bibbiano, della carcerazione preventiva, delle accuse spacciate per condanne, del circuito mediatico-giudiziario, del giusto processo, della presunzione d’innocenza”. Il Movimento 5 Stelle, che in passato aveva pubblicato sui social una foto del sindaco con la scritta “arrestato” definendo la vicenda “un altro business, orribile, sui minori”, non ha fornito aggiornamenti successivi alla scarcerazione.
L'avvocato Marco Scarpati, esperto di diritto minorile e inizialmente indagato nell'inchiesta per poi essere archiviato, ha evidenziato come “alcuni giornali di destra e un certo schieramento politico hanno cercato di strumentalizzare qualcosa che non esiste”. Ha criticato la tendenza a fidarsi troppo delle indagini iniziali rispetto alla giustizia, sottolineando: “Vengo dalla tradizione politica radicale e di errori giudiziari ne ho visti tanti. Sono sicuro che alla fine anche questo verrà fuori come un errore giudiziario”.

Il Danno della Strumentalizzazione e la Tutela dei Minori
Scarpati ha anche messo in luce un grave problema: la divulgazione di informazioni sensibili. “Un problema tra i tanti di questo caso è che abbiamo saputo quello che stava succedendo non dalla magistratura inquirente ma dai giornali”. Ha denunciato come migliaia di pagine delle indagini siano arrivate ai giornalisti senza che venissero cancellati i nomi dei bambini, definendo ciò “irrispettoso divulgare nomi e vite di bambini gettandoli in piazza”.
Giuditta Pini, deputata emiliano-romagnola del Pd, e Dario De Lucia, consigliere comunale di Reggio Emilia, hanno ribadito che la politica dovrebbe concentrarsi sul merito dell'indagine per accertare la verità per i bambini coinvolti, piuttosto che indulgere in “campagne strumentali di odio”. De Lucia ha espresso solidarietà alla comunità di Bibbiano, che non meritava di essere “bollata così, come il paese degli orchi”, e ha rivolto un appello agli assistenti sociali a non mollare, continuando a lavorare con prudenza e professionalità.
Non solo Bibbiano: la storia di Eleonora - Unomattina Estate 30/07/2019
Il Ruolo del CISMAI e le Metodologie Contestate
Un aspetto centrale della discussione sul caso Bibbiano, evidenziato dagli articoli di Ermes Antonucci su Il Foglio, riguarda il ruolo del CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) e le metodologie adottate dagli operatori coinvolti.
Che cos'è il CISMAI
Il CISMAI è un'associazione nazionale con oltre 100 centri e quasi 200 soci individuali in tutta Italia. Il suo obiettivo primario è “costituire una sede permanente di carattere culturale e formativo nell’ambito delle problematiche inerenti le attività di prevenzione e trattamento della violenza contro i minori, con particolare riguardo all’abuso intrafamiliare” (art. 1 dello Statuto). Nel 2017 ha ricevuto il riconoscimento di società scientifica (DM 2/8/2017), potendo così istituire un comitato ufficiale per la valutazione e promozione di metodologie.
Tra i membri del coordinamento spicca la ONLUS Hansel e Gretel, fondata da Claudio Foti. Foti, psicoterapeuta condannato a quattro anni di reclusione nell'ambito delle indagini sul sistema di affidi illeciti di Bibbiano, ha partecipato attivamente alle attività formative del CISMAI, anche come relatore in incontri di studio promossi dal Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) per la formazione dei magistrati.

La Metodologia del CISMAI vs. la Carta di Noto
Ermes Antonucci ha messo in discussione la metodologia del CISMAI, sottolineando come questa non seguisse le linee guida della Carta di Noto, un documento riconosciuto dalla comunità scientifica e punto di riferimento per la giurisprudenza in materia di ascolto dei minori in caso di abuso sessuale. La metodologia del CISMAI, enunciata nella sua “Dichiarazione di consenso in tema di abuso sessuale”, è stata elaborata da una commissione interna all'associazione senza approvazione ufficiale della comunità scientifica.
Alla base delle teorie del CISMAI vi è la convinzione che l'abuso di minori sia un fenomeno ampiamente diffuso e in gran parte “sommerso”. Questo approccio suggerisce che non bisogna fidarsi semplicemente delle dichiarazioni degli adulti, ma è necessario cercare tracce di maltrattamento nel minore, anche senza che questi lo riveli esplicitamente, attraverso un approccio “empatico” da parte degli psicoterapeuti.
La “Dichiarazione di consenso” del CISMAI, aggiornata nel 2015, presenta principi diametralmente opposti a quelli della Carta di Noto. Mentre la Carta di Noto enfatizza la rigorosità del protocollo e la protezione psicologica del minore, il CISMAI afferma che l'abuso sessuale “è un fenomeno diffuso” che può avvenire “senza contatto fisico e/o essere vissute come osservatori”. Sottolinea inoltre che “la valutazione è centrata in modo principale o esclusivo sul minore” e che “la rivelazione va sempre raccolta e approfondita, anche se si presenta frammentaria, confusa, bizzarra”, anche in assenza dell'obbligo di registrare le sedute con i minori.
Questa metodologia ha spinto gli operatori a rintracciare abusi anche quando non erano presenti, portando a numerosi processi per presunti abusi spesso conclusisi con “clamorose assoluzioni”, nonostante le perizie del CISMAI sostenessero la presenza di maltrattamenti. Antonucci evidenzia la problematicità di questo modo di procedere, ricordando casi come i presunti riti satanici nella bassa modenese e il caso di Bibbiano, nonché una serie di abusi non comprovati in provincia di Salerno. Le indagini hanno dimostrato che gli operatori avrebbero fatto emergere nei bambini ricordi di fatti probabilmente non avvenuti, attraverso domande “guidate, incalzanti, confusive e suggestive”.
L'Indagine di Ermes Antonucci e le Conseguenze Legali
L'articolo di Ermes Antonucci, pubblicato su Il Foglio il 24 luglio 2019 con il titolo “Come ti plasmo il giudice antiabusi. Indagine sul CISMAI, che insegna la sua ideologia inquisitoria perfino al Csm”, è stato fondamentale nel sollevare il velo su queste pratiche. Antonucci ha messo in discussione non solo la validità scientifica delle tecniche, ma soprattutto il coinvolgimento del CISMAI da parte delle istituzioni statali nella formazione dei magistrati.
A seguito della pubblicazione, il CISMAI ha denunciato Antonucci e il direttore de Il Foglio per diffamazione (art. 595 c.p.). Tuttavia, la richiesta di archiviazione disposta dal PM, basata sull'infondatezza della notizia di reato, è stata contestata dal CISMAI con un atto di opposizione. Antonucci ha sostenuto che gli eventi e i dati a cui fa riferimento sono reali e che l'articolo è rimasto nei limiti della continenza formale e intellettuale. Le accuse mosse dal CISMAI sono state considerate senza fondamento.

Il Coinvolgimento del Csm e della Scuola Superiore della Magistratura
Il Foglio ha rivelato che sia Gloria Soavi, presidente del CISMAI, sia Claudio Foti hanno avuto l'opportunità di formare magistrati. Soavi è stata relatrice in un corso di formazione per la “pratica del processo minorile e civile” organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura. Foti, a sua volta, è stato relatore in incontri di studio promossi dal Csm per ben sette anni (1990, 2001, 2003 e dal 2006 al 2009), alcuni dei quali riservati a magistrati in tirocinio. Questi corsi erano incentrati proprio sulle teorie alla base della metodologia del CISMAI, promuovendo l'idea che l'abuso sessuale sui minori sia un “fenomeno che ha dimensioni endemiche nella nostra cultura” e che sia “destinato per molti aspetti a restare sommerso ed impensabile”.
Foti ha criticato la corrente scientifica che promuove criteri rigorosi nell'ascolto dei minori, sostenendo che tale prudenza aumenterebbe il rischio di “falsi negativi”. Ha anche affermato che “i dati relativi alle false accuse non possono basarsi sulle archiviazioni e sulle assoluzioni giudiziarie”, arrivando a suggerire che il responso giudiziario non possa essere considerato un fondamento di verità clinica e sociale.
Questi contenuti, allegati ai corsi di formazione, sollevano seri interrogativi sui rischi della loro applicazione da parte di magistrati chiamati a valutare denunce di abusi sessuali su minori. La formazione dei magistrati non può essere affidata ad associazioni le cui metodologie non sono ufficialmente riconosciute dalla comunità scientifica.
Precedenti Casi Giudiziari Controversi
L'indagine ha messo in luce una serie di casi giudiziari controversi che hanno coinvolto affiliati al CISMAI e Claudio Foti:
- Diavoli della Bassa Modenese (1997-1998): Sedici bambini furono allontanati dalle famiglie sulla base di un'inchiesta giudiziaria, seguita con l'aiuto del CISMAI, che in seguito si rivelò infondata.
- Rignano Flaminio (2007): Nell'inchiesta sulla falsa pedofilia alla scuola materna Olga Rovere, le indagini furono affidate a Claudio Foti e le valutazioni cliniche furono svolte presso l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, un centro affiliato CISMAI. Il tribunale del Riesame di Tivoli criticò duramente la perizia condotta da una consulente del CISMAI, evidenziando “la palese violazione delle raccomandazioni contenute nella così detta Carta di Noto”.
- Casi di Salerno: Foti ha tenuto un corso di formazione del Csm a Salerno, dove le idee del CISMAI si sono diffuse. Qui sono emerse diverse vicende di denunce di abusi su minori che, dopo aver distrutto intere famiglie, si sono rivelate infondate. Tra queste, il caso di un professore assolto dopo nove anni di processo, con il tribunale di Salerno che ha criticato il metodo di Foti, definendolo “un approccio contestato dal mondo scientifico”. Altri tre casi a Salerno hanno coinvolto la neuropsichiatra infantile Maria Rita Russo, dirigente dell'Asl di Salerno e promotrice di associazioni legate a Foti. In uno di questi casi, un tenente colonnello dei carabinieri fu assolto dopo un calvario di cinque anni, con il giudice che sottolineò la “fragilità dell’intero impianto accusatorio” e la “clamorosa e grossolana violazione dei più elementari criteri previsti dai protocolli nazionali ed internazionali” nell'ascolto del minore. Maria Rita Russo è stata rinviata a giudizio con l'accusa di false dichiarazioni al pm.

La Condanna di Claudio Foti e l'Instillazione di Falsi Ricordi
Una svolta significativa nel caso Bibbiano è arrivata con la condanna di Claudio Foti. Nel novembre dello scorso anno, il gup di Reggio Emilia, Dario De Luca, ha condannato Foti a quattro anni in rito abbreviato per abuso d'ufficio e lesioni dolose gravi, assolvendolo dall'accusa di frode processuale. La sentenza, seppur di primo grado, assume un'importanza storica in quanto riconosce per la prima volta un nesso significativo tra il metodo psicoterapeutico praticato da Foti e dai suoi collaboratori - quello dell'emersione dei ricordi rimossi dell'abuso - e l'alterazione psichica dei pazienti minori.
L'Uso Improprio della Tecnica EMDR
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice ha affermato che Foti, con un utilizzo “improprio” della tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), non solo “instillava” in una minorenne "il ricordo dell’abuso, ma anche il dubbio che a perpetrare tale violenza potesse essere stato il padre”, causando alla ragazza una “grandissima sofferenza e un fortissimo disagio”.
La dottoressa Isabel Fernandes, presidente dell'associazione EMDR Italia, ha testimoniato che Foti ha fatto ricorso a tale tecnica in violazione dei protocolli EMDR. L'EMDR è funzionale al recupero di ricordi già presenti nella memoria del paziente e non all'emersione di ricordi di cui il paziente non abbia alcuna memoria. Nel caso specifico, la ragazza non ricordava l'evento traumatico, e Foti interveniva ripetutamente durante la terapia, formulando ipotesi, interpretando, suggerendo e facendo domande “incalzanti ed anche suggestive”.
L'unica seduta di psicoterapia captata durante le indagini, tenutasi nell'ottobre 2018, ha rivelato come Foti, “senza mezzi termini, perseverando nel ricorso a modalità fortemente suggestive, suggerenti ed induttive, nonché proseguendo l'opera di denigrazione delle figure genitoriali”, abbia accusato i genitori della ragazza, contribuendo a generare un “disturbo di personalità borderline e un disturbo depressivo con ansia” nella minore.

Abuso d'Ufficio e Vantaggi Patrimoniali Illeciti
Per quanto riguarda la condanna per abuso d'ufficio, è emerso che il servizio di psicoterapia è stato affidato “di fatto” dall'Unione Comuni Val d'Enza alla Hansel & Gretel di Foti, “in spregio alle specifiche regole di condotta contenuta nelle normative in materia”. Foti, come concorrente esterno del reato, ha partecipato attivamente a questo affidamento, procurandosi un ingiusto vantaggio patrimoniale attraverso la percezione indebita di denaro pubblico (135 euro per ogni seduta) e l'utilizzo dei locali della struttura pubblica “La Cura” senza averne titolo. Il giudice ha descritto il “cervellotico, certamente inusuale” sistema di retribuzione, con le famiglie affidatarie che pagavano alla onlus e ricevevano poi un contributo mensile maggiorato dal servizio sociale.
La sentenza è cruciale perché, al di là delle questioni contabili e amministrative, ha riconosciuto per la prima volta in un'aula di giustizia la possibilità che nei bambini possano essere instillati falsi ricordi di abusi sessuali tramite l'uso improprio di tecniche psicoterapeutiche e un approccio “inquisitorio” basato sulla convinzione di dover “tirare fuori” le violenze dai minori.
Conclusioni e Riflessioni sulle Criticità del Sistema
Il caso Bibbiano ha evidenziato due importanti criticità nel mondo del trattamento degli abusi sessuali su minori:
- Mancanza di unanimità sulle tecniche: Sebbene la stragrande maggioranza della comunità scientifica si basi sulla Carta di Noto per garantire l'attendibilità degli accertamenti e la genuinità delle dichiarazioni, esiste un altro movimento, di dimensioni più ridotte, che rifiuta tali linee guida. La Dichiarazione di Consenso del CISMAI si posiziona in netto contrasto, con assenza dell'obbligo di registrare le sedute e una metodologia che può spingere a rintracciare abusi anche quando non ci sono.
- Formazione dei magistrati: La risonanza mediatica del caso Bibbiano dovrebbe far riflettere sulla gravità della situazione. Un buon trattamento neuropsichiatrico è fondamentale per la tutela dei minori e la modalità del suo svolgimento, affinché sia efficace, deve avere basi accettate dalla comunità scientifica. La formazione dei magistrati deputati a giudicare situazioni complesse e particolarmente delicate non può essere affidata ad associazioni le cui metodologie non sono ufficialmente riconosciute.
È necessario che la politica e le istituzioni aprano gli occhi su una serie di tematiche delicate, legate alla lotta agli abusi e in particolare ai finti abusi, per superare lo scontro tra “garantisti” e “giustizialisti” e promuovere un approccio basato su principi scientifici rigorosi e sulla tutela dei diritti di tutti i soggetti coinvolti.