L'UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) Sezione di Ascoli Piceno è un'associazione pubblica di fedeli che si propone di incrementare la vita spirituale dei propri aderenti. Essa svolge un servizio verso gli ammalati e i disabili, attraverso l'opera di volontari che si impegnano a prestare servizio gratuito in spirito di autentica carità cristiana. L'associazione attua il servizio promuovendo il culto Mariano, mediante la preparazione, la guida e la celebrazione di pellegrinaggi a Lourdes e ai Santuari Italiani e Internazionali.

L'UNITALSI: Missione, Attività e Impegno Sociale
Chi Siamo e Cosa Facciamo
L'UNITALSI Sezione di Ascoli Piceno è un punto di riferimento per l'assistenza e il supporto ai più fragili. I referenti del servizio sono la Presidente, Capriotti Anna Saveria, contattabile al Cell. 3409910333, e il Segretario, Gabrielli Luciano, al Cell. 3409909300. L'indirizzo della sede è Lungo Castellano Sisto V°, 56 Ascoli Piceno.
Le modalità di accesso alle attività associative prevedono la compilazione della domanda per accettazione dello statuto.
Il Quadro Normativo di Riferimento
L'attività dell'associazione si inquadra in un contesto legislativo ampio e strutturato, che include:
- Art. Carta Sociale europea del 03/05/96, ratificata con Legge n° 30 del 09/02/99.
- Legge n.° 43 del 05/11/1988, Norme per il riordino delle funzioni di assistenza sociale di competenza dei Comuni.
- Legge n° 104 del 05/02/92, Legge quadro per l'assistenza e l'integrazione sociale dei diritti delle persone handicappate, e successive modificazioni e integrazioni.
- L.R. n. 18 del 04/06/96, Promozione e coordinamento delle politiche di intervento in favore delle persone in situazione di handicap.
- Deliberazione Amministrativa Regione Marche n° 306 del 01/03/00, Piano regionale per un sistema integrato di interventi e servizi sociali 2000/2002.
- Legge n° 328 del 08/11/00, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
- Regolamento Comunale di un sistema integrato di servizi sociali, approvato con Deliberazione Consiliare n° 47/2000.
Il Servizio Civile Universale: Opportunità per i Giovani
Con la pubblicazione del nuovo bando, l’associazione apre le candidature a ragazze e ragazzi tra i 18 e i 28 anni, offrendo loro la possibilità di vivere un anno di servizio accanto alle persone più fragili, contribuendo attivamente alla vita sociale del territorio. Il Servizio Civile Universale rappresenta, infatti, molto più di un’esperienza di volontariato: è un percorso formativo che consente ai giovani di acquisire competenze, sviluppare sensibilità verso il prossimo e sperimentare concretamente il valore della cittadinanza attiva.
All’interno dell’UNITALSI i volontari affiancheranno le attività di assistenza e sostegno rivolte a persone malate, anziane, disabili e ai minori con difficoltà, contribuendo a rafforzare la rete di solidarietà della comunità. Entrambi i percorsi sono orientati alla promozione dell’inclusione sociale, al sostegno delle fragilità e alla partecipazione attiva dei giovani. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata all’8 aprile 2026 alle ore 14. L’UNITALSI invita tutti i giovani interessati a informarsi e a cogliere questa opportunità, sottolineando che “Un anno dedicato agli altri può diventare un’esperienza che resta per tutta la vita”.
La Partecipazione ai Pellegrinaggi
Per partecipare ad un pellegrinaggio organizzato dall'UNITALSI è necessario contattare la sezione o sottosezione da cui si desidera partire come volontario, pellegrino o ammalato. La partecipazione prevede il pagamento di una quota associativa di 30 euro che dà diritto a partecipare a tutte le attività associative. I volontari sono la risorsa più importante dell'associazione, dedicandosi gratuitamente, amorevolmente e responsabilmente ai malati, ai bambini in difficoltà e agli anziani soli.
Chi sceglie l’UNITALSI può contare su una puntuale assistenza tecnica e religiosa, per vivere al meglio ogni istante del pellegrinaggio. I volontari UNITALSI garantiranno un puntuale servizio per rendere confortevole il viaggio. Il trasporto ferroviario è svolto su carrozze Trenitalia. Per i pellegrinaggi a Lourdes, l’UNITALSI prevede la sistemazione in carrozze cuccette, oltre che in posti ordinari.
L'Accoglienza Migratoria nel Territorio di Ascoli Piceno
Il Coinvolgimento dell'UNITALSI e la Posizione sulla Migrazione
L’Assemblea nazionale dell’UNITALSI, riunitasi a Roma l’8 settembre, ha mostrato particolare attenzione a tutte le forme di mobilità in virtù della sua natura di associazione ecclesiale che organizza pellegrinaggi a Lourdes e ai santuari mariani. L'associazione si sente particolarmente coinvolta dal fenomeno dell’immigrazione che sta caratterizzando il nostro tempo, oltre che dalle ingiustizie che funestano il mondo.
Condivide pienamente quanto dichiarato dal Cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas italiana: “I migranti sono un termometro per la nostra fede. Non accoglierli, chiudendo loro soprattutto il cuore, significa rifiutare Dio”. L’Assemblea ritiene che il Vangelo chieda un approccio umano e non una gestione inflessibile e severa del fenomeno migratorio, esigendo un atteggiamento accogliente e capace di considerare tutte le necessità.

Il Sistema di Accoglienza Locale: Comuni e Associazioni
La Prefettura di Ascoli ha completato l'esame delle offerte tecniche presentate da diverse associazioni disposte ad ospitare i profughi arrivati dai Paesi dell'Africa. Sette associazioni hanno superato il primo esame e sono: Il gruppo umano di solidarietà di Macerata (Gus), Giocamondo, Unitalsi, Misericordia, un raggruppamento temporaneo di imprese (costituito da due associazioni, dalle suore Oblate e dall’associazione Betania, ramo della Caritas destinato all’accoglienza dei migranti).
Sono sette i Comuni (oltre ad alcuni della Vallata) coinvolti nella vicenda della dislocazione degli extracomunitari nel territorio provinciale: Ascoli, S. Benedetto, Colli del Tronto, Grottammare, Monsampolo, Monteprandone e Folignano. La disponibilità delle sette associazioni è relativa a circa 400 extracomunitari, un numero inferiore a quello stabilito per la provincia di Ascoli, fissato in 500 unità. Qualora arrivassero i 500 extracomunitari previsti dal ministero, la Prefettura dovrà emanare un altro bando per l'accoglienza del restante numero di profughi.
Dopo la valutazione delle offerte tecniche si procederà alla valutazione delle offerte economiche, sapendo che il compenso base per ogni persona è fissato in 35 euro al giorno, dei quali 2,50 euro sono concessi a ogni singola persona, con una tecnica definita pocket money. Gli Uffici di palazzo S. Filippo hanno sottoscritto protocolli con i Comuni di Folignano, Monsampolo, Monteprandone, Grottammare e Acquaviva Picena per l'inclusione degli extracomunitari, privilegiando nuclei familiari e stesso ceppo linguistico. È stato sottoscritto un protocollo anche con il vescovo di Ascoli, Giovanni D'Ercole, per destinare alcuni migranti presso le parrocchie della Curia.
L'Emergenza Ucraina: Aperture Straordinarie dell'Ufficio Immigrazione
Nel quadro dell’attuale situazione di crisi legata agli eventi bellici in corso in Ucraina, molti cittadini in fuga dalla guerra stanno raggiungendo il territorio della provincia di Ascoli Piceno, accolti da parenti o presso strutture messe a disposizione dalla rete di accoglienza locale. Per tutte le indicazioni di carattere generale, il Ministero dell’Interno ha curato una brochure multilingue pubblicata sul proprio sito.
L'Ufficio Immigrazione della Questura di Ascoli Piceno effettuerà delle aperture straordinarie per la gestione dell'EMERGENZA UCRAINA secondo il seguente orario:
- Lunedì: 09:00-13:00 / 14:30-17:30
- Mercoledì: 09:00-13:00 / 14:30-17:30
- Sabato: 09:00-12:00

Focus sul CAS "Oasi Carpineto" di Ascoli Piceno: Criticità e Controversie
La Struttura e il Contesto di Gestione
Ad Ascoli Piceno, a non più di 10 minuti dal centro della città marchigiana, si trova il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) "Oasi Carpineto". La struttura, che ancora reca la scritta "centro vacanze Oasi Carpineto" all'entrata, è ampia e immersa in un bucolico paesaggio collinare. L'Oasi è di proprietà della curia locale, guidata dal vescovo Giovanni D’Ercole. La gestione della struttura è stata assunta dalla cooperativa Giocamondo, fondata nel ’96 e specializzata in turismo giovanile, campi estivi e servizi all’infanzia, un settore che le ha permesso di stabilire convenzioni vantaggiose con enti come Inps, Progetto Leonardo e Telecom.
Dopo problematiche legate alla ristorazione (un referto medico ha parlato di salmonellosi, e la procura sta indagando, rinviando a giudizio il direttore di Giocamondo, Stefano De Angelis), la cooperativa ha ampliato il proprio mercato verso l'accoglienza di profughi. Non avendo competenze specifiche in materia, si è avvalsa del “tutoraggio” dell’associazione On The Road 1 e del sostegno della Chiesa. Nel contesto della gestione dei flussi migratori, si nota come persone con legami politici e trascorsi nell'estrema destra possano comparire nelle gerarchie delle cooperative. Anche l’altra cooperativa picena che si occupa di profughi, l’UNITALSI, annovera nel suo organigramma Anna Saveria Capriotti, moglie del Sindaco di Ascoli Guido Castelli, e Giuseppe Pieristé, ex militante di Ordine Nuovo, condannato negli anni ’70 per un attentato ad un giudice. Si evidenzia che l’allora consigliere di Fratelli d’Italia e attuale presidente del consiglio comunale, Marco Fioravanti, era anche sales manager di Giocamondo.
Barriere all'Accesso e Mancanza di Trasparenza
L'accesso al CAS "Oasi Carpineto" è descritto come estremamente difficile. Anche per giornalisti professionisti, operatori sociali specializzati, deputati o senatori, sono richiesti mesi di preavviso e autorizzazioni della Prefettura e dei responsabili delle cooperative, spesso senza successo. Si denuncia l'inutilità di invocare diritti sanciti dalla Costituzione, come quello di cronaca o di controllo parlamentare. Paradossalmente, si afferma che sia più facile entrare in un carcere, e che in molti centri d’accoglienza straordinaria, un detenuto ha più diritti di un richiedente asilo. I CAS, così come i CIE, sono definiti come "isole al di là del confine di ogni giurisdizione civile", "fabbriche di paure, di degrado e di esclusione sociale", dove "chi ci entra, lascia i suoi diritti fuori della porta". Non è raro leggere di indagini e arresti nei confronti delle società che li gestiscono, sebbene esistano esperienze positive di centri che cercano di garantire qualità ed eticità.
Le richieste di ingresso da parte di una delegazione della campagna "LasciateCIEntrare", composta da giornalisti e attivisti, sono state spedite per tempo con tutti i documenti richiesti, ma non hanno ricevuto risposta. Al momento della visita, il cancello è rimasto chiuso per "motivi di sicurezza", negando l'accesso anche solo all'anticamera. Un operatore, identificatosi come Andrea, ha rifiutato l'ingresso con la domanda: “E che ne so io che non siete Teste rasate?”, e ha negato di aver ricevuto la domanda di ingresso, affermando che la responsabile non fosse presente. Successivamente, è emersa la responsabile, Elisa Farina, che ha dichiarato di non avere tempo per i giornalisti e di essere lì “per occuparmi dei miei ragazzi”, rifiutandosi di rispondere a domande.
Ispezione dei parlamentari nei centri di accoglienza: 227 migranti stipati in un ristorante
La Gestione Interna e le Condizioni degli Ospiti
Personale e Organizzazione
Secondo le testimonianze di alcuni operatori ("Marina" e "Angelo"), le condizioni all'interno dell'Oasi Carpineto sono problematiche. La responsabile, Elisa Farina, ha la qualifica di Responsabile sia dei servizi educativi che della parte legale. Sotto di lei operano dipendenti con la qualifica di operatori sociali, pur non avendo sempre competenze specifiche. È presente solo una infermiera, che lavora su turni, e in sua assenza alcune iniezioni potrebbero non essere fatte. L'orario di lavoro degli operatori non segue un criterio specifico; alcuni, già dipendenti Giocamondo prima del CAS, si trovano ad avere mansioni multiple e talvolta totalmente avulse l'una dall'altra (es. operatore che accompagna immigrati a Bari di notte, guida trenino turistico di giorno e fa piano bar).
Gli ospiti sono 161, in grande maggioranza maschi maggiorenni, per lo più centroafricani e pakistani. In passato erano 30 in più e sono stati trasferiti. Tra gli ospiti ci sono anche alcune ragazze nigeriane, di cui una minorenne, e un bambino di pochi mesi. Gli operatori hanno sollevato preoccupazioni per la presenza di poche ragazze in mezzo a tanti uomini. Viene riportato il caso di due ragazze nigeriane: la più grande ha il virus dell'HIV (seppur negativizzato) e si sospetta si prostituisca fuori dal CAS. È ospitata con una persona che afferma di essere suo zio, ma la parentela sarebbe da verificare per i diversi cognomi. La minorenne con loro è terrorizzata dallo stare sola con il presunto zio. A seguito di un episodio in cui lo zio ha avuto un violento sfogo, gli operatori hanno chiamato la polizia e denunciato l'uomo per violenza privata, senza tentare di risolvere la situazione. Una foto degli operatori sorridenti dopo un arresto è stata scattata in caserma, come simbolo di un "lieto fine" per essersi "sbarazzati di un problema".
Situazione Sanitaria e Igienica
La situazione sanitaria è descritta come "terrificante", sia dal punto di vista psicologico, con grandi richieste di farmaci come Cipralex, Depakin e Tavor da parte degli ospiti, sia da quello della profilassi, ritenuta inadeguata o assente, sia per i migranti che per gli operatori. Tutti gli ospiti fanno il controllo Mantoux per la TBC, ma quando risultano positivi non vengono spostati altrove, né gli operatori sono avvisati dei rischi di contagio. Un'epidemia di varicella ha portato all'allestimento di una stanza per la quarantena in un corridoio, separata da una porta tagliafuoco sempre chiusa. Malati di tubercolosi sono stati visti portati in ospedale e poi ricondotti al CAS, con totale assenza di informazioni sul rischio di contagio. Non c'è un dottore fisso e per le necessità si ricorre ai medici di riferimento dell'ASUR Marche.
La gestione sanitaria interna è superficiale. Un quaderno chiamato “Medicina 33” viene usato dagli operatori per annotare le terapie, rivelando la disinvoltura con cui vengono somministrati farmaci da banco. Per malanni leggeri, gli operatori tendono a dare Tachipirina, Aspirina e antidolorifici, anche quando non strettamente necessario, senza cercare soluzioni alternative o spiegare i rischi dell'abuso di medicinali. Viene citato il caso di un ragazzo che ha assunto questi farmaci per quasi tutto un mese. Gli operatori "prescrivono" farmaci come fossero medici, anche per temperature a 35,6 o 36 gradi. Per problemi più seri, l'approccio iniziale è l'incredulità, seguita da indolenza; un ospite afflitto da calcoli, trauma renale e incrinatura di una costola ha sofferto per mesi prima di essere inviato in ospedale.
I farmaci sono custoditi nel retro della reception, su una scaffalatura improvvisata, senza alcun riguardo per la legislazione farmaceutica. Ci sono farmaci da banco, psicofarmaci e persino oppiacei, senza scomparti, vetrinette o serrature che si troverebbero in una qualunque farmacia. Vengono usate sostanze come placebo, tra cui l'olio di ricino, scelto perché “essendo disgustoso fa passare la voglia agli ‘ospiti’ di chiedere altre medicine!”. Si fa un uso smodato di sostanze atte a calmare gli animi.

Condizioni Alimentari e Psico-Sociali
Le condizioni igieniche della cucina e la qualità, conservazione e tipologia del cibo prodotto sono definite "obbrobriose". Viene segnalata la presenza di membri del personale, incluso il cuoco, caratterizzati da razzismo e astio. L'ambiente generale è descritto come sporco e maleodorante, con igiene sconosciuta; i cestini dell’immondizia traboccano per giorni e sul cortile retrostante la struttura si trova una "magnifica discarica a cielo aperto".
Il termine "ospiti" è considerato un'ipocrisia, poiché le persone sono "costrette a vivere in gabbia". Si percepisce una barriera tra gli operatori e gli ospiti, che rischia di convertire anche chi lavora con buone intenzioni all'odio, al disprezzo e al menefreghismo. L'organizzazione è considerata carente e "ridicola", con "burocrati incoscienti e incapaci" che parlano di metodo e mai di merito. L'infamia e la bugia sono all'ordine del giorno, e qualunque evento viene rivoltato contro gli ospiti e amplificato in maniera iperbolica.