Esplorando le Cattedrali Gotiche: Architettura, Luce e Maestosità Italiana

Il Gotico, uno stile architettonico che ha trasformato radicalmente il concetto di edificio sacro, si distingue per la sua capacità di elevare lo sguardo e l'animo verso l'alto, infondendo una sensazione di leggerezza e spiritualità attraverso l'uso sapiente della luce. Le cattedrali gotiche, con le loro strutture slanciate e le pareti trasparenti, rappresentano un capitolo fondamentale nella storia dell'arte e dell'architettura.

L'Architettura Gotica: Il Trionfo della Luce e il Ruolo delle Vetrate

L'Essenza del Gotico: La Luce come Espressione Divina

Il passaggio dal Romanico al Gotico fu certamente segnato dal progressivo alleggerimento della struttura. I muri delle cattedrali vennero privati di quella funzione strutturale che li obbligava ad essere massicci e compatti, privi di ampie finestre. Liberati da questo vincolo, si contrassero, si smagrirono, a volte scomparvero, e al loro posto si materializzarono le stupende vetrate colorate, ancora oggi giudicate un mirabile traguardo dell’arte medievale.

Le lunghe pareti perimetrali delle grandi cattedrali gotiche, insomma, non offrirono spazi all’affresco; furono infatti le meravigliose vetrate colorate che assolsero pienamente alla propria funzione ornamentale con la loro capacità di trasformare gli opachi e oscuri edifici in sfavillanti templi di luce. Gli oscuri edifici si trasformarono in templi splendenti. L’opacità della pietra lasciò il posto al trionfo della luce, che a buon diritto è da considerarsi come l’elemento essenziale dell’architettura gotica. La cattedrale diventa un esempio emblematico e giustamente celebrato di architettura luminosa.

La luce, principio di ogni bellezza, qualificava la dimora di Dio. Non a caso, le cattedrali sono preferibilmente orientate secondo l’asse est-ovest, con l’ingresso a occidente, per fare sì che la luce entri da oriente e, passando dalle finestre della parte absidale, crei dei giochi di luce e colori di grande suggestione, capaci di rasserenare l’animo del visitatore. La luce-colore della cattedrale, divenuta simbolo, manifesta lo splendore originario di Dio: acquisisce la stessa funzione di quel Cristo Pantocratore che giganteggia dal catino absidale di alcune chiese paleocristiane, bizantine o romaniche. Trasformata in dimora della luce, la cattedrale stessa diventa espressione dell’ordine cosmico e testimonianza del trionfo divino.

Interno di una cattedrale gotica con giochi di luce dalle vetrate

L'Arte della Vetrata: Maestra di Artigianato e Simbolismo

I colori più utilizzati per la decorazione delle vetrate vanno dal blu profondo al rosa opaco, dal verde al giallo, rendendo di facile e piacevole lettura le minute figurazioni scelte dagli artisti. La vetrata è un mosaico composto di piccoli pezzi di vetro traslucido, simili a pietre preziose trasparenti, connessi con legature in piombo e completati nei particolari con segni di colore bruno fissati a fuoco, che avevano il compito di dare risalto al modellato.

Per realizzare una vetrata, si cominciava con un bozzetto, per studiare l’immagine e la distribuzione dei colori e prevedere l’effetto finale dell’opera. Poi si eseguiva un cartone, con il profilo e la grandezza della definitiva vetrata, e si definiva il disegno nel dettaglio, con le linee delle impiombature. I particolari dei volti, i capelli, i panneggi e altri dettagli erano ottenuti con un pennello, intinto in una miscela di polvere di vetro pestato, ossido di ferro sciolto in un solvente, acqua, aceto e gomma arabica. Dopo aver steso questa miscela detta grisaille, l’artista ne asportava via una parte per regolarne l’effetto; in seguito la fissava sottoponendo le lastre a un’ulteriore cottura, ottenendo la vetrificazione della polvere di vetro. I singoli pezzi erano infine composti e impiombati secondo il disegno preliminare.

Dettaglio di una vetrata gotica con figure e colori vibranti

Tutorial vetrata

Un esempio eccelso di questa arte si trova nella Cattedrale di Chartres, dove il favoloso complesso stabilisce una perfetta armonia fra architettura e luce. I rosoni delle facciate (quella principale e le due del transetto) misurano 13 metri ciascuno. Nell’insieme, le 176 vetrate di Chartres coprono una superficie di 2600 metri quadrati e sono tra le più importanti realizzate nel XIII secolo, anche grazie ai loro sfavillanti colori.

Le prime vetrate del complesso, risalenti all’epoca dell’abate Suger (1140 circa), sono tra le più antiche ancora montate nel loro sito originario. Quelle successive furono create e installate fra il 1200 e il 1236, raffigurando l’intera storia biblica e la vita di Gesù, con santi e altri personaggi. La vetrata più famosa di Chartres è tuttavia quella dell’abside, che risale al 1180 e mostra una Madonna con Bambino circondata da angeli, apostoli, profeti, santi e vescovi. Nello straordinario mondo luminoso di Chartres, il Paradiso incontra la vita dell’uomo comune, con le corporazioni cittadine che ottennero di essere rappresentate, attraverso i loro simboli, nelle vetrate inferiori della zona presbiteriale.

Rosone della Cattedrale di Chartres

Grandi Cattedrali Gotiche d'Italia

L'Italia, pur non essendo la culla del Gotico come la Francia, vanta numerosi e magnifici esempi di cattedrali che hanno reinterpretato e adattato questo stile, spesso fondendolo con elementi locali e preesistenti, creando opere uniche e di straordinaria bellezza.

Il Duomo di Milano: Un Cantiere Infinito

“Lungh me la Fabrica del Domm”, cioè “Lungo come la fabbrica del Duomo”: questo modo di dire tutto meneghino rende bene l’idea di quanto tempo ci sia voluto per costruire il Duomo di Milano: quasi 600 anni, dal 1386 al 1965, e tuttora continua ad essere ristrutturato, un pezzo alla volta, per mantenere il candore bianco-rosato del marmo di Candoglia, con cui è stato costruito.

Per reperire questo pregiato materiale, tra il 1438 e il 1439, Filippo Maria Visconti fece realizzare il Naviglio Vallone, che permetteva di trasportare il marmo dalla cava di Candoglia (a Mergozzo, in Piemonte) fino al centro di Milano. Le sue dimensioni (è lunga 157 metri e in grado di ospitare fino a 40.000 persone) la rendono la chiesa più grande in Italia (escludendo la Basilica di San Pietro in Vaticano). Altri tratti distintivi sono le 135 guglie, le 3.400 statue, i 96 giganti dei doccioni e le centinaia di altorilievi.

Nei 6 secoli della sua edificazione si sono stratificati stili diversi: all’impronta originaria del Trecento si integrano portali e finestroni cinquecenteschi, sculture ornamentali del Seicento, porte bronzee del XIX e XX secolo. L’interno ha una pianta a croce latina, con un corpo longitudinale a cinque navate e il transetto a tre. A Milano, altri esempi di architettura gotica si possono trovare nella Loggia degli Osii, in piazza Mercanti, e nella chiesa di San Cristoforo sul Naviglio.

Facciata del Duomo di Milano con guglie e statue

La Basilica di Sant'Antonio a Padova: Tra Romanico e Gotico Veneziano

La Basilica di Sant'Antonio a Padova ogni anno accoglie decine di migliaia di fedeli in visita alle reliquie del santo portoghese, che qui visse e morì nel 1231. Chiamata comunemente “la basilica del Santo”, è uno dei massimi esempi di architettura romanico-gotica del Veneto. La costruzione della chiesa iniziò nel 1232, subito dopo la morte del santo, e terminò nel 1263.

La basilica fu ampliata con l’aggiunta di un deambulatorio quadrangolare con nove cappelle radiali, elemento architettonico tipico del Gotico francese. La più famosa è la cappella dell’Arca del Santo, progettata da Andrea Briosco nel Cinquecento: l’altare al centro, su disegno di Tiziano Aspetti, ha sul retro l’arca in marmo verde che conserva le reliquie di Sant'Antonio. È di grande impatto la copertura, formata da otto cupole disposte in croce, torricelle e una coppia di sottili campanili: uno stile che ricorda i minareti, anche nei motivi decorativi a colonnine e archi moreschi, e testimonia l’ispirazione alla Basilica di San Marco a Venezia e più in generale ai caratteri tipici del Gotico veneziano.

La facciata ha una forma romanica a “capanna”, ed elementi gotici nella loggia che la taglia orizzontalmente, scandita da archi e coperta da un timpano con rosone e campaniletto centrale. All’interno della basilica, a tre navate, la cappella di San Felice, o di San Giacomo, è uno straordinario esempio di arte gotica veneziana. Sopra la cappella, spicca il maestoso organo tardo-ottocentesco, con 4189 canne. Al di là della sagrestia troverete la trecentesca sala del Capitolo, con un frammento di “Crocifissione” attribuita a Giotto.

Facciata della Basilica di Sant'Antonio a Padova

Il Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze: Maestosità Gotica e Rinascimentale

Una delle chiese più grandi d’Italia, splendido esempio del Gotico italiano, che sfocia nel Neogotico, è la Basilica di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze, con il suo tipico marmo bianco, verde e rosso. È lunga 153 metri, larga 90 alla crociera e alta 90 metri. Che sia un capolavoro del Gotico italiano è certo, seppure, come molti altri casi nel nostro Paese, non rappresenti in modo esclusivo questo stile.

Il Duomo di Firenze fu, infatti, iniziato nel 1296 in stile gotico, su progetto di Arnolfo di Cambio, e completato nel 1436, a esclusione della facciata, che è invece neogotica e risale alla fine dell’Ottocento. Certamente in stile gotico è la maestosa cupola ottagonale realizzata dal Brunelleschi. Le sue dimensioni, 91 metri di altezza e quasi 42 di diametro, hanno costituito la più ardua impresa architettonica del Quattrocento. Brunelleschi trovò una soluzione geniale per rispondere alla complessità del progetto con una struttura a due calotte ogivali collegate tra loro: una interna autoportante e una esterna, splendida nelle sue vele rosse e costoloni bianchi.

Salendo sulla cupola, potrete godere di una vista spettacolare della città. Internamente è altrettanto spettacolare l’affresco del Giudizio Universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari, realizzato tra il 1572 e il 1579. L’interno del Duomo di Firenze è austero e grandioso. Il pavimento è in marmo policromo, con un motivo a labirinto, iniziato su disegno di Baccio d’Agnolo e terminato a metà del Cinquecento. Troverete 55 finestre, di cui solo 44 mantengono le vetrate originali con disegni dei maggiori artisti del primo Rinascimento. Accanto al Duomo si erge il campanile trecentesco di Giotto, dove potrete salire per ammirare dall’alto la città.

Altri esempi di architettura gotica a Firenze includono la basilica francescana di Santa Croce e la meno conosciuta, ma altrettanto interessante, Santa Maria Maggiore. Potrete anche visitare il Battistero di San Giovanni.

Duomo di Firenze con la Cupola del Brunelleschi e il Campanile di Giotto

Il Duomo di Siena: Sfarzo e Ambitiosi Progetti

Nel cuore della città del palio, a due passi da Piazza del Campo, il Gotico italiano si è espresso meravigliosamente nel Duomo di Siena, dedicato a Santa Maria Assunta. La storia della sua costruzione è molto articolata. Fu edificato tra il 1215 e il 1263, ma nel 1339 fu oggetto di un nuovo ardito progetto: la realizzazione di un’altra cattedrale, molto più grande, che avrebbe dovuto inglobarlo, facendolo diventare il transetto del nuovo maestoso edificio. L’arrivo della Peste Nera nel 1348 interruppe i lavori e il nuovo Duomo non fu mai realizzato. Ne resta solo una facciata incompiuta, accanto al Duomo, affacciata su Piazza Jacopo della Quercia, soprannominata il “Facciatone”.

La facciata del Duomo di Siena, imponente e sfarzosa, ricca di sculture e mosaici ottocenteschi, nella parte inferiore è stata realizzata da Giovanni Pisano in stile romanico-gotico, mentre nella parte superiore è opera di Giovanni di Cecco in stile gotico fiorito. L’alto campanile cuspidato, a fitte fasce bianche e nere, è romanico, realizzato alla fine del XIII secolo. L’interno del Duomo è maestoso, a croce latina, con tre navate su pilastri polistili a fasce bianche e nere. Il soffitto brilla di stelle dorate su fondo azzurro.

Eccezionale il pavimento, ripartito in 56 riquadri con scene sacre e profane. Alzando lo sguardo vedrete la cupola esagonale, con sei statue dorate di santi, realizzate da Giovanni di Stefano nel 1488. La lanterna sulla cupola fu aggiunta da Gian Lorenzo Bernini nel XVII secolo. Tutto l’interno della cattedrale è riccamente affrescato. Gli autori delle opere, tra affreschi e statue, sono i più celebri artisti dell’epoca: dal Bernini a Baldassarre Peruzzi, ma potrete ammirare anche opere del Pinturicchio, di Nicola Pisano e di Donatello.

Sul retro del Duomo non potrete perdervi il Battistero di San Giovanni, mentre a pochi minuti a piedi potrete ammirare un altro esempio di gotico senese: l’imponente Basilica di San Francesco.

Facciata del Duomo di Siena, ricca di sculture

Il Duomo di Orvieto: Evoluzione di uno Stile

Da basilica romanica, sulla carta, a capolavoro dell’architettura gotica, nella sua veste finale: è quello che è accaduto al Duomo di Orvieto, intitolato a Santa Maria Assunta, che, negli oltre tre secoli che ci sono voluti per costruirlo, ha cambiato radicalmente aspetto rispetto a quello del progetto iniziale. Guardandolo oggi, con la sua facciata maestosa arricchita da mosaici, le guglie che svettano verso l’alto, i ricchissimi portali e i pilastri decorati dettagliatamente, la sua identità gotica appare evidente.

Quando fu posata la prima pietra della cattedrale, il 13 novembre 1290, per volontà di papa Nicola IV, con Fra Bevignate come capomastro, era prevista la costruzione di una basilica romanica, con una navata centrale e due laterali. Poi la direzione dei lavori passò a Giovanni di Uguccione e il progetto fu cambiato, optando per una chiesa di stile gotico italiano. Si susseguirono diversi illustri capomastri: lo scultore e architetto senese Lorenzo Maitani, che introdusse nuovi elementi gotici e fu l’artefice dell’imponente facciata, eco di quella del Duomo di Siena; Andrea Pisano, già a capo dei lavori per la cattedrale di Firenze; Andrea Orcagna; Antonio Federighi, che inserì le dodici edicole rinascimentali in facciata, e Antonio da Sangallo il Giovane, che rifece il pavimento.

La facciata non passa inosservata, imponente e colorata, decorata da ampi bassorilievi e statue con i simboli degli evangelisti. Tre ricchissimi portali si aprono fra i pilastri di base, sopra tre cuspidi raggiungono una loggetta ad archi trilobi che divide orizzontalmente la facciata. La parte superiore ospita lo splendido rosone, opera dell’Orcagna. I pilastri sono dettagliatamente decorati da bassorilievi di marmo, che ritraggono storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. All’interno, il Duomo ha una pianta a croce latina con tre navate. Nella cappella di San Brizio troverete un ciclo di affreschi iniziato dal Beato Angelico e portato a termine dal cortonese Luca Signorelli.

Il Duomo non è l’unico esempio di gotico a Orvieto; potete ammirare le tracce di questo stile architettonico anche nella vicina Chiesa di San Giovenale.

Facciata del Duomo di Orvieto con mosaici e rosone

Il Duomo di Napoli: Stratificazione di Epoche

Come molte delle cattedrali gotiche italiane, anche il Duomo di Napoli è gotico, ma non solo: la principale chiesa del capoluogo campano presenta, infatti, una sovrapposizione di più stili che vanno dal Gotico puro a cavallo tra il Duecento e il Trecento fino al Neogotico ottocentesco. La cattedrale sorge sull’antico tempio di Apollo e fu costruita a partire dal XIII secolo, unendo le precedenti chiese di Santa Restituta (del IV secolo) e Santa Stefania (degli inizi del VI secolo), per volere di Carlo II d’Angiò, per poi essere completata sotto Roberto d’Angiò nel 1313.

La facciata del Duomo è stata ricostruita più volte; la versione attuale è stata realizzata in stile neogotico da Errico Alvino alla fine dell'Ottocento, anche se sono visibili anche tracce gotiche. Ha una struttura a salienti, con tre portali gotici e tre cuspidi, ornate da sculture in marmo, in corrispondenza di ognuna delle tre navate. In quella centrale vedrete un rosone cieco, con all’interno la statua del Cristo Benedicente. Antonio Baboccio realizzò i portali nel 1407 e, per quello centrale, riutilizzò leoni stilofori e una Madonna con Bambino di Tino di Camaino del XIV secolo. Durante la Seconda Guerra Mondiale la facciata fu danneggiata e restaurata nel 1951 e, in modo integrale, nel 1999.

L’interno della cattedrale ha conservato uno stile gotico duecentesco: ha una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate, separate da otto pilastri per lato, a cui sono addossate 110 semicolonne, ornate da busti di vescovi del XVII e XVIII secolo. Nella navata e nel transetto i soffitti lignei, intagliati e dorati, risalgono al 1621 e incorniciano dipinti di pittori tardo-manieristi. Da non perdere la cappella del Tesoro di San Gennaro, realizzata nel Seicento: una vera chiesa nella chiesa, in stile barocco, chiusa con una cancellata d’ottone. Sulla cupola vedrete un affresco del Paradiso di Giovanni Lanfranco; sulle volte, nelle lunette e nei pennacchi gli affreschi del Domenichino. Dello stesso autore anche i dipinti su rame degli altari.

La vostra visita alla Napoli gotica può continuare nella Basilica di Santa Chiara, la più grande chiesa gotico-angioina della città, e a San Lorenzo Maggiore.

Facciata del Duomo di Napoli in stile neogotico

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