Archivio Apostolico Vaticano: Storia, Contenuti e Accesso

Il moderno Archivio della Santa Sede nasce per iniziativa di Paolo V Borghese intorno al 1610, sebbene la sua storia affondi le radici in tempi ben più lontani, collegandosi con l'origine, la natura, l'attività e lo sviluppo della Chiesa romana stessa. Fin dai tempi apostolici i Papi conservavano con cura le scritture che si riferivano all'esercizio della loro attività. Dopo vari progetti per creare un archivio centrale della Chiesa, Paolo V ordinava di trasferire nelle tre sale adiacenti alla Biblioteca Segreta (le cosiddette Sale Paoline) registri di bolle e di brevi, libri della Camera, collezioni di documenti fino al pontificato di Pio V compreso.

Nacque così un archivio nuovo «pro privata Romanorum pontificum commoditate» e «ad publicam studiorum utilitatem», per un totale di poco più di tremila unità, la cui parte più importante era costituita dai registri delle bolle da Innocenzo III in poi (Registra Vaticana). Nella prima metà del '700, durante le prefetture di Pietro Donnino De Pretis e Filippo Ronconi, le carte conservate nell'Archivio ricevettero un primo ordinamento che rimarrà per molti fondi valido fino ad oggi. Dal 1751 al 1772 la storia dell'Archivio è dominata dalla figura di Giuseppe Garampi, principale artefice, tra l'altro, del famoso Schedario che prende il suo nome. Nel 1892 fu trasferito dal Palazzo Lateranense all'Archivio Vaticano gran parte dell'archivio della Dataria Apostolica, con i registri antichi Archivum Bullarum e i Registri delle Suppliche dal 1417 (che si aggiunsero a quelli già esistenti in Archivio Segreto).

Mappa storica o pianta dell'Archivio Apostolico Vaticano

Una Ricchezza Documentale Inestimabile

All'interno degli Archivi Vaticani si trovano milioni di documenti storici, molti dei quali hanno un ruolo cruciale nella comprensione degli eventi passati. Si stima che la mole di documenti conservati, tra buste, registri e faldoni, raggiunga gli ottantacinque chilometri di scaffalature, una distanza paragonabile a quella che separa Roma da Viterbo. Questa è una ricchezza straordinaria, costituita in ottocento anni di documentazione continua e ininterrotta, dal 1198 ad oggi, da circa 650 tra fondi e serie archivistiche, prodotti da 650 uffici, famiglie e persone diverse. L’Archivio Vaticano è noto anche come "archivio del mondo": si pensi che conserva la più antica documentazione cartacea scritta in mongolo. I documenti qui custoditi vanno infatti oltre l’Europa christiana medievale, distinguendosi dai grandi archivi europei che solitamente sono carenti di documentazione medievale.

Interno degli scaffali dell'Archivio Apostolico Vaticano, a indicare la vastità

Documenti Celebri e il Loro Valore Storico

Tra i milioni di documenti, alcuni spiccano per il loro impatto sulla storia mondiale:

  • Lettera di Maria Regina di Scozia: Negli archivi è inclusa una lettera di Maria, la Regina di Scozia, indirizzata a Papa Sisto V. La lettera fu inviata al Papa mesi prima della sua prevista esecuzione, dove gli chiede di salvarle la vita e di liberarla dalla prigione. Purtroppo il Papa decise di non intervenire e Maria fu giustiziata nel 1587.
  • La scomunica della Chiesa cattolica nei confronti di Martin Lutero: Martin Lutero fu bandito dalla Chiesa cattolica nel 1521. Negli Archivi Vaticani è conservata una lettera scritta da Papa Leone X a nome della bolla papale che lo bandisce dalla Chiesa.
  • Verbali dei processi contro i Cavalieri Templari: Durante le Crociate, i Cavalieri Templari godettero di una vita prestigiosa, fatta di ricchezza e privilegi. Questo, alla fine, venne visto come un ostacolo e, in seguito, Filippo IV di Francia ordinò l'arresto di tutti i Cavalieri il 13 ottobre 1307. Dopo essere stati torturati per anni, molti si dichiararono colpevoli del crimine e furono bruciati sul rogo. I verbali del processo, durato diversi anni, sono stati documentati e conservati negli archivi.
  • Appunti dal processo contro Galileo: Uno degli scienziati più famosi al mondo, Galileo, fu il primo a mettere in discussione la visione della Chiesa cattolica sul movimento della Terra. Le sue osservazioni lo portarono ad affermare che la Terra gira intorno al Sole e per questo fu arrestato e trascorse il resto della sua vita in prigione. Gli archivi contengono le note del suo processo.
  • Lettere di Michelangelo: L'Archivio Vaticano contiene una lettera scritta dal famoso artista Michelangelo al Papa per avvertirlo che le guardie vaticane non ricevevano il loro pagamento da tre mesi. Ha anche detto che, a causa di ciò, le guardie hanno minacciato di licenziarsi. Non è chiaro cosa sia successo in seguito a questo avvertimento dell'artista.
  • La richiesta di annullamento da parte di Enrico VIII nei confronti della moglie Caterina d'Aragona: Uno dei documenti più preziosi dell'archivio è una lettera di Enrico VIII che chiede al Papa l'annullamento della moglie Caterina d'Aragona. Enrico era innamorato di Anna Bolena e desiderava sposarla. La lettera è stata firmata anche da 85 membri del clero, tra cui l'Arcivescovo di Canterbury.
Foto di documenti storici originali conservati nell'Archivio Apostolico Vaticano (es. lettera di Maria Stuarda o bolla di scomunica)

Dal "Segreto" alla Trasparenza: Natura e Scopo dell'Archivio

Si celebra la Giornata Internazionale degli Archivi, istituita dall’International Council on Archives (ICA) il 9 giugno, nella ricorrenza della sua fondazione nel 1948, sotto l’egida dell’UNESCO. È un’occasione per riflettere sul ruolo degli archivi nella conservazione e diffusione della memoria collettiva. Dal Cortile del Belvedere è possibile accedere alla sede collocata in una vasta area del Palazzo Apostolico. Ad accogliere gli studiosi e i visitatori vi è spesso l’archivista e docente Luca Carboni, con il quale si può approfondire il valore sociale e il significato degli archivi.

L'Archivio Apostolico Vaticano, nato come Archivio centrale della Santa Sede nel 1612, ha una storia affascinante. Il termine “Segreto” che lo ha accompagnato per quattro secoli, fino al 2019, era in realtà la testimonianza dell’epoca storica in cui nacque, il Seicento. In quel periodo, l'archivio non era considerato pubblico, a servizio dei cittadini o della Storia, ma instrumentum regni, archivio del principe, arsenal de l’autorité, da qui 'segreto' con il significato di separato/riservato. Nello stesso periodo esistevano anche l’archivio segreto dei Gonzaga e quello degli Este, oggi a Mantova e a Modena.

La svolta nella storia degli Archivi, incluso quello Vaticano, si ebbe nell’Ottocento, con la nascita dei grandi archivi di concentrazione, i futuri Archivi di Stato. Cambia la loro finalità: nel secolo del Romanticismo e del sentimento nazionale, gli studi storici iniziarono a sfruttare gli archivi, che trovarono nuova considerazione come fonti per la storia patria. Questo portò alla consultabilità di queste istituzioni e alla fine del 'segreto', un fenomeno chiamato archival turn, che segna uno spartiacque tra l’archivistica moderna e quella contemporanea. Anche l’Archivio Vaticano aprì le sue porte agli studiosi di tutto il mondo nel 1880/81.

Come spiega Luca Carboni: “A differenza delle biblioteche, gli archivi nascono con un fine eminentemente pratico, giuridico-amministrativo: sono lo specchio dell’attività di un ente, di una famiglia, di una persona. Solo successivamente, e non sempre, potranno acquisire una valenza culturale”. Nell’immaginario comune gli archivi sono spesso intesi come “ammassi di carta”, “luoghi bui in perenne combattimento con la polvere, la luce e l’umidità, o rappresentazione del centro del potere o delle lungaggini e della farraginosità della burocrazia. Non a caso - osserva Carboni - nei momenti di rivolta e rivoluzione l’archivio è stato visto come il simbolo del potere da distruggere”.

Parlare di archivio oggi nelle società democratiche, tuttavia, equivale anche a riferirsi alla tutela dei nostri diritti: “Alla parola potere - prosegue Carboni - si associa quella di trasparenza, o, come dicono gli angloamericani, di “accountability”, come responsabilità di trasparenza e correttezza del funzionario pubblico e del governo nei confronti del cittadino. E, una volta esaurita la valenza giuridico-amministrativa, gli archivi diventano memoria”. Ed è così che “dalle carte e dalle pergamene, dai volumi e dai registri, dalle filze e dai faldoni, da un nome, da un accenno vago, da un semplice numero, ritorna in vita una persona” con il suo tempo e il suo vissuto, gli affanni e le fatiche, le gioie e le speranze: un mondo “non troppo lontano, anche quello della nostra giovinezza dove si scrivevano ancora le lettere a mano, e si doveva perdere del tempo per comunicare con l’altro”. Gli archivi “non sono più quelle che Benedetto Croce definiva ‘bianche e tacite case dei morti’, ma divengono traccia indispensabile per riflettere sul nostro passato”.

Ancora oggi, secondo il suo Statuto, l’Archivio conserva i documenti relativi al governo della Chiesa, perché siano innanzitutto a disposizione della Santa Sede e della Curia nel compimento del proprio lavoro, e perché poi, in base a concessione pontificia, rappresentino per tutti gli studiosi, fonti per la conoscenza della storia e della vita della Chiesa. L’Archivio provvede dunque sia alla “sicurezza che alla conservazione permanente e scientificamente ordinata del proprio patrimonio storico-archivistico”, ma anche “alla sua valorizzazione”.

Modalità di Accesso e Consultazione

L’Archivio Apostolico Vaticano richiede come unico requisito per l’accesso il possesso di un diploma di laurea e una lettera di presentazione di un’università o di un altro istituto culturale, senza alcuna distinzione di credo politico o religioso o di etnia. La tessera per l’accesso è completamente gratuita. Se si dividessero per Stato gli studiosi che hanno avuto accesso negli ultimi quindici anni, si coprirebbero tutti i seggi delle Nazioni Unite.

A differenza di altri Archivi di Stato, non esiste una “data mobile” per la consultabilità dei suoi documenti, ma è il Sommo Pontefice che, di volta in volta, con atto di liberalità, decide l’apertura di un periodo storico alla consultazione. Negli anni la prassi è stata quella di aprire alla consultazione per interi pontificati. Oggi la documentazione conservata nell’Archivio Vaticano è consultabile fino all’ottobre 1958, data della morte di Pio XII, il cui pontificato è stato aperto allo studio da Papa Francesco a partire dal marzo 2020. Al di là di ogni “leggenda nera”, si pensi che nel giro di 42 anni, tra il 1978 ed il 2020, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno aperto alle ricerche degli studiosi ben 81 anni di storia: dal 1878 al 1958. Questo rappresenta un'apertura maggiore rispetto a qualsiasi altro Archivio al mondo.

Per l'accesso e la consultazione, è richiesto un abbigliamento decoroso e sobrio, anche nei mesi estivi, come si conviene all’ambiente dell’Archivio Apostolico Vaticano. Prima di lasciare l’Archivio, lo studioso recupera i propri effetti personali dal guardaroba. Gli Indici devono essere consultati esclusivamente nella Sala Indici «Leone XIII» e sono immediatamente accessibili al ricercatore che può prenderli direttamente dagli scaffali.

La Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica

Presso l’Archivio Apostolico Vaticano è presente una Scuola di Paleografia Diplomatica e Archivistica, voluta da Papa Leone XIII. La Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica presso l’Archivio Segreto Vaticano fu istituita da Leone XIII nel 1884 come "Scuola di paleografia e critica applicata". Rientra nell’ambito delle vaste riforme culturali di papa Pecci, dopo l’apertura dell’Archivio Vaticano agli studiosi di tutto il mondo nel 1880/81, e la lettera Saepenumero considerantes dell’agosto 1883 sulla validità e l’importanza della ricerca storica. La Scuola nasceva per addestrare il giovane clero alla conoscenza e all'illustrazione dei documenti.

Oggi forma non solo paleografi e diplomatisti, ma anche archivisti, sia quelli storici tradizionali che si occupano delle polverose e confuse carte del passato, sia gli archivisti informatici, coloro che riordinano e riordineranno gli archivi di oggi e di domani, nativi digitali. Ogni anno una quarantina di studenti, in maggioranza laici provenienti da tutto il mondo, inizia questo faticoso e difficile, ma entusiasmante percorso di perfezionamento.

Illustrazione o foto di studenti che apprendono paleografia e diplomatica

Le Sfide Contemporanee: Digitalizzazione e Conservazione

Varie sono le sfide con cui devono confrontarsi oggi gli archivi. Prima fra tutte quella della digitalizzazione che, se da una parte favorisce una diffusione più capillare della documentazione, dall’altra non può sostituire l’aspetto "materiale" delle carte, che rende viva la storia da esse raccontata. Quando parliamo di digitalizzazione di documenti originali, cartacei o pergamenacei, ci riferiamo sempre a due finalità distinte.

La digitalizzazione ha innanzi tutto un compito fondamentale nella salvaguardia e conservazione. Il danno più grande che si può arrecare ai documenti deriva dalla consultazione materiale da parte dei ricercatori. Quindi, digitalizzare il documento significa effettivamente salvarlo dall'uso, preservarlo. Ogni anno, essendo un Archivio centrale, l'Archivio Vaticano riceve migliaia di pezzi archivistici dagli altri uffici della Curia Romana e dalle rappresentanze pontificie nel mondo, e tanti documenti vengono digitalizzati in un anno, mentre altrettanti entrano ogni anno in Archivio. È una battaglia senza fine, una corsa contro il tempo. Non sempre, inoltre, il documento più antico richiede immediata digitalizzazione. Si pensi alle carte novecentesche come i fax, le fotocopie o la carta velina che, per qualità delle materie prime e per modalità di fabbricazione, sono a rischio rapido deperimento.

IL PROCESSO DI DIGITALIZZAZIONE

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