Papa Leone XIV ha rivolto un pressante appello a vivere giornate specifiche in digiuno e preghiera, «supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso». Questo invito, come quello lanciato per la giornata del 22 agosto in memoria della Vergine Maria Regina, o l'appello per la Quaresima 2026, ha suscitato un’ampia attenzione e ci spinge a considerare il profondo significato biblico, teologico e spirituale di tali gesti.

Il Digiuno: Una Pratica Universale e Sacra
L’invito al digiuno non è certo nuovo per la Chiesa. Si ricordano, ad esempio, l’invito di papa Francesco per il 7 settembre 2013, per la pace in Siria e in tutto il mondo, e innumerevoli altre giornate di digiuno lungo la storia. Senza scomodare tutta la Bibbia, è emblematico l'esempio di Gesù che digiunò per 40 giorni e 40 notti nel deserto.
Il digiuno è una scelta che accomuna credenti di varie fedi e anche non credenti. Si possono ricordare i digiuni davanti alla base dei missili a Comiso, negli anni '80, o la figura di Gandhi, che fece del digiuno una scelta fondamentale per la sua lotta nonviolenta. L'Unione Induista Italiana, ad esempio, ha aderito all'invito del Papa a unirsi in preghiera e digiuno, riconoscendo in esso un segno distintivo di dialogo tra le fedi e di valorizzazione dell'unità nella diversità. L'osservanza rituale del digiuno, che in sanscrito si chiama "upavasa" (letteralmente "dimorare accanto"), rafforza e favorisce questa vicinanza a Dio, portando serenità e una mente calma.
Una Teologia del Digiuno
La Bibbia offre una vera e propria teologia del digiuno. Poiché nutrirsi è una necessità vitale, privarsi del nutrimento evidenzia che la fonte della vita non è la persona stessa del vivente; si vive assumendo la vita dall’esterno. Il digiuno volontario ci ricorda, allora, che la nostra vita è precaria, che essa viene da altrove ed è destinata all’altrove eterno. Privarsi del nutrimento per un breve tempo, in vista di uno scopo significativo, è tutt’altro che un atto di autolesionismo, ma si offre come un aiuto a stabilire un giusto ordine di priorità.
Nella vita c’è qualcosa di più importante della vita stessa: ed è il senso che la rende significativa e piena, è l’amore che ci lega agli altri e che illumina il cammino dei giorni. Attraverso il digiuno scelto per amore, con saggezza e motivazione profonda, il credente si riconcilia con Dio, fonte della vita, e con gli altri, con cui condivide il cammino del tempo.
Il Digiuno nell'Antico e Nuovo Testamento
L’Antico Testamento presenta il digiuno in una visuale ampia, accompagnandolo con la preghiera e collegandolo al dolore e al lutto. Nei momenti più solenni della storia della salvezza, i protagonisti scelgono di digiunare:
- Mosè lo fa prima di ricevere le tavole della Legge, per ben quaranta giorni (Es 34,28).
- Davide, con il digiuno, riconosce il peccato commesso e testimonia il desiderio di riparare al male compiuto (2 Sam 12,17.20.23).
- La regina Ester, prima di affrontare il re Assuero, digiuna tre giorni e chiede a tutto il popolo di digiunare in segno di penitenza, testimoniando che la forza viene da Dio (Ester 4,16).
- Il re Acab dinanzi all’annuncio delle disgrazie si stracciò le vesti, si coprì di sacco e digiunò (1 Re 21,27).
Per i profeti, il digiuno non dovrà mai essere una pratica solo esteriore, fine a sé stessa (cfr. Is 58,3-7; Ger 14,12), ma dovrà privarci di qualcosa per favorire gli altri e ristabilire la giustizia e la pace in tutti i rapporti.
Nel Nuovo Testamento, Gesù si prepara all’inizio della vita pubblica ritirandosi nel deserto per quaranta giorni, dove rimane in digiuno (Mt 4,1-2; Lc 4,1ss). Come nuovo Mosè, Gesù vince così le tentazioni che vorrebbero indurlo a fuggire dal compimento della sua missione. Nel corso della vita pubblica, si oppone alla pratica formale del digiuno, insegnando che esso è soprattutto segno dell’attesa dello Sposo messianico. Così, Gesù ci insegna a privarci di tutto ciò che occupa il posto da dare a Dio e a liberarci da ogni arroganza nella relazione con Lui e con il prossimo. Il digiuno si coniuga pertanto all’amore e la sua pratica diventa rimando al primato dell’Altissimo e alla carità verso gli altri, fonte di pace e di gioia (cf. Mt 6,16-18).

Oltre la Derisione: Il Vero Scopo del Digiuno
Il digiuno si presta spesso alla derisione e allo scherno, con frasi come: «Ma a che cosa serve? È inutile. È una pagliacciata che serve solo a silenziare la coscienza…». Questa retorica si manifesta anche in occasione di iniziative per la pace, come presidi o tende per Gaza, dove digiuni accompagnano la protesta.
Invece, Papa Leone XIV si appella all’impegno di ognuno di noi, in un momento corale di unità, per non lasciarci vincere dalla disperazione o rassegnazione. Come ha affermato il Card. Matteo Zuppi: «Il perdurare di situazioni di violenza, odio e morte ci impegna a intensificare la preghiera per una pace disarmata e disarmante, supplicando la Beata Vergine Maria Regina della pace di allontanare da ogni popolo l’orrore della guerra e di illuminare le menti di quanti hanno responsabilità politiche e diplomatiche». La pace non è un’utopia spirituale, ma una via umile fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione.
Digiuno come Liberazione e Impegno
Il digiuno serve ad aiutare a liberare corpo, mente e anima da tante altre preoccupazioni, per dare valore a ciò che più ha valore. Papa Leone XIV, nella sua omelia di una recente domenica, ha sottolineato: «Il mondo ci abitua a scambiare la pace con la comodità, il bene con la tranquillità. Per questo, affinché in mezzo a noi venga la sua pace, lo shalom di Dio, Gesù deve dirci: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49)». Questo "fuoco" non è quello delle armi, né quello delle parole che inceneriscono, ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve, che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo.
Dunque, il digiuno non è evasione o sentimentalismo, né un semplice fioretto. È fatica e presa di coscienza di un impegno di fronte alla follia della guerra e della corsa agli armamenti. Certi demoni si scacciano solo con la preghiera e il digiuno. Questa pratica, subordinata all'astinenza, ha tre fini di mortificazione: reprime le concupiscenze e le passioni disordinate, disponendo l’anima a contemplare le cose più alte. È un elemento liberatorio, purificando la vita e rendendola più leggera per ascendere.

Digiunare dal Cibo e Oltre
Papa Leone XIV invita a vivere questa giornata affidandosi al Signore e chiedendo di essere guidati, nella fatica del digiuno, ad essere più liberi, a discernere e compiere scelte vere di pace e giustizia. Questa giornata apra a tutti, in particolare ai cristiani, la strada a scelte davvero nonviolente, che evitino ogni compromesso con la guerra e la sua preparazione.
Digiunare non significa solo astenersi dal cibo, ma anche dal guadagno economico e dai legami con chi ha interessi nelle armi. Quanti affari sporchi di sangue! Quante banche coinvolte nell’export di armi, anche con Paesi in guerra, pur essendo vietato dalla legge 185/90. Sarebbe un gesto significativo se questa giornata di preghiera e digiuno portasse i credenti, le parrocchie, le diocesi, i movimenti e le associazioni ad aderire alla campagna BancheArmate.org, e a chiudere i rapporti con chi guadagna con la guerra, con i mercanti di morte.
Come recita il profeta Isaia: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?» (Is 58,6-7).
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La Pedagogia del Digiuno
La pedagogia del digiuno è quella della sobrietà. Un piccolo digiuno provvisorio ci fa ricordare il prolungato ed ingiusto digiuno dei poveri che non hanno da mangiare, i "popoli" della fame. Dunque, ha un valore pedagogico, un valore di ricordo di chi a questo digiuno è costretto a lungo, per decenni: i cosiddetti "morti per fame".
Inoltre, ci sono diversi "pani" da masticare, non solo quello che ci dà sopravvivenza. Ci sono i pani che trascuriamo: il pane del perdono, ad esempio. Un buon digiuno è anche quello del perdonare. Il perdono è contro natura sotto un certo aspetto, ma saper perdonare significa veramente somigliare a Dio, rendendoci grandi a livello umano.
Preghiera: Dialogo con Dio e Amore per il Prossimo
L’altro nome del digiuno voluto dal Signore è l’amore vissuto secondo il disegno di Dio, l’opposto del chiamarsi fuori egoistico, come dell’attivismo di chi pensa che tutto dipenda dalle proprie forze. L’appello di Papa Leone XIV è perciò un invito a sentirci tutti coinvolti e responsabili per la causa della pace e a chiedere insieme a Dio di illuminare chiunque possa farsi operatore di una pace giusta e vera.
È qui che si comprende perché il digiuno deve unirsi alla preghiera: dialogo di Dio con Dio nel cuore dell’uomo, partecipazione alla vita trinitaria. La preghiera è lasciarsi amare da Dio e imparare da Lui ad amare il prossimo, accettando di essere “trasfigurati” secondo la volontà del Signore. Come affermato da Papa Francesco, la preghiera serve «anzitutto per recuperare il desiderio di stare alla presenza del Signore, ascoltarlo e adorarlo» e «come voce “del cuore solo e dell’anima sola” (cfr. At 4,32), che si traduce nella solidarietà e nella condivisione del pane quotidiano».
Quaresima: Un Tempo di Ascolto, Digiuno e Cammino Insieme
Nel suo messaggio per la Quaresima 2026, dal titolo “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”, reso pubblico il 13 febbraio e firmato il 5 febbraio (memoria di Sant’Agata), Papa Leone XIV invita a chiedere la grazia per un tempo che «renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi» e perché tutti abbiano «la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro».
La Quaresima, che si apre il Mercoledì delle Ceneri (il 18 febbraio), ricorda il Papa, è il tempo in cui la Chiesa «ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno». In questo cammino di conversione è fondamentale lasciarsi raggiungere dalla Parola di Dio e rinnovare la decisione di seguire Gesù.
Ascoltare la Parola e il Grido dei Poveri
Il Papa richiama l’importanza di dare spazio alla Parola di Dio attraverso l’ascolto. L’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Così, prosegue Papa Leone XIV, ci lasciamo istruire da Dio ad ascoltare come lui, fino a riconoscere, citando la sua Esortazione apostolica Dilexi te, che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa».
Digiunare dalle Parole che Feriscono
Il digiuno, esercizio ascetico «insostituibile nel cammino di conversione», è una pratica concreta «che dispone all’accoglienza della Parola di Dio». Serve a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo. Citando Sant’Agostino ne “L’utilità del digiuno”, solo gli angeli si saziano del “pane” della giustizia, mentre gli uomini, in vita, «ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso».
Il Pontefice ricorda che nel digiuno va sempre evitato l’orgoglio, e va quindi vissuto «nella fede e nell’umiltà», in comunione con il Signore, e deve sempre includere «anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio». Per questo invita tutti «a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo». Dobbiamo imparare a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente, alle calunnie. Dobbiamo sforzarci invece di misurare le parole e coltivare la gentilezza in ogni ambito della vita: in famiglia, tra amici, sul lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione e nelle comunità cristiane. Così, tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Il Cammino Insieme della Comunità
Dopo “ascolto” e “digiuno”, la terza parola chiave del messaggio di Papa Leone XIV è “insieme”, perché «la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno». La Scrittura narra che il popolo d’Israele si radunava «per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge» e praticare il digiuno, «in modo da rinnovare l’alleanza con Dio».
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, famiglie, gruppi ecclesiali e comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. Nelle nostre comunità ecclesiali e nell’umanità «assetata di giustizia e riconciliazione», la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo e la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà. Infine, il Papa invita ad impegnarsi «affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore».
Il Rito delle Ceneri: Morte e Rinascita
L’inizio della Quaresima è caratterizzato dal rito delle Ceneri, che si colloca all’interno della celebrazione dell’Eucaristia, aprendo la Quaresima in atteggiamento di preghiera, ascolto della Parola di Dio e comunione al Corpo di Cristo. Questo inizio è caratterizzato dalla dimensione penitenziale, ricordata proprio dalle ceneri che ci rammentano la nostra fragilità, corruttibilità e mortalità. Nell’antichità erano i peccatori pubblici a intraprendere un cammino di penitenza segnato con l’imposizione delle ceneri, un rituale di seppellimento. Allora il peccatore accettava, sceglieva di far morire il suo uomo vecchio, di seppellirlo, perché l’uomo viene dalla polvere e alla terra ritorna. Un credente che decide di lasciarsi rinnovare il cuore deve affrontare una morte dell'uomo vecchio, contrario al Vangelo e attaccato al mondo, per essere seppellito e rinascere.