Le apparizioni di Gesù Risorto, testimoniate dal Nuovo Testamento, costituiscono il fondamento della fede cristiana e dell'annuncio apostolico. L'apostolo si fa trasmettitore di questo annuncio, che egli a sua volta ha ricevuto. Queste manifestazioni, avvenute nei quaranta giorni successivi alla risurrezione, furono dirette principalmente a persone a Lui vicine e amiche.
La Natura e le Caratteristiche delle Apparizioni
Nelle apparizioni pasquali, Gesù si presenta alle donne e ai discepoli con il suo corpo trasformato, reso spirituale e partecipe della gloria dell'anima, ma senza alcuna caratteristica trionfalistica. Le prime apparizioni sono dirette alle donne, non ai discepoli e agli stessi apostoli, rompendo le convenzioni sociali dell'epoca.
Un elemento ricorrente nelle apparizioni pasquali è l'iniziale difficoltà a riconoscere Cristo da parte di coloro che Egli incontra. Ne sono esempi Maria Maddalena, il discepolo che Gesù amava e i discepoli di Emmaus. A questo iniziale smarrimento corrisponde, al momento del riconoscimento, una nuova intelligenza del mistero di Cristo e la risposta della fede. Le esclamazioni dei discepoli - "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?" (Lc 24,32); "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20,28); "Ho visto il Signore!" (Gv 20,18) - testimoniano questa profonda trasformazione interiore.
L'evento pasquale incide nella storia, come attestano la tomba vuota e le donne all'alba di Pasqua, ma nella sua sostanza è soprannaturale e trascendente. Per avere il riconoscimento del Cristo risorto non basta averne avuto una precedente esperienza storica, vivendo con Lui in Galilea e in Giudea. È necessario un canale di conoscenza e di comprensione superiore, quello della fede, che rende l'apparizione un incontro personale efficace.

Un caso eccezionale è l'incontro con Saulo nei pressi di Damasco, dove la luce che circonda il Risorto quasi acceca Paolo e lo atterra (At 9,3-9), segnando un'apparizione non ai "testimoni amici" ma a un persecutore che diventerà apostolo.
Le Apparizioni Testimoniate nei Vangeli e negli Atti
Le Prime Apparizioni e il Cenacolo
La sera stessa del giorno di Pasqua, il Vangelo di Giovanni ci riporta con Gesù Risorto nel Cenacolo, lo stesso luogo del Giovedì Santo, dove gli apostoli erano rinchiusi per timore dei giudei. Gesù si presenta senza bussare, oltrepassando tutte le barriere, poiché il Suo corpo glorioso non è più legato al tempo e alla materia. La prima cosa che fa è salutare con il motto pasquale: «Pace a voi!». Gesù mostra loro le mani e il fianco, ovvero le cinque piaghe gloriose impresse nelle mani, nei piedi e nel fianco, rimaste visibili anche dopo la risurrezione. Di fronte al Cristo risorto, i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Questa apparizione è seguita dall'invio degli apostoli in missione: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Per poter svolgere con coraggio e forza la loro missione, Gesù soffia su di loro dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». La missione degli apostoli è così definita nei contenuti e nei modi, e riguarda essenzialmente la misericordia di Dio.
Il Dubbio di Tommaso
Il secondo atto di questa scena del Cenacolo riguarda il dialogo tra Gesù e l'Apostolo Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, che non era presente quando Gesù apparve la prima volta. Appena Tommaso rientrò, gli altri discepoli lo informarono dicendo: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli rispose mettendo in dubbio la loro testimonianza con estrema sincerità e bisogno di personale verifica, affermando: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo, la scena si ripete: i discepoli erano di nuovo tutti nel Cenacolo e c'era con loro anche Tommaso. Di nuovo Gesù si presentò a loro con le stesse modalità ed espressioni verbali, dicendo «Pace a voi!». Poi diresse il suo sguardo e il suo discorso a Tommaso, invitandolo a un gesto di verifica: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Costatata la verità della risurrezione, Tommaso con grande umiltà si rivolse al Signore con l'espressione carica di fede e di sottomissione: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù andò oltre, riferendosi a tutti e affermando che sono beati tutti quelli che non hanno visto Lui da vivo, da morto e da risorto ed hanno creduto. Non sempre i nostri atti di fede sono spontanei ed immediati; molte volte hanno bisogno di tempo e in certi casi anche di verifica. San Giovanni conclude il Vangelo di questa domenica dicendo che Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti, ma quelli riportati sono stati scritti perché si creda fermamente che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, tutti abbiano la vita nel suo nome.
I Discepoli di Emmaus
Un altro episodio significativo è quello dei due discepoli in cammino da Gerusalemme verso Emmaus, raccontato da Luca (Lc 24). I due procedevano tristemente, lasciando alle spalle il sogno di un Messia liberatore, la cui vicenda era ormai suggellata da una tomba. All'improvviso, un altro viandante li raggiunge e intesse con loro un dialogo sull'evento accaduto a Gerusalemme, cercando di interpretarlo e giustificarlo secondo un progetto superiore ricorrendo alle Scritture Sacre ebraiche. Queste parole impressionarono i due interlocutori, che non si accorsero di essere ormai giunti al loro villaggio.
Quando il viandante ignoto accettò l'ospitalità e si sedette a mensa con loro, «prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero». Spezzare il pane nel linguaggio cristiano delle origini era la definizione dell'Eucaristia, la presenza di Cristo nei segni del pane e del vino. I discepoli confessarono poi: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?".

La Terza Apparizione al Mare di Tiberiade (Giovanni 21)
Il Vangelo di Giovanni narra una terza apparizione di Gesù Risorto ai discepoli, avvenuta sul mare di Tiberiade. Il racconto si apre con la frase che definisce il contenuto: si tratta di una manifestazione di Gesù (ephanérosen), successiva ad altre e diretta ai discepoli. L'episodio vede sette discepoli insieme, tra cui Simon Pietro, Tommaso il Gemello, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli di Gesù. L'essere insieme e il numero di sette discepoli ha un valore simbolico per il narratore, rappresentando l'immagine della comunità post-pasquale, chiamata a confermare la sua vocazione di discepola dietro al suo Signore e Dio.
Simon Pietro prende l'iniziativa dicendo: «Vado a pescare». Gli altri lo seguono, ma in quella notte non prendono nulla, sperimentando una pesca fallimentare. Questa pesca ha una valenza simbolica, alludendo all'attività apostolica consegnata alla comunità. Senza Gesù, la comunità sperimenta la sua impotenza e la sua sterilità, perché senza di Lui non può far nulla.
La Pesca Miracolosa e il Pasto Comune
Sul far del mattino, Gesù è sulla riva, presenza del Risorto. I discepoli non sanno che è Gesù, proprio come Maria Maddalena non Lo aveva riconosciuto inizialmente. L'iniziativa è di Gesù, che si rivolge ai discepoli con l'appellativo affettuoso di «figlioli». Egli chiede loro: «Non avete nulla da mangiare?». La loro risposta secca, «No!», è il segno della delusione.
Gesù li invita-comanda di gettare la rete sulla destra della barca. La parola di Gesù si rivela efficace e l'obbedienza ad essa è condizione perché la promessa si compia. La rete si riempie di pesci, tanto che non riuscivano più a tirarla. Il discepolo che Gesù amava, grazie all'esperienza dell'essere amato, per primo riconosce il Signore e confessa: «È il Signore!». La sua confessione lega l'effetto della parola di Gesù al suo essere sulla riva. Udita la rivelazione, Pietro si cinge la sopravveste, poiché era nudo, e si getta in mare per andare incontro a colui che riconosce come suo Signore.
Appena approdati a terra, il loro sguardo è attratto dalla brace e dal cibo già preparato: pesce posto sul fuoco e pane. Sono altri segni di manifestazione. A questo cibo, Gesù chiede che si unisca del pesce appena pescato, simbolo dei discepoli che, come Gesù, si donano. Pietro sale e trae fino a terra la rete colma di centocinquantatré grossi pesci. Nonostante la grande quantità, la rete non si lacerò. Il numero dei pesci e la rete intatta simboleggiano l'universalità della missione della Chiesa e la sua unità, che non si spezza perché è frutto del dono di Gesù.
Una seconda miracolosa cattura di pesce
La presenza di Gesù culmina con l'Eucaristia. Gesù invita tutti a mangiare. Egli non è il padrone intransigente, ma colui che accoglie i discepoli come amici alla sua mensa. Ora sanno che è Gesù, perciò non hanno bisogno di fare domande. Il passaggio dall'ignoranza alla conoscenza è avvenuto grazie al prodigio della pesca e ai segni eucaristici sulla riva. Gesù prende il pane e lo dà loro, e così pure il pesce. Questa è la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli dopo essere risorto dai morti, e costituisce una manifestazione definitiva, legata all'attività apostolica della comunità in obbedienza alla parola del Risorto.
La Testimonianza di San Paolo e il Fondamento della Fede
San Paolo, nella sua Prima Lettera ai Corinzi (1 Cor 15), elenca le apparizioni di Gesù Risorto come fondamento teologico del fatto che i morti risorgono. Paolo afferma di aver ricevuto e trasmesso un annuncio di fondamentale importanza: che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture. Poi è apparso a Cefa, quindi ai Dodici. In seguito, è apparso a più di cinquecento fratelli in una sola volta, la maggior parte dei quali erano ancora vivi, mentre alcuni erano morti. Dopo, è apparso a Giacomo, quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti, è apparso anche a Paolo stesso, come a un nato fuori tempo massimo.
Paolo sviluppa un ragionamento sulle certezze: se i morti non risorgono, neanche Cristo è risuscitato. Se Cristo non è risuscitato, la nostra predicazione è vana, e vana è anche la vostra fede; siamo ancora nei nostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Ma il fondamento è chiaro: Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. In Cristo tutti riceveranno la vita, ed Egli regnerà finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi, sottomettendo ogni principato, potestà e potenza.
La Questione dell'Apparizione alla Vergine Maria
Una questione dibattuta nella tradizione cristiana riguarda l'eventualità di un'apparizione del Risorto a Maria, sua Madre. I Vangeli canonici e gli altri libri del Nuovo Testamento non ne parlano esplicitamente. Esiste solo un vangelo apocrifo, quello di Gamaliele, che lo racconta.
Tuttavia, diversi scrittori cristiani e teologi ritengono che tale apparizione sia avvenuta. Tra questi, anche papa San Giovanni Paolo II ha dedicato una catechesi all'argomento, spiegando i motivi per cui i Vangeli potrebbero non parlarne e quelli che la fanno supporre. Il Papa ricorda anzitutto che «se gli autori del Nuovo Testamento non parlano dell’incontro della Madre con il Figlio risorto, ciò è, forse, attribuibile al fatto che una simile testimonianza avrebbe potuto essere considerata, da parte di coloro che negavano la resurrezione del Signore, troppo interessata, e quindi non degna di fede».
Un secondo motivo è che i Vangeli non raccontano tutte le apparizioni del Risorto, come testimoniato da Paolo che parla di un'apparizione a cinquecento discepoli. Una terza spiegazione suggerisce che «l’assenza di Maria dal gruppo delle donne che all’alba si reca al sepolcro non potrebbe forse costituire un indizio del fatto che Ella aveva già incontrato Gesù?».
Infine, San Giovanni Paolo II elenca ulteriori motivi per cui il Risorto dovrebbe essere apparso a Maria. Essendo immagine e modello della Chiesa, che attende il Risorto e che nel gruppo dei discepoli lo incontra durante le apparizioni pasquali, sembra ragionevole pensare che Maria abbia avuto un contatto personale con il Figlio risorto, per godere anche lei della pienezza della gioia pasquale. Inoltre, presente sul Calvario durante il Venerdì Santo e nel Cenacolo a Pentecoste, la Vergine Santissima è probabilmente stata testimone privilegiata anche della risurrezione di Cristo, completando in tal modo la sua partecipazione a tutti i momenti essenziali del Mistero pasquale.

Alcuni teologi, tuttavia, suggeriscono che Maria, essendo stata definita beata perché ha creduto, potrebbe non aver avuto bisogno di un'apparizione fisica per credere nella risurrezione. Analogamente al discepolo che Gesù amava, che credette senza aver visto, e a tutti i fedeli che oggi credono senza vedere Gesù Risorto, la fede di Maria potrebbe essere stata sufficiente. Nel tempo pasquale la comunità cristiana, rivolgendosi alla Madre del Signore, la invita a gioire con il canto: «Regina Coeli, laetare. Alleluja!», «Regina del cielo, rallegrati. Alleluja!».
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