Antonio Basile: Profili e Contributi a Taranto

Il nome di Antonio Basile a Taranto emerge in contesti distinti e significativi, delineando due figure con percorsi e ruoli pubblici differenti: da un lato, un giovane coinvolto in un grave episodio di cronaca; dall'altro, un curatore che ha contribuito alla valorizzazione dell'arte contemporanea nel capoluogo ionico.

Antonio Basile "Mirco": Il Caso Giudiziario

Antonio Basile, noto anche come "Mirco", è un pescatore di 21 anni con precedenti penali. Attualmente è sottoposto all’obbligo di soggiorno nella città di Taranto. È stato fermato dai carabinieri in quanto ritenuto responsabile del ferimento di Vito Anaclerio, anch'egli di 21 anni, avvenuto nel pomeriggio nel capoluogo ionico e che lo ha lasciato in fin di vita.

Foto segnaletica o rappresentazione generica di un'indagine in corso

La vittima è stata raggiunta da cinque colpi di pistola calibro 38 mentre camminava nelle vicinanze della sua abitazione, in vico Schinaia, nel quartiere della Città Vecchia. Vito Anaclerio, che aveva una gamba ingessata per lesioni riportate in un incidente stradale e camminava con le stampelle, è stato colpito al torace, all’addome e alle gambe. Dopo essere stato soccorso e trasferito all'ospedale Santissima Annunziata, è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Le sue condizioni rimangono gravi e i medici si sono riservati la prognosi.

Nell’ambito delle indagini, i carabinieri hanno fermato Basile nella tarda serata nel quartiere 'Città Vecchia'. Il giovane deve rispondere delle accuse di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Il fermo è avvenuto anche sulla base di indicazioni fornite dalla vittima dell’agguato e di altri elementi emersi durante i controlli sul luogo del ferimento. Secondo le ipotesi investigative, l’agguato sarebbe riconducibile a un regolamento di conti per contrasti maturati negli ambienti dello spaccio di droga.

Antonio Basile e la Valorizzazione dell'Arte a Taranto

Il Contesto Socio-Culturale degli Anni Ottanta e Novanta

Nel corso degli ultimi decenni del Novecento, Taranto ha vissuto un'epoca di profonde contraddizioni. La forma di sviluppo, incentrata sulla costruzione del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, ha generato non solo benefici ma anche gravi contraccolpi sul piano occupazionale. A ciò si sono aggiunti il degrado della vita pubblica, l’ascesa di organizzazioni criminali e l’insidiosa questione ambientale, che hanno contribuito a formare un’immagine della città e del suo hinterland spesso associata alla cronaca nera.

Malgrado la tragicità di tali vicende, la Taranto degli anni Ottanta e Novanta ha dimostrato una notevole spinta propulsiva per quanto riguarda le sperimentazioni dell’arte contemporanea. Questa vitalità culturale è stata messa in evidenza nella raccolta di saggi Arte a Taranto 1980-1990 (Progedit), curata da Antonio Basile e Gianluca Marinelli, con una prefazione di Salvatore Romeo.

Copertina del libro

Il merito di quest'opera è quello di portare alla luce aspetti inediti o scarsamente indagati dalla storiografia, rivelando come la città dei Due Mari si sia configurata come un cantiere aperto, in connessione con le avanguardie e il dibattito artistico internazionale.

Protagonisti, Istituzioni e Attivismo Culturale

Numerosi attori hanno contribuito a questo fervore artistico. Si evidenzia il ruolo delle istituzioni pubbliche che hanno supportato progetti espositivi in luoghi come Palazzo Galeota o la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, inaugurata nel Castello Aragonese nel 1979 con un’antologica di Nicola Carrino curata da Franco Solmi.

Un altro attore chiave è stato il Circolo Italsider, un sodalizio di lavoratori dello stabilimento siderurgico che ha funto da punto di raccordo tra la città e l'azienda, distinguendosi, almeno fino a tutti gli anni Ottanta, come protagonista di rilevanti progetti culturali. A ciò si è affiancato un variegato attivismo organizzativo che partiva dal basso, con iniziative di artisti come Vittorio Del Piano, Giulio De Mitri e Delia Fischetti. Questi artisti agivano in collettivi, quali Cooperativa Punto Zero e Laboratorio Arti Visive, promuovendo pratiche operative di impegno sociale e politico.

Sul piano dell’esegesi e della critica d'arte, spicca l’impegno militante di figure quali Piero Mandrillo, Giacomo Battino, Silvano Trevisani, Valerio Dehò, Giovanni Amodio e Franco Sossi, i quali si sono adoperati per supportare i talenti del territorio e valorizzare i loro percorsi di ricerca. Particolarmente emblematica è l’esperienza di Sossi, un raffinato lettore delle vicende artistiche in Puglia e nel Mezzogiorno, del quale vengono ripercorsi gli ultimi progetti curatoriali e le principali linee della sua riflessione critica.

Gallerie Private e Nuovi Linguaggi

La promozione dei linguaggi e delle poetiche contemporanee è passata anche attraverso il contributo delle gallerie private. Tra queste, l’intraprendenza di “Extra”, di cui viene ricostruita l’affascinante attività espositiva, e dello “Studio Carrieri”, nota per la diffusione del graffitismo e per la programmazione degli Incontri di Martina Franca, curati da Enrico Crispolti e Vittorio Fagone. Questi eventi - convegni, mostre, esperienze relazionali-performative - hanno contribuito ad annullare gli steccati tra le pratiche artistiche e a indurre una rinnovata percezione dello spazio pubblico.

“Oltre la mappa”: i tarantini e i loro luoghi del cuore diventano un'opera d'arte

Tra i linguaggi in evidenza, la fotografia ha conosciuto un crescente interesse a livello internazionale, e in Puglia ha visto tappe memorabili. Tra queste, la presentazione in anteprima alla Pinacoteca di Bari di Viaggio in Italia (1984), il celeberrimo progetto di Luigi Ghirri, e la pubblicazione di Martina Franca Immaginaria (1981), di Mario Cresci. Proprio Mario Cresci, insieme a Uliano Lucas, Ciro De Vincentis, Pino Settanni e Ciro Quaranta, attraverso le loro rilevazioni fotografiche, hanno stimolato la discussione sulle trasformazioni del territorio e sulle grandi problematiche del proprio tempo, offrendo contestualmente una riflessione metalinguistica.

Le Esperienze nelle Province

Il quadro artistico pugliese è ulteriormente arricchito dalle vicende espresse dai centri della provincia. Si spazia dalla riscoperta dei pittori della cosiddetta “Scuola di Grottaglie” alle esperienze di ceramica contemporanea, dalle esposizioni organizzate dal Consorzio turistico di Castellaneta Marina, al rinnovato percorso di Pietro Guida, veterano degli artisti pugliesi, che nel chiuso del suo studio di Manduria è tornato a una plastica figurativa dopo l’intensa attività astratto-costruttivista (rigorosamente in acciaio) degli anni Sessanta-Settanta.

Si citano, inoltre, il ciclo pittorico Umanesimo tecnologico di Nicola Andreace, che opera a Massafra, e gli interventi di Sante Polito per Statte, intrisi di istanze antropologiche. Il tema della reinterpretazione degli spazi urbani è invece al centro di un saggio di Stefania Castellana, che analizza il riassetto urbanistico di Piazza Fontana, realizzato da Nicola Carrino.

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