Il Centro Italiano di Solidarietà (Ceis) e l'eredità di Don Mario Picchi, con un focus sul ruolo di Antonello Sica

Quasi un mese fa, il 29 maggio, è venuto a mancare don Mario Picchi, figura cardine e fondatore del Ceis - Centro Italiano di Solidarietà di Roma, di cui è stato anche presidente. Il Signore lo ha chiamato a sé alla vigilia dei suoi 80 anni, dopo una vita interamente dedicata al servizio delle persone più emarginate e fragili della società.

Ritratto di Don Mario Picchi, fondatore del Ceis

La Vita e l'Impegno di Don Mario Picchi

Nato a Pavia e formatosi a Tortona, dove è stato vice parroco a Pontecurone, paese natale di don Orione, don Mario Picchi arriva a Roma nel 1967 come cappellano del lavoro presso la Pontificia Opera di Assistenza. Nella Capitale, ha operato accanto ai ferrovieri e ai loro figli. Sempre attento ai problemi delle nuove generazioni, negli anni ’70 si rese conto che la tossicodipendenza era una necessità impellente, una piaga dalla quale non era più possibile fuggire.

La Nascita del Ceis e le Sfide Iniziali

L’avvio del Centro di Solidarietà non fu affatto facile. L’Italia non era pronta ad affrontare la questione della tossicodipendenza, non c’era una legge e le uniche risposte offerte ai tossicodipendenti erano il carcere e il manicomio. In questa situazione, don Mario Picchi trovò un grande aiuto in Papa Paolo VI. Papa Montini gli offrì un appartamento di proprietà del Vaticano nei pressi di Largo Argentina, inaugurando così un nuovo modo di affrontare il problema della tossicodipendenza.

Questo approccio innovativo ha ispirato numerosi Centri di Solidarietà in Italia, replicando il modello fondato da don Picchi a Roma. Tra questi, anche il Ceis di Spoleto e quello di Città di Castello hanno seguito le sue orme.

Immagine che rappresenta l'opera di un centro di solidarietà per il recupero dalla tossicodipendenza

La Testimonianza di Mons. Eugenio Bartoli e il Contributo di Antonello Sica

Mons. Eugenio Bartoli, presidente del Centro di Spoleto, ricorda così il sacerdote: “Di don Mario ho un ricordo bellissimo che risale ai primi anni di vita del Ceis di Spoleto”. Fu don Guerrino Rota, il prete spoletino chiamato dall’arcivescovo Alberti ad interessarsi della piaga della droga (morto nel 1989), a inviare Mons. Bartoli a Roma per un corso di formazione sulle tossicodipendenze.

Durante il corso, Mons. Bartoli ebbe modo di conoscere don Picchi, descrivendolo come "persona squisita, di grande umanità e apertura mentale". Secondo lui, senza queste doti, don Mario non avrebbe potuto elaborare il progetto Ceis. Il gruppo di formazione era composto da quattro persone:

  • Mons. Eugenio Bartoli stesso;
  • Don Giacomo Stinghi, oggi presidente del Ceis di Firenze;
  • La Dott.ssa Pierdomenica Marini, oggi responsabile del Sert di Spoleto;
  • Lo psicologo Antonello Sica, che oggi è sacerdote e psicoterapeuta.

La partecipazione di Antonello Sica a questo corso di formazione iniziale sottolinea il suo precoce coinvolgimento e la sua vicinanza alle metodologie e alla visione del Ceis fin dai primi anni. Il suo successivo percorso che lo ha portato a diventare sacerdote e psicoterapeuta è testimonianza della profondità dell'impatto ricevuto e del suo costante impegno nel campo della solidarietà e dell'assistenza.

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L'Eredità di Don Mario Picchi e la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (Fict)

Don Mario era un punto di riferimento insostituibile nei momenti di sconforto, di paura e di incertezza per chi si apprestava a diventare operatore di comunità terapeutiche. “Per noi era un fratello, un compagno di strada, un padre. Ora siamo tutti un po’ più poveri, siamo tutti più soli”, prosegue Mons. Bartoli. Don Mario non si considerava un prete “della strada” o “di frontiera”, ma semplicemente un prete che ha fatto dell’incontro con i poveri, dell’attenzione, dell’accoglienza e della solidarietà la profezia autentica del Vangelo. Amava ripetere che “i poveri non si contano, ma si abbracciano”.

Consapevole che da solo non sarebbe riuscito a contrastare l’enorme fenomeno della droga, don Mario Picchi promosse la creazione della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (Fict). A questa Federazione hanno dato vita alcuni Centri di Solidarietà, tra cui quelli di Roma, Spoleto, Lucca, Firenze e Napoli.

Mons. Bartoli conclude il suo ricordo con le parole finali del documento base della Fict, che ben esprimono lo spirito e l'eredità lasciata da don Mario: “E quando scenderemo dal nostro treno, dovremo farlo senza il rimorso di essere fuggiti davanti al dolore, e con la sicurezza che altri abbiano appreso, anche dal nostro esempio e dalla nostra testimonianza, a sedere al nostro posto”. Don Mario è sceso dal treno, ma il suo spirito e la sua missione continuano a vivere attraverso l'opera del Ceis e della Fict.

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