Il tema del Battesimo di Cristo ha affascinato innumerevoli artisti nel corso della storia dell'arte, dando vita a capolavori di grande profondità teologica e innovazione stilistica. Tra le opere più significative, spiccano quelle di Piero della Francesca e la celebre collaborazione tra Andrea del Verrocchio e il suo giovane allievo Leonardo da Vinci, oltre all'affresco di Pietro Perugino nella Cappella Sistina e la tela di Andrea Mantegna.
Il Battesimo di Cristo di Verrocchio e Leonardo da Vinci

Il dipinto "Il Battesimo di Cristo", realizzato intorno al 1475 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze, è un'opera esemplare della collaborazione tra il maestro Andrea del Verrocchio (Firenze, 1435 - Venezia, 1488) e il suo allievo, il giovanissimo Leonardo da Vinci (Vinci, 1452 - Amboise, 1519). Questa tavola, eseguita a olio e tempera, è tra le pochissime opere che possono essere assegnate con certezza all'attività pittorica della bottega del Verrocchio, artista più noto per la sua produzione scultorea.
La Collaborazione tra Maestro e Allievo
L'opera offre uno sguardo privilegiato sulla relazione tra il quasi quarantenne Verrocchio e un Leonardo poco più che ventenne. La prima menzione di questa collaborazione si deve a Francesco Albertini, che nel suo "Memoriale di molte statue e pitture nella città di Firenze" del 1510 citò "in Sancto Salvi tavole bellissime et uno Angelo di Leonardo Vinci". Tuttavia, la descrizione più famosa è quella di Giorgio Vasari nelle sue "Vite", sia nella biografia dedicata al Verrocchio che in quella di Leonardo. Vasari narra che Andrea del Verrocchio, per l'esecuzione della tavola destinata al monastero vallombrosano di San Salvi, si avvalse del suo allievo Leonardo, che eseguì con straordinaria maestria la figura dell'angelo di sinistra, tanto da indispettire il maestro per la sua bravura precocemente dimostrata.
Gli studi odierni, tuttavia, suggeriscono un intervento di Leonardo più esteso di quanto inizialmente ritenuto da Vasari, includendo anche l'esecuzione del suggestivo paesaggio fluviale, pervaso da una luce dorata, e forse parti della figura stessa di Cristo. Era prassi comune nelle botteghe quattrocentesche che il capobottega ideasse l'opera, lasciando l'esecuzione di parti secondarie o l'integrazione stilistica ad allievi e collaboratori. È probabile che nella tavola abbiano lavorato, oltre a Verrocchio e Leonardo, anche altri pittori, come suggerisce il carattere meno evoluto di alcuni dettagli, quali le mani di Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo in alto. L'angelo di Leonardo si distingue per la posa articolata del corpo, il tenero volto giovanile che sembra voltarsi, e la straordinaria naturalezza dei panneggi del manto azzurro.
Descrizione e Simbolismo
Il dipinto rappresenta Gesù che, sulle rive del fiume Giordano in Palestina, riceve il sacramento del battesimo da San Giovanni Battista, il quale gli terge la testa versando dell'acqua da una ciotola finemente decorata. Il Battista sorregge un'esile croce e un cartiglio con l'iscrizione "ECCE AGNUS DEI [QUI TOLLIT PECCATA MUNDI]" (Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; Vangelo di Giovanni 1, 29).
Due angeli inginocchiati sulla sinistra assistono all'evento, uno dei quali sorregge la veste di Gesù. La figura di Gesù è il centro visivo dell'opera, impostata su una composizione triangolare con il vertice nella ciotola del Battista e la base che collega il piede sinistro del Battista a quello dell'angelo inginocchiato. Lo sguardo dell'angelo sulla sinistra, che volge le spalle all'osservatore, guida lo spettatore verso Cristo, conferendo alla scena un movimento rotatorio.
L'opera segue elementi tratti dalle pagine evangeliche e dalla tradizione iconografica orientale e occidentale, ed è attraversata verticalmente dalla rivelazione della Santissima Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) nel momento del battesimo di Gesù. In alto, lo squarcio nei cieli rivela la figura di Dio Padre, vestito di bianco e splendore eterno, con la mano che custodisce il globo del cosmo, circondato da angeli adoranti e cherubini. Lo Spirito Santo si manifesta come una colomba, aprendo il cielo come un sipario. Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, si china a ricevere il battesimo, mentre Giovanni, con la sua corporatura emaciata, mostra i segni della sua vita ascetica nel deserto. La posizione in ombra di Giovanni corrisponde al suo ruolo secondario rispetto al Redentore, in piena luce, come testimone della luce del mondo.
Le vesti di Cristo, una tunica di fili rosso cremisi e un mantello blu, sono sorrette dagli angeli e simboleggiano la maestosa natura divina di Gesù, unita alla natura umana assunta per amore. La deposizione delle vesti ha un duplice significato simbolico: l'umile spoliazione di Cristo e l'anticipazione della sua spoliazione sulla croce. L'ambiente circostante, con il cielo, le nuvole, la terra, le rocce e il fiume, sembra risentire di questa rivelazione divina, con linee di forza che evidenziano il subbuglio cosmico causato dall'irruzione della Trinità nel mondo creato.
La celebre manifestazione dello Spirito Santo in forma di colomba rimanda al libro della Genesi, al racconto dell'arca di Noè e del ramoscello d'ulivo, simboleggiando la rinascita e la pacificazione dopo il diluvio.
Storia del Dipinto
La tavola proviene dalla chiesa del monastero vallombrosano di San Salvi a Firenze. Nel 1730 passò a un altro insediamento vallombrosano fiorentino, quello di Santa Verdiana, e pervenne nelle raccolte delle gallerie fiorentine nel 1810.
L'opera del lunedì, il Battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio
Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca

Il "Battesimo di Cristo" di Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, Arezzo, 1413 - ivi 13 ottobre 1492), realizzato a metà del Quattrocento e oggi conservato alla National Gallery di Londra, è unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori giovanili del grande pittore rinascimentale. L'opera è una delle prime firmate dall'artista e mostra sia i richiami didascalici agli insegnamenti ricevuti nelle botteghe fiorentine, sia i primi segnali di una poetica personale che avrebbe fatto scuola.
Datazione e Contesto
La datazione del dipinto è controversa. Una parte della critica lo colloca in una fase giovanile di Piero, negli anni immediatamente successivi al 1439, richiamando i tenui colori pastello amati da Domenico Veneziano, di cui Piero era stato allievo e collaboratore a partire dalla seconda metà degli anni Trenta. Altri studi, tuttavia, indicano il periodo tra il 1440 e il 1445, o più specificamente tra il 1448 e il 1450. Fu commissionato dall'abbazia di San Giovanni in Val d'Afra a Sansepolcro come tavola principale di un polittico per l'altare maggiore.
Descrizione e Simbolismo
Il dipinto a tempera su tavola, dalle dimensioni di 1,67 x 1,16 m, pone al centro la figura di Gesù, coperta unicamente da un sottile drappo allacciato in vita. Il Messia funge da asse attorno a cui sono posizionati tutti gli altri personaggi. A destra si trova San Giovanni Battista, intento a battezzarlo, mentre a sinistra compaiono tre angeli che assistono alla scena. In alto, la colomba dello Spirito Santo interrompe l'imperturbabilità del cielo, richiamando il racconto evangelico narrato nei Vangeli di Marco (1,9-11), Matteo (3,13-17) e Luca (3,21-22).
Ai piedi dei personaggi scorrono le acque del Giordano, in cui Gesù ha i piedi immersi. Sullo sfondo, si scorgono i farisei e una figura maschile intenta a togliersi le vesti per ricevere il sacramento, un "lampo di realismo" che richiama i neofiti di Masaccio nella Cappella Brancacci.
L'opera è intrisa di simbolismi: l'albero rigoglioso a sinistra di Cristo rappresenta la vita che si rigenera con l'avvento del Salvatore, mentre un arbusto secco simboleggia il destino di chi rifiuta il Battesimo. La colomba è il simbolo dello Spirito Santo, e i tre angeli rappresentano la Trinità. I colori delle loro vesti (rosso, blu e bianco) alludono agli abiti dell'Ordine dei Trinitari. La presenza di sacerdoti greci sullo sfondo, uno dei quali indica il cielo con il braccio destro, è stata interpretata come un riferimento all'avvicinamento tra la Chiesa ortodossa e quella latina, avvenuto durante il Concilio di Firenze del 1439. Due degli angeli si tengono per mano, e il terzo compie un gesto di riconciliazione, simboleggiando la concordia.
Composizione e Stile
Nonostante un'apparenza di casualità, il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca è una composizione rigorosamente geometrica e matematicamente concepita, come descritto dall'artista stesso nel trattato "De quinque corporibus regularibus". La tavola è scomponibile in un quadrato in basso sormontato da un semicerchio, al cui centro è collocata la colomba. Sull'asse verticale si distribuiscono la colomba, la mano e la coppa del Battista, e il corpo di Cristo, il cui ombelico coincide con l'incrocio delle diagonali del quadrato. Questa costruzione mentale, più che una riproduzione fedele della realtà, conferisce all'opera un senso di calma e serenità.
Piero della Francesca era un pittore colto e un intellettuale raffinato, che amava costruire le scene dei suoi quadri secondo precisi criteri geometrici e proporzionali, come trattato anche nel suo testo sulla geometria euclidea, il "De corporibus regularibus". Il suo modo di dipingere mostra figure "vestite di silenzio", accarezzate dall'azzurro del cielo e dal verde della terra, con una pittura sobria, di misura, equilibrio e armonia, dove la luce meridiana abolisce l'ombra delle cose. I corpi appaiono solidi e plastici come in Masaccio, mentre i pigmenti luminosi sono un omaggio a Beato Angelico e Domenico Veneziano.
Riscoperta e Riconoscimento
A lungo dimenticato nella sagrestia del Duomo di Sansepolcro, il capolavoro fu riscoperto solo nel 1858 da Charles Lock Eastlake, un inviato della Regina Vittoria. Inizialmente trascurato a causa del cattivo stato di conservazione, l'opera passò attraverso diverse mani prima di essere acquistata da Eastlake per la sua collezione privata e infine giungere alla National Gallery londinese. La sua riscoperta ha riacceso un grande interesse per Piero della Francesca, oggi considerato una delle personalità più importanti del Rinascimento.
Altre Rappresentazioni del Battesimo di Cristo
Il Battesimo di Cristo di Pietro Perugino

Pietro Perugino affrescò il Battesimo di Cristo nel secondo registro della Cappella Sistina, per volere di Papa Sisto IV, attorno al 1482. L'opera, di notevoli dimensioni (5,40 x 3,35 metri), fu realizzata con la collaborazione di numerosi assistenti, tra cui il giovane Pinturicchio. La scena presenta lo schema simmetrico tipico delle opere del Perugino: al centro, il fiume Giordano scorre verso lo spettatore, culminando nella figura di Gesù che riceve il Sacramento del Battesimo da San Giovanni. La colomba dello Spirito Santo scende dall'alto, sorvegliata da Dio Padre circondato da cherubini. Vasari menzionò quest'opera nelle sue "Vite", lodando la maestria dell'artista.
Il Battesimo di Cristo di Andrea Mantegna

Andrea Mantegna dipinse il Battesimo di Cristo a tempera, caseina e oro su tela attorno al 1506. Quest'opera, destinata alla sua cappella funebre all'interno della basilica di Sant'Andrea a Mantova, non fu completata dall'artista, ma fu terminata dal figlio Francesco dopo la sua morte. Il dipinto raffigura Cristo in primo piano con le braccia conserte che riceve il sacramento nel fiume Giordano, mentre il Battista, chinato, raccoglie le acque con una ciotola.