“Vi annunzio una grande gioia… oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore: Cristo Signore” (Lc 2,10-11). Queste parole dell’Angelo ai pastori risuonano in ogni Natale, riportandoci alla Notte santa di Betlemme, quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, nascendo in una povera grotta e ponendo la sua dimora fra noi. In questo giorno solenne, l'annuncio dell'Angelo è un invito per tutti, uomini e donne del terzo millennio, ad accogliere il Salvatore. L'odierna umanità non deve esitare a farlo entrare nelle proprie case, nelle città, nelle nazioni e in ogni angolo della terra.

La Preghiera dell'Angelus: Un Ricordo Quotidiano dell'Incarnazione
L’Angelus è una preghiera recitata in ricordo del Mistero perenne dell’Incarnazione tre volte al giorno: alle 6 della mattina, a mezzogiorno e alla sera verso le 18, momento nel quale viene suonata la campana dell’Angelus. Il nome Angelus deriva dal primo versetto della preghiera - Angelus Domini nuntiavit Mariae - che consiste nella lettura breve di tre semplici testi che vertono sull’Incarnazione di Gesù Cristo e la recita di tre Ave Maria. Questa preghiera è recitata dal Papa a Piazza San Pietro a mezzogiorno la domenica e nelle Solennità. Prima della recita dell’Angelus, il Pontefice tiene anche un breve discorso prendendo spunto dalle Letture del giorno.
L'Uomo del Terzo Millennio e la Necessità di un Salvatore
Nel corso dei secoli, e specialmente negli ultimi, l'umanità ha compiuto vasti progressi in campo tecnico e scientifico, disponendo di immense risorse materiali. Tuttavia, l’uomo dell’era tecnologica rischia di essere vittima dei successi della sua intelligenza e dei risultati delle sue capacità operative, se va incontro ad un’atrofia spirituale, ad un vuoto del cuore. “Svegliati, uomo: poiché per te Dio si è fatto uomo” (Sant’Agostino, Discorsi, 185). A Natale l’Onnipotente si fa bambino e chiede aiuto e protezione. Il suo modo di essere Dio mette in crisi il nostro modo di essere uomini; il suo bussare alle nostre porte ci interpella, interpella la nostra libertà e ci chiede di rivedere il nostro rapporto con la vita e il nostro modo di concepirla.
L’età moderna è spesso presentata come risveglio dal sonno della ragione, come il venire alla luce dell’umanità che emergerebbe da un periodo buio. Senza Cristo, però, la luce della ragione non basta a illuminare l’uomo e il mondo. Per questo la parola evangelica del giorno di Natale - “Veniva nel mondo / la luce vera, / quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9) - echeggia più che mai come annuncio di salvezza per tutti.
L’uomo moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà, è chiamato a lasciarsi prendere per mano dal Bambino di Betlemme, a non temere e a fidarsi di Lui. La forza vivificante della sua luce incoraggia a impegnarsi nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici. Il suo amore guida i popoli e rischiara la comune coscienza di essere “famiglia” chiamata a costruire rapporti di fiducia e di vicendevole sostegno. Il Dio che si è fatto uomo per amore dell’uomo sostiene quanti operano a favore della pace e dello sviluppo integrale.
Il Paradosso del Natale e la Verità che Rende Liberi
A Natale il nostro animo si apre alla speranza contemplando la gloria divina nascosta nella povertà di un Bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia: è il Creatore dell’universo, ridotto all’impotenza di un neonato! Accettare questo paradosso, il paradosso del Natale, è scoprire la Verità che rende liberi, l’Amore che trasforma l’esistenza. Nella Notte di Betlemme, il Redentore si fa uno di noi, per esserci compagno sulle strade insidiose della storia. Con i pastori siamo invitati ad entrare nella capanna di Betlemme sotto lo sguardo amorevole di Maria, silenziosa testimone della nascita prodigiosa.
Nonostante il trascorrere dei secoli, l'annuncio “È nato nel mondo il nostro Salvatore!” conserva inalterata la sua freschezza. È un annuncio celeste che invita a non temere perché è sbocciata “una gioia grande che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,10). È annuncio di speranza perché rende noto che, in quella notte di oltre duemila anni fa, “è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,11). Allora ai pastori accampati sulla collina di Betlemme; oggi a noi, abitanti di questo nostro mondo, l’Angelo del Natale ripete: “È nato il Salvatore; è nato per voi!”
La Permanente Necessità di un Salvatore
Ma ha ancora valore e significato un “Salvatore” per l’uomo del terzo millennio? È ancora necessario un “Salvatore” per l’uomo che ha raggiunto la Luna e Marte, che esplora senza limiti i segreti della natura e decifra i codici del genoma umano? Per l'uomo che ha inventato la comunicazione interattiva e naviga nell’oceano virtuale di internet, rendendo la Terra un piccolo villaggio globale? Sembra di no, ma in realtà è così.
In questo tempo di abbondanza e di consumismo sfrenato, si muore ancora di fame e di sete, di malattia e di povertà. C’è ancora chi è schiavo, sfruttato e offeso nella sua dignità; chi è vittima dell’odio razziale e religioso, impedito da intolleranze e discriminazioni nella libera professione della propria fede. C’è chi vede il proprio corpo e quello dei propri cari, specialmente bambini, martoriato dall’uso delle armi, dal terrorismo e da ogni genere di violenza, in un’epoca in cui tutti invocano progresso, solidarietà e pace. E chi, privo di speranza, è costretto a lasciare la propria casa e la patria per cercare altrove condizioni di vita degne dell’uomo? Chi è ingannato da facili profeti di felicità, fragile nelle relazioni e incapace di assumere stabili responsabilità, finisce spesso schiavo dell’alcool o della droga? Da questa umanità gaudente e disperata si leva un’invocazione straziante di aiuto.
È Natale: oggi entra nel mondo “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Oggi, proprio oggi, Cristo viene nuovamente “fra la sua gente” e a chi l’accoglie dà “il potere di diventare figlio di Dio”; offre cioè l’opportunità di vedere la gloria divina e di condividere la gioia dell’Amore, che a Betlemme si è fatto carne per noi. Oggi, anche oggi, “il nostro Salvatore è nato nel mondo”, perché sa che abbiamo bisogno di Lui. Malgrado le tante forme di progresso, l’essere umano è rimasto quello di sempre: una libertà tesa tra bene e male, tra vita e morte. È proprio lì, nel suo intimo, nel “cuore”, che egli ha sempre necessità di essere “salvato”. E nell’attuale epoca post-moderna ha forse ancora più bisogno di un Salvatore, perché più complessa è diventata la società in cui vive e più insidiose si sono fatte le minacce per la sua integrità personale e morale. “Salvator noster”, Cristo è il Salvatore anche dell’uomo di oggi.
BENEDETTO XVI MISTERO DEL NATALE (UDIENZA GENERALE 20.12.2006)
Le Riflessioni e gli Appelli di Benedetto XVI per il Natale
Papa Benedetto XVI, prima della preghiera dell’Angelus di domenica 11 dicembre, ha rivolto un invito a prepararsi al Santo Natale. Ha ammonito che “nell’odierna società dei consumi, questo periodo subisce purtroppo una sorta di "inquinamento" commerciale, che rischia di alterarne l’autentico spirito, caratterizzato dal raccoglimento, dalla sobrietà, da una gioia non esteriore ma intima”. Ha esortato a lasciarsi guidare da Maria, la Madre di Gesù, “perché ci predisponiamo con sincerità di cuore e apertura di spirito a riconoscere nel Bambino di Betlemme il Figlio di Dio venuto sulla terra per la nostra redenzione”.
In questo periodo di preparazione immediata al Natale, nelle famiglie “si inizia ad allestire il Presepe, quasi per rivivere insieme a Maria quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita di Gesù”. Il Santo Padre ha sottolineato che “costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli”. Il Presepe, infatti, “ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme… può aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo”. Riferendosi alla povertà assunta da Cristo, il Papa ha proseguito: “La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: "Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi, uomini e donne del Duemila”. Proseguendo la consuetudine inaugurata da Papa Giovanni Paolo II, il Santo Padre Benedetto XVI ha benedetto i Bambinelli che i ragazzi di Roma avevano portato con sé per collocarli nel Presepe delle loro case, invocando l’aiuto del Signore “perché tutte le famiglie cristiane si preparino a celebrare con fede le prossime feste natalizie” e che Maria “ci aiuti ad entrare nel vero spirito del Natale”.
La Dimensione del Tempo e la Veglia
Iniziando un nuovo Anno liturgico con la prima Domenica di Avvento, prima di recitare l’Angelus con i fedeli riuniti in piazza San Pietro domenica 30 novembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha invitato a riflettere sulla dimensione del tempo. “Tutti diciamo che ‘ci manca il tempo’, perché il ritmo della vita quotidiana è diventato per tutti frenetico”, ha affermato il Papa. “Noi abbiamo sempre poco tempo; specialmente per il Signore non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi! Questa è la prima cosa che l’inizio di un anno liturgico ci fa riscoprire con meraviglia sempre nuova. Sì: Dio ci dona il suo tempo, perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza”. Il Papa ha quindi richiamato i tre grandi "cardini" del tempo della salvezza: la creazione, l’incarnazione-redenzione e la "parusia", la venuta finale che comprende anche il giudizio universale. Questi momenti non sono intesi semplicemente in successione cronologica, poiché la creazione si attua lungo l’intero arco del divenire cosmico, l’incarnazione-redenzione estende il suo raggio d’azione a tutto il tempo, e l’ultima venuta esercita il suo influsso sulla condotta degli uomini di ogni epoca. Il tempo liturgico dell’Avvento “dapprima ci invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; quindi, avvicinandosi il Natale, ci chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la nostra salvezza. Ma il Signore viene continuamente nella nostra vita”, ha ammonito il Papa. “Quanto mai opportuno è quindi l’appello di Gesù, che in questa prima Domenica ci viene riproposto con forza: ‘Vegliate!’. È rivolto ai discepoli, ma anche ‘a tutti’, perché ciascuno, nell’ora che solo Dio conosce, sarà chiamato a rendere conto della propria esistenza”.
Il Papa, prima dell'Angelus della vigilia di Natale, ha esortato a prepararsi all’incontro con Gesù, l’Emmanuele, Dio con noi, che “nascendo nella povertà di Betlemme, Egli vuole farsi compagno di viaggio di ciascuno. In questo mondo, da quando Lui stesso ha voluto porvi la sua "tenda", nessuno è straniero. È vero, siamo tutti di passaggio, ma è proprio Gesù a farci sentire a casa in questa terra santificata dalla sua presenza. Egli ci chiede però di renderla casa accogliente per tutti. Il dono sorprendente del Natale è proprio questo: Gesù è venuto per ciascuno di noi e in lui ci ha resi fratelli”. Ha ancora invitato alla preparazione spirituale al Santo Natale: “Nel cuore della notte Egli verrà per noi. È suo desiderio però anche venire in noi, ad abitare cioè nel cuore di ognuno di noi. Perché ciò avvenga, è indispensabile che siamo disponibili e ci apprestiamo a riceverlo, pronti a fargli spazio dentro di noi, nelle nostre famiglie, nelle nostre città”.
Appello per la Pace e la Fraternità
In questo giorno di festa, Papa Benedetto XVI ha espresso viva apprensione per la regione del Medio Oriente, segnata da innumerevoli e gravi crisi e conflitti, auspicando che si apra a prospettive di pace giusta e duratura, nel rispetto degli inalienabili diritti dei popoli che la compongono. Ha messo nelle mani del divino Bambino di Betlemme i segnali di ripresa del dialogo tra Israeliani e Palestinesi e la speranza di ulteriori confortanti sviluppi. Ha confidato che, dopo tante vittime, distruzioni e incertezze, sopravviva e progredisca un Libano democratico, aperto agli altri, in dialogo con le culture e le religioni. Ha fatto appello a quanti hanno in mano i destini dell’Iraq, perché cessi l’efferata violenza che insanguina il Paese e sia assicurata ad ogni suo abitante un’esistenza normale. Ha invocato Dio perché nello Sri Lanka trovi ascolto l’anelito delle popolazioni per un avvenire di fraternità e di solidarietà; perché nel Darfur e dovunque in Africa si ponga fine ai conflitti fratricidi e vengano presto rimarginate le ferite aperte nella carne di quel Continente, si consolidino i processi di riconciliazione, di democrazia e di sviluppo. Dopo l’Angelus, ha ricordato che il 30 novembre ricorre la festa dell’Apostolo sant’Andrea, patrono del Patriarcato di Costantinopoli, cui la Chiesa di Roma si sente legata “da un vincolo di speciale fraternità”. Quindi ha citato i tragici recenti episodi avvenuti in India e in Nigeria: “Vorrei invitarvi a unirvi nella preghiera per le numerose vittime sia dei brutali attacchi terroristici di Mumbai, in India, sia degli scontri scoppiati a Jos, in Nigeria, come pure per i feriti e quanti, in qualsiasi modo, sono stati colpiti. Diverse sono le cause e le circostanze di quei tragici avvenimenti, ma comuni devono essere l’orrore e la deplorazione per l’esplosione di tanta crudele e insensata violenza. Chiediamo al Signore di toccare il cuore di coloro che si illudono che questa sia la via per risolvere i problemi locali o internazionali e sentiamoci tutti spronati a dare esempio di mitezza e di amore per costruire una società degna di Dio e dell’uomo”.
La luce di Cristo, che viene ad illuminare ogni essere umano, possa finalmente rifulgere, e sia consolazione per quanti si trovano nelle tenebre della miseria, dell’ingiustizia, della guerra; per coloro che vedono ancora negata la loro legittima aspirazione a una più sicura sussistenza, alla salute, all’istruzione, a un’occupazione stabile, a una partecipazione più piena alle responsabilità civili e politiche, al di fuori di ogni oppressione e al riparo da condizioni che offendono la dignità umana. Vittime dei sanguinosi conflitti armati, del terrorismo e delle violenze di ogni genere, che infliggono inaudite sofferenze a intere popolazioni, sono particolarmente le fasce più vulnerabili, i bambini, le donne, gli anziani. Mentre le tensioni etniche, religiose e politiche, l’instabilità, le rivalità, le contrapposizioni, le ingiustizie e le discriminazioni, che lacerano il tessuto interno di molti Paesi, inaspriscono i rapporti internazionali. Il Bambino Gesù porti sollievo a chi è nella prova e infonda ai responsabili di governo la saggezza e il coraggio di cercare e trovare soluzioni umane.

Il Ruolo della Chiesa e la Speranza Cristiana
“Salvator noster”: questa è la nostra speranza; questo è l’annuncio che la Chiesa fa risuonare anche nell’odierno Natale. Con l’Incarnazione, ricorda il Concilio Vaticano II, il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni uomo (cfr Gaudium et spes, 22). Perciò il Natale del Capo è anche il natale del corpo, come notava il Pontefice san Leone Magno. A Betlemme è nato il popolo cristiano, corpo mistico di Cristo nel quale ogni membro è intimamente unito all’altro in una totale solidarietà. Il nostro Salvatore è nato per tutti. Comunità salvata da Cristo. Questa è la vera natura della Chiesa, che si nutre della sua Parola e del suo Corpo eucaristico. Solo riscoprendo il dono ricevuto la Chiesa può testimoniare a tutti Cristo Salvatore; lo fa con entusiasmo e passione, nel pieno rispetto di ogni tradizione culturale e religiosa; lo fa con gioia sapendo che Colui che annuncia non toglie nulla di ciò che è autenticamente umano, ma lo porta al suo compimento. In verità, Cristo viene a distruggere soltanto il male, solo il peccato; il resto, tutto il resto Egli eleva e perfeziona.
Cari fratelli e sorelle, ovunque voi siate, vi giunga questo messaggio di gioia e di speranza: Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo, è nato da Maria Vergine e rinasce oggi nella Chiesa. È Lui a portare a tutti l’amore del Padre celeste. È Lui il Salvatore del mondo! Non temete, apritegli il cuore, accoglietelo, perché il suo Regno di amore e di pace diventi comune eredità di tutti.
“Un giorno santo è spuntato per noi”. Un giorno di grande speranza: oggi è nato il Salvatore dell’umanità! La nascita di un bambino porta normalmente una luce di speranza a quanti lo attendono trepidanti. Quando nacque Gesù nella grotta di Betlemme, una “grande luce” apparve sulla terra; una grande speranza entrò nel cuore di quanti lo attendevano: “lux magna”, canta la liturgia di questo giorno di Natale. Non fu certo “grande” alla maniera di questo mondo, perché a vederla, dapprima, furono solo Maria, Giuseppe e alcuni pastori, poi i Magi, il vecchio Simeone, la profetessa Anna: coloro che Dio aveva prescelto. “Dio è luce - afferma san Giovanni - e in lui non ci sono tenebre” (1 Gv 1,5). Nel Libro della Genesi leggiamo che quando ebbe origine l’universo, “la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso”. “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu” (Gn 1,2-3). La Parola creatrice di Dio è Luce, sorgente della vita. Tutto è stato fatto per mezzo del Logos e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (cfr Gv 1,3). Ecco perché tutte le creature sono fondamentalmente buone, e recano in sé l’impronta di Dio, una scintilla della sua luce.
Tuttavia, quando Gesù nacque dalla Vergine Maria, la Luce stessa è venuta nel mondo: “Dio da Dio, Luce da Luce”, professiamo nel Credo. In Gesù Dio ha assunto ciò che non era rimanendo ciò che era: “l’onnipotenza entrò in un corpo infantile e non fu sottratta al governo dell’universo” (cfr Agostino, Serm 184, 1 sul Natale). Si è fatto uomo Colui che è il creatore dell’uomo per recare al mondo la pace. “Oggi una splendida luce è discesa sulla terra”. La Luce di Cristo è portatrice di pace. Nella Messa della notte la liturgia eucaristica si è aperta proprio con questo canto: “Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo” (Antifona d’ingresso). Questo è il Natale! Evento storico e mistero di amore, che da oltre duemila anni interpella gli uomini e le donne di ogni epoca e di ogni luogo. È il giorno santo in cui rifulge la “grande luce” di Cristo portatrice di pace! Certo, per riconoscerla, per accoglierla ci vuole fede, ci vuole umiltà. L’umiltà di Maria, che ha creduto alla parola del Signore, e ha adorato per prima, china sulla mangiatoia, il Frutto del suo grembo; l’umiltà di Giuseppe, uomo giusto, che ebbe il coraggio della fede e preferì obbedire a Dio piuttosto che tutelare la propria reputazione; l’umiltà dei pastori, dei poveri ed anonimi pastori, che accolsero l’annuncio del messaggero celeste e in fretta raggiunsero la grotta dove trovarono il bambino appena nato e, pieni di stupore, lo adorarono lodando Dio (cfr Lc 2,15-20). Nel silenzio della notte di Betlemme Gesù nacque e fu accolto da mani premurose. Ed ora, in questo nostro Natale, in cui continua a risuonare il lieto annuncio della sua nascita redentrice, chi è pronto ad aprirgli la porta del cuore? Uomini e donne di questa nostra epoca, anche a noi Cristo viene a portare la luce, anche a noi viene a donare la pace! Ma chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto e orante? Chi attende l’aurora del giorno nuovo tenendo accesa la fiammella della fede? Chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi avvolgere dal fascino del suo amore?