Il caso degli americani bendati: tra interrogatorio e giustizia

Il caso degli "americani bendati" è diventato un tormentone senza fine, generando ampio dibattito in Italia e all'estero. Al centro della vicenda vi sono Christian Gabriel Natale Hjorth e Finnegan Lee Elder, i due ragazzi accusati dell'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ma anche una controversa foto che ritraeva uno di loro bendato, sollevando interrogativi sulle procedure investigative e sulla validità degli atti.

L'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega e l'arresto dei sospetti

La vicenda riguarda l'uccisione del vicebrigadiere 35enne Mario Cerciello Rega, avvenuta a Roma con undici coltellate la notte del 26 luglio 2019 nel quartiere Prati. Il fatto è divenuto un caso internazionale. Natale-Hjorth, 18 anni, e Elder, 19 anni, furono arrestati e accusati di omicidio e tentata estorsione.

La storia è nota: nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019 i due ragazzi in vacanza in Italia si erano recati all’appuntamento con Sergio Brugiatelli, mediatore di un pusher, al quale avevano sottratto lo zaino dopo uno scambio di droga finito male. Successivamente, si trovarono davanti due uomini, i carabinieri Andrea Varriale e Mario Cerciello Rega, chiamati ad incontrarli per recuperare lo zaino. Durante l'appuntamento a Prati nasce una colluttazione ed Elder pugnala per undici volte Mario Cerciello Rega. I carabinieri li hanno trovati addormentati nella stanza 109 de Le Meridien Visconti Roma, dove si erano rifugiati dopo la rissa in via Pietro Cossa. I due ragazzi si preparavano a lasciare l’Italia.

La controversa foto del giovane americano bendato

A scatenare le maggiori polemiche è stata la pubblicazione della foto che mostrava uno dei due ragazzi, Gabriel Christian Natale-Hjorth, con gli occhi bendati, la testa china e le mani dietro la schiena. L’immagine è stata messa in apertura dalle maggiori testate di tutto il mondo, inclusa la CNN. I Carabinieri hanno preso immediatamente le distanze dall'episodio, che è stato definito "inaccettabile" dal comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri, annunciando l’avvio di un’inchiesta interna per individuare e sanzionare i responsabili, informandone l’autorità giudiziaria per ogni valutazione sugli eventuali aspetti penali.

Il militare che aveva bendato il ragazzo americano fu immediatamente spostato a un reparto non operativo. Al Corriere della Sera, il comandante provinciale Francesco Gargaro spiegò che "il carabiniere che ha bendato il fermato dice di averlo fatto per evitare che potesse vedere la documentazione che si trovava negli uffici e sui monitor". Tuttavia, Nistri ribadì che la procedura non è prevista in nessun disciplinare. Rischiava il procedimento disciplinare anche chi aveva scattato la fotografia.

Foto di Gabriel Christian Natale-Hjorth bendato in una caserma dei Carabinieri

Le implicazioni sulla validità degli atti istruttori e la "confessione estorta"

La pubblicazione della foto ha sollevato dubbi sulla validità di eventuali atti istruttori. L'avvocato Giandomenico Caiazza, presidente dell'Unione delle Camere penali, ha sintetizzato le possibili conseguenze, affermando che "un atto istruttorio, sia esso una confessione, una testimonianza o un interrogatorio, se svolto con modalità che coartano la libera determinazione di una persona deve essere dichiarato nullo".

Il Procuratore Generale di Roma, Giovanni Salvi, ha precisato che al momento dello scatto della foto, lo Hjorth non stava subendo alcun interrogatorio. È fondamentale ricordare che qualunque interrogatorio compiuto senza la presenza del difensore non è utilizzabile ai fini delle indagini, anche se l’indagato compie piena confessione. Si è rifiutato di credere che un avvocato avrebbe assistito ad un interrogatorio con l’indagato ammanettato e bendato. La posizione processuale dell’indagato è rimasta quella precedente: ha subìto, libero nella persona, il suo interrogatorio di garanzia, assistito dal proprio difensore e probabilmente anche da un traduttore, sempre indispensabile quando si tratta di cittadini stranieri. La pratica di bendare una persona arrestata è una violazione dei suoi diritti ed è quindi vietata.

Omicidio Cerciello, il video esclusivo: Hjorth viene interrogato in caserma bendato

Il processo al carabiniere Fabio Manganaro e il ribaltamento della sentenza

In seguito alla diffusione della foto, la procura di Roma aveva aperto un'indagine contro il carabiniere Fabio Manganaro, accusato di aver adottato una "misura di rigore non consentita dalla legge". Manganaro fu sospeso per sei mesi, gli fu affidato un nuovo incarico non operativo e fu condannato in primo grado a due mesi di carcere.

Tuttavia, un "colpo di scena" ha cambiato la narrazione della vicenda. La Corte d’Appello di Roma ha sentenziato che "il fatto non costituisce reato", accogliendo le motivazioni della difesa di Manganaro. Addirittura, l’accusa, rappresentata dal procuratore generale della Corte d’Appello, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato.

Le motivazioni della sentenza d'appello: contesto e preservazione investigativa

Il ribaltamento di posizione totale si basa sul fatto che la benda non sarebbe stata usata come mezzo di rigore (ossia punitivo, disciplinare, vessatorio), bensì come mezzo di contenimento dell’agitazione e preservazione investigativa, in relazione al contesto ambientale. Il maresciallo Manganaro, militare con esperienza ventennale nell’Arma, si trovò di fronte a uno straordinario stato di agitazione di Natale Hjorth, dovuto anche alla massiva assunzione di alcool e droga, già accertato dal giudice di primo grado. La traduzione del fermato fu rinforzata con quattro carabinieri.

Il contesto era anche quello in cui le chat tra carabinieri della caserma Farnese ribollivano di livore e, soprattutto, quello di una "situazione ambientale resa particolarmente complicata dalla obiettivamente scellerata scelta di far accedere in quegli uffici un numero esagerato di soggetti che nulla avevano a che fare con le indagini in corso in quelle delicatissime ore". Tra questi soggetti, uno dei carabinieri aggrediti provò ad aggredire il giovane fermato, il quale si salvò grazie alla protezione del maresciallo Manganaro. La Corte d'Appello ha rigettato la tesi secondo cui il bendaggio servisse solo a impedire al fermato di memorizzare i volti di potenziali aggressori, anche perché non ci sono evidenze che indichino che Natale Hjorth sia stato sfiorato. Manganaro stesso affermò: "Per tentare di evitare che il soggetto incrociasse sguardi di persone che non doveva, piuttosto che potesse procurarsi autolesionismo, istintivamente mi è venuto di coprirgli gli occhi, per disorientarlo."

Il verdetto del processo per omicidio e le contestazioni della difesa

Per l'omicidio di Mario Cerciello Rega, la prima Corte d'Assise ha condannato all'ergastolo Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth. La sentenza è stata letta dalla presidente Marina Finiti dopo oltre 13 ore di Camera di consiglio. Presenti in aula al momento della lettura della sentenza anche Andrea Varriale, il collega di Mario Cerciello, il padre di Finnegan Lee, il padre di Christian Gabriel, e i familiari della vittima.

Secondo i legali di Elder, l'omicidio fu commesso per legittima difesa putativa, perché i carabinieri non si sarebbero qualificati. L'avvocato Renato Borzone aveva chiesto alla Corte "il coraggio dell’indipendenza dalle aspettative della pubblica opinione". Tuttavia, la Corte ha creduto alla versione del collega di Cerciello Rega, Andrea Varriale: "Quando abbiamo visto i due abbiamo attraversato la strada e gli siamo andati incontro. Ci siamo avvicinati e abbiamo tirato fuori il tesserino e ci siamo qualificati dicendo 'carabinieri'. Eravamo a circa 3-4 metri. Poi abbiamo riposto i tesserini e ci siamo avvicinati per essere a mani libere."

Eppure, Elder in carcere aveva detto alla madre di non sapere che fossero carabinieri. Erano state raccontate anche le presunte manomissioni delle traduzioni delle intercettazioni. La frase «Ho chiamato mia madre e le ho detto di trovarmi alla stazione di polizia e mi stavano dicendo che avevo ucciso un poliziotto» per i traduttori della Procura della Repubblica di Roma si era trasformata in una confessione: «Ho chiamato casa dicendo di aver fatto la decisione sbagliata colpendo un poliziotto». In aula, Borzone aveva ricordato una pesante omissione degli inquirenti relativamente all'intercettazione ambientale in cui Elder diceva al suo legale americano che i poliziotti Rega e Varriale non avrebbero mostrato loro alcun tesserino: «They didn’t show anything, didn’t say anything (Non hanno mostrato nulla, non hanno detto nulla)» e ancora «I didn’t know that he was a cop. I thought he was a random criminal guy… mafia guy. (Non sapevo fosse un poliziotto. Pensavo fosse un criminale qualunque... un mafioso)».

Riflessioni sulla stampa internazionale e la percezione del caso

Sulla foto dell'americano bendato, il dibattito pubblico è stato acceso, con alcuni che hanno paragonato la situazione a pratiche come quelle di Guantanamo. Si è temuto che gli americani, spaventati da quella foto, potessero chiedere l’estradizione negli USA dei due accusati. Tuttavia, questa è un’ipotesi non realistica, in quanto Elder e Natale Hjorth hanno commesso il crimine in Italia e saranno processati nel nostro paese senza possibilità di estradizione. Le autorità americane potrebbero, dopo la sentenza definitiva, chiedere che parte della pena sia espiata negli USA.

Non sono mancate le visioni complottistiche, come l'ipotesi non verificata che la CIA si fosse accordata con "qualcuno" per far bendare e poi fotografare il ragazzo, allo scopo di far scoppiare il caso e sottrarre i due alla giustizia italiana. Tuttavia, la realtà dei fatti ha dimostrato che le Forze dell’Ordine italiane non hanno nel proprio DNA la mentalità di organizzare trattamenti inumani, e se succede, vi sono delle conseguenze legali, come dimostrato dal percorso giudiziario del maresciallo Manganaro.

Carabinieri e forze dell'ordine durante le indagini o in tribunale

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