L'insegnamento di Gesù sull'amore come primo e più grande comandamento costituisce l'architrave della fede cristiana. Comprendere il vero significato di "amare Gesù sopra ogni cosa" richiede un'analisi approfondita della sua rivelazione, che va oltre la semplice osservanza delle regole per abbracciare una totale disposizione interiore e una relazione trasformativa.
Il Contesto: Gesù e la Domanda sul Primo Comandamento
L'arrivo di Gesù a Gerusalemme sposta l'attenzione, nel Vangelo di Marco, dal rapporto con i discepoli a quello con le autorità religiose ebraiche. Dopo diversi tentativi falliti di coglierlo in fallo rispetto alla legge mosaica da parte di Sacerdoti, anziani, Farisei, Erodiani e Sadducei, si fa avanti uno scriba.
Gli scribi erano i teologi del tempo, studiosi e interpreti autorevoli della Torah, che godevano di prestigio sociale e potere religioso. Questo scriba, tuttavia, sembra non essere animato da un forte pregiudizio contro Gesù, bensì attratto dalla sua saggezza, avendo "visto che aveva risposto bene a loro (sadducei)". La sua domanda è diretta: "Qual è il primo comandamento di tutti?"
Ci si aspetterebbe una risposta attingente al decalogo o ai precetti levitici, che indicano azioni precise e concrete. Invece, la risposta di Gesù riprende passi fondamentali della Scrittura, Dt 6,4-5 sull'amore per Dio e Lv 19,18 sull'amore per il prossimo. A fronte di questa risposta, lo scriba riconosce che amare Dio al di sopra di tutte le cose e il prossimo come se stessi "è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici" (Mc 12,33), ottenendo l'approvazione di Gesù: "Non sei lontano dal regno di Dio" (Mc 12,34).

L'Amore come Disposizione Totale, Non Meramente un Precetto
Gesù rivela che "amare" non è un comandamento nel senso di un atto preciso e delimitato, ma piuttosto una disposizione profonda della persona che modella la sua intenzione. Questo amore mette in luce lo stato interiore dell'uomo, ben prima che produca i suoi atti esteriori.
L'Amore "Eccedente" e Oltre la Logica del Baratto
L'amore è "eccedente" rispetto agli olocausti e ai sacrifici (Mc 12,33). È qualcosa di non commensurabile con questi, perché risponde a una logica che sta "oltre", nella relazione con Dio. La logica dei sacrifici, spesso, è quella del "ti do se mi dai", un tentativo di "comprare" Dio attraverso gli olocausti. L'amore vero, invece, trascende questa dinamica.
L'Amore come Anticipazione del Destino Umano
La forma del verbo "amare" usata da Gesù non è un imperativo o un aoristo congiuntivo, tipici della prescrizione di un comportamento preciso, ma un semplice "indicativo futuro". Non è un comando o un obbligo morale, ma la previsione di ciò verso cui l'uomo andrà vivendo la sua vita, un'anticipazione della realtà intrinseca all'essere umano.
I Caratteri Distintivi dell'Amore Divino
Questo "amare", di cui l'uomo è fatto e che sarà il suo destino, possiede caratteri precisi:
- Nasce dalla grande stima nei confronti di chi si ama (radice del verbo greco), un sentimento che riconosce, fa emergere, potenzia e protegge la dignità dell'altro.
- Proviene dalla totalità della persona, presa nella sua interezza concreta. Nulla nell'uomo è escluso dall'amore; Cristo non chiede di amputare parti di sé. Il termine "intero" è usato più volte per specificare questo modo di amare che coinvolge "l'intero cuore, l'intera anima, l'intera mente e l'intera forza" (Mc 12,30-34).
- È un amore concreto, che si traduce in gesti reali nella carne del proprio corpo, muovendo tutta la persona.
L'Interconnessione tra Amore di Dio e Amore del Prossimo
L'inserimento da parte di Gesù del testo di Lv 19,18 (l'amore del prossimo) non è un'aggiunta, ma un chiarimento essenziale: l'amore del prossimo è intrinsecamente legato all'amore di Dio. Gesù lo esplicita al punto che il primo e fondamentale "comandamento" che lascia ai suoi discepoli è: "Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato" (Gv 13,34).
Se questi amori si separano, entrambi decadono dalla loro verità. L'amore per Dio rischia di trasformarsi in un tentativo di usarlo per i nostri fini, come un "superpotere" per realizzare la nostra volontà, mentre l'amore del prossimo si riduce a una filantropia basata sul rispetto della volontà altrui, ben meno della sua dignità intrinseca. La connessione dei due amori, invece, permette di riconoscervi l'amore trinitario: Dio è totale dono reciproco tra le tre Persone, senza confusione tra loro.
Questa prospettiva illumina le parole di San Paolo ai Corinzi: "L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1 Cor 13, 4-7). Queste caratteristiche, impossibili nella vita reale senza essere stati afferrati dalla bellezza dell'altra persona come "traccia dell'amore di Dio", implicano la decisione di spendersi per l'altro, spendendosi così per Dio.
INNO ALL'AMORE 1 Corinzi capitolo 13
L'Amore come Architrave della Fede
Diventa evidente che l'architrave dell'adesione del fedele a Cristo è la relazione di amore, non il rispetto in sé delle regole. L'amore è capace di produrre l'ordine etico, non viceversa. Nel suo tendere alla pienezza del dono di sé, senza alienarsi, l'amore permette di trovare concretamente quello che Sant'Agostino chiamava "l'ordo amoris", l'ordine dell'amore.
È un agire che va ben oltre il semplice "andare a Messa, ogni tanto pregare, non commettere peccati gravi". Un amore così superficiale sarebbe l'equivalente di credersi un bravo coniuge solo per non tradire o picchiare. Il vero amore desidera rendere felice l'amato, sorprenderlo, stargli vicino, consolarlo e sostenerlo. Questo amore esiste: è Dio Padre, fonte dell'amore, che ce lo trasmette, ce lo insegna e ce lo dona. "Hai dilatato il mio cuore," dice il salmista, e Santa Teresa d'Avila, partendo da queste parole, intuisce il valore straordinario dell'anima e la sua capacità di amare di un amore che dilata il cuore.

Comprendere "Amare Dio Sopra Ogni Cosa"
Dio, l'Illimitato e Indefinibile
Dio è innanzitutto spirito; spirito creatore, onnipotente, sommamente giusto e perfetto. Ogni definizione di Dio, per quanto ampia, è parzialmente inadeguata, poiché definire significa limitare, mentre Dio è l'Illimitato e l'Indefinibile in termini positivi. Spesso, lo si definisce in termini negativi ("non è questo, non è quello"), il che è più esatto, a patto di non far seguire una definizione positiva limitante. Amare Dio, in questa prospettiva, significa amare l'Indefinibile, un "nulla" che in realtà è "Tutto ciò che è", nulla di specifico o determinato che possa essere contrapposto a qualcos'altro. Il Padre di Gesù si presenta come l'Unico, come spesso ricorda la Bibbia, in un costante scontro con l'idolatria.
Dio ci ha Amati per Primo: La Fonte del Nostro Amore
Ci si può costringere ad amare? Sebbene l'amore sia spontaneo, quando l'obbligo è gradito, il significato cambia. Amare i genitori o gli amici è un "obbligo" gradito. Allo stesso modo, quando scopriamo che Dio ci ha amati per primo, l'obbligo di amarlo si intende come una risposta a un dono immenso che supera la nostra esistenza. "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16).
Questo amore fonda la nostra esistenza, è anteriore a tutto ciò che facciamo, non dipende dalla nostra bontà o malvagità e sarà sempre disponibile per riempire la nostra vita. È una certezza di fede che commuove il cuore e si traduce nella capacità di vedere la vita come un dono e un'opportunità per sviluppare questo amore fondante. In questa premessa, i Dieci Comandamenti sono in realtà uno solo: amare Dio, e i restanti nove sono manifestazioni di questo amore.

Il Doppio Senso di "Amare Dio in Ogni Cosa e Sopra Ogni Cosa"
La frase "amare Dio in ogni cosa e sopra ogni cosa" può essere interpretata in due modi complementari:
- Amare Dio attraverso la sua Creazione: Amare Dio attraverso le cose che ha creato (persone, opere, natura), pur sapendo che ciò che vediamo è solo un riflesso della sua realtà. Tutta la creazione è un aiuto per avvicinarci a Dio, ma Lui va amato in quanto Dio, per Se stesso.
- Anteporre l'Amore di Dio a Ogni Realtà: Significa anteporre il suo amore a qualsiasi altra realtà, essere disposti a lasciar perdere tutto il resto pur di non offendere il Signore.
Come Amare Dio: Lasciarsi Amare e Abbracciare la Sua Volontà
Amare Dio è lasciarsi amare da Lui. Potrebbe sembrare impossibile amare qualcuno che non vediamo, ma questo amore è diverso. Come si impara a nuotare nuotando, si impara ad amare amando. Con l'amore per Dio, però, bisogna prima lasciarsi amare da Lui. Ciò significa aprire il nostro cuore proprio nei punti in cui ci crediamo autosufficienti, ricevendo la sua misericordia dove ci vediamo peccatori, il suo perdono per poter perdonare, il suo aiuto per realizzare desideri che sembrano impossibili, e la sua grazia per arrivare a Lui.
Il nostro amore è imperfetto, spesso interessato, ma questa imperfezione è segno del nostro assoluto bisogno di Lui. Amarlo significa riconoscere la nostra vulnerabilità e aprirci al suo messaggio. San Giovanni afferma: "In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio" (1Gv 4,10).
Un Cammino di Volontà e Intelligenza
Questo amore è un cammino che cresce con la nostra maturità. L'esperienza tangibile dell'amore di Dio è il primo passo, simile a un innamoramento. Ma perché continui, bisogna coinvolgere anche la volontà e l'intelligenza in un unico atto d'amore. È il cammino dell'Amore: arrivare a desiderare ciò che Dio desidera e a rifiutare ciò che Dio rifiuta.
Nella preghiera del Padre Nostro, Gesù ci insegna a chiedere: "sia fatta la Tua volontà". Amare Dio significa volere che si realizzi la sua volontà, non che Lui si conformi ai nostri desideri. I comandamenti sono una prima volontà di Dio su di noi, che implica una lotta contro il peccato. Ma esiste anche una volontà particolare per la vita di ciascuno, che Dio lascia alla nostra libertà, spingendoci a cercare la risposta dentro di noi, aprendo il cuore all'amore che ci ha creati.
Una difficoltà emerge quando nella nostra vita compare il dolore. È difficile accettare la volontà di Dio in queste situazioni. Amare Dio in tali momenti richiede un'apertura profonda al mistero della Passione del Signore. Dio è sempre buono; tutto ciò che viene da Lui è buono, anche se non sempre evidente. Abbiamo bisogno della sua luce affinché il dolore non chiuda il nostro cuore, ma gli dia un senso. Tutti abbiamo un cuore inquieto che cerca di saziarsi, ma che può essere tranquillizzato da falsi dèi come il denaro, il piacere, il successo, il potere o l'ego.

L'Amore Autentico: Trasformazione e Libertà
Gesù non ci dice di non amare i nostri affetti più cari; al contrario, ci indica il modo per amarli davvero e profondamente: amare prima di tutto Lui, il solo, vero maestro dell'amore, Lui che può dilatare il nostro cuore. Chi accoglie i comandamenti e li osserva, ama. Questo amore non è un sentimento passeggero basato sulle passioni umane, ma un amore che coinvolge cuore, anima e forze. È un amore che corre incontro all'amato per farlo felice, che vola lietamente, è libero e non trattenuto da nulla; dà ogni cosa per il tutto e ha il tutto in ogni cosa, perché trova la sua pace nell'Uno supremo, dal quale proviene ogni bene. Non si ferma ai doni, ma guarda a Colui che dona.
L'obiettivo dell'amore vero è fondamentale nel cammino di fede, perché da esso discende tutto il resto. Amare e sentirsi amati da Gesù trasforma radicalmente la vita, inserendo nell'anima certezze inossidabili e punti di forza invincibili che rendono ogni cosa possibile, cancellano ogni paura, annientano i timori per il futuro e distruggono il dolore per i mali passati.