Il complesso della Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo è annoverato tra i massimi esempi di arte barocca in Lombardia. La chiesa, realizzata tra Sei e Settecento, presenta un forte impatto scenografico con stucchi che letteralmente sommergono le membrature architettoniche e cappelle laterali che ospitano dipinti, tra gli altri, di Giovan Battista Piazzetta e Giambettino Cignaroli.
Le Tre Sagrestie adiacenti la Basilica sono il trionfo dell’arte lignea e segnano il punto più alto della collaborazione della bottega dei Fantoni con quella dei Caniana. Queste sagrestie oggi sono una sezione del Museo d’Arte Sacra San Martino, situato nel comune di Alzano Lombardo in Val Seriana, nella provincia di Bergamo.

Il Progetto Architettonico e la Disposizione
La progettazione delle Sagrestie, affidata all’architetto Gerolamo Quadrio, stabilì la costruzione di tre sale in una planimetria ad “elle rovesciata”. Il lato corto fu destinato alla prima sagrestia, comunicante con la quinta campata della Basilica di San Martino. Nella congiunzione tra i due lati della “elle” fu collocata la seconda, ed nel lato lungo la terza sagrestia che si apre verso la canonica.
Si accede alla prima sagrestia dall’interno della Basilica, mentre la terza comunica con il Palazzo Pellicioli, sede del Museo d’Arte Sacra San Martino. Il cantiere coinvolse numerose maestranze che lavorarono fianco a fianco, ciascuna con i propri compiti, e le decorazioni e gli arredi delle tre sagrestie richiesero circa un quindicennio.

La Prima Sagrestia: Funzionalità e Iconografia Controriformista
La Prima Sagrestia fu progettata con uno scopo funzionale e venne realizzata per prima. La sala, ampia e di forma rettangolare, ha un soffitto voltato e su ognuno dei due lati maggiori presenta tre grandi nicchie con armoniosamente inseriti sei grandi armadi, o “credenzoni”, letteralmente ricoperti di cariatidi, telamoni, cartigli, racemi e maschere, opera della bottega dei Fantoni, allora guidata da Grazioso il Vecchio, padre di Andrea.
Notevoli sono gli stucchi, realizzati nel 1677 dai plastificatori ticinesi Giovan Angelo e Gerolamo Sala (padre e figlio), già noti per i loro contributi in altre importanti chiese orobiche. Il programma iconografico è di impronta controriformista, come testimoniano i quattro armadi laterali sovrastati dalle raffigurazioni dei Padri della Chiesa: Sant'Agostino, San Gerolamo, San Gregorio Magno e Sant'Ambrogio, rappresentati al centro dei frontoni spezzati. Di questi sei armadi, i due centrali sono a doppia anta, mentre gli altri quattro sono ad anta semplice e possiedono due colonne sovrastate da piccoli angeli ed altri elementi ornamentali.

La Seconda Sagrestia: Arte del Legno e Drammaticità
La Seconda Sagrestia, disposta tra la prima e la terza, era destinata ai soli sacerdoti, come evocato dall'iscrizione: "A COLOR CHE SONO SACRI DISCHIUDO IL LUOGO RISERVATO". Presenta una forma quasi quadrata, coperta da una volta a botte impreziosita dagli stucchi dei Sala e dagli affreschi di Antonio Cifrondi, che riportano episodi tratti dal Vangelo, dall’Ultima cena fino all’Ascensione, dipinti in medaglioni.
La parete di fronte alla porta di collegamento con la prima sagrestia è occupata da un altare in marmo con statue dalla forte tensione drammatica, opera del comasco Andrea Peracca. Ai lati troviamo due eleganti e complessi inginocchiatoi in legno. Le pareti restanti sono rivestite dai bancali, anche detti credenzini, composti da armadietti con cassettoni, utilizzati per contenere gli oggetti di ognuno dei sacerdoti presenti nel collegio sacerdotale (stimati intorno alle 30-40 unità), con statuette allegoriche tra le varie postazioni.
Nel 1692, quando venne stilato il contratto per le realizzazioni degli arredi lignei, era ormai Andrea Fantoni ad avere la conduzione della bottega di famiglia. Al suo fianco lavorò la bottega di intarsio di Gian Battista Caniana, che si occupò delle decorazioni degli sportelli. Le sculture in legno di bosso delle allegorie delle Virtù sono opera dei Fantoni, come la complessa cimasa che raffigura, scolpite nel legno di noce, trentadue scene di martirio dai tratti fortemente drammatici e di crudo realismo. Negli ovali si confrontano la Vita di Mosè e La vita di Gesù, per un totale di oltre ottocento figure.

La Terza Sagrestia: Eleganza Rococò e Luogo di Rappresentanza
La Terza Sagrestia si presenta ampia e luminosa, dominata dalla raffinata decorazione del soffitto a volta a botte con gli stucchi di Gerolamo Sala e gli affreschi di Giulio Quaglio. Non si tratta di un luogo concepito per la preghiera o la meditazione, ma piuttosto di una sala di ritrovo e rappresentanza, ed è qui che avveniva il Capitolo della Chiesa di San Martino. In questo luogo sostavano i chierici, le personalità e i notabili di Alzano prima dell’inizio delle sacre funzioni.
Possiede una pianta rettangolare ed è disposta perpendicolarmente alla prima sagrestia, sul lato lungo della “elle rovesciata” che costituisce la pianta dell’intero stabile. Si passa dall’esuberanza dell’arte barocca della sagrestia precedente alla raffinatezza del rococò, ad una nuova poetica del “bello”, visto come piacevolezza ed eleganza ricercata. Gli stucchi di Gerolamo Sala risultano essere meno appariscenti rispetto a quelle presenti nella seconda sagrestia, anche a causa del fatto che, dopo la scomparsa del padre Giovan Angelo, si avvalse della collaborazione dell’allievo Stefano Mesci.
Lungo le due pareti lunghe sono addossati i bancali progettati dai Caniana. I ventinove scanni, opera della bottega dei Caniana, sono realizzati come bancali continui. Gli intarsi denotano una spiccata attenzione ai dettagli e raffigurano: fiori, uccelli, animali, frutti, strumenti musicali, paesaggi e giochi infantili. Gli arredi sono ancora opera dei Caniana che, dopo il successo riscontrato dalla lavorazione della seconda sagrestia, decisero di trasferire l’intera famiglia, con annessa bottega, ad Alzano.

I Maestri dell'Arte Lignea: Le Botteghe dei Fantoni e dei Caniana
La Bottega dei Fantoni
La famiglia di scultori ed intagliatori del legno Fantoni, proveniente dall’alta Valle Seriana, fu ampiamente attiva nel territorio bergamasco. L’attività di famiglia prese avvio intorno al 1630 con Adriano Fantoni (1563 - 1633), che si avvalse dell’aiuto del fratello e del figlio Donato (1594 - 1664). Il figlio di Donato, Grazioso il Vecchio (1630 - 1693), diede l’impulso decisivo per l’affermazione dell’attività produttiva che assunse sempre più un forte spessore culturale.
Verso il 1685 la bottega comprendeva numerosi figli, tra cui l'esponente di maggior spicco fu Andrea Fantoni (Rovetta 1659 - 1734), che assunse la guida della bottega alla morte del padre e fu autore di importanti opere e arredi. Ad Alzano fu attivo nella Prima e nella Seconda Sagrestia, e nella Basilica di San Martino, dove il monumentale pulpito fu commissionato nel 1711 a Gian Battista Caniana che richiese espressamente la collaborazione di Andrea Fantoni. L’attività della bottega proseguì con Francesco Donato (1726 - 1787) e Grazioso il Giovane (1713 - 1793).
La Bottega dei Caniana
I Caniana, originari di Romano di Lombardia, con Giacomo Antonio (1606-79) diedero inizio ad una bottega artistica. Gian Battista Caniana, nato nel 1671, è considerato il più famoso della famiglia e iniziò a collaborare a fianco dei fratelli dopo un periodo di studi a Romano e a Venezia.
I Caniana furono chiamati ad Alzano per lavorare a fianco di Andrea Fantoni nella Seconda Sagrestia della Basilica di San Martino nel 1691. Ad Alzano Gian Battista si sposò e prese dimora (1694). Nel 1698-99 lavorò come intagliatore e intarsiatore per la Terza Sagrestia e l’altare della Cappella del Rosario. Successivamente, nel 1711, progettò il pulpito della Basilica. I suoi incarichi si estesero in tutta la bergamasca, includendo l’attività di architetto con la realizzazione della chiesa di San Michele ad Alzano (1712) e la chiesa di Santa Caterina a Bergamo (1725).
Tra i suoi ultimi importanti progetti si annoverano la chiesa di San Colombano a Valtesse (1747) e la parrocchiale di Scanzo (1749). A Gian Battista, morto nel 1754, non mancò la collaborazione dei figli, fra i quali spiccano Caterina e Giuseppe, abili nell’arte dell’intarsio. L’attività della bottega proseguì con i figli di Giuseppe, Francesco (1743-1813) e soprattutto Giacomo (1750-1802), ricordato anche come ingegnere idraulico.
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Le Sagrestie come Parte del Museo d'Arte Sacra San Martino
Il Museo d’Arte Sacra San Martino di Alzano Lombardo (Bergamo) è allestito nelle sale del Palazzo Pellicioli (XVI secolo) adiacente alla Basilica. È stato istituito per volere del parroco, mons. Alberto Facchinetti, e inaugurato il 7 novembre 1994, con la finalità di conservare, valorizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico proveniente dalla Basilica di San Martino e dal territorio alzanese.
L'idea di realizzare un Museo che potesse conservare le opere d'arte e gli arredi liturgici risale agli anni Quaranta del XX secolo, ma la sua storia è più recente ed è strettamente legata ai lavori di restauro compiuti nei primi anni Novanta nelle tre Sagrestie annesse alla Basilica di San Martino. Nelle sale del museo sono esposti preziosi oggetti liturgici e paramenti sacri. Il piano secondo occupa il mezzanino del palazzo ed è articolato in quattro sale, dedicate esclusivamente alle due famiglie di scultori ed ebanisti-architetti che hanno dato lustro al cantiere di Alzano Lombardo: i Fantoni e i Caniana.
Informazioni per la Visita
Le Sagrestie sono accessibili tramite il Museo d’Arte Sacra San Martino. Il Museo è aperto ogni domenica e giorni festivi dalle ore 15.00 alle ore 18.00; in questi orari l’ingresso è gratuito per i cittadini alzanese. Le visite guidate sono effettuate ogni domenica e giorni festivi a partire dalle ore 15.30. Nei giorni feriali, per gruppi organizzati, è possibile la visita previa prenotazione sia al mattino, pomeriggio che sera.