Altari e la Rappresentazione di Cristo Risorto nella Liturgia Cattolica

Un Sogno Realizzato: L'Affresco Digitale del Cristo Risorto

La rappresentazione di Cristo risorto sugli altari o in prossimità di essi è un tema centrale nella fede cristiana, che si manifesta in diverse forme artistiche e liturgiche. Un esempio significativo è la realizzazione di un dipinto murale che ha concretizzato il sogno di don Oreste e don Elio, fin dalla fondazione della parrocchia, di avere una raffigurazione di "Cristo risorto che cambia la vita". Questo desiderio si è avverato quasi due anni dopo la scomparsa di don Oreste, grazie al paziente lavoro condotto da don Elio e dall'ingegner Pino Ferri, che era stato l'artefice della chiesa parrocchiale sin dagli inizi.

rappresentazione artistica Cristo risorto tecnica affresco digitale

Il Processo Creativo e il Significato Teologico

Il progetto ha richiesto la ricerca di artisti e tecniche adeguate per interpretare il tema. La scelta è ricaduta su Antonietta Corsini e Ivo Milazzo, quest'ultimo noto illustratore di fumetti. Successivamente, è iniziata una meticolosa ricerca di immagini che potessero illustrare efficacemente le realizzazioni sia della parrocchia che della Comunità Papa Giovanni XXIII. Una volta concluso il lavoro dei pittori, l'opera è stata sottoposta al vaglio della Commissione per l’arte sacra, che ha espresso le proprie valutazioni.

L'allestimento finale ha utilizzato una tecnica innovativa, definita "affresco digitale". Il processo ha avuto inizio con la fusione, per mezzo di una grande "ala", di due dipinti classici che illustrano i fondamenti della Fede: la Deposizione di Caravaggio e la Resurrezione di Van Dyk. Prosegue poi con una Pentecoste, che riprende la composizione e l’ambientazione dell’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, e con altri tredici quadri, opera dell’illustratore Ivo Milazzo. In questa sezione sono raffigurati momenti della vita della parrocchia e della Comunità Papa Giovanni XXIII. In diversi quadri compare don Oreste, sia in azione fra la gente che raccolto in preghiera, ma il dipinto non è tanto una celebrazione della sua persona, quanto l’esposizione della vita nuova che nasce dalla Resurrezione di Cristo. Diverse raffigurazioni, infatti, sono scene corali, che hanno come protagonisti una piccola folla di persone.

Tradizioni e Sculture del Cristo Risorto negli Altari

Il Rituale della Veglia Pasquale a Santa Maria Maggiore

La Veglia Pasquale è un momento culminante dell'anno liturgico in cui si annuncia solennemente la Resurrezione di Cristo. Nella chiesa di Santa Maria Maggiore, ad esempio, si svolge un particolare rituale durante la celebrazione liturgica: la statua del Cristo Risorto viene fatta apparire da dietro l’altare durante il canto del Gloria, tramite un meccanismo azionato dai confratelli della Sacra Spina e Gonfalone. Questo rituale, nato negli anni '50, viene riproposto ogni anno durante la celebrazione di Pasqua, rinnovandosi anche in tempi di grande partecipazione di fedeli.

Basilica "S. Maria Maggiore", Roma 16 apr. 2022 - Solenne Veglia Pasquale

L'Altare del Santissimo Sacramento e la Storia della Statua del Cristo Risorto

Presso la Chiesa dei SS. Apostoli e Sacello delle SS., un gruppo scultoreo vede Cristo in gloria tra i soldati romani che scappano smarriti e sorpresi. La scultura del Cristo, in legno, risale al periodo pre-terremoto del 1693, mentre i due soldati, in stucco, sono riferibili alla seconda metà del Settecento. L’altare stesso è stato realizzato da Giovanni Gianforma tra il 1772 e il 1773. L'impaginazione dell'altare è analoga a quella del Cristo con la croce, sia negli elementi architettonici che nelle sculture in stucco ai lati della nicchia, le quali rappresentano le allegorie della Speranza e della Mansuetudine. Sopra il timpano, invece, è raffigurato Dio Padre benedicente, con lo scettro in mano tra angeli, cherubini e serafini. Il paliotto di marmo, probabile opera del marmoraro Giovanni Marino di Catania (1798), presenta al centro l’agnello sopra il libro dei Sette sigilli.

altare scultura cristo risorto soldati romani

La statua del Cristo Risorto, in legno e risalente al XVI secolo, proviene dall'antica basilica pre-terremoto del 1693. È stata portata in processione fino alla metà del Novecento, quando fu sostituita (circa 1950) da una statua più piccola, commissionata dalla famiglia Serrentino alla ditta di scultura e arte sacra Giuseppe Stuflesser di Ortisei (BZ), fornitore pontificio. Anche questa statua, utilizzata in processione fino ai primi anni Novanta, è stata infine sostituita dall'attuale, donata nel 1994 dai coniugi Cicciarella in memoria del figlio Mauro, prematuramente scomparso.

Norme Liturgiche sull'Immagine di Cristo sull'Altare

La Croce con l'Immagine del Cristo Crocifisso

Spesso ci si interroga sulla possibilità di rappresentare il Cristo risorto sulla croce nell'ambito liturgico. Nei documenti ufficiali, le indicazioni primarie si trovano nell’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR). Tali norme stabiliscono che:

  • L’altare sia ricoperto da almeno una tovaglia bianca.
  • In ogni celebrazione, sull’altare o accanto ad esso, si pongano almeno due candelabri con ceri accesi, o anche quattro o sei, specialmente per le Messe domenicali o festive di precetto; se celebra il Vescovo della diocesi, si usino sette candelabri.
  • Sull’altare, o vicino ad esso, si collochi la croce con l’immagine di Cristo crocifisso. Candelabri e croce processionale possono essere portati nella processione di ingresso.
  • La croce con l'immagine di Cristo crocifisso, se portata in processione, viene collocata presso l’altare per essere la croce dell’altare, che deve essere una soltanto; altrimenti, si metta in disparte in un luogo degno.
  • Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato (OGMR, 308).

I Vescovi degli Stati Uniti hanno inoltre pubblicato un documento, Built of Living Stones, che fornisce linee guida basate sulla legge e sull’esperienza pastorale. Il documento afferma che la croce con l’immagine di Cristo crocifisso ricorda il mistero pasquale di Cristo, invitando a riflettere sulla Passione e sul legame tra la sofferenza umana e la redenzione. Si sottolinea la necessità di un crocifisso posizionato sopra o accanto all’altare, ben visibile all’assemblea, suggerendo alternative come l'appendere il crocifisso sopra l’altare o fissarlo alla parete del presbiterio, o l'uso di una croce processionale sufficientemente grande.

Distinzione tra Cristo Crocifisso e Cristo Risorto

Tutti i documenti citati parlano dell’uso del crocifisso con la raffigurazione di un Cristo crocifisso, non di un Cristo glorioso o maestoso nel contesto della croce d'altare. Sebbene gli esempi più antichi di crocifissi mostrassero un Cristo vestito, con corpo eretto, occhi aperti e senza segni visibili di sofferenza (una rappresentazione di Cristo in maestà "regnante dalla croce"), gli storici attestano che ciò era dovuto a un’iniziale riluttanza nel raffigurare un Cristo svestito e sofferente. Tuttavia, questa non era un’immagine del Cristo risorto, pur tenendo conto della resurrezione.

Non sussiste alcuna difficoltà nel collocare nel presbiterio un’immagine del Cristo risorto durante il tempo Pasquale, come richiamo visibile al periodo liturgico. Il cero pasquale, simbolo della luce di Cristo risorto in gloria, dovrebbe essere posto vicino all’ambone o al centro del presbiterio durante la Veglia di Pasqua e per tutta la stagione pasquale. Successivamente, trova posto d’onore presso il fonte battesimale per il suo utilizzo nei battesimi.

Il Significato degli Arredi Liturgici dell'Altare

Gli Elementi Essenziali: Tovaglia, Croce e Ceri

È un errore comune considerare gli arredi dell’altare come casuali o di poca importanza. In realtà, l’arredo liturgico dell’altare rivela aspetti essenziali del Mistero e rende visibili, nel simbolo, le dimensioni interiori del Sacrificio e del Convito eucaristico che sull’altare si compie. Per arredo liturgico dell’altare non si intende la materia del divino Sacrificio (pane, vino, acqua), ma quegli oggetti che costituiscono le "insegne" dell’altare stesso, configurandolo come "icona" di Cristo Sommo Sacerdote che compie l’azione liturgica.

La tovaglia, la croce e almeno i due ceri proclamano le tre parti indissolubili dell’evento eucaristico:

  • La reale Presenza: disporre ai lati dell’altare due ceri o due gruppi di ceri significa richiamare la reale Presenza, che si attua nelle parole di Cristo uomo-Dio: "Questo è il mio Corpo… Questo è il mio Sangue".
  • Il Sacrificio: porre sull’altare la croce significa riconoscere che lì si attualizza l’unico Sacrificio del Calvario, secondo le stesse parole del Redentore: "Corpo offerto in sacrificio… Sangue versato in remissione dei peccati".
  • Il Convito: distendere sull’altare una tovaglia di colore bianco significa affermare che su di esso si compie il Convivio sacramentale secondo le parole del Signore: "Prendete e mangiate… prendete e bevetene tutti".

Gli arredi liturgici rendono quindi visibile l’intero mistero nei suoi tre aspetti teologici essenziali e indivisibili: Presenza, Sacrificio, Convito. Altri elementi decorativi possono essere presenti, ma rimangono secondari rispetto a questi tre principali, che esprimono i contenuti intrinseci alle parole istituzionali dell’Eucaristia.

La Disposizione della Croce e dei Candelabri

L’OGMR (308) afferma: "Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato". La regola classica della croce sopra l’altare rimane valida come prima modalità. Tuttavia, la concessione di collocare la croce anche accanto all’altare ha talvolta portato a soluzioni dubbie in termini di efficacia simbolica. Una croce distante dall’altare non interpreta più la sua identità di "croce d’altare" in intima relazione con esso.

disposizione croce candelabri altare liturgico

La disposizione classica della croce al centro e dei candelabri ai lati sull’altare è quella che assicura meglio la loro natura di "insegne proprie dell’altare", in quanto fanno corpo con esso. Questa forma è auspicabile, ma richiede intelligenza, equilibrio e senso estetico per evitare di creare una barriera che ostacoli la visibilità del sacerdote o di eccedere in dimensioni che ledano le proporzioni. Il Messale Romano (OGMR, 307) precisa: "...tenuta presente la struttura sia dell’altare che del presbiterio, in modo da formare un tutto armonico; e non impediscano ai fedeli di vedere comodamente ciò che si compie o viene collocato sull’altare". Una croce laterale, pur prossima all’altare, non afferma con la dovuta evidenza quella centralità ottica richiesta. È erroneo affermare che i candelabri non debbano mai stare sulla mensa dell’altare, ma sempre e solo accanto ad esso; la norma di collocarli sopra l’altare è proposta come prima forma. L’altare è la "Mensa del Signore", sulla quale viene deposto il suo Corpo e il suo Sangue e dalla quale si innalza il suo Sacrificio redentore, e l'arredo liturgico deve rivelare questo mistero invisibile e condurre i fedeli alla venerazione.

Simbolismo Approfondito e il Cero Pasquale

I ceri dell’altare non sono semplici elementi decorativi, ma devono proclamare la presenza viva di Cristo e del suo Spirito. Potrebbe essere interessante ravvisare nei candelabri posti simmetricamente alle due estremità della mensa, o comunque divisi dalla croce che sta in mezzo, il simbolo delle due nature del Verbo incarnato: vero Dio e vero Uomo. La croce, quale vessillo di passione e di gloria, completerebbe il simbolo con il riferimento alla Pasqua di morte e resurrezione. Così, l’altare rappresenta iconicamente Cristo nei due fondamentali aspetti del suo Mistero: l’Incarnazione e la Redenzione.

I Sette Candelabri e il Loro Simbolismo Apocalittico

L'uso antico dei sette candelabri nella celebrazione stazionale del Vescovo è ancora previsto dal Messale Romano (OGMR, 117) e dal Cerimoniale dei Vescovi (CE, 125, 128). I sette candelabri, posti sull’altare e portati nella processione introitale e finale, attingono il loro simbolismo dall’Apocalisse (1, 12-13, 16). La visione apocalittica è resa plastica nella Croce posta al centro dell’altare, attorniata da sette candelabri, riconducendo all’esercizio del sacerdozio celeste del Kyrios, che si attua nel sacrificio sacramentale sull’altare terrestre. Questo evidenzia la dimensione gloriosa del sacerdozio e del sacrificio eucaristico, presieduto dal Kyrios, risorto e glorificato. Il riferimento alle sette Chiese (Apocalisse 4, 5) afferma la pienezza della liturgia pontificale.

Contrariamente alla prassi di alcune chiese moderne che propongono un altare sempre spoglio, la disciplina attuale della Chiesa non considera l’altare nudo, ma "rivestito" delle sue fondamentali insegne: tovaglia, croce e candelabri. Solo il Venerdì e il Sabato Santo l'altare è totalmente spoglio, quale "icona" della passione del Signore e assenza del divino Sacrificio. Un altare ben addobbato, con una decorosa tovaglia e una croce espressiva, attira alla preghiera e facilita la percezione del sacro anche per i semplici fedeli, elevando la fede e suscitando il senso del vero e il gusto del bello.

L'Altare della Reposizione e il "Sepolcro"

La Tradizione e il suo Significato Teologico

La liturgia cattolica prevede che l’altare della reposizione non coincida con l’altare dove è di consueto riporre il Santissimo Sacramento. È tradizione che nelle chiese l’altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, in omaggio all’Eucaristia. Questa viene conservata in un’urna, detta tabernacolo, per permettere la Comunione il Venerdì Santo ai fedeli che partecipano alla celebrazione della Passione del Signore, poiché in quel giorno non si offre il Sacrificio della Messa e, quindi, non si consacra l’Eucaristia.

altare della reposizione giovedì santo

Nella tradizione e nel linguaggio popolare, soprattutto nel Sud Italia, gli altari della reposizione sono comunemente chiamati "Sepolcri". Con l'espressione "andare a fare i sepolcri" si intende visitare, dal pomeriggio del Giovedì Santo, il "sepolcro di Cristo" addobbato. L’usanza, non certificata dalla dottrina, è che ogni fedele visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna) di questi allestimenti in varie chiese vicine, compiendo il cosiddetto "giro delle sette chiese" o "sepolcri". Questa terminologia è impropria, perché in essi viene riposta l’Eucaristia, ossia le ostie precedentemente consacrate, che la Chiesa cattolica crede essere il segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto. In questo senso, i Repositori del Santissimo Sacramento invitano a una preghiera di purificazione e speranza nel Cristo Risorto.

tags: #altari #con #cristo #risorto