Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini: Un Punto di Riferimento per l'Arte Sacra
Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano offre un'opportunità unica per ammirare capolavori legati alla figura dei Re Magi, attraverso esposizioni temporanee e permanenti. Gli orari di apertura sono da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Il museo è chiuso il lunedì, eccetto i giorni festivi.

I "Capolavori per Milano" e le Rappresentazioni dell'Adorazione dei Magi
L'iniziativa annuale del "Capolavoro per Milano" del Museo Diocesano presenta al pubblico opere di grande valore artistico e storico, spesso incentrate sul tema dell'Adorazione dei Magi, offrendo spunti di approfondimento sulla loro storia e simbologia.
L'Adorazione dei Magi di Sandro Botticelli (XVI Edizione, 2024)
La XVI Edizione del Capolavoro per Milano, in occasione della stagione natalizia milanese 2024, rende protagonista l'Adorazione dei Magi di Sandro Botticelli, un tesoro dell’arte rinascimentale conservato alle Gallerie degli Uffizi. Meno conosciuta della Primavera e della Nascita di Venere, ma di pari fascino, l'opera si distingue per la ricchezza di dettagli e l’idea di “Pax filosofica” che rappresenta nella sua simbologia. Il dipinto, realizzato nel 1475, si colloca nel periodo di produzione giovanile di Botticelli, che allora aveva circa trent’anni.
L'opera fu commissionata non dai Medici, bensì dal ricco e ambizioso uomo d’affari Gasparre di Zanobi da Lama. Il tema scelto dell’Adorazione dei Magi si rifà in parte al suo nome, Gasparre, come uno dei tre re, ma anche al suo desiderio di onorare i Signori fiorentini, noti per il loro sostegno alla Compagnia dei Magi, che aveva sede a San Marco, a Firenze. Il dipinto era in origine destinato alla Cappella dell’Epifania - futuro luogo di sepoltura della famiglia del committente - in Santa Maria Novella. Si trattava dunque di un lavoro che sarebbe poi andato “in dono” alla Chiesa, rimarcando la sua valenza di opera buona e caritatevole. Botticelli fu scelto quale pittore operativo nella Firenze degli Anni ‘70, nonché “vicino di casa” di Zanobi da Lama.
L'opera è una geniale allegoria della corte dei Medici, accompagnata da ulteriori personaggi di spicco della città. Ad essere immortalati sono innanzitutto tre membri della famiglia, già defunti nell’anno della realizzazione del dipinto: Cosimo de’ Medici, identificato nell’anziano Magio che sfiora il piede di Gesù, e i suoi due figli, Piero il Gottoso, col mantello rosso di ermellino, e Giovanni, vestito di bianco. Molti studiosi, tra cui lo stesso pittore, si vedono riflessi nel giovane biondo dalla veste arancio, in primo piano a destra, che guarda negli occhi l’osservatore, come è vero anche per il possibile committente, Gasparre da Lama, in piedi poco più a sinistra.
La Sacra Famiglia è accolta in quello che, più che una capanna vera e propria, è un riparo ricavato da un edificio diroccato. Da notare il tetto, retto da un albero di quercia, pianta simbolo di forza, nobiltà e che evoca l’albero della vita, quale legame tra divino e umano. Accanto a loro, poche provviste da viaggio alludono alla Fuga raccontata nel Vangelo: una borraccia di olio (simbolo del potere taumaturgico di Cristo), un sacco di farina, “pane eucaristico”, e un contenitore di sale, che rimarca la sapienza divina. Ai lati, un tempio diroccato di epoca classica e antica rappresenta il Paganesimo superato dal Cristianesimo, mentre un fazzoletto di paesaggio di campagna, dolce e tipico rinascimentale, completa la scena. Un curioso pavone, appollaiato sulla destra, arricchisce la simbologia della capanna.
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Il Retablo dei Magi di Jan II Borman (Esposizione 2024-2025)
Il Retablo dei Magi di Jan II Borman, un capolavoro fiammingo unico nel suo genere, sarà esposto al Museo Diocesano di Milano dal 28 novembre 2024 al 2 febbraio 2025, per la prima volta al pubblico dopo un accurato restauro. Per secoli, quest'opera monumentale di scultura rinascimentale belga, con dimensioni di 212 x 170 cm, è stata custodita nella Basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore di Milano, celata sotto spessi strati di vernice bruna e accumuli di polvere.
Il Retablo, restaurato dall'IRPA di Bruxelles, è una grandiosa macchina d’altare composta da una cassa in legno di quercia contenente sculture a tutto tondo e altorilievi finemente dipinti e decorati. Databile tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, fu realizzato nell'atelier dello scultore fiammingo Jan II Borman (1460 ca. - 1520 ca.) a Bruxelles. Originariamente era dotato di due grandi ante dipinte su entrambi i lati, oggi perdute.
L’opera rappresenta un’unica grande scena dedicata all’Epifania, inquadrata all’interno di una struttura coronata da raffinatissime arcate dorate che richiamano l’interno di una chiesa gotica. Al centro in primo piano compare la Sacra Famiglia circondata dai Magi in adorazione del Bambino, tutti differenti nelle pose, nei costumi e negli attributi. Nella parte superiore, un paesaggio roccioso è costellato da innumerevoli personaggi di dimensioni minori, che rappresentano il corteo venuto ad assistere all’evento miracoloso.
Il Retablo fu acquistato o commissionato a Jan II Borman dal ricco mercante milanese di vetro e metalli Protasio Bonsignori da Busto per la sua cappella nell’Oratorio di Santa Caterina, inglobato dentro la Basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore. La sua riscoperta si deve a Myriam Serck, direttrice emerita dell’Institut Royal du Patrimoine Artistique (IRPA) di Bruxelles, che durante una visita della chiesa ne ha notato il prezioso oggetto e l'ha immediatamente ricondotto alla bottega di Jan II Borman, riconoscendone lo stile e l’elevata qualità esecutiva. Le analisi del legno e il ritrovamento del marchio dello scultore hanno confermato la brillante intuizione di Myriam Serck circa la provenienza dall’area di Bruxelles e l’appartenenza alla bottega dei Borman, permettendo di datare l’opera tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.
L’accurato restauro, sostenuto dalla Fondation Roi Baudouin, dalla Fondation Périer-d’Ieteren e da Intesa Sanpaolo, ha permesso al Retablo di tornare al suo originale splendore, rimuovendo gli strati di vernice bruna e le ridorature a foglia d’oro ottocentesche. Sono riemerse la policromia, la doratura a missione e tutte le preziose tecniche decorative impiegate (punzonature e applicazioni di broccati in rilievo, elementi metallici dorati e perle in resina e cera). Tutto ciò rende di fatto il Retablo di San Nazaro l’unico esemplare noto di questa famosa bottega ad aver mantenuto la policromia e l’apparato decorativo originali, un fatto del tutto eccezionale se si pensa che la stragrande maggioranza delle sculture lignee nordiche quattro-cinquecentesche conservate ha perso il colore. Dopo l'esposizione al Museo Diocesano, il Retablo dei Magi tornerà nella sua collocazione originaria nella Basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore nel 2026, dopo essere stato all’esposizione di “Restituzioni”, che dovrebbe tenersi a Roma a fine settembre 2025.

L'Adorazione dei Magi di Artemisia Gentileschi (Capolavoro per Milano 2019-2020)
Per la prima volta dalla sua nascita nel 2001, il Capolavoro per Milano del Museo Diocesano ha ospitato un’opera realizzata da un’artista donna: Artemisia Gentileschi. La sua Adorazione dei Magi, uno dei dipinti più significativi della carriera di Artemisia, è stata presentata alla sua prima milanese dal 29 ottobre 2019 al 26 gennaio 2020. Concesso eccezionalmente in prestito dalla Diocesi di Pozzuoli (NA), la tela di imponenti dimensioni (310x206 cm) fa parte di un ciclo decorativo realizzato per la cattedrale di Pozzuoli fra il 1636 e il 1637.
Il dipinto, realizzato nel periodo napoletano di Artemisia Gentileschi, fu parte di un ciclo commissionato dal vescovo spagnolo di Pozzuoli Martìn de Lèon y Cardenas dopo il 1631, anno dell’eruzione del Vesuvio che risparmiò la città puteolana. Ad Artemisia furono affidate ben tre tele (oltre all’Adorazione dei Magi, i Santi Procolo e Nicea, e San Gennaro nell’anfiteatro) che eseguì fra il 1635 e il 1637, anno della sua partenza per l’Inghilterra. Oltre a essere la sua prima importante commissione pubblica, questa rappresentò anche il massimo riconoscimento della sua carriera.
In questo dipinto, Artemisia elabora la lezione caravaggesca alla luce dei nuovi contatti con gli artisti napoletani. La sua predilezione per una gamma cromatica essenziale, risolta sulle variazioni dei toni marroni, rossi, blu e gialli, si associa a una straordinaria attenzione per la verità delle cose, come si nota, ad esempio, nello splendido oggetto d’argento portato dal re mago in ginocchio e ad una attenta e scenografica resa degli effetti luce-ombra. La figura della Vergine è descritta con grande dignità, mentre con dolcezza porge il bambino alla venerazione dei Magi, sotto gli occhi di San Giuseppe che, secondo la tradizione iconografica dell’episodio evangelico, resta defilato sullo sfondo. La composizione è dominata dalle imponenti figure dei Magi in primo piano, riccamente abbigliati e alla moda con manti di stoffe preziose.

L'Adorazione dei Magi di Paolo Veronese (XI Edizione, 2018)
La XI edizione del Capolavoro per Milano, tenutasi nel 2018, ha presentato l'Adorazione dei Magi di Paolo Veronese, uno dei grandi protagonisti del secondo Rinascimento veneziano. Quest'opera monumentale (olio su tela, realizzata tra il 1573 e il 1575) è il capolavoro della pittura sacra degli anni della piena maturità di Paolo Caliari detto il Veronese (Verona 1538 - Venezia 1588). L’opera è conservata a Vicenza nella chiesa di Santa Corona, per la cui cappella Sacra Spina fu realizzata.
La composizione è dominata da un’imponente architettura di ricordo palladiano, un tempio in rovina che allude al mondo pagano ormai in declino, su cui appoggia la capanna in legno che accoglie la Sacra Famiglia, elaborata secondo il consueto repertorio dell’artista, derivato dalla Pala Pesaro di Tiziano ai Frari di Venezia. I tre Magi sono riccamente abbigliati con stoffe preziose, un richiamo all'attività del committente, il ricco mercante di tessuti vicentino Marcantonio Cogollo, ritratto nel personaggio barbuto alle spalle del re moro.
Il Veronese incarna in questa composizione i colori ed i valori del secondo rinascimento veneziano, con una ricchezza e vivacità cromatica che attraggono l'occhio dell'osservatore in un emozionante gioco di luci e colori. La maturità stilistica del Veronese emerge in ogni caratteristica di questo capolavoro dove a colpirci è la vastità, larghezza e ricchezza che è propria della sua arte.
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La Basilica di Sant'Eustorgio: Custode delle Reliquie dei Magi a Milano
La Basilica di Sant’Eustorgio, considerata la terza chiesa madre di Milano, sorge nell’omonima piazza lungo una delle strade più importanti della città, quella che conduce a Pavia. Sant’Eustorgio è una delle chiese più antiche e affascinanti di Milano, un luogo che racconta una storia millenaria.
Secondo la tradizione, la basilica fu fondata nel punto in cui si fermò il carro con cui il vescovo Eustorgio trasportava le reliquie dei Re Magi. La chiesa subì numerose trasformazioni nel corso dei secoli: i resti della struttura paleocristiana sono visibili sotto l’abside attuale, mentre il campanile romanico, eretto nel 1297 e all'epoca il più alto di Milano con i suoi 73 metri, e gli elementi gotici aggiunti dai domenicani nel XIII secolo ne testimoniano l’evoluzione architettonica. Affidata ai domenicani nel 1220, la basilica fu modificata con l'aggiunta del transetto e la realizzazione di coperture a volte di uguale altezza per le navate principali e laterali, secondo il modello delle chiese “a sala”. Nel XIX secolo, radicali lavori di restauro cercarono di ricreare un aspetto medievale fantasioso, ma nuovi interventi, avviati nel 1952, hanno rimosso gran parte delle aggiunte ottocentesche "in stile" e riportato alla luce frammenti autentici di affreschi medievali e opere rinascimentali.
La basilica di Sant’Eustorgio è famosa per custodire le reliquie dei Magi, la cui storia è avvolta nella leggenda. Secondo un’antica tradizione, i corpi dei Magi furono trasportati da Sant’Elena, madre di Costantino, a Costantinopoli. Donati nel IV secolo dall’imperatore di Costantinopoli allo stesso Eustorgio, vescovo di Milano, giunti nei pressi di Porta Ticinese, i buoi che trainavano il carro si fermarono esausti, e in quel punto venne eretta la basilica. Tuttavia, durante il saccheggio di Milano da parte di Federico Barbarossa nel 1164, le reliquie furono trafugate e portate a Colonia. Dopo secoli di richieste per riottenere le reliquie, nel 1903 alcuni frammenti furono restituiti alla basilica e oggi sono custoditi in un bellissimo reliquiario sopra l’altare dei Magi, nella cappella ad essi dedicata che si trova nel transetto destro. In occasione di mostre speciali, il reliquiario viene talvolta esposto al pubblico.

La Cappella Portinari
All'interno della Basilica di Sant'Eustorgio si trova la Cappella Portinari, una delle gemme artistiche milanesi. Commissionata da Pigello Portinari, direttore del Banco Mediceo a Milano, fu realizzata tra il 1462 e il 1468 come cappella funeraria. Al centro della cappella si trova l’imponente arca marmorea di San Pietro Martire, realizzata da Giovanni di Balduccio. Questo capolavoro scultoreo celebra la vita e i miracoli del frate domenicano. Secondo una curiosa leggenda, Giovanni di Balduccio, nel realizzare l’arca, la fece troppo corta, pertanto il corpo del santo non vi entrava completamente.

Connessione tra Museo Diocesano e Sant'Eustorgio
La visita alle esposizioni dedicate all'Adorazione dei Magi al Museo Diocesano può significativamente proseguire nell’attigua Basilica di Sant’Eustorgio, dove sono custodite le reliquie dei Re Magi, creando un percorso tematico che unisce l'arte esposta con la storia e le reliquie originali legate a queste figure bibliche.